Perché i vescovi filippini stanno adottando una strategia perdente contro il divorzio

 

 

di John Horvat

Solo due nazioni non hanno legalizzato il divorzio: lo Stato della Città del Vaticano e le Filippine. Queste nazioni si rendono conto che il facile accesso al divorzio gioca un ruolo fondamentale nella distruzione della famiglia moderna.

Il divorzio minaccia di arrivare anche nelle Filippine, la nazione più cattolica dell'Asia. I legislatori sedicenti cattolici del Senato filippino stanno esaminando una Legge di Divorzio Assoluto, già approvata dalla Camera. Il presidente Ferdinand Marcos Jr. ha promesso di firmare la legge.

I precedenti tentativi di far passare il divorzio sono stati sconfitti da una solida azione popolare basata sull'insegnamento della Chiesa. L'unica eccezione alla legge fu un ordine esecutivo del governo del 1977 che lo permetteva alla popolazione musulmana, giacché l'Islam accetta il divorzio.

Orbene, è giunto di nuovo il momento di denunciare energicamente questo grave peccato. Si potrebbe pensare che un’aperta proclamazione dell'insegnamento cattolico e una forte condanna di questo male sociale e dei suoi sostenitori siano sufficienti per invertire la tendenza. I vescovi hanno anche il potere di scomunica contro i legislatori sedicenti cattolici che causano scandalo votando misure peccaminose. Dei laici cattolici hanno organizzato raduni di rosari pubblici e raccolto 157.000 firme contro la legge.

Dato il tempo perso, è necessaria un'azione intensamente mirata per sconfiggere una determinata sinistra laica che preme con forza per spingere negli abissi neopagani le Filippine "arretrate". Tuttavia, quest’azione necessaria non sta avvenendo. Sembra che si stia facendo di tutto per perdere la lotta e permettere l'ingresso del divorzio.

La principale opposizione è la Chiesa Cattolica del Paese e i suoi leader. Tuttavia, i vescovi cattolici stanno adottando una strategia perdente che mina i migliori argomenti del loro arsenale per fermare il divorzio.

In quanto leader religiosi, i vescovi dovrebbero preoccuparsi della legge di Dio, del peccato e della moralità. Queste sono le ragioni più forti per opporsi al divorzio, poiché i veri cattolici sono preoccupati per la loro salvezza eterna.

Tuttavia, le dichiarazioni dei vescovi sono molto più sociologiche che teologiche. Non menzionano il peccato o la legge di Dio e hanno adottato un approccio che annacqua il tutto. Così facendo, i vescovi non cercano di confrontarsi con il mondo, ma di andare d'accordo con esso.

Durante l'intero dibattito, non hanno condannato apertamente la proposta di legge né hanno chiesto il suo rifiuto. C'è l'illusione che se si è gentile con gli avversari, questi possano ammorbidirsi e passare dalla propria parte.

Questo tono non conflittuale domina l’intero dibattito. I vescovi l’hanno trasformato in una discussione empirica, non in una crociata morale. Si chiedono: "dobbiamo unirci al carrozzone?" E poi sottolineano la necessità di fare una ricerca per vedere se la legalizzazione divorzista ha aiutato la famiglia nel resto del mondo.

Ovviamente, la risposta si sa: il divorzio distrugge le famiglie. Nel caso di Enrico VIII, il divorzio ha diviso in modo distruttivo l'Inghilterra. Non c'è bisogno di fare ricerche; il verdetto è già chiaro. Nel corso della sua storia, la Chiesa si è sempre opposta al divorzio come un provato male morale e sociale. Nessuna nuova discussione o prova scientifica farà cambiare questa conclusione.

I vescovi minano ulteriormente la loro autorità dichiarando: "Come guide spirituali e morali della Chiesa, possiamo solo proporre, ma mai imporre". Tali dichiarazioni non tengono conto del fatto che i vescovi sono più che semplici leader religiosi. Sono pastori, chiamati da Dio a difendere il loro gregge. Hanno l'autorità d’insegnare, governare e santificare. Questo implica definire, non proporre, ciò che la Chiesa richiede ai fedeli di credere ed anche escludere dal gregge i lupi travestiti da pecore che vorrebbero danneggiare la Chiesa. Saranno giudicati in base al modo in cui impediranno al male di imporre la sua agenda a coloro affidati alle loro cure pastorali.

I vescovi dichiarano inoltre: "La Chiesa non è nella posizione di dettare allo Stato ciò che è meglio per le famiglie filippine". Tuttavia, i vescovi hanno il dovere morale di affermare e denunciare questa legge iniqua, cosa che non hanno fatto. Questo è il loro ruolo e la loro missione unica di pastori. La loro responsabilità davanti a Dio è quella di salvaguardare ciò che è meglio per le famiglie filippine. La storia della Chiesa è piena di santi (e martiri) che si sono opposti alle autorità temporali per difendere la legge morale cattolica. Affermare il contrario rappresenta una negazione del loro ufficio.

La legge sul divorzio minaccia quindi le Filippine che hanno la gloria di essere l'ultimo grande Paese cattolico a opporsi al divorzio. Se la legge passerà, la colpa sarà senza dubbio dei legislatori sedicenti cattolici che sapevano di non potersi aspettare alcuna sanzione dai vescovi. Ma la colpa sarà anche dei vescovi che si sono "uniti al carrozzone" non affrontando i mali morali del giorno con tutta la forza del loro ufficio.

 

Fonte: Tfp.org, 30 Agosto 2024. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

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