1996

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Francia: il mattino dei maghi

           

Ogni tanto un evento clamoroso permette che vengano allo scoperto le incoerenze nascoste fra le pieghe del “politicamente corretto”. È successo proprio recentemente in Francia, paese antesignano in fatto di neutralità religiosa degli Stati contemporanei. Ma di che neutralità si tratta? Vediamo un po’.

Dal laicismo alla stregoneria

In una lettera aperta Benoit Bemelmans, presidente della TFP francese, ha chiesto al presidente dell’Assemblea Nazionale, M. Philippe Séguin, di annullare i riti esoterici in programma nella sede dell’Assemblea in occasione dell’Incontro Internazionale delle Comunità Amerinde. Infatti, il programma che si doveva svolgere fra il19 e il21 giugno u.s. comprendeva “una benedizione dell’emiciclo del Congresso fatta da guaritori e sciamani, accompagnata da preghiere e da canti” , nonché “l’erezione nei giardini di un totem di 4 metri di altezza”. Si trattava di tutto un rituale parareligioso in piena regola condotto da stregoni indigeni, e non di una pura messinscena folcloristica, come si potrebbe pensare a prima vista.

La lettera all’onorevole Séguin mette in risalto l’estrema incoerenza dell’atteggiamento ufficiale di uno Stato che si proclama laico, ma che patrocina un rito religioso amerindo privo di adepti in Francia, aiuta economicamente la fondazione di una scuola di imam nel territorio francese per favorire l’islamismo “moderato”, e nel contempo ostacola in ogni modo le iniziative cattoliche.

Infatti, in vista della prossima visita in Francia di S.S. Giovanni Paolo II, si sono mobilitate le organizzazioni laiciste allo scopo di impedire ogni azione ufficiale che possa in qualche modo favorire la detta visita. Con brillanti risultati, c’è da dire, giacché le autorità sembrano sempre farsi intimidire oltremisura e già mostrano segni di cedimento davanti a queste manifestazioni.

Afferma il presidente della TFP francese: “il laicismo sta divenendo una forma di persecuzione velata alla Chiesa cattolica” e invita a riflettere su cosa sarebbe accaduto se qualcuno avesse osato proporre di celebrare una messa all’Assemblea nazionale.

Dopo aver rilevato l’assurdità dell’atteggiamento dell’Assemblea nazionale, tesa a promuovere “i valori morali dei popoli amerindi come parte integrante del patrimonio spirituale dell’umanità”, mentre non fa niente per scoraggiare la crescente ostilità contro i valori cristiani, che sono alla base della civiltà francese, Bemelmans ammonisce che questi popoli non incarnano affatto “il buon selvaggio” di Rousseau. Accanto, certo, a qualche qualità umana, c’è soente in essi la pratica dell’infanticidio, dell’antropofagia, della poligamia’ dell’omosessualita, ecc., che non si possono esaltare, secondo quanto fanno oggi certe correnti filosofico-teologiche, come uno “stile di vita alternativo” agli eccessi della ci viltà occidentale.

Qual è la setta?

Ma l’incoerenza si palesa in maniera ancor più evidente quando si considera che una commissione parlamentare di questa stessa Assemblea ha stilato recentemente un rapporto (il Rapport Guyard) che, col pretesto di combattere il fenomeno delle sette, accusa associazioni e gruppi cattolici, come tra gli altri l’Office Culturel de Cluny, di avere pratiche “nocive” all’ individuo ed alla società, ad. es., i voti religiosi e la clausura monacale.

Il presidente della TFP francese asserisce che “questa Assemblea nazionale, (che) ha approvato un rapporto cercando d’imporre a tutti i francesi il ‘religiosamente corretto’, sostituendosi addirittura alle stesse autorità religiose”, contemporaneamente promuove “le credenze superstiziose e le pratiche aberranti di certe tribù amerinde, come se fossero oggetti da museo da preservare a qualunque prezzo a nome del patrimonio culturale dell’umanità” . E denuncia questa promozione dello stile di vita e della religiosità tribale come una manovra della sinistra “anni ‘90”, in combutta con la neo-missionologia di stampo progressista, entrambe alla ricerca di una ideologia di ricambio che demolisca, sostituendovisi, quanto resta ancora di ci viltà cristiana.

La IV Rivoluzione nascente

La lettera ricorda inoltre come già nel lontano 1976 il Prof. Plinio Corrêa de Oliveira, nel suo libro «Tribalismo indigeno: ideale-comuno-missionario per il Brasile del secolo XXI» aveva denunciato l’antropologia strutturalista di Lévi-Strauss e di altri pensatori, nonché la tendenza dei missionari progressisti, tesi a sostituire il moribondo “socialismo reale” con forme di organizzazioni tribalistiche della società. Poco prima, in un aggiornamento del suo celebre saggio «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione» dell’ anno 1974, l’illustre pensatore cattolico brasiliano aveva scritto: “Lo strutturalismo vede nella vita tribale una sintesi illusoria fra l’apogeo della libertà individuale e del collettivismo, in cui quest’ultimo finisce col divorare la libertà. In questo collettivismo, i diversi ‘io’, cioè i singoli - con la loro intelligenza, la loro volontà, la loro sensibilità, e pertanto con i loro modi di essere diversi e discordanti - si fonderebbero e scioglierebbero nella personalità collettiva della tribù, generatrice di un pensiero, di un volere e di uno stile di vita intensamente comune” .

Ricordando che presiederà la singolare cerimonia nell’ Assemblea proprio Rigoberta Menchu “che ha ricevuto il premio Nobel della Pace. .. per il suo sostegno alla guerriglia cubano-marxista del Guatemala”, Benoit Bemelmans conclude augurando si che tutta questa esaltazione de l’indigenismo non vada ad alimentare il prestigio e la forza della neo-sinistra. È quella rappresentata dai vari Régis Debray e M.me Mitterrand, che magnificando l’eversione latino americana, principalmente quella del Comandante Marcos nel Chiapas, stanno scoprendo una nuova carica” ideale” con cui rivitalizzare le vecchie utopie strutturaliste e marxiste, già in passato fonte di tante sofferenze per l’umanità.

Categoria: Giugno 1996

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