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Editoriale
Addio al buonismo

di Julio Loredo   

       

            Dicono che quando fu varato il Titanic, quel favoloso palazzo galleggiante paradigma del nascente secolo XX, qualcuno commentasse: “Neppure Dio lo affonda!” Ma Dio non si sfida. Il mitico transatlantico andò a fondo proprio durante il suo viaggio inaugurale…

            Poco tempo dopo, la stessa frivola e rutilante Belle Époque naufragava nel gorgo della I Guerra mondiale. Si apriva cosà il secolo forse più sanguinoso della storia.

            Immemore di queste lezioni, allo scoccare del Capodanno 2000-2001 un mondo in delirio salutava l’ingresso nel secolo XXI con sfarzosi festeggiamenti, quasi intendesse auspicare un futuro gaudioso all’insegna di una post-modernità secolarizzata e tecnologicamente avanzata. E invece…

            Il sogno del secolo XX è svanito nel 1914. Quello del secolo XXI è durato molto meno.

            A luglio, abbiamo assistito stupefatti all’inaudita violenza di orde neobarbariche che, piombate sulla città di Genova, l’hanno messa a ferro e fuoco in nome di una non meglio precisata ideologia “no-global”. La devastante violenza dei rivoltosi, l’odio tenebroso dei Black Block, il delirio distruttivo dei manifestanti ci hanno risvegliato a quella che è la dura ed inquietante realtà: la Rivoluzione è scesa nuovamente in piazza.

            Ancora sotto shock per i fatti di Genova, ecco che l’11 settembre i canali televisivi ci trasmettono in diretta una scena inverosimile, apocalittica, quasi surreale se non fosse tragicamente reale: due Boeing dirottati da terroristi musulmani fanatici si schiantano contro le Torri Gemelle del World Trade Center, nel cuore di Manhattan, abbattendoli come birilli assieme ad altri cinque grattacieli. Era scoppiata la prima guerra del nuovo millennio!

            Cogliendo il senso profondo dell’avvenimento, un importante uomo d’affari italiano sospirava: “Contemplando il crollo di quelle torri ho visto crollare il mio mondo!”.

            Oltre a distruggere le due torri, quei aerei hanno infatti polverizzato più di un mito sul quale poggiava una certa mentalità ritenuta moderna. Una prima “vittima eccellente” dell’attentato dell’11 settembre è stata senz’altro il buonismo, ossia l’illusione di poter costruire un mondo di pace a prescindere dall’esistenza di quel “mistero d’iniquità” frutto del peccato originale, e rinunciando quindi a combatterlo in ogni sua manifestazione. Frutto di questo buonismo sono stati l’irenismo, il pacifismo, il multiculturalismo, l’ecumenismo e altri “ismi” che hanno minato l’Occidente cristiano, rendendolo vulnerabile.

            Possiamo considerare il laicismo un’altra di queste vittime. Quelle due torri non sono state abbattute da un’ideologia politica, bensì da una religione. Piaccia o no ai pontefici del “politiccally correct”, alle soglie del Terzo Millennio ci troviamo davanti a quello che loro vorrebbero fosse appena una reminiscenza del medioevo: una guerra di religione. Prima o poi, l’Occidente si accorgerà che per vincerla dovrà ricordare le sue radici.

            A questo proposito vengono in mente le opportune parole del cardinale Giacomo Biffi, di Bologna: “L’Europa o ridiventerà cristiana o diventerà musulmana. (…) Questa cultura del niente non sarà in grado di reggere all’assalto ideologico dell’islam, che non mancherà. Solo la riscoperta dell’avvenimento cristiano come unica salvezza per l’uomo – e quindi una decisa risurrezione dell’antica anima dell’Europa – potrà offrire un esito diverso a questo inevitabile confronto”.

            A questo punto sorge la domanda di fondo: ci sono le avvisaglie di questa risurrezione? La risposta va sfumata. Pur ancora in una fase incipiente e confusa, a noi sembra che la risposta sia positiva, al meno in ciò che riguarda minoranze che cominciano a destarsi. Si svilupperanno queste minoranze fino a diventare forze decisive, o almeno apprezzabili, nel panorama nazionale e mondiale?

            Chi vivrà vedrà!