1995

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Stati Uniti

Il ruolo preminente delle élite in uno Stato democratico

 

È comune convinzione che nessun altro paese sia nato in condizioni più innovative degli Stati Uniti, sorti da una rivoluzione che cercava di inaugurare un “novus ordo saeculorum” in rotta con la grande tradizione della civiltà europea, ripudiata come vecchia e decadente, in quanto vittima dei difetti caratteristici delle società aristocratiche.

Gli Stati Uniti, normalmente ritenuti la Repubblica per eccellenza, già dalla loro stessa Dichiarazione di Indipendenza sancirono una particolare interpretazione del principio che “tutti gli uomini sono creati uguali”. E quindi il paese della perfetta democrazia, dei self-made-men, dell’uguaglianza assoluta, della libertà illimitata, in cui la gerarchia è vista con disprezzo e il cerimoniale aristocratico cede il posto alla semplicità democratica.

Questa visione unilaterale degli Stati Uniti esercitò una notevole e dannosa influenza in tutto il mondo, specialmente in Europa. Infatti, non si può negare che la maggior parte delle trasformazioni rivoluzionarie in campo culturale e sociale avvenute nel Vecchio Continente sono state il frutto non tanto dell’influenza comunista, quanto della mentalità dell’“American Way of Life”, diffusa innanzitutto dal cinema hollywoodiano.

Tuttavia, la suddetta interpretazione della realtà americana è ora oggetto di una sistematica demolizione. Contestando radicalmente tutto quello che viene comunemente indicato come politically correct, cioè il consenso liberale democratico fino a poco tempo fa contrabbandato come dominante, un numero sempre maggiore di sociologi e storici nordamericani stanno dimostrando, con inconfutabile rigore scientifico, che le élite sono un frutto necessario di ogni società organicamente costituita e una condizione indispensabile al suo continuo perfezionamento.

“Ogni paese ha bisogno di élite se non vuole stagnare fatalmente nella mediocrità”, asserisce il sociologo canadese Scott Symons, esponente della scuola elitista.

Rifiutando questa storiografia mitologica, gli studiosi in questione dimostrano che le élite tradizionali hanno avuto un ruolo preponderante nella storia ciel loro paese e ancor oggi costituiscono la struttura portante della società nordamericana. Gli Stati Uniti sarebbero in realtà una nazione aristocratica in uno Stato democratico.

È questo il nuovo ed avvincente panorama che hanno dischiuso le più recenti ricerche sociologiche e storiche. Le sue risultanze smantellano molti dei miti ugualitari più in voga, compreso quello su una presunta estraneità della tradizione aristocratica al Nuovo Mondo.

Sulla scia di questa storiografia revisionista, una commissione della TFP americana. presieduta dal prof. Plinio Corrêa de Oliveira, ha voluto offrire il suo contributo intellettuale, scrivendo un Appendice di 195 pagine per l’edizione americana di «Nobiltà ed élite tradizionali analoghe».

Categoria: Marzo 1995

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