1996

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Da che parte soffia lo “spirito dei tempi”?

 

Forse nessuno slogan giova più al processo rivoluzionario che quello della sua pretesa irreversibilità. La storia, ci viene ripetuto con la cadenza di un mantra, non può che andare avanti, e ciò vuol dire a sinistra, ossia verso forme di pensiero e di comportamento sempre più ugualitarie e libertarie. A priori, nessuna reazione all’insegna della tradizione può avere successo perché sarebbe contraria allo “spirito dei temp”. La storia non torna indietro!

In questa prospettiva, la gioventù - gli uomini e le donne del futuro - sarebbero all’avanguardia del processo, il ceto in cui le novità rivoluzionarie germogliano e si sviluppano, per imporsi finalmente su tutta la società. Agli anziani non resterebbe che chinare il capo e lasciarsi travolgere dalle nuove generazioni, ebbre di “liberazione” totale.

Quante e quante persone hanno modificato le loro opinioni e modi d’essere, non perché convinte che fossero sbagliati, ma unicamente per paura d’essere etichettate come “arretrate”! Eppure, come tutti gli altri miti rivoluzionari, anche questo non sta in piedi. Confutando il mito secondo il quale “la Contro-Rivoluzione è anacronistica”, nel saggio «Rivoluzione e Contro Rivoluzione» il Prof. Plinio Corría de Oliveira scrive:

“La religione cattolica, secondo questo strano principio, non dovrebbe esistere. Infatti non si può negare che il Vangelo fosse radicalmente contrario all’ambiente in cui Nostro Signore Gesù Cristo e gli Apostoli lo predicavano. E non dovrebbe esistere neppure la Spagna cattolica, romano-germanica. Infatti niente somiglia di più a una risurrezione e quindi in certo modo a un ritorno al passato, della piena ricostituzione della grandezza cristiana della Spagna, alla fine degli otto secoli che vanno da Covadonga alla caduta di Granada. Il Rinascimento, così caro ai rivoluzionari, è stato esso pure sotto vari aspetti per lo meno, il ritorno a un naturalismo culturale e artistico fossilizzato da più di mille anni. La storia comporta dunque corsi e ricorsi, sia nelle vie del bene, sia nelle vie del male”.

Il processo rivoluzionario non è incoercibile. D’altronde, è poi proprio vero che la gioventù sia massicciarnente schierata col progressismo? Ebbene, no! Anzi, è proprio nei ceti giovanili che troviamo alcune delle più profonde reazioni.

Lo dimostra l’espansione delle TFP fra i giovani. Il fatto è che le TFP, in tutto il mondo, sono in maggioranza composte da giovani. Che cosa cercano questi ragazzi che, in numero sempre crescente, ingrossano le file delle TFP? Non certo una vita di piacere. Nemmeno una vita facile. La mollezza della vita moderna non li attira.

Questi giovani sono stanchi delle frustrazioni causategli dalla modernità rivoluzionaria. A differenza dei loro genitori, ancora abbagliati dal luccichio di un certo “progresso”, per loro la modernità ha perso il suo fascino. Cominciano quindi a rispondere all’appello della Tradizione. Cercano ciò che il mondo moderno non è più in grado di dargli: una ragion d’essere in mezzo al caos imperante, un ideale per il quale valga la pena lottare in un mondo in cui è generalizzata 1’esaltazione dell’ egoismo e del piacere materiale. E questo lo trovano sotto lo stendardo delle TFP. Qui sta la spiegazione del grande successo delle TFP fra i giovani, e non nell’utilizzazione più o meno fraudolenta di artifici psicologici.

 Aveva quindi ragione Paul Claudel quando scrisse che “la gioventù non è fatta per il piacere ma per l’eroismo!”.

Categoria: Giugno 1996

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