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Da Genova alle Twin Towers

di Julio Loredo

            Con penetrazione, Angelo Panebianco ha reso esplicita un’associazione mentale tacita ma presente nella maggioranza dell’opinione pubblica: “Nei giorni di Genova, teppisti a parte, tante brave e miti persone erano là riunite a manifestare contro il G8 parlando di quella riunione dei capi di governo di alcuni dei paesi più liberi e più civili del mondo, più o meno negli stessi termini che ne parla Bin Laden” (1). Ed è vero. Questa domanda è più che mai attuale. Si sta preparando nel seno dello stesso Occidente, per via dell’avversione a un “nemico” comune, il brodo di coltura di un’offensiva “no-global” che potrà divenire la più utile fiancheggiatrice dell’attacco islamista?

            Gli islamisti avevano già sfilato a fianco dei no-global durante le giornate genovesi. I servizi hanno identificato tra i manifestanti agenti della jihad libanese, di Hamas, del PKK curdo e di altri integralisti musulmani. Tutto porta a credere che fossero a Genova per prendere contatto con il mondo dell’antagonismo di sinistra, tanto sensibile alle tematiche anti-USA (2).

            Questa convergenza fra no-global e islamismo militante è apparsa ancor più chiaramente in occasione dello USA Day del 10 novembre scorso. I diversi Social Forum hanno manifestato la loro totale opposizione al comune sforzo bellico contro il terrorismo islamico, giungendo perfino a incitare i soldati a disertare le Forze Armate.

            Perciò i tragici avvenimenti dell’11 settembre non hanno messo in soffitta quelli fortunatamente molto meno sanguinosi di Genova qualche settimana prima. Anzi, chi vuol vedere in profondità il quadro con cui il mondo è chiamato a confrontarsi dopo l’inaudito attacco ai simboli dell’America, non può prescindere di esaminare in tutte le sue componenti le forze che erano in azione a Genova. Forse una tale analisi renderà più facile un’adeguata valutazione degli sviluppi futuri della crisi internazionale.

            Le “giornate genovesi” hanno costituito la prima manifestazione su grande scala in Italia di ciò che il prof. Plinio Corrêa de Oliveira chiamava negli anni Ottanta “neorivoluzione” (3) e che il sociologo Francesco Alberoni ha più recentemente battezzato “neomarxismo rivoluzionario” (4). Ed è proprio questo “neo” il punto di partenza della nostra riflessione.  Sbaglia chi vede nella contestazione no-global semplicemente una tardiva manifestazione del marxismo-leninismo. Ma sbaglia pure chi vi scorge appena una spontanea manifestazione di malcontento nei confronti di certe tendenze contemporanee.

            Ci troviamo di fronte ad un nuovo ciclo del processo rivoluzionario, innovativo ma continuatore di quello precedente (5). Questa metamorfosi della Rivoluzione esige da noi, a contrario sensu, un faticoso sforzo di analisi e di esplicitazione per capirla come essa si mostra oggi, e non come essa si presentava ieri o l’altro ieri.

 

1. Angelo Panebianco, "Smermorati tra noi" Corriere della Sera, 26-09-2001.

2. Gian Marco Chiocci, "Al G8 i terroristi islamici sfilavano con i no-global", Il Giornale, 03-10-2001.

3. Sociedad Española de defensa de la Tradición Familia y Propiedad,  España anestesiada sin percibirlo, amordazada sin quererlo, extraviada sin saberlo. La obra del PSOE, Madrid, Editorial Fernando III el Santo, 1988, 584 pp.

4. Francesco Alberoni, "Proletariato addio, ora ci occupiamo di 'moltitudini", Corriere della Sera, 13-08-2001.

5. Plinio Corrêa de Oliveira, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, Roma, Luci sull'Est, 1998, pp. 154 ss.