2011

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Cardinale Martini:il postconcilio,un ‘68 ecclesiastico

 

In un convegno organizzato dall’Azione Cattolica di Milano, in coincidenza col 30° anniversario della rivoluzione del maggio ‘68, il cardinale Carlo Maria Martini ha rievocato questo episodio dal suo personale punto di vista. Rammentando i primi anni d’insegnamento al Pontificio Istituto Biblico, del quale nel ‘69 sarebbe divenuto rettore, il card. Martini confidò: “Per noi era difficile distinguere tra quello che era puramente ‘68, il maggio francese, e ciò che era post-Concilio. Perciò ho vissuto elementi molto positivi in quegli anni”.

Secondo l’arcivescovo emerito di Milano, il maggio ‘68 parigino fu “un grande movimento storico” che, in campo temporale, attuò una rivoluzione di analoga matrice a quelle che alcuni settori cercavano di portare avanti in campo ecclesiastico. Sicché fra i due movimenti ci sarebbe stata una convergenza: “Penso ci sia stata una vera fusione, in parte anche felice, fra istanze conciliari e post-conciliari e istanze sessantottine”.

Dopo aver affermato che “il ‘68 ha messo in rilievo questo bisogno di autenticità, verità, libertà, spontaneità che trova tanta rispondenza con le pagine evangeliche”, il cardinale ha incitato i giovani ad “accettare le sfide di allora” perché “trent’anni fa abbiamo vissuto dei grandi valori”. (Corriere della Sera 22-11-98).

È chiaro che sia il maggio ‘68 che certe istanze post-conciliari sorgono dalla stessa aspirazione all’uguaglianza radicale e alla libertà illimitata. In fondo, entrambi i fenomeni sono manifestazioni, in campo diverso, di uno stesso processo rivoluzionario.

Categoria: Marzo 2011

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