2013

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Aspetti della società organica nella sua origine

di Nelson Fragelli

 

Una visita al castello di Windsor, una delle residenze ufficiali della regina Elisabetta II, alla periferia di Londra, ci mostra un aspetto fondamentale della società organica feudale. Costruito in pieno Medioevo, il castello riflette molti dei principi cristiani che a quell’epoca pervadevano la religione, lo Stato e la cultura. In questo scenario da favola, il visitatore è trasportato dal grigiore della realtà quotidiana al mondo reso reale dal Medioevo. In Windsor, come in tanti altri castelli del tempo, la maestà dello stile architettonico, la forza dei suoi elementi strutturali, abbinati alla delicatezza e raffinatezza dei suoi elementi ornamentali, smorzano nell’osservatore  molti dei pregiudizi moderni contro i “secoli bui”. Il castello è una potente rappresentazione dell’idea, dominante nel cristianesimo, che la finalità dello Stato sia sacrale, essendo il potere pubblico di origine divina. La sua grandezza è di natura amichevole, quasi paterna, come la grandezza delle cattedrali. Entrambi, castelli e cattedrali, invitano a entrarvi. Infatti, quasi mille anni dopo la sua costruzione, il castello di Windsor attira folle sempre più numerose di turisti.

Questo rapporto paterno tra signori e servi è molto evidente, per esempio, nella cucina del castello di Windsor. La sua altezza, le sue colonne, i suoi vasti spazi hanno la dignità di un tempio. Non è strano? La grandezza della residenza signorile non dovrebbe essere limitata alle aree destinate ai padroni? Non sarebbe più comprensibile che i servitori fossero relegati a dipendenze più modeste? Non era questa la mentalità dell’uomo medievale, epoca in cui, nelle parole di Papa Leone XIII nell’enciclica Immortale Dei, “l’influenza della sapienza cristiana penetrava le leggi e i costumi”. Ogni servitore era considerato parte della famiglia. La famiglia era il fondamento più importante della società civile. E così la grandezza del Signore defluiva naturalmente fino agli inservienti, innalzandoli e rendendoli più degni. La ragione di questo modo di pensare e di agire è storica.

La storia ci mostra che, lungo il corso del Medioevo, recependo il grave dovere di soddisfare le esigenze dei loro sudditi, i governanti erano vicini ai governati. Da dove sorgeva questa legge? Chi l’aveva imposta? C’era un “INPS” che dettava le regole del benessere sociale? Niente affatto! Le regole erano nate in modo organico, dagli stessi costumi e tradizioni di ogni popolo, flessibili secondo le esigenze locali, variando quindi da paese a paese, comunque sempre guidate dai principi di onore e di fedeltà santamente insegnati dal clero. La Chiesa era l’anima della società medievale, e in particolare dei suoi governanti. Essa li educò secondo i principi evangelici, portandoli a imitare Nostro Signore Gesù Cristo, che si era sacrificato per i suoi: “Dopo aver amato i suoi, li amò sino alla fine” (Gio. 13, 1).

L’Europa di allora era piena di santi, a ogni livello della società e in ogni campo. L’esempio dei santi trascinava la popolazione. I santi diffusero una concezione quasi paradisiaca delle relazioni sociali. Oltre all’amore e al rispetto per la gerarchia, insegnarono anche la necessità di proteggere i poveri e i bisognosi. Alla nobiltà nascente, insegnarono il disinteresse e il distacco dai beni materiali. Successo ancor maggiore, l’esempio dei santi portò i signori alla fedeltà ai principi della Fede, base di ogni lealtà tra gli uomini. L’ordine sociale medievale si fondava sulla fedeltà e sull’onore. L’esempio dei santi tendeva a eliminare dalla vita sociale la menzogna e lo spergiuro, ponendo al centro la fedeltà alla parola data.

Il mondo antico non aveva conosciuto la diffusione di tali virtù in tutta la popolazione, dai signori ai servi. San Ferdinando di Castiglia, San Luigi di Francia, Sant’Enrico Imperatore, Sant’Elisabetta d’Ungheria e tanti altri governanti santi hanno dato esempio di fedeltà eroica. La fedeltà è la base della reciproca fiducia, e senza fiducia non c’è ordine sociale.

Com’è nato quest’ordine?

Le simultanee invasioni dei saraceni al sud, dei magiari a oriente e dei normanni a nord, avevano sfasciato l’impero carolingio. Con forza brutale, tali invasioni si abbatterono sull’Europa, devastandola. In alcune parti del Continente sparirono le vie di comunicazione, e con esse il commercio. I gruppi umani si isolarono in cerca di rifugio. Molte città furono abbandonate. Le famiglie più forti e meglio organizzate gradualmente presero in mano le funzioni dello Stato, offrendo protezione e difesa a un numero crescente di persone, che così passarono alle loro dipendenze. L’assalto dei barbari era incessante. Si viveva in un continuo stato di paura. Le famiglie principali dovettero quindi fortificare il territorio, unendo le forze per sopravvivere.

In mezzo al caos, la Chiesa era rimasta in piedi. Il clero consolava i nobili, spingendoli a combattere in difesa della civiltà. Cominciarono a moltiplicarsi fra gli invasori le conversioni. A poco a poco, la durezza della spada cominciò a cedere davanti allo splendore della santità della Chiesa. L’autorità cominciò a rinascere. Le roccaforti, inizialmente piccoli campi cinti di mura, divennero complessi castelli che, in pratica, funzionavano come un paese dove sorgeva una nuova società attorno alla famiglia del Signore. Gli agricoltori ricevevano dal Signore protezione, dovendo in cambio lavorare i campi attorno al castello. Molti, in seguito, divennero soldati, artigiani, muratori, fabbri, panettieri, medici e perfino artisti, scultori e compositori. Mentre il clero si occupava dell’educazione e della sanità pubblica (libera e gratuita), la nobiltà prendeva in carico la giustizia e l’edilizia, oltre, è chiaro, alla guerra.

Non c’era un codice di leggi. La legge emanava dalla realtà quotidiana, secondo i costumi particolari a quel piccolo paese o feudo. In questo modo sorse un’organizzazione sociale organica, perché non istituita dall’imposizione di un potere superiore, che non c’era, ma foggiata secondo gli usi e i costumi locali. Senza imporre nessuna norma, il clero assecondava la formazione di tale società organica, eliminandone le imperfezioni e correggendone gli errori, secondo i dettami della legge divina.

In questa società, i Signori vegliavano sui sudditi che, a loro volta, si sentivano protetti. I Signori vigilavano continuamente. In periodi particolarmente difficili, era normale che i signori passassero la notte con i cavalli, pronti per il combattimento. Tutta la difesa era nelle loro mani. Non abbandonavano le famiglie dei sudditi morti in guerra, ma se ne prendevano cura. Le chansons de geste sono piene di esempi dell’amore dei Signori nei confronti dei propri sudditi, come quella che ritrae il Signore piangente “con lacrime che gli bagnavano tutto il corpo” davanti al servo caduto sul campo dell’onore.

Gli artigiani e i contadini dovevano impegnarsi nella manutenzione materiale del feudo, dando ai governanti, in forma di imposta, una parte della produzione. Tale distribuzione organica delle funzioni, a poco a poco, diventava un principio di sapienza sociale.

Il rispetto e la riverenza dei sudditi nei confronti dei Signori avevano qualcosa di religioso. Abbondano, per esempio, vicende in cui i sudditi sono insorti in massa per liberare il proprio Signore fatto prigioniero in battaglia. Corrotti dalla mentalità liberale moderna, oggi non possiamo avere idea di cosa fosse la coesione tra Signori e sudditi.

Questo insieme, comprendendo i nobili, i sudditi e il clero del feudo, costituiva una “famiglia feudale”. In alcune regioni della Francia, secondo lo storico Georges Duby, queste famiglie erano vere e proprie comunità religiose, in quanto le loro abitudini erano ispirate all’austerità della vita monastica. La nobiltà rurale preferiva la fedeltà dei propri sudditi all’aumento della ricchezza.

La società organica medievale aveva il suo fondamento nella famiglia. Questa era la sua grande forza nel campo temporale. Nessun altro gruppo è in grado di comunicare al corpo sociale l’intensità di vita quanto la famiglia.

“In un certo senso – scrive il prof. Plinio Corrêa de Oliveira – la più vivace di tutte le società è la famiglia. (...) Nessun’altra società è cosi direttamente creata dalla natura come la famiglia. (...) Non vi è alcuna società per cui siamo così naturalmente inclini. (...) Una delle caratteristiche della civiltà cristiana sorta in Occidente dopo le invasioni dei barbari è quella di aver fatto della famiglia un’istituzione non puramente domestica e privata, come lo è oggi, ma la forza di propulsione di tutte, o quasi tutte, le attività politiche, sociali e professionali”.

La società medievale, fondata sulla famiglia e perciò organica, rappresenta la realizzazione in campo sociale della promessa divina: “Cercate il Regno di Dio e la sua giustizia e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù”. Tale sovrappiù è costituito dalla civiltà europea, la civiltà più splendida che l’umanità abbia mai conosciuto.

Categoria: Marzo 2013

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