2013

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Verso una dittatura omosessualista?

 

È successo a me un paio di mesi fa. Conducevo il mio programma mensile di catechesi in una nota emittente cattolica. Trattavo la dottrina della Chiesa in tema di omosessualità, usando il Catechismo della Chiesa Cattolica e la Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali, della Congregazione per la Dottrina della Fede, firmata dall’allora cardinale Joseph Ratzinger. Aperti i microfoni al pubblico, interviene, urlando, un energumeno: “Non è mica vero!”. Poi si è scatenato, ingiuriando Chiesa e conduttore, a tal punto che la regia ha dovuto togliergli subito la linea. Ecco, mi sono detto, non siamo più liberi di esporre in modo sereno la dottrina morale della Chiesa dai microfoni di una radio cattolica senza essere aggrediti in malo modo.

Ancora scosso dalla brutta esperienza, leggo la notizia che il colosso mondiale della spedizione UPS ha dovuto sospendere il finanziamento all’Associazione Scout americana, per la pressione delle lobby omosessualiste. Il motivo: per via dello stretto contatto fisico fra i ragazzi durante i campeggi, gli scout non ammettono persone di tendenze omosessuali.

Passate neanche due settimane, un altro colosso mondiale dell’alta tecnologia, Intel, che produce l’80% dei processori usati nei computer in tutto il mondo, ha dovuto cedere al movimento omosessualista, sospendendo a sua volta le donazioni all’Associazione Scout. Il colpo è stato durissimo. Un portavoce omosessuale ha dichiarato che preferiva buttare alle ortiche tutto il meritevole lavoro fatto dagli scout in più di un secolo, piuttosto che tollerare una tale “discriminazione”.

Accipicchia, pensai, se due giganti mondiali si sono dovuti piegare alle lobby omosessualiste, cosa può succedere ad una radio cattolica italiana?

Preoccupato per tali prospettive, mi giunge la notizia dell’aggressione, nella città di Curitiba, Brasile, a un gruppo di giovani dell’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira. Impegnati nella “Carovana per la famiglia”, i ragazzi stavano distribuendo sulla piazza un Catechismo su argomenti di ordine morale, scritto da un sacerdote. Tanto è bastato perché gli omosessuali si sentissero “discriminati” e attaccassero con violenza i giovani dell’Istituto. Dall’aggressione verbale sono passati a quella fisica, lanciando sassi contro i nostri volontari, ferendone uno alla testa. Solo la serenità e compostezza dei nostri ragazzi ha evitato il peggio.

Si sta passando velocemente dalla difesa dei diritti di una minoranza all’intolleranza militante nei confronti delle opinioni divergenti. Un’intolleranza che incute paura.

Forse questo spiega uno strano fenomeno rilevato da Ernesto Galli della Loggia, e che sta condizionando l’attuale dibattito in Italia riguardo alle coppie omosessuali e al loro diritto di adottare bambini. Molti oppositori non se la sentono di parlare apertamente perché hanno paura.

L’opinionista si meravigliava che, in tema di diritti degli omosessuali, fra gli intellettuali italiani non vi fosse nemmeno una voce fuori dal coro: “La discussione pubblica italiana sul riconoscimento del diritto al matrimonio e all’adozione per le persone omosessuali è caratterizzata da una mancanza di voci fuori dal coro rispetto al mainstream, il flusso delle idee dominanti. In specie da parte di chi, per professione (gli psicanalisti) o per vocazione (gli intellettuali in genere), in quella discussione, invece, dovrebbe far mostra della massima indipendenza di giudizio”.

Un aspetto dell’attuale dibattito pubblico in Italia è proprio la mancanza quasi totale di libertà per esprimere le proprie idee, quando queste non coincidono col politically correct.

“È abbastanza ovvio — continua Galli della Loggia — che nell’ambiente intellettuale chi pure dentro di sé è magari convintissimo che la natura esiste, che il genere corrisponde a una base sessuale biologica, che non si possa parlare di alcun diritto alla genitorialità (…)  esita tuttavia a dirlo chiaramente. Per la semplice ragione che non ama sottoporsi al giudizio negativo che una tale affermazione gli attirerebbe immediatamente da parte dei suoi simili”.

Una tale mancanza di libertà di espressione è più degna di un Minculpop che non di uno Stato di diritto, e conferisce nuovi contorni all’espressione di Benedetto XVI: la dittatura del relativismo. In questo senso, nell’attuale dibattito sui diritti delle coppie omosessuali ci stiamo giocando non solo i valori fondanti della civiltà cristiana, ma anche quelli della società liberale. (JL)

Categoria: Marzo 2013

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