2000

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Editoriale

 

A forza di sentir dire che il comunismo è morto, più di qualcuno ha finito col crederci davvero. E, considerati superficialmente, i fatti sembrano dar loro ragione. Oggi, mentre a Mosca si mangiano gli hamburger di McDonald, la Cina imbarca nell’avventura liberista, mentre le elezioni democratiche diventano prassi comune nell’ex-impero sovietico, i dinosauri del comunismo dalla faccia feroce sono praticamente scomparsi dall’ecosistema terrestre.

Anche da noi è cambiata l’aria. Sono passati gli anni di piombo, è svanita la grinta rivoluzionaria e i vecchi sessantottini lasciano “Lotta continua” per il “Financial Times”; per i giovani di oggi parlare del “romanticismo delle barricate” è diventato impossibile, per via della fondamentale atonia ideologica delle nuove generazioni.

Eppure basta guardarsi intorno per avvertire come la disgregazione della società tradizionale proceda a un ritmo pauroso. Morto il comunismo, che cosa spinge questa marcia che, in ultima analisi, tende verso la stessa meta perseguita dal vecchio PCI, cioè la distruzione della civiltà cristiana? Il fatto è che, in un clima di apparente normalità, stiamo subendo una rivoluzione “assolutamente tremenda”, per citare uno dei suoi alfieri, il socialista spagnolo Alfonso Guerra. Però la mancanza di eclatanti fatti esteriori, tipici delle rivoluzioni vecchio stampo, darà a molti l’impressione che non succeda niente.

Un elemento centrale di questa neorivoluzione è la “liberazione” delle diverse “categorie oppresse”, ad esempio quella degli omosessuali. È in questo contesto che va inquadrato il festival omosessuale previsto a Roma ai primi di luglio e che il vaticanista  Orazio Petrosillo sul quotidiano romano Il Messaggero (23 gennaio 2000) ha già descritto in termini di “antigiubileo” e “contropellegrinaggio”. Si tratta quindi di un avvenimento che ci riporta di colpo nel cuore della odierna battaglia fra Rivoluzione e Contro-Rivoluzione.

Categoria: Maggio 2000

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