2004

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Il Regno di Cristo

S.A.I.R. Dom Bertrand de Orleans e Bragança

La terribile decadenza del mondo moderno, frutto di più di cinque secoli di processo rivoluzionario, è quasi riuscita a cancellare dalla mente di molte persone perfino l’idea che un ordine fondato sulla legge divina e naturale è possibile. Senza questa idea, senza cioè la consapevolezza e, soprattutto, la ferma speranza che i principi cristiani possono e debbono trovare un’incarnazione storica, i cattolici vengono privati dalla motivazione più energica per impegnarsi concretamente nell’apostolato. Solo da una tale speranza potrà derivare un sacrale entusiasmo capace di contrastare efficacemente la furia rivoluzionaria. È possibile stabilire il Regno di Cristo sulla terra? Riproduciamo in merito, in forma leggermente abbreviata, il testo della conferenza inaugurale dell'Università estiva delle TFP, tenuta da S.A.I.R. Dom Bertrand d'Orleans e Bragança. I sottotitoli sono redazionali.

 

Nel Medioevo i crociati sparsero il loro sangue per liberare dalle mani degli infedeli il Santo Sepolcro di Nostro Signore Gesù Cristo e, quindi, per fondare un regno cristiano in Terra Santa. Oggi, il sangue dei figli della Chiesa scorre di nuovo in terre islamiche come Sudan, Malesia, Arabia Saudita, Iran, Iraq, nonché sotto regimi comunisti in Cina, Vietnam, Cuba, Corea del Nord...

Perché scorre questo sangue? Per dare testimonianza di Cristo di fronte all'islam radicale e al comunismo rivoluzionario e, quindi, per instaurare il Regno di Cristo sulla terra. Ma, cos'è il Regno di Cristo, ideale supremo dei cattolici? Come operare per la sua instaurazione nei giorni nostri?

San Pio X insegna al riguardo: "No, Venerabili Fratelli -- bisogna ricordarlo energicamente in questi tempi di anarchia sociale e intellettuale, in cui ciascuno si atteggia a dottore e legislatore -- non si costruirà la città diversamente da come Dio l'ha costruita; non si edificherà la società, se la Chiesa non ne getta le basi e non ne dirige i
lavori; no, la civiltà non è più da inventare, né la città nuova da costruire sulle nuvole. Essa è esistita, essa esiste; è la civiltà cristiana, è la civiltà cattolica. Si tratta unicamente d'instaurarla e di restaurarla senza sosta sui suoi fondamenti naturali e divini contro gli attacchi sempre rinascenti della malsana utopia, della rivolta e
dell'empietà: ‘omnia instaurare in Christo'" (Lettera Apostolica Notre Charge Apostolique, 25-08-1910).

 

Il Regno di Cristo

La Chiesa Cattolica è stata fondata da Gesù Cristo per perpetuare fra gli uomini i benefici della Redenzione. La sua finalità si identifica, dunque, con la stessa Redenzione e mira alla salvezza delle anime. Questa finalità trascende assolutamente tutto ciò che è meramente naturale, terreno, effimero. È quanto afferma Nostro Signore quando risponde a Ponzio Pilato: "Il mio regno non è di questo mondo" (Gio, 18, 36).

La vita terrena si differenzia profondamente dalla vita eterna, ma non ne è affatto scollegata. Nei disegni della Provvidenza esiste un nesso intimo fra
la vita terrena e quella eterna. La vita terrena è il cammino per la vita eterna, che è il fine. Il Regno di Cristo non è di questo mondo, ma è in questo mondo che noi troviamo il cammino per arrivarci.

Così come la scuola militare è il cammino per la carriera delle armi, o il noviziato il cammino per il sacerdozio, così la terra è il cammino per il Cielo. La vita terrena è un vero noviziato nel quale dobbiamo preparare le nostre anime per il fine ultimo: vedere Dio, amarLo e servirLo per tutta l'eternità.

È in questa vita che noi impariamo a conoscere, amare e servire Dio. Se non amiamo adesso la virtù, come potremo amare Dio che è il Bene per eccellenza? Dio deve essere adorato in spirito e verità (Gio. 4, 25). Dobbiamo anzitutto essere puri, giusti, forti, buoni nell'intimo delle nostre anime. Se la nostra anima è buona, tutte le nostre azioni saranno poi necessariamente buone, poiché l'albero buono produce buoni frutti. Per conquistare il Cielo dobbiamo, dunque, non solo amare il bene e rigettare il male nell'intimo delle nostre anime, ma anche compiere buone azioni ed evitare quelle cattive.

È questo il senso profondo della festa di Cristo Re, istituita da Papa Pio XI nel 1925. Cristo è indubbiamente un Re celestiale, ma il cui governo si esercita anche in questo mondo: "Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra". Il re legifera, dirige e giudica. La sua regalità diventa effettiva quando i sudditi riconoscono i suoi diritti ed obbediscono alle sue leggi. Gesù Cristo possiede su di noi tutti i diritti. Egli ha promulgato leggi, dirige il mondo e giudicherà gli uomini. Egli è un Re con
suprema e piena autorità. Spetta a noi rendere effettivo il Suo regno riconoscendo questa autorità ed obbedendo alle Sue leggi.

D'altronde, il Regno di Cristo non può restare appena come un fatto individuale. L'uomo è socievole per natura, egli è stato creato per vivere in società. L'uomo deve dare gloria a Dio anche nel suo convivio sociale, oppure dovremmo ammettere l'assurdo che la società umana è al di fuori dell'autorità divina. Possiamo dire che il Regno di Cristo diventa effettivo sulla terra, sia individualmente che socialmente, quando l'insieme degli uomini, nell'intimo delle loro anime come nelle loro azioni, nonché le
società nelle loro istituzioni, leggi, costumi, manifestazioni culturali e artistiche, si conformano alla legge di Cristo.

 

Ordine, armonia, pace

Le caratteristiche essenziali di ogni anima ben formata, e quindi di ogni società umana ben costituita, sono l'ordine, la pace e l'armonia. In un certo senso, sono valori che si confondono con la nozione stessa di perfezione. L'ordine è la disposizione delle cose secondo la loro natura. Così un orologio sarà in ordine quando ogni sua parte sarà ordinata, secondo la sua natura, al fine che le è proprio.

Esiste armonia quando i rapporti fra due esseri sono secondo le rispettivenature e fini. L'armonia è l'operare delle cose secondo l'ordine.

L'ordine genera la tranquillità. La tranquillità dell'ordine è la pace. Non è qualsiasi tranquillità che merita il nome di pace, ma unicamente quella risultante dall'ordine. Il riposo di un malato imbottito di psicofarmaci non è vera pace.

Quando un essere è interamente disposto secondo la sua natura, è in stato di perfezione. Così una persona con grande capacità di studio, con grande voglia di studiare, posta all'interno di un'università con tutti i mezzi per poter studiare serenamente, sarà, dal punto di vista degli studi, in condizioni perfette.

Nostro Signore ci ha insegnato un ideale di perfezione: "Siate dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste" (Matt. 5, 48). Egli stesso ci ha poi mostrato come realizzare questo precetto. Gesù Cristo è, infatti, la somiglianza assoluta della perfezione del Padre celeste, il modello supremo che tutti dobbiamo imitare.

 

Gesù Cristo, modello di perfezione

Nostro Signore Gesù Cristo, le Sue virtù, i Suoi insegnamenti, le Sue azioni, ecco l'ideale di perfezione al quale l'uomo deve tendere.

Le regole per attingere la perfezione si trovano nella Legge di Dio, che Nostro Signore "non [è] venuto ad abolire ma a completare" (Matt. 5, 17), cioè si trova nei precetti e nei consigli evangelici. E, affinché l'uomo non cadesse in errore nell'interpretare questi precetti e questi consigli, Egli ha istituito una Chiesa infallibile, che conta sull'aiuto divino per non sbagliare mai in materia di fede e di morale. Come possiamo, dunque, conoscere e praticare l'ideale di perfezione indicato da Gesù Cristo? Restando fedeli al Magistero della Chiesa e obbedendo ai suoi precetti secondo la volontà di Cristo.

Non è altro che l'atteggiamento dei santi, che hanno praticato la virtù in grado eroico e pertanto raggiunto la perfezione. Per esempio, la santità di S. Luigi Re di Francia era così eclatante che perfino un empio come Voltaire dovette esclamare: "Non è possibile spingersi più lontano con la pratica della virtù".

 

Il peccato

Tutto questo è molto bello, ma non prende in considerazione un fatto fondamentale: il "mistero d'iniquità" chiamato peccato.

In conseguenza del peccato originale, è rimasta nell'uomo una propensione a praticare azioni contrarie alla sua natura, una propensione all'errore nel campo intellettuale e al male nel campo della volontà. Questa propensione è così veemente che, senza l'ausilio della grazia, non è possibile all'uomo praticare integralmente i precetti dell'ordine naturale. RivelandoSi nell'alto del Monte Sinai, istituendo nella Nuova Alleanza una Chiesa per proteggere l'uomo dai sofismi e dalle trasgressioni, stabilendo i sacramenti
ed altri mezzi per ottenere la grazia, Dio ha rimediato a questa manchevolezza dell'uomo.

La grazia è un ausilio soprannaturale per irrobustire l'intelligenza e la volontà dell'uomo, permettendo loro di praticare la perfezione. La grazia è a disposizione di chiunque, Dio non la rifiuta a nessuno. La perfezione è, dunque, alla portata di tutti.

 

La civiltà cristiana

Se ammettessimo che in una certa società la generalità degli uomini praticano la Legge di Dio, quali conseguenze ne potremmo dedurre per quella società?

Ecco come S. Agostino descrive una società cristiana: "Ci diano un tale esercito, quale la dottrina di Cristo volle che fossero i soldati: ci diano tali provinciali, tali mariti, tali sposi, tali genitori, tali figli, tali padroni, tali servi, tali re, tali giudici, infine tali contribuenti e tali esattori del fisco, quali prescrive che siano la dottrina cristiana, e poi osino chiamarla nemica dello Stato e non esitino piuttosto a confessare che, se essa fosse osservata, sarebbe la potente salvezza dello Stato" (Epist. CXXXVIII ad Marcellum, II, 15).

Ma questo ideale è storicamente realizzabile? Sì. È quanto insegna Leone XIII circa la cristianità medioevale, realizzazione, nelle condizioni inerenti ai tempi e ai luoghi, dell'unico vero ordine tra gli uomini, ossia della civiltà cristiana:

"Vi fu un tempo in cui la filosofia del Vangelo governava la società: allora la forza della sapienza cristiana e lo spirito divino erano penetrati nelle leggi, nelle istituzioni, nei costumi dei popoli, in ogni ordine e settore dello Stato, quando la religione fondata da Gesù Cristo, collocata stabilmente a livello di dignità che le competeva, ovunque prosperava, col favore dei Principi e sotto la legittima tutela dei magistrati; quando sacerdozio e impero procedevano concordi e li univa un fausto vincolo di amichevoli e scambievoli servigi. La società trasse da tale ordinamento frutti inimmaginabili, la memoria dei quali dura e durerà, consegnata ad innumerevoli monumenti storici, che nessuna mala arte di nemici può contraffare od oscurare. Il fatto che l'Europa cristiana abbia domato i popoli barbari e li abbia tratti dalla ferocia alla mansuetudine, dalla
superstizione alla verità; che abbia vittoriosamente respinto le invasioni dei Maomettani; che abbia tenuto il primato della civiltà; che abbia sempre saputo offrirsi agli altri popoli come guida e maestra per ogni onorevole impresa; che abbia donato veri e molteplici esempi di libertà ai popoli; che abbia con grande sapienza creato numerose istituzioni a sollievo delle umane miserie; per tutto ciò deve senza dubbio molta gratitudine alla religione, che ebbe auspice in tante imprese e che l'aiutò nel portarle a termine". (Enciclica Immortale Dei, 1-11-1885).

Fu questa luminosa realtà, basata su un ordine e una perfezione più soprannaturali e celestiali che naturali e terrene, che si chiamò civiltà cristiana, prodotto della cultura cristiana, la quale a sua volta è figlia della Chiesa Cattolica.

La cultura cattolica proviene dalla coltivazione dell'intelligenza, della volontà e della sensibilità secondo le norme morali insegnate dalla Chiesa. Abbiamo già visto come essa si identifichi con la stessa perfezione dell'anima. Se la generalità dei membri d'una società intraprendono questa via, la cultura cattolica sarà un fatto sociale e collettivo, costituendo un elemento essenziale della perfezione sociale.

La civiltà è lo stato d'una società che possiede una cultura e crea, secondo i principi fondamentali di quella cultura, tutto un insieme di costumi, leggi, istituzioni, sistemi letterari ed artistici propri. Una civiltà è cattolica quando proviene da una cultura cattolica e, quindi, lo spirito della Chiesa ne è il principio normativo e vitale dei suoi costumi, leggi, istituzioni, sistemi letterari ed artistici, e via dicendo.

Se Gesù Cristo è il vero ideale di perfezione, una società che metta in pratica tutte le Sue leggi sarà necessariamente una società perfetta. La civiltà nata dalla Chiesa di Cristo sarà necessariamente non solo la migliore civiltà, ma l'unica vera civiltà. È quanto insegna S. Pio X: "Non esiste vera civiltà senza civiltà morale, e nessuna civiltà morale senza la vera religione: è una verità dimostrata, si tratta di un fatto storico" (Notre Charge Apostolique). Da dove si conclude, con evidenza cristallina,
che non vi è vera civiltà se non come frutto della vera religione. Si ingannerebbe in modo speciale chi supponesse che l'azione della Chiesa sugli uomini sia meramente individuale, e che Essa formi persone, ma non popoli, né culture, né civiltà.

Dio ha creato gli uomini naturalmente socievoli, e ha voluto che, vivendo in società, lavorassero gli uni per la santificazione degli altri. Perciò Egli li ha creati influenzabili. Per via del loro istinto di esseri sociali, gli uomini hanno una naturale tendenza a comunicare le loro idee agli altri, ed a esserne a loro volta influenzati. Questo si può affermare riguardo ai rapporti fra individui, nonché ai rapporti fra individui e società. Gli ambienti, le leggi, le istituzioni che ci circondano esercitano su di noi un'azione pedagogica.

La cultura e la civiltà sono, dunque, potenti mezzi per agire sulle anime. Il cattolico deve perciò operare per l'edificazione e la conservazione d'una cultura e d'una civiltà che siano cristiane, combattendo la cultura e la civiltà di fatto neopagane. Questo è vero soprattutto per la Chiesa. Come può la Chiesa tralasciare l'azione culturale e civilizzatrice senza grave danno per le anime?

Ogni anima sulla quale agisce la Chiesa, e che corrisponda con generosità all'appello della grazia, diviene perciò come una semente della civiltà cristiana. La virtù traspare e contagia. Contagiando si propaga, propagandosi tende a creare una cultura e una civiltà cristiana.

 

La Cristianità medievale

Nel Medioevo l'Europa, omogeneamente cattolica, formò una famiglia di nazioni sotto la potente direzione spirituale dei Papi, e la presidenza temporale degli imperatori del Sacro Impero. Era la Cristianità. Spesso questa famiglia agì come un solo corpo, per esempio per difendersi dagli attacchi dei musulmani.

Possiamo dire che la Cristianità è la trasposizione temporale di questa ammirevole realtà che è il Corpo Mistico di Cristo.

Questa Cristianità era, d'altronde, una realtà molto ricca. Non possiamo averne una visione globale considerando uno solo dei popoli che la costituivano. Dai docili margini del Tago alle gelide steppe polacche, dal sole di Sicilia alle brume della Scandinavia, il tessuto di popoli e di nazioni che formavano la Cristianità era enormemente variegato. Ogni realtà locale era fortemente conscia della propria identità ed individualità, e allo stesso tempo della sua appartenenza ad una superiore unità, la Cristianità appunto. In altre parole, mantenendo le proprie caratteristiche trovavano l'unità nella comune appartenenza al Corpo Mistico di Cristo. Questa unità era,
anzitutto, religiosa e mistica, derivava cioè dall'appartenenza alla Santa Chiesa. Ma era anche un'unità culturale e psicologica, un'unità temporale.

 

Papato e Impero

Questo ci porta a un tema centrale a allo stesso tempo molto complesso: i rapporti fra Chiesa e Stato, fra Papato e Impero.

Nella famosa lettera Apud Urbem veterem, del 27 agosto 1263, a Roberto re eletto dei romani, Papa Urbano IV scrisse:

"Colui che regge i cieli e la terra [...] così come ha creato nel firmamento celestiale due astri affinché illuminassero alternamente il mondo, nel firmamento terreno della Chiesa Universale ha istituito due grandi doni, Sacerdozio e Impero, affinché unitamente reggessero l'insieme delle cose spirituali e mondane. Egli ha siffatto stabilito la discriminazione delle rispettive funzioni, che l'uno e l'altro non si dovrebbero mai contraddire ma, anzi, nello svolgimento dei rispettivi governi devono avere unità di
vedute".

Nello stesso senso si manifestava Papa Bonifacio VIII nella bolla Unam Sanctam, del 18 novembre 1302:

"Al tempo del diluvio invero una sola fu l'arca di Noè, raffigurante l'unica Chiesa; era stata costruita da un solo braccio, aveva un solo timoniere e un solo comandante. [...] In questa Chiesa e nel suo potere ci sono due spade, una spirituale ed una temporale. [...] Una invero deve essere impugnata per la Chiesa, l'altra dalla Chiesa; la seconda dal clero, la prima dalla mano di re o cavalieri, ma secondo la condiscendenza della Chiesa".

Al riguardo ponderava l'imperatore Carlo Magno in una lettera a Papa S. Leone III, del 798:

"Desidero stabilire con la vostra Beatitudine un'alleanza inviolabile di uguale fede e carità, in modo che, per la grazia che Dio ha donato alla vostra apostolica Santità, mi raggiunga ovunque la benedizione apostolica invocata per mezzo delle preghiere dei santi, e la santissima Sede della Chiesa Romana, per concessione di Dio, sia sempre difesa dalla nostra Devozione. A noi spetta, secondo l'aiuto della divina misericordia, difendere con le armi ovunque, all'esterno, la santa Chiesa di Cristo dall'incursione dei pagani e dalla devastazione degli infedeli, e all'interno fortificarla con il riconoscimento della fede cattolica. A Voi invece, Padre santissimo, spetta alzare – come Mosè – le mani a Dio per aiutare la nostra milizia, cosicché, con la vostra intercessione e grazie alla guida e alla concessione di Dio, il popolo cristiano riporti sempre ed ovunque vittoria sui nemici del Suo santo nome, e il nome del Signore nostro Gesù Cristo sia glorificato nel mondo intero".

 

La restaurazione della Cristianità

Duemila anni dopo la nascita di Nostro Signore sembra di essere tornati al punto di partenza. L'adorazione del denaro, la divinizzazione delle masse, l'esaltazione dei piaceri carnali, il dominio dispotico della forza, le superstizioni, il sincretismo religioso, lo scetticismo, insomma il neo-paganesimo sembra essere tornato sulla terra.

Bestemmierebbe gravemente contro Nostro Signore Gesù Cristo chi affermasse che questo confuso inferno che si mostra ai nostri occhi sia la Civiltà Cristiana, il Regno di Cristo sulla terra. Di esso restano appena vestigia. Siamo in una situazione ibrida, in cui quelli che potremmo quasi chiamare resti mortali della civiltà cristiana coesistono con una situazione essenzialmente rivoluzionaria. La Cristianità come famiglia di Stati ufficialmente cattolici, ha da molto tempo cessato di esistere. Dalla grande
luce soprannaturale che cominciò a irradiarsi a Betlemme, appena alcuni pochi raggi continuano a brillare.

Qualcuno potrebbe domandarsi: ma possiamo opporci a questa decadenza? Dove sono i nostri mezzi? I nostri cinema, i nostri eserciti, i nostri giornali?

La domanda è ingenua. La nostra forza deriva essenzialmente e prima di tutto da Nostro Signore Gesù Cristo. Banche, giornali, forza militare e via dicendo sono strumenti a volte molto utili per dilatare il Regno di Cristo. Ma non sono indispensabili. L'unico fattore veramente indispensabile è la fiducia soprannaturale in Cristo Gesù per mezzo di Maria.

Con gli occhi posti in Lei, uniti a Lei, per mezzo di Lei, chiediamo l'unica grazia che veramente conta: il Regno di Dio in noi e attorno a noi. Tutto il resto ci verrà dato in sovrappiù.

Categoria: Ottobre 2004

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