2012

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Cardinale Mindszenty: martire del comunismo (e dell’Ostpolitik)

 

Ricorre quest’anno, il 29 marzo, il 120° anniversario della nascita del servo di Dio card. József Mindszenty, martire d’Ungheria sotto il regime comunista. Lo ricorda un comunicato del Consiglio permanente della Conferenza episcopale ungherese. Il comunicato annuncia altresì il programma delle commemorazioni, che culmineranno con una Messa celebrata dal card. Péter Erdö, primate d’Ungheria e presidente del Consiglio

 

*    *    *    *    *

 

   Jószef Mindszenty nacque nel 1892 (1). Ordinato sacerdote nel 1915, egli fu arrestato durante la rivolta comunista di Béla Kun, nel 1919. Nel 1944 fu consacrato vescovo di Veszprém, insediandosi successivamente nella Sede Primaziale di Esztergom. Nel 1946 Pio XII lo elevò al rango di cardinale. Incarcerato prima dai nazisti (1944-1945), e poi dai comunisti nel 1948, fu condannato all’ergastolo l’anno successivo con l’accusa di cospirazione tesa a rovesciare il governo.

   Il suo arresto ebbe grande risonanza nelle cronache del tempo e fu considerato una prova della natura antireligiosa e oppressiva del comunismo. Dopo otto anni di carcere fu liberato durante l’insurrezione popolare del 1956, trovando asilo politico nell’ambasciata americana di Budapest.

   Ma lo aspettavano altri, e ben più struggenti tormenti. Finora, perseguitato dai nemici della Chiesa, a partire dagli anni 1960 la sua coscienza lo spinse a scontrarsi anche con certe innovazioni in seno alla Chiesa stessa.

   In pratica, il cardinale Mindszenty si oppose strenuamente alle trattative cordiali tra la Chiesa e i governi comunisti. Che proprio la Chiesa perseguitavano. Era la cosiddetta Ostpolitik vaticana. Secondo mons. Mindszenty era chiaro che la Chiesa subiva una dura repressione ma non avrebbe dovuto accettare compromessi. La possibilità di denunciare abusi e violazioni dei diritti umani perpretati dal regime comunista, non solo aumentava il prestigio morale della Chiesa, ma evidenziava un malcontento verso il governo.

   Nell’opinione dell’inclito prelato magiaro, condivisa da molti altri presuli dell’Est, l’Ostpolitik riusciva soltanto a demoralizzare i fedeli, già di per sé provati dalla persecuzione.

   D’altronde, il cardinale Mindszenty non rinunciò mai alle prerogative politiche che gli conferiva la sede di Esztergom. In caso di trono vacante, infatti, il Primate d’Ungheria assumeva ipso facto la carica di Principe Reggente.

   Nonostante gli fosse stato proibito di mantenere qualsiasi rapporto con i suoi concittadini, la sua mera presenza all’interno dell’ambasciata USA costituiva una spina nel fianco del governo comunista, che più volte fece pressione su Paolo VI per indurlo a lasciare il Paese. Per molto tempo mons. Mindszenty rifiutò l’invito a trovare riparo presso il Vaticano. Soltanto nel 1971, in seguito ad un ordine perentorio del Vicario di Cristo, egli ottemperò, ricevendo come residenza una vecchia torre medievale nei giardini vaticani.

   Il 1º novembre 1973 papa Paolo VI, desideroso di eliminare, in proposito, ogni motivo di contrasto con i governi comunisti, chiese al cardinale di dimettersi dalla cattedra primaziale di Esztergom, ma egli rifiutò. Il 18 novembre dello stesso anno, con un gesto clamoroso che turbò l’intero orbe, papa Montini sollevò mons. Mindszenty dall’incarico. Fu in quell’occasione che il prof. Plinio Corrêa de Oliveira scrisse l’articolo riprodotto più avanti (2).

   Per ragioni che restano tutt’oggi misteriose, il porporato scelse di andare a Vienna, dove si dedicò alla cura pastorale non solo dei fedeli magiari d’oltre Cortina, ma anche delle numerose comunità di esuli sparse nel mondo intero.

   Il 15 marzo 1974, Sua Eminenza ricevette a Vienna un inviato personale del prof. Plinio Corrêa de Oliveira, che gli recapitò una lettera nella quale il leader brasiliano, esprimendo tutta la sua ammirazione, gli rendeva omaggio per la sua fedeltà indomabile.

   Nell’aprile 1975, mons. Mindszenty intraprese un viaggio nell’America Latina. In quell’occasione incontrò le TFP del Venezuela e della Colombia, manifestando profondo compiacimento. Il 6 maggio 1975 a Vienna, il suo cuore si fermò nel corso di un intervento chirurgico.


 1. József card. Mindszenty, «Memorie», Ed. Rusconi, Milano, 1975.

2. Plinio Corrêa de Oliveira, «A glória, a alegria, a honra....», Folha de S. Paulo, 10 febbraio 1974. Nello stesso anno, il pensatore brasiliano tornò varie volte sull’argomento: «Ao grande criador do caso imenso», id., 31 marzo; «Ternuras que arrancaram lágrimas», id., 13 ottobre; «Conforme queira Budapest», id., 20 ottobre.

Categoria: Marzo 2012

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