2012

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Come è nata in me l’idea della Rivoluzione e della Contro-Rivoluzione

 

di Plinio Corrêa de Oliveira

 

 

«Rivoluzione e Contro-Rivoluzione» di Plinio Corrêa de Oliveira è, senza dubbio, un capolavoro del pensiero contro-rivoluzionario contemporaneo. Nel tempo, molte persone hanno chiesto all’illustre leader cattolico quale fosse l’origine del suo pensiero. Invariabilmente, egli rispondeva: “Ho letto il libro della vita”. L’esplicitazione delle nozioni di Rivoluzione e di Contro-Rivoluzione è avvenuta contestualmente alle grandi scelte di vita che egli ha dovuto affrontare intorno ai dieci, dodici anni di età, come parte di un processo di maturazione spirituale e intellettuale. Eccone un racconto in prima persona. Si tratta di una selezione di brani tratti da registrazioni magnetofoniche, senza revisione dell’autore, di conferenze e conversazioni in cui Plinio Corrêa de Oliveira rievoca questo periodo della sua vita.

 

 

Quando avevo più o meno dieci anni, mentre crescevo nella conoscenza di Nostro Signore Gesù Cristo, ho cominciato ad analizzare attentamente l’immagine del Sacro Cuore che si trovava sopra l’altare maggiore nella chiesa dove la mia famiglia si recava a Messa ogni domenica. Contemplandolo, sentivo che alcune zone molto profonde della mia anima cominciavano ad aprirsi. Queste zone, che imploravano per manifestarsi, nel contatto col Sacro Cuore di Gesù si schiudevano e trovavano la loro piena espansione.

Il mio spirito è così diventato incapace di operare se non in funzione del Sacro Cuore e della Santa Chiesa. Loro erano il parametro per il quale io giudicavo tutto, e fuori dal quale sentivo che sarei impazzito. Pensavo: “Voglio essere secondo Lui! Lui è il mio ideale, la mia scuola e il mio Dio”. Così, già a quell’età, diedi a Lui la mia intera adesione per sempre!

Avendo già trascorso alcuni mesi nel Collegio San Luigi, notavo come la mentalità dei ragazzi della mia generazione fosse l’opposto di ciò che io vedevo nel Sacro Cuore. Per me, a quella forza divina si univa una delicatezza di anima molto raffinata, un atteggiamento molto rispettoso, una grande risolutezza, così robusta che non si agitava mai bensì procedeva sempre con serenità. Il Sacro Cuore di Gesù era per me il massimo della dignità, l’immagine stessa della forza virile, del tutto incompatibile col ragazzo boxeur, che dice parolacce e balla in modo scandaloso vantando la sua trasgressione.

 

Un tifone mostruoso

Non potete immaginare lo shock che provavo ogni giorno scendendo nel cortile del collegio per la ricreazione. Tornando poi a casa ritrovavo la compostezza, la decenza, la gentilezza e la protezione. Nei periodi di calma e di solitudine, grazie a Dio molto frequenti, riflettevo su quanto avevo presenziato a scuola quel giorno.

A un certo punto, ho notato molto chiaramente il contenuto neopagano di questa modernità, della quale faceva parte l’avanzare di un certo “hollywoodismo”, insieme all’egualitarismo e all’ateismo.

Mi resi conto che l’agitazione, la brutalità, i modi debosciati e volgari, il linguaggio intenzionalmente sbagliato – anche dal punto di vista grammaticale – di tanti miei compagni erano un tutt’uno con l’impurità, qualcosa di profondamente consono al vizio morale. In alcuni ragazzi ho percepito non soltanto una propensione per questo o quel vizio, ma per l’insieme. Esaminando questa mentalità, ho trovato alla radice un vero amore per il male.

Non mi è stato difficile comprendere, poi, che il cortile della mia scuola era una sorta di miniatura del mondo. Sul tram per ritornare a casa trovavo molti ragazzi di altre scuole. Ho analizzato i loro atteggiamenti con molta attenzione. Erano identici a quelli dei miei compagni. Non ci ho messo molto a capire che erano circoli concentrici che replicavano, nei nostri piccoli ambienti, fenomeni che interessavano un numero enorme di persone, in pratica tutta la società. C’era dunque un movimento universale che stava trasformando un’intera civiltà, che in passato era stata migliore.

Questo movimento mi appariva come un tifone mostruoso che portava l’irreligione, scagliandosi contro l’ordine, la tranquillità, la stabilità e la grandezza. Un movimento che cercava di formare una società umana opposta ad ogni tradizione. Ribollendo di odio e di caos, sconvolgeva tutto quanto io invece veneravo, calpestando tutto quanto potesse indicare il retto cammino.

Questi aspetti del male, che io prima avevo conosciuto in modo fugace, insieme conformavano la fisionomia dell’epoca in cui io ero destinato a vivere, un mondo che mi sembrava l’esatto opposto della formazione che avevo ricevuto dalla mia famiglia e dai padri gesuiti, soprattutto un mondo contrario al Sacro Cuore di Gesù.

Ho pensato: “Questo succede a San Paolo. Ma se nella mia città è così, non posso farmi illusioni. Questa è un’ondata che travolgerà tutta l’umanità! Sta nascendo un nuovo mondo, in cui il male è il re!”

Mi trovavo, dunque, di fronte ad un movimento universale, organizzato e coeso, con una mentalità unica, che si esprimeva in varie forme e abbracciava tutti gli assunti. Percepii che questo movimento aveva un nucleo unico, che non era una causa inerte, ma viva. E avanzava con un tale dinamismo, una tale sicurezza, una tale forza, che era diventato irresistibile. Via di questo passo, sarebbe entrato necessariamente in collisione frontale con la Chiesa cattolica, nel tentativo di distruggerla.

Era l’inizio dell’idea di Rivoluzione.

 

I mostri della «Divina Commedia»

Avevo più volte visto, nella biblioteca di mio padre, un grande libro molto bello, rilegato in pelle rossa e con tranche dorée. Era così grande che non ci stava in piedi sullo scaffale. Sulla copertina, in caratteri d’oro, il titolo: «Divina Commedia».

Ho immaginato che fosse un trattato di religione, e volevo quindi leggerlo. Qualcosa mi ha portato a non chiedere il permesso a mio padre. Io tendevo a rovinare i libri. Se gli avessi chiesto permesso, molto probabilmente me lo avrebbe negato. Era un libro molto pregiato.

Un giorno, mentre egli era al lavoro e anche mia madre era assente, ho preso il libro e ho iniziato a sfogliarlo. Era un’edizione di lusso della famosa opera di Dante, con incisioni di Gustave Doré. Io non sapevo ancora l’italiano ma, vista la somiglianza con il portoghese, qualcosa ho capito. Soprattutto, però, mi hanno colpito le illustrazioni. Questo artista francese conosceva perfettamente la «Divina Commedia» e le sue illustrazioni rispecchiavano esattamente il testo di Dante.

Nei capitoli sul Cielo erano illustrati angeli bellissimi, riuniti in cori che formavano grandi cerchi sempre più luminosi. Nell’Inferno, invece, c’erano esseri mostruosi, orribili d’aspetto, che sogghignavano in modo orrendo. Pensai: “Questo è il mondo di oggi!”.

Mi è sempre stato facile mettere in relazione le cose tra loro, formando in questo modo, attraverso certi simboli, idee globali della realtà.

Non usavo ancora il termine “Rivoluzione”, ma ho pensato: “Ecco! Dante, il cui pensiero riesco ad afferrare soltanto in parte, ha saputo personificare il male. Questo è l’album del male! Riconosco in questa figura la risata dell’uomo impuro, in quell’altra vedo l’odio, e ancora l’ipocrisia oppure la sporcizia. In queste immagini io vedo ogni forma di male!”.

Poco dopo, ho sentito da una persona l’espressione francese “Plus ça change, plus c’est la même chose” – Più una cosa cambia, più resta la stessa.L’espressione mi è molto piaciuta. Ho pensato: “Questo movimento misterioso, sintesi di tutti i mostri maledetti della Divina Commedia, sintesi di tutti i mali, è sempre in evoluzione, ma resta sempre lo stesso. Più questo movimento cambia, tanto più è la stessa cosa!”

 

La grande illuminazione e il grande incontro

Nel corso del tempo, io avevo conosciuto la Chiesa cattolica in modo sempre più perfetto. Avevo avuto nei suoi confronti atteggiamenti di crescente accettazione ed entusiasmo. Mi ero dato alla Chiesa senza alcuna restrizione, cavalcando le stelle verso una luce sempre più intensa. Per me, la divinità della Chiesa era di prima evidenza. Io quindi pregavo con molta pietà, ma con un fervore che ancora non mi soddisfaceva, forse per la mia giovane età, forse per la mancanza di intensi combattimenti spirituali.

Quando avevo più o meno undici anni ho avuto una grande illuminazione interiore. Mi sono reso conto all’improvviso, con una chiarezza assoluta, di una cosa che finora avevo soltanto intuito: tutta questa battaglia che infuriava attorno a me aveva come centro la Religione.

Quasi tutto ciò che i cattivi ragazzi facevano era vietato dalla dottrina cattolica. E quasi tutto ciò che invece schernivano era da essa insegnato. Frequentavano l’ora di religione. Imparavano le lezioni. Qualcuno perfino pregava, si confessava e faceva la comunione. Ma il giorno dopo, tornavano al peccato e alla malvagità. Erano totalmente dominati dall’influenza rivoluzionaria. La Fede era come una vecchia, travolta dalla corrosione del tempo, alla quale le nuove generazioni voltavano le spalle ridendo.

Fondamentalmente, questa era una lotta religiosa: essere o non essere come Nostro Signore ha stabilito, come la Chiesa cattolica dispone, come tutti i santi sono stati.

Ho capito allora che la Chiesa cattolica era l’unico fondamento e l’unico senso di tutto ciò che mi piaceva. Era Lei il sostegno, la spiegazione, il fine, il centro e la luce della verità, della santità e di tutto quanto io amavo, anche della bontà nell’ordine temporale. La Chiesa era la matrice dell’opposizione al male. Doveva pertanto essere amata al di sopra di tutte le cose che mi erano care. La Chiesa apparve per me come una realtà supremamente buona, vera e bella. E, dietro la Chiesa c’era Nostro Signore Gesù Cristo.

In modo del tutto provvidenziale, dunque, proprio mentre mi accingevo ad iniziare le grandi battaglie spirituali della mia vita, l’influenza della Chiesa e del Sacro Cuore di Gesù su di me è molto cresciuta.

Io guardavo la fisionomia dei santi e riflettevo: “Vedi? È così che la Chiesa vuole che la gente sia, e non come tanti ragazzi di oggi, frenetici, irriverenti, maleducati. Se questo santo che vedo sull’altare fosse un ragazzo e vivesse nei giorni nostri, in mezzo ai miei colleghi, sarebbe linciato, scorticato perché questi ragazzi sono l’opposto della santità! Questo insieme di cose bellissime che vedo nella Chiesa, con al vertice il Sacro Cuore di Gesù, è l’opposto di questa nuova mentalità!”

La conoscenza del nemico ha rafforzato la mia innocenza. Lo scontro con la Rivoluzione mi ha portato, nell’ordine del pensiero, a chiarire molti concetti e, nell’ordine della volontà, ad amare con maggiore intensità la Chiesa, proprio perché era aggredita dalla Rivoluzione. Ho cominciato a contemplare la Chiesa in quanto militante. In altre parole, è nato nel mio spirito un concetto contro-rivoluzionario della religione, come una forza che ci presenta verità eterne, necessarie per la salvezza delle nostre anime, una forza che ci conduce al Cielo e che imprime alla nostra vita un certo stile, l’unico che fa l’esistenza degna di essere vissuta. Una forza che, proprio per questo, è perseguitata dal male.

Ho cominciato anche a notare come i responsabili per l’insegnamento della dottrina cattolica e l’amministrazione dei sacramenti, cioè il clero, costituissero una classe a sé, una sorta di “vaso di elezione” che aveva non solo il compito ma anche lo spirito e la grazia necessaria per adempiere alla propria missione. Il clero era il cuore della Chiesa. Ma mi sono reso conto che i suoi membri vivevano in un ambiente tutto loro, e non sempre capivano cosa stesse accadendo nel mondo. Era quindi necessario che qualcuno conducesse, in mezzo ai ragazzi, la battaglia a favore di ciò che i sacerdoti rappresentavano.

Questo fu il mio grande incontro con la Santa Chiesa e col Sacro Cuore di Gesù, molto più profondo e serio di quanto non fossero stati i miei entusiasmi durante la prima infanzia. Avevo varcato una pietra miliare della mia storia e cominciavo a vivere veramente.

 

Isolamento

La conoscenza della Rivoluzione nella sua totalità mi portò naturalmente a valutare la mia personale situazione nei suoi confronti. Ho subito capito che rappresentavo un modo di essere, un programma di vita, assolutamente incompatibile con l’ondata moderna.

In relazione al modo di essere “normale” dei miei coetanei, io ero pieno di difetti. Ero una sorta di compendio di tutto ciò da loro biasimato. Ero puro, educato, mi confessavo, facevo la comunione, pregavo. Loro invece erano estremamente vivaci, agitati. Io ero tranquillo e contemplativo. Loro assumevano atteggiamenti da cow boy. Io conservavo i modi pacati d’un tempo. Io non avrei mai potuto divertirmi come loro. Ero il più pacato dei ragazzi.

Pensavo: “Allora, io sono diverso? Soltanto io?”.

È stata per me una grande sorpresa, che ha segnato a fondo questo periodo della mia vita. Si profilava per me un isolamento tremendo, che prima non avevo mai esperimentato poiché, nella mia innocenza, convivevo senza problemi con le persone, nella gioia dell’armonia e del volersi bene.

Ora invece dovevo adattarmi alla nuova situazione. Mi rendevo perfettamente conto che, per adattarmi a questo mondo nel quale ero chiamato a vivere, avrei dovuto cambiare completamente il mio modo di essere, diventando come gli altri ragazzi. Se non lo avessi fatto, sarei stato emarginato tutta la vita, e avrei dovuto portare la croce d’una solitudine immensa, amara e profonda.

Ho considerato la lotta tremenda che mi aspettava nel caso fossi rimasto fedele. Era talmente gigantesca che ho avuto persino la tentazione di arrendermi: “Chissà se posso abbandonare questa lotta e vivere tranquillo in qualche angoletto nascosto?”

 

L’alternativa

Poi ho capito che dovevo scegliere tra due strade: accettare l’influenza dello spirito “hollywoodiano”, cambiando le mie idee e rinunciando al mio modo di essere per adattarmi all’ambiente imperante, oppure conservare la mia posizione ed entrare in rotta di collisione con tale ambiente.

Era una lotta interiore per rispondere alla domanda cruciale: “Come sarò?”

Nel primo caso, la mia vita sarebbe stata comoda, morbida e deliziosa. Sentivo, però, che in qualche modo avrei dovuto rinunciare alla Chiesa, al Sacro Cuore di Gesù e a mia mamma. Sarei dovuto scendere a patti col male, esplicitamente o implicitamente. Sentivo che, prima o poi, avrei smesso di pregare, col rischio di perdere perfino la fede. Avrei abbandonato le tradizioni e mi sarei buttato in una vita sempre più sfrenata, atea e materialista. Avrei giocato al gioco della felicità con questa modernità, ma tutte le luci della mia innocenza, quei soli della mia infanzia, si sarebbero spenti. Avrei anche commesso una grande ipocrisia, una sorta di suicidio morale, poiché ero convinto che la verità stava nella religione cattolica e negli stili tradizionali ad essa conformi.

Nel secondo caso avrei avuto una giovinezza difficile e ardua, perché la fedeltà ai miei ideali mi avrebbe messo contro quasi tutti i ragazzi del mio ambiente. Avrei dovuto condurre una vita di lotta strenua, in un certo senso contro tutto e contro tutti, perché nel mio ambiente sociale la maggior parte delle persone aderivano alla nuova mentalità, comprese persone a me molto vicine. Non ci sarebbe stato praticamente posto per me nel mondo. Sarebbe scattata nei miei confronti una persecuzione fatta di sdegno, di beffe e di isolamento, che avrebbe fatto di me un ragazzo odiato e disprezzato.

Sarei stato circondato da una opinione generale che avrebbe cercato di impormi qualcosa che io temevo più del mio stesso annientamento: la mia deturpazione. Se io mi fossi aperto a uno dei qualsiasi aspetti rivoluzionari del mondo moderno, per quanto insignificante fosse, sarei stato trascinato fino al baratro.

Ho quindi capito che dovevo intraprendere una lotta totale. L’alternativa era perdere tutto.

Pensavo: “Da parte di alcuni c’è l’evidente sforzo per distruggermi. Anche se non lo dicono, il senso della loro vita non è tanto la sensualità, come potrebbe sembrare, ma la brama di distruggere ciò che io amo e che ormai conforma il mio spirito. Il significato della loro vita, tanto quanto della mia, sarà quello di vincere questa battaglia”.

Ho intrapreso questa lotta con la ferma convinzione che, volendo, avrei trovato il modo di portarla avanti, poiché stavo abbracciando la causa della Chiesa. Una causa che, anche quando può sembrare persa, è la causa vittoriosa per eccellenza, dal momento che si fonda sulla formale promessa di Nostro Signore. Ero anche consapevole che se avessi messo in dubbio la divinità della religione cattolica, il mio edificio interiore sarebbe crollato. Non avendo la certezza che Nostro Signore Gesù Cristo fosse l’Uomo-Dio, non avrei potuto nemmeno confidare nella Sua parola, e neanche nel valore della promessa d’indistruttibilità della Sua Chiesa. Ora, io ho sempre avuto questa certezza come assoluta e indiscutibile.

Inoltre, guardando dentro di me notavo aspirazioni così nobili ed elevate, che evidentemente provenivano da una fonte che non ero io. Era un lumen incomparabilmente superiore a me stesso: la grazia divina di cui, però, non avevo ancora una nozione esatta. Ho capito che, in fondo, tutto questo veniva da Dio e corrispondeva perfettamente alla mia natura. Ho capito che avevo il diritto di essere come ero, e che non avrei mai dovuto cambiare in alcun modo.

Fondamentalmente, il problema era quello di scegliere tra la via del piacere e quella del dovere.

 

La decisione

Non ci ho messo molto a prendere la mia decisione. Ho scelto la lotta e ho detto:

“Sono cattolico, apostolico, romano! Io non credo in niente, non accetto niente che non sia cattolico, apostolico, romano! Non abbandonerò mai l’unica vera religione, né cesserò di essere casto per causa di questa gente! Mai potrò diventare come loro! Devo resistere! Io devo servire ciò che amo!

“Qualunque cosa mi possa accadere io sarò contro questo mondo. Questo mondo ed io siamo nemici inconciliabili. Difenderò la purezza, difenderò la Chiesa, difenderò la gerarchia politica e sociale; sarò in favore della dignità e del decoro! Questi valori si identificano con la mia vita, tanto che resterei loro fedele anche se dovessi rimanere l’ultimo tra gli uomini, calpestato, stritolato, distrutto! Questa è la mia decisione per il resto della vita! Devo buttarmi nella mischia? Ebbene, imparerò a lottare. Se fosse necessario, vivrò lottando”.

Era chiaro che questa lotta sarebbe durata tutta la mia vita perché, essendosi sviluppato lungo vari secoli, era evidente che il processo del male non si sarebbe spento prontamente. Era anche chiaro che questa lotta avrebbe annullato il mio futuro mondano. Avrei dovuto rinunciare a tutto quanto nel mondo era fonte di prestigio: posizione sociale, soldi, rinomanza politica e via dicendo. Io non sarei mai stato un uomo ricco, né avrei mai potuto godermi la vita. La mia sarebbe stata una vita dura, modesta e tormentata. Ho scelto questa vita senza esitazioni, per fedeltà a Nostro Signore Gesù Cristo e alla Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana, la luce suprema della mia vita!

Ma non per questo sono diventato una persona triste, arrabbiata o misantropa. Anzi. Questa decisione non mi ha impedito di essere felice e di godere i legittimi piaceri della vita. Mi sono rivestito di una nuova personalità, conquistata con la forza, senza rinunciare al mio carattere.

D’altra parte, consideravo con amore le rovine del passato, i costumi, le mentalità, gli ultimi resti d’una gloriosa tradizione. Mi rendevo perfettamente conto che tutto questo andava scemando e sarebbe eventualmente sparito. Ho cominciato a studiare e ammirare sempre di più la civiltà cristiana del passato. Ho amato queste rovine con tutto il cuore e ho deciso di impegnare la mia vita per impedire che fossero distrutte.

Una volta, riferendomi a questo periodo della mia vita, ho scritto:

“Quando ero ancora molto giovane, considerai rapito le rovine della Cristianità. Ad esse affidai il mio cuore. Voltai le spalle al mio futuro, e di quel passato carico di benedizioni feci il mio avvenire!”

Era nata in me l’idea della Contro-Rivoluzione.

Categoria: Ottobre 2012

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