2012

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Card. Korec: L’Ostpolitik danneggiò i cattolici

 

Il suo giudizio sull’Ostpolitik?

   Molti vescovi dell’Est, da Beran a Mindszenty e a Wyszynski hanno manifestato le loro perplessità per il fatto che i contatti con i governi comunisti passavano di fatto sopra le loro teste. (...) Nel nostro Paese è stato pericolosissimo mandare al tappeto ciò che di più prezioso noi avevamo, la cosiddetta Chiesa clandestina. Io stesso ho ricevuto l’ordine di cessare di ordinare segretamente i sacerdoti. Per noi fu veramente una catastrofe, quasi come se ci avessero abbandonato, spazzato via.

   Io ho obbedito. Però è stato il dolore più grande della mia vita. I comunisti, così, hanno avuto nelle loro mani la pastorale pubblica della Chiesa. Se qualche prete nella sua parrocchia si dedicava ai ministranti, veniva privato del consenso statale senza il quale nessun sacerdote poteva esercitare. La Chiesa era condannata a rinchiudersi negli edifici di culto e a spegnersi.

 

Che effetto ebbe l’Ostpolitik sulle vostre attività?

   La nostra speranza era la Chiesa clandestina, che silenziosamente collaborava con i preti nelle parrocchie e formava giovani pronti al sacrificio: professori, ingegneri, medici, disposti a diventare preti. Queste persone lavoravano in silenzio tra i giovani e le famiglie, pubblicavano di nascosto riviste e libri. In realtà l’Ostpolitik vendette questa nostra attività in cambio delle promesse vaghe e incerte dei comunisti. La Chiesa clandestina era la nostra grande speranza. E, invece, le hanno tagliato le vene, hanno disgustato migliaia di ragazzi e ragazze, di padri e madri, e tanti sacerdoti clandestini pronti a sacrificarsi.

(Brani dell’intervista del cardinale slovacco Jan Chrysostom Korec a Il Giornale, 18-07-2000)

Categoria: Marzo 2012

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