2012

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Ambientalismo: molta propaganda e poca scienza

 

Il 31 gennaio 1977, la rivista Time pubblicava una copertina allarmista: “Il grande gelo”. Il noto settimanale americano annunciava l’imminenza di una nuova era glaciale, conseguenza dei mutamenti climatici causati dall’azione dell’uomo sulla natura.

Venticinque anni dopo, il 9 aprile 2001, il Time pubblicava un’altra copertina allarmista, questa volta, però, di segno opposto. Col titolo “Riscaldamento globale”, il settimanale americano annunciava l’imminente pericolo di riscaldamento della Terra, provocato, neanche a dirlo, dall’azione dell’uomo sulla natura.

Nulla, forse, riesce ad illustrare meglio del clamoroso voltafaccia di Time il carattere fortemente propagandistico di un certo ambientalismo.

Ecco un altro esempio di quanto la propaganda abbia preso il sopravvento sulla verità scientifica. Tutti siamo convinti che la foresta amazzonica sia il “polmone verde” del mondo. La realtà, invece, è che l’Amazzonia non genera neanche una molecola di ossigeno. Quando una foresta raggiunge la maturità accumula una grande quantità di materiale in decomposizione sul suolo. Perciò, tutto l’ossigeno prodotto durante il giorno con la fotosintesi, viene consumato la notte con i processi di putrefazione. Risultato netto finale: zero. Il vero “polmone verde” del mondo sono gli oceani.

Nel libro «Psicosi ambientalista» recentemente pubblicato a San Paolo, il Principe Bertrand d’Orleans e Bragança smonta ad uno ad uno i vari miti propagandistici creati da un certo ambientalismo. E lo fa fondandosi sulle tesi di autorevoli scienziati.


Riscaldamento globale?


Il prof. Luiz Carlos Baldicero Molion, già direttore dell’Istituto Nazionale di Ricerche Spaziali del Brasile e attuale direttore dell’Istituto di Scienze Atmosferiche, confuta molti dei dati proposti dall’Intergovernmental Panel on Climate Change, affermando che “con le attuali conoscenze sul clima è impossibile identificare e comprovare un eventuale riscaldamento globale antropogenico”, cioè causato dall’uomo.

“È innegabile che la temperatura globale sia salita in questi ultimi 100 anni – prosegue il prof. Baldicero – ma ciò è successo per cause naturali e non antropiche. Il gelo artico si era già sciolto, per esempio, tra il 1920 e il 1945, quando l’uomo emetteva appena il 10% di CO2 emessa oggi. Nel 2009 la copertura di ghiaccio era superiore al 2007, dopo un inverno molto severo al Nord”.

Lo scienziato ricorda che durante il Medioevo (800-1200) vi fu un riscaldamento globale più pronunciato dell’attuale, il cosiddetto “optimum climatico medioevale”. In questo periodo l’Inghilterra produceva vino e la Groenlandia era ciò che il suo nome indica: una terra verde. Dal secolo XVI al XIX, invece, vi fu la “piccola era glaciale”. Le cronache narrano che il Tamigi ghiacciava regolarmente. Poi, all’interno di questi macro-cicli vi sono micro-cicli. Per esempio, all’inizio degli anni ‘40 si diceva che la terra stava ribollendo, a causa del riscaldamento verificatosi tra il 1925 e il 1946. All’inizio degli anni ’70, si pensava, al contrario, che il pianeta stesse entrando in un’era glaciale a causa del raffreddamento tra il 1947 e il 1976.

Sulla stessa lunghezza d’onda di Baldicero è il prof. José Carlos Almeida de Azevedo, del Massachusetts Institute of Technology: “Non esiste proporzione fra l’azione umana e la natura. L’uomo non ha la capacità di cambiare il clima, la sproporzione è semplicemente fantastica. (…) Io ho studiato molto questo argomento, e ho trovato una serie di contraddizioni e di incoerenze nel modo in cui è presentato al pubblico”.

Sull’argomento il prof. Gustavo Baptista, docente di Geoscienze presso l’Università di Brasilia, è molto esplicito: “Il riscaldamento globale sa più di religione che di scienza”.

Il modello del riscaldamento globale si fonda su previsioni climatiche a lunga scadenza. Ora, è assolutamente impossibile predire il clima nel futuro. In un manifesto firmato da decine di scienziati americani, tra cui Austin Harper, docente di Fisica a Princeton e Richard Lindzen, docente nel MIT, si legge: “La Terra si è raffreddata in questi ultimi dieci anni. Tale raffreddamento non è stato previsto dai modelli computerizzati. I migliori meteorologi del mondo non riescono a predire il clima con due settimane di anticipo, figuriamoci predirlo per il prossimo secolo. Siamo inondati da affermazioni non fondate su prove. Bisogna dirlo ad alta voce: le prove non esistono”.


Scienziati denunciano l’ambientalismo ideologico


Il Principe Bertrand d’Orleans e Bragança dedica due interi capitoli del suo libro alle citazioni di scienziati di risonanza mondiale che respingono i miti dell’ideologia ambientalista.

In questa sezione del volume è riportato l’Appello di Heidelberg, un manifesto firmato nel 1992 da 425 scienziati, e che oggi raccoglie il consenso di oltre quattromila luminari di tutto il mondo, compresi settantadue Nobel. “Siamo preoccupati in questo inizio di secolo XXI col sorgere di un’ideologia irrazionale che si oppone al progresso scientifico e industriale”, leggiamo nel preambolo dell’Appello.

Il libro «Psicosi ambientalista» contiene, inoltre, le opinioni di ben novantaquattro scienziati e personaggi pubblici, ripartite in cinque argomenti-chiave:

— Non esiste prova scientifica del riscaldamento globale

— L’effetto serra non è scientificamente comprovato

— Punti specifici che gli scienziati contestano

— Distorsioni e frode nei rapporti dell’Intergovernmental Panel on Climate Change

— Ambientalismo, una campagna propagandistica fondata sulla farsa


Sostituto del comunismo


“La sinistra è rimasta totalmente spiazzata dal manifesto fallimento del socialismo e del comunismo. Di conseguenza ha dovuto trovare un’altra via per canalizzare il suo anticapitalismo. E l’ha trovata nell’ambientalismo”. Ecco il pensiero di Lord Lawson of Blaby, già Segretario dell’Energia della Gran Bretagna.

Esagerato? Niente affatto. Gli stessi ambientalisti avallano tale affermazione. Sentiamo, per esempio, Patrick Moore, co-fondatore di Greenpeace: “Una ragione per il sorgere dell’ambientalismo radicale è il fallimento del comunismo mondiale. Quando il muro è crollato un sacco di pacifisti e di attivisti politici hanno migrato verso il movimento ambientalista, portando con loro il neo-marxismo. Hanno imparato a usare una lingua verde per mascherare programmi che in realtà avevano molto più a che fare con l’anticapitalismo e l’anti-globalizzazione che non con l’ecologia e con la scienza”.

Molti ambientalisti radicali sfruttano gli argomenti ecologisti per imporre la loro agenda socialista. Lo dice chiaro e tondo l’ex Ministro del Medio Ambiente del Canada, Christine S. Stewart: “Non è importante se tutta la nostra base scientifica è falsa. Il cambio climatico ci offre la migliore opportunità per imporre la giustizia e l’uguaglianza nel mondo”.

Le fa eco Timothy Wirth, già assessore del vice-presidente Albert Gore e attuale presidente della United Nations Fondation: “Anche se la teoria del riscaldamento globale fosse sbagliata, noi faremo la cosa giusta in termini politici ed economici”.

Non diversamente la pensa John Holdren assessore del presidente Obama per la Scienza: “Le informazioni sui cambiamenti climatici possono e devono essere utilizzate per modificare le barriere strutturali e i comportamenti nella nostra società”.


Catastrofismo voluto


Non sono pochi gli ambientalisti radicali che auspicano una catastrofe planetaria, pur di imporre la loro agenda. Jonathon Porritt, guru dei verdi britannici, non usa mezzi termini: “Abbiamo bisogno di una catastrofe per poter cambiare le cose. Parlo in senso letterale. L’unico modo di scuotere l’umanità è uno shock così profondo e doloroso che non ci lasci altra via se non cambiare le nostre strutture”.

Non meno esplicito è Maurice Strong, segretario generale della II United Nations Conference on Environment and Development: “L’unica speranza per il nostro pianeta è il collasso delle civiltà industriali. Il nostro compito è di rendere realtà tale collasso”.

Un orientamento comune a buona parte della propaganda ambientalista. Afferma Stephen Schneider, docente di Biologia Ambientale presso l’Università di Stanford: “Abbiamo bisogno, naturalmente, di molta copertura dei media. Per questo dobbiamo offrire scenari angoscianti, dobbiamo semplificare, fare dichiarazioni drammatiche, non dobbiamo menzionare eventuali dubbi”.


“Climagate”


Alla vigilia della United Nations Climate Change Conference, tenutasi a Copenaghen nel 2009, alcuni hacker violarono il sistema informatico del Climatic Research Unit (CRU) dell’Università di East Anglia, in Inghilterra, il principale centro mondiale di climatologia. Volevano prendere visione dei dati sulle temperature utilizzati dal CRU nel Rapporto sul riscaldamento globale che serviva di base alla conferenza dell’ONU, e che l’istituto si ostinava a non rivelare.

Gli hacker riuscirono a procurarsi migliaia di email trasmesse dagli scienziati del CRU, alcune delle quali estremamente compromettenti. I messaggi dimostravano, infatti, che gli studiosi avevano volutamente alterato i grafici per poter dimostrare che il pianeta si è riscaldato in modo abnorme negli ultimi 100 anni. L’email mostravano, inoltre, le tattiche intimidatorie nei confronti dei colleghi che discordavano dalle loro conclusioni. Facendo leva sulla propria autorevolezza, gli studiosi del CRU giungevano perfino a boicottare la pubblicazione di studi divergenti in riviste specializzate.

Il prof. Phil Jones, direttore del Centro di ricerche climatiche dell’Università di East Anglia, “sommo sacerdote” del dogma del riscaldamento globale e autore delle email più compromettenti, dovette fare un pubblico mea culpa, ammettendo di aver manipolato i dati per aggiustarli alla sua visione. Dichiarò, inoltre, che in due periodi della storia recente (1860-1880 e 1910-1940) si è verificato un riscaldamento globale simile a quello attuale. Dulcis in fundo, dovette ammettere che i dati del CRU mostrano che, dal 1995 ad oggi, non si è registrato nessun riscaldamento degno di attenzione.

Il libro conclude contrastando l’ambientalismo settario sopra illustrato, col vero ambientalismo ispirato allo spirito della Chiesa. Infatti, la più ingente opera di “riqualificazione ambientale” mai intrapresa dall’uomo è stata la trasformazione dell’Europa, durante il Medioevo, da palude infetta al giardino coltivato che oggi possiamo ammirare. Questa meravigliosa metamoforsi è stata opera della Chiesa, e specialmente dell’umile lavoro dei monaci, che hanno trasformato vaste estensioni pantanose in ciò che William de Malmesbury definiva nel 1122 “una replica del Paradiso”.

Categoria: Dicembre 2012

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