Alla ricerca di una spiegazione di Alexander Dugin

 

 

di John Horvat

Per molto tempo ho cercato di leggere l'opera di Alexander Dugin, uno dei filosofi di riferimento di Vladimir Putin. Molti acclamano le sue critiche al mondo liberale moderno e applaudono le sue proposte di soluzione. Dicono che sia la chiave per capire la Russia di oggi. Tuttavia, i miei sforzi non hanno avuto successo. Invece di trovarlo chiaro, l’ho trovato sconclusionato, esoterico e confuso. Nonostante numerosi tentativi, non sono riuscito a dare un senso a gran parte delle sue parole.

È stato quindi con una certa sorpresa, e persino con sollievo, che ho scoperto un articolo nell'edizione cartacea del febbraio 2023 di First Things intitolato "Alexander Dugin spiegato". Finalmente qualcuno si è offerto di spiegare il suo pensiero e io ho accettato con entusiasmo di leggere l'articolo.

Un'opinione qualificata

L'autore, Michael Millerman, è qualificato per parlarne. Le intuizioni del pensatore russo lo hanno talmente affascinato che ha co-tradotto in inglese il capolavoro di Dugin del 2009, La quarta via politica. Così, il suo lungo articolo delinea succintamente alcuni aspetti critici del pensiero del filosofo russo.

Tuttavia, il suo racconto non ha fatto altro che aumentare le mie perplessità su Dugin. Dopo aver letto l'articolo, non ho condiviso le opinioni caute ma tuttavia positive dell'autore. Le sue spiegazioni non hanno reso più chiari i concetti esoterici. Millerman aiuta il lettore, questo sì, a comprendere l'attuale dramma che si sta svolgendo in Ucraina.

La quarta teoria politica

Questo non vuol dire che tutto ciò che riguarda il duginismo sia contorto e misterioso. L'articolo di Millerman delinea alcuni aspetti che sono facilmente comprensibili. Ad esempio, la tesi chiave di Dugin, che egli chiama "la quarta teoria politica", non è difficile da comprendere. Dugin osserva che il XX secolo è stato dominato da tre correnti politiche ideologiche: il liberalismo, il comunismo e il fascismo. Alla fine del secolo, comunismo e fascismo sono stati sconfitti e il liberalismo ha trionfato da solo come unico polo di pensiero.

Dugin ritiene che questo trionfo renda difficile criticare la crisi del liberalismo moderno. Così, coloro che si oppongono legittimamente al liberalismo sono spesso accusati di essere comunisti o fascisti, rendendo presumibilmente impossibile la resistenza. Non sono d'accordo con questa tesi. Una grande quantità di studiosi, in gran parte cattolici, per ben duecento anni si è opposta al liberalismo in seno della società liberale. Si veda, ad esempio, l'enciclica Mirari vos di Papa Gregorio XVI del 15 agosto 1832 e il "Sillabo degli errori" di Papa Pio IX (1864). Ancora oggi il dibattito infuria, mentre il liberalismo si sta sgretolando e si cercano soluzioni.

Questo falso presupposto, tuttavia, prepara la strada alla quarta teoria politica di Dugin. Egli sostiene di superare il problema della critica del liberalismo fornendo uno spazio intellettuale per esplorare nuove possibilità al di fuori dei tre vecchi schemi. Per lui si tratta di una scoperta mai vista prima, una sorta di manna politica che arriva gradita e inattesa.

Un mondo multipolare

Questa quarta teoria politica presenta un paradigma alternativo a chi vuole sfidare il liberalismo decadente e globalizzato.

Secondo questa quarta teoria politica, i diversi popoli creano civiltà, formando grandi spazi e blocchi civilizzati. Gli Stati nazionali più piccoli godono di una parvenza di sovranità sotto l'ombrello di "centri di civiltà politicamente organizzati e militarmente capaci, che rappresentano i poli di un mondo multipolare".

Questo modello multipolare si riflette molto bene nelle cause del conflitto ucraino. Putin cerca di riportare l'Ucraina nello spazio civile russo, nonostante la popolazione desideri il contrario.

Il liberalismo come bersaglio

Un altro concetto chiaro è che il pensiero di Dugin e la sua quarta via politica prendono di mira il liberalismo spesso per le stesse ragioni per cui coloro che difendono la tradizione si oppongono ad esso. Infatti, il liberalismo tende a erodere le istituzioni, a promuovere il materialismo e a favorire l'individualismo atomistico. Questo liberalismo ha aperto la strada alla decadente postmodernità, che sta generando forme sempre più mostruose a livello politico e culturale.

Per questo motivo, la proposta di Dugin attacca il mondo "woke" che mette in discussione l'identità, impone l'ideologia di genere e promuove la teoria critica della razza. Ciò fa che le idee di Dugin vengano erroneamente identificate come un progetto tradizionale classico, giacché prende di mira queste aberrazioni. Tuttavia, egli sarebbe il primo ad ammettere di non condividere la stessa filosofia.

Questa prospettiva dà origine a un problema fondamentale del duginismo. Il suo attacco al liberalismo comprende tutto ciò che è occidentale e cattolico. Non vede il liberalismo moderno come un parassita del pensiero cristiano occidentale e della metafisica aristotelica, ma come una sua conseguenza. Perciò, bisogna sostituirlo con molti paradigmi (compresi quelli islamici) completamente diversi e non occidentali.

Il legame con Heidegger

Fino a questo punto, il pensiero di Dugin può essere afferrato agevolmente. Tuttavia, l'ingresso di Millerman nelle radici filosofiche del duginismo fa precipitare tutto nell'oscurità esoterica. Egli afferma che la chiave per comprendere Dugin si trova nell'interpretazione di Martin Heidegger da parte dell’intellettuale russo. Questa affermazione spiega gran parte delle divagazioni e dei misteri dei miei primi incontri con Dugin.

In effetti, Martin Heidegger (1889-1976) è una persona molto scomoda da usare come fondamento. Il suo libro del 1927, Essere e tempo, ha sconvolto il mondo filosofico tedesco per la sua complessità. L'Enciclopedia Britannica fa un commento rivelatore sul libro, dicendo: "Anche se quasi illeggibile, è stato immediatamente percepito come di primaria importanza".

Heidegger è stato un consumato divagatore e il principale esponente dell'esistenzialismo e della fenomenologia, che hanno costituito la base del pensiero postmoderno antiliberale. Heidegger si ispirò molto a Søren Kierkegaard e Friedrich Nietzsche e fu anche un sostenitore di Adolf Hitler.

Dopo la guerra fu imprigionato a causa dei suoi chiari legami con il nazismo. Tuttavia, la sua reputazione non sembra aver risentito di questi legami. I suoi sostenitori, a destra e a sinistra, non hanno difficoltà a citarlo. Quindi, se volete capire Dugin, Heidegger è il vostro uomo. Tuttavia, non è il mio.

Una rivoluzione, non una modifica

Ho capito abbastanza di Heidegger per sapere che non vale la pena di addentrarsi nel lago poco profondo del suo pensiero confuso. Preferisco lasciarlo "illeggibile" ed evitare la sua nebbia esistenziale. Ciò che propone non è una modifica del nostro modo di vedere il mondo, ma una rivoluzione che rovesci le fondamenta metafisiche dell'Occidente cristiano. La sua è una proposta puramente filosofica in cui il cristianesimo gioca, nel migliore dei casi, un ruolo secondario.

"Sappiamo dai testi pubblicati durante la vita di Heidegger", scrive il Prof. Cyril O'Regan dell’Università di Notre Dame, Indiana, "che egli pensa che il cristianesimo reprima costitutivamente la libera indagine; che la 'filosofia cristiana' è in sostanza un ossimoro; che il pensiero cristiano è costretto a una camicia di forza dall'impegno alla spiegazione e specificamente alla costruzione di una Causa Prima".

Basti pensare che Millerman racconta come Dugin, riprendendo Heidegger, ci inviti "a spostare i nostri pensieri dalla tradizione metafisica tradizionale, che parla di essere e di esseri, verso la fonte del pensiero degno in quanto tale".

Nelle divagazioni esoteriche delle filosofie moderne si nascondono le sfumature pagane di errori affrontati da tempo dalla Chiesa. L'eterno interrogarsi sull'essenza dell'essere può portare al panteismo e al misticismo.

Millerman esulta per "una sorta di rinascimento intellettuale a destra" che include figure controverse come Friedrich Nietzsche e Carl Schmitt, "che erano state fatte proprie dalla sinistra dopo la Seconda guerra mondiale" e che ora trovano "un posto più naturale nello spettro politico". Anche figure come il pensatore islamista René Guénon e l'occultista Julius Evola stanno ricevendo attenzione. Millerman inserisce la teoria politica di Dugin, ispirata a Heidegger, in questo contesto intellettuale. Questo insieme di intellettuali, la maggior parte dei quali ostili al cristianesimo, non è l'elemento da cui sboccerà una rinascita cattolica.

Cosa bisogna cercare

È il momento di tornare alle radici filosofiche e metafisiche della Cristianità, non di cercare altrove. Dobbiamo rifiutare il caos esoterico della postmodernità e adottare la logica cristallina, accessibile a tutti, dell'insegnamento della Chiesa. Questo fondamento ha dato origine a una società cristiana organica, legata alla legge di Dio e adatta alla natura umana. Ha prodotto veri intellettuali come gli Scolastici e San Tommaso d'Aquino, che questi altri intellettuali in genere disprezzano.

Nella sua enciclica Immortale Dei (1885), Papa Leone XIII descrisse questo ordinamento sociale come risultante del fatto che "la forza della sapienza cristiana e lo spirito divino erano penetrati nelle leggi, nelle istituzioni, nei costumi dei popoli, in ogni ordine e settore dello Stato”.

Per combattere gli errori del liberalismo, la Chiesa ha la risposta. Il pensatore cattolico Plinio Corrêa de Oliveira afferma che la civiltà cristiana è una soluzione che può riempire il vuoto postmoderno. Dobbiamo cercare una società "austera e gerarchica, fondamentalmente sacrale, anti-egualitaria e antiliberale".

Attribuzione immagine: By Tasnim News Agency, CC BY 4.0, Wikimedia.

 

Fonte: Return to Order, 21 Febbraio 2023. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

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