CORREGGERE E NON SOLO DIFENDERE LE SOCIETA’ APERTE

Lo scontro inevitabile tra società aperta e Autorità morale, su clima, capitalismo e Cina

 

 

di Ettore Gotti Tedeschi

“Difendere le società aperte” titola Angelo Panebianco il suo editoriale sul Corriere di lunedì 22. Il significato di questo richiamo sta nell’opinione un po’ sdegnata, in crescita soprattutto dopo Glasgow, che rileva che le proteste per il clima non sono verso la Cina (società chiusa), il maggior inquinatore al mondo che non vuole fare accordi sul clima. Ma dette proteste (modello Greta) sono espresse in chiave anticapitalistica verso l’Occidente (società aperta), accusato di aver violentato l’ambiente. Da qui l’invito a difender le società aperte.

Certo, le società aperte vanno difese, soprattutto se l’alternativa sono società chiuse, ma le società aperte vanno anche corrette per omissione di valutazione strettamente morale delle sue decisioni.

E dovrebbe esser l’autorità morale a farlo, ma ciò non sembra avvenire come dovrebbe. In realtà il problema di deterioramento dell’ambiente legato al modello capitalistico occidentale è un tema   un po’ più complesso e sono certo che non ci sia una visione comune in proposito.

Il problema ambientale negli ultimi trenta anni nasce proprio nel mondo occidentale che, rifiutando relativisticamente i criteri morali riferiti alla vita e alle nascite, è stato costretto a compensare il crollo della crescita del Pil (dovuto al crollo della natalità in Occidente) con la crescita dei consumi individuali (consumismo) che, per crescere il potere di acquisto, ha necessariamente generato la delocalizzazione produttiva in Asia (Cina) per ragioni di bassi costi necessari a sostenere gli alti consumi crescenti.

Crescente consumismo di massa in Occidente e produzioni a sempre più basso costo e conseguente attenzione all’ambiente in Asia, ha generato il problema ambientale. Ma chi in realtà oggi contesta il modello capitalistico che, secondo l’accusa, ha provocato impatto sul clima, non è solo il modello Greta, è anche l’autorità morale cattolica, persino con documenti di magistero. Pur essendo un’autorità morale oggi molto meno assolutista, meno “nemica” della società aperta, eppure più in contrasto nelle posizioni verso capitalismo ed ambiente.

La società aperta è quella sognata e progettata da Henry Bergson, Karl Popper e poi attuata dal loro discepolo Soros. Questa società aperta si fonda sul correttissimo principio che tutti i componenti della società devono partecipare ai processi decisionali che li riguardano. Ma, attenzione, la loro società aperta dice che, poiché l’umanità non ha una verità assoluta, deve dare la massima libertà di espressione ai suoi individui. In più Soros auspica che la verità vada cercata solo scientificamente. E questo è il punto più complesso da capire e realizzare e dovrebbe essere l’inevitabile punto di scontro con l’autorità morale di una fede assolutista.

Invece lo scontro è altrove. La società aperta difende il capitalismo occidentale, “inventato” dalla cultura cristiana, mentre l’attuale maggior critico del modello capitalistico occidentale è proprio l’attuale autorità morale cattolica. Autorità morale che in più difende proprio  la Cina «quale miglior realizzatrice della Dottrina Sociale della Chiesa». Di fatto, dimostrando un po’ di stanchezza nel voler difendere i valori assoluti, benedicendola quale società aperta, più aperta di quella occidentale .

Infatti mons. Sanchez Sorondo, Cancelliere della Pontificia Accademia delle scienze, “esalta la Cina come paese dove il bene comune è il valore primario, dove non ci sono baraccopoli, né droghe, dove si rispetta l’ambiente. Non come gli Usa di Trump” (P.Bernardo Cervellera-PIME. AsiaNews 07-02-2018). Non tutti quindi son d’accordo che sia la Cina a non rispettare l’ambiente ed a essere una società chiusa.

L’Occidente va difeso nei suoi unici valori storici di cui tutta l’umanità ha beneficiato, ma oggi deve correggersi e ritrovare la sua anima se vuole servire e non cedere all’Oriente il potere economico morale-pragmatico. La crisi economica degli ultimi decenni, che ha concorso a generare la crisi ambientale, ha cause morali. Quelle stesse cause morali che la citata società aperta pretenderebbe negare perché non deve esserci verità assoluta se non scientificamente approvata. E quelle stesse cause che l’autorità morale fatica a voler difendere a tutti i costi.

Solo se si esalta una società aperta anche ai valori morali, frutto di verità assolute, riusciremo a riaffermare la civiltà occidentale che si fonda su radici cristiane. Se insistiamo a negarlo da una parte o ignorarlo dall’altra parte, io temo che la porta della società aperta sia destinata ad aprirsi ad ogni errore umano e chiudersi ad ogni valore oggi più che mai necessario.

Perciò difendiamo certamente le società aperte anche a valori morali. Correttamente nell’articolo citato si richiama una considerazione di Joseph Schumpeter per diffidare di quegli intellettuali, allevati nella civiltà occidentale, che si son attribuiti il compito di contribuire a distruggerla. Lo stesso vale per i teologi? Diceva infatti Albert Camus che l’intellettuale è un uomo la cui mente osserva sé stessa e Jaques Prevért raccomandava di non lasciar giocare gli intellettuali con i fiammiferi. Altrimenti incendiano o confondono. Ugualmente i teologi?

 

Fonte: La Verità, 28 Novembre 2021.

 

Notizie Attualità