2011

Condividi questo articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to Twitter

Roma non fu fatta in un giorno

 

Molti degli elementi che formeranno ciò che il cardinale Biffi chiama il “clima ecclesiale” del post-Concilio erano già perfettamente visibili negli anni 1930-40, in ampi settori del laicato cattolico, e in particolare nell’Azione Cattolica.

Reagendo contro ciò che qualificavano di “eccessivo spiritualismo”, gli alfieri delle nuove tendenze proponevano una “Chiesa incarnata nel mondo”, e concretamente nel mondo contemporaneo, nei confronti del quale manifestavano infatuazione. A pretesto di “portare Cristo al mondo” (invece del mondo a Cristo, secondo la formula di Pio XI), membri di Azione Cattolica cominciarono a frequentare ambienti  off limits per un cattolico praticante, finendo per esserne contagiati e, non di rado, assorbiti.

D’altro canto, settori di Azione Cattolica universitaria e operaia predicavano una Chiesa “incarnata” nel proletariato, visto come il nuovo “soggetto storico” emergente, al quale bisognava venire incontro. Donde un “apostolato sociale” sempre più vicino alle lotte della sinistra, subendone infiltrazioni e finendo, in molti casi, per esserne cooptati. In Brasile, per esempio, l’Azione Cattolica Universitaria (JUC) finirà per integrarsi nel Partito Comunista.

Lo spirito fondamentalmente ugualitario delle nuove tendenze portava inoltre a una crescente confusione fra il sacerdozio sacramentale dei preti e quello comune dei fedeli. “Anche noi, come il sacerdote, celebriamo la Messa”, leggiamo in un manuale dell’Azione Cattolica del 1940. Si cominciano a celebrare Messe nei salotti di casa, in lingua vernacola, a volte con i fedeli seduti per terra, il sacerdote in borghese, i testi liturgici improvvisati. Questo è documentato già dagli anni 1930, per esempio nelle cellule della Jeunesse Ouvrière Catholique. In Brasile la prima Messa di questo tipo risale al 1933. Un partecipante, poi diventato vescovo, dichiarò: “È stata una rivoluzione!” (1).

Questo movimento di base era giustificato e fomentato da una nuova ecclesiologia, fondata su una interpretazione faziosa del concetto di “Popolo di Dio”. “La mia visione della Chiesa questiona la sua costituzione piramidale, gerarchica e giuridica — spiegava P. Yves Congar — La mia ecclesiologia è quella del Popolo di Dio” (2). Uno dei primi a proporre questa interpretazione fu il tedesco L. Kösters, OP in «Die Kirche unseres Glaubens», nel 1938, cioè trent’anni prima del Concilio.

 

1. Bernard Botte, OSB «O Movimento liturgico», Apendice di D. Clemente Isnard, OSB., San Paolo, Paulinas, 1978, p. 210.

2. Jean Puyo, «Une vie pour la verité, Jean Puyo interrogue le Père Congar», Parigi, Le Centurion, 1975, p. 102.

Categoria: Marzo 2011

Iscriviti alla Newsletter

captcha 
Inoltre se desiderate essere invitati alle riunioni pubbliche in una delle città sopra elencate, Vi preghiamo di selezionare la casella corrispondente.
FacebookTwitter