2013

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Plinio Corrêa de Oliveira visto a corpo intero

 

Dalla contemplazione sacrale dell’universo al combattimento controla Rivoluzione. Itinerario di un “contemplativo in lotta”.

 

Due piani della realtà in una visione d’insieme

Secondo quanto riferisce un suo stretto parente, autore del precedente articolo, divenuto poi per lunghi anni anche un suo discepolo, in Plinio Corrêa de Oliveira i due occhi sembravano guardare piani diversi ma convergenti  in una visione d’insieme. Con un occhio, egli scrutava il processo di scristianizzazione della società che, con l’espressione già impiegata dal magistero pontificio, denominava la Rivoluzione (con la “R” maiuscola). Cioè, quel percorso storico di allontanamento dalla civiltà cristiana e dalla Chiesa, tendente alla completa emancipazione nei confronti di Dio stesso, che l’uomo occidentale via via più neo-pagano, aveva intrapreso nei secoli successivi al Medioevo. Nell’attenzione del pensatore brasiliano analizzare, confutare e pubblicamente stigmatizzare questo processo di decadenza e di apostasia, puntando a una “ricapitolazione in Cristo di tutte le cose” (Ef 1, 10), costituiva la priorità irrinunciabile.

Allo stesso tempo, l’altro occhio, lo occupava con altrettanta solerzia nella visione in chiave metafisica e religiosa di tutta la realtà che lo circondava. Infatti, egli si definiva un contemplativo in lotta; un contemplativo al quale per una grave circostanza storica toccò combattere la Rivoluzione. Ciò determinò per lui una missione controrivoluzionaria, che non avrebbe mai potuto in coscienza eludere e che onorò fino alla fine dei suoi giorni. Infatti, sarebbe difficile trovare una persona tanto convinta come lui di quella massima della Scrittura che si invera lungo tutta la storia umana, segnata dal peccato e dalla morte, e cioè,  che “militia est vita hominis super terram” (Gb. 7,1). Ma indipendentemente dalla circostanza di dover nascere e vivere nel processo di Rivoluzione, mosso dal desiderio di trovare il più alto grado possibile di amore verso Dio, egli riteneva che in qualsiasi altro frangente storico fosse vissuto, la sua vocazione princeps sarebbe stata comunque quella di un contemplativo.

 

La contemplazione:sorgente spirituale dell’azione

Tuttavia le realtà della polemica, dell’apologia e dell’azione non si dissociavano in lui minimamente dalla vocazione alla contemplazione sacrale, ritenendo che la prima doveva scaturire dalla seconda, vera sorgente spirituale di ogni valida azione temporale. Così, fra le due dimensioni della sua personalità non c’è alcun contrasto bensì un armonioso e vicendevole complemento. Si può affermare che fra l’autore di opere ampiamente note in Italia come «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione», «Trasbordo ideologico inavvertito e Dialogo», e il nuovo libro pubblicato dall’editore Cantagalli di Siena, «Innocenza primordiale e contemplazione sacrale dell’universo», non esiste altro che un continuum perfettamente armonico.

L’opera in questione costituisce un relativamente denso riassunto del suo pensiero espresso in molteplici conferenze e conversazioni registrate o annotate, tenute per decadi per diverse cerchie di amici e discepoli. Essa ha come fulcro le sue osservazioni su due aspetti da lui analizzati in modo particolare: da una parte, l’anima umana, considerata dai primi istanti di vita fino alla morte nel suo sviluppo ideale che l’autore racchiude nel concetto di innocenza primordiale e, dall’altra parte, l’ordine dell’universo in quanto riflettendo in ogni suo aspetto il Creatore,  realtà questa che è oggetto della contemplazione sacrale.

 

Una visione sulla scia di s.Tommaso e di s.Bonaventura

Si tratta, va detto, di pensieri non rivisti dall’autore, resi pubblici post mortem a San Paolo del Brasile nel 2008, precisamente nel centenario della sua nascita. Essi furono espressi, ripetiamo, a braccio, e in occasioni diverse. Eppure sono pensieri riportati con fedeltà e chiarezza e presentati in modo documentato e avvincente da un apposito comitato di redattori, rispettando così la volontà varie volte manifestata da Plinio Corrêa de Oliveira stesso. Chi vuole infatti conoscere in modo completo Plinio Corrêa de Oliveira non potrà prescindere dalla dimensione del suo insegnamento espresso nelle pagine di quest’opera, che ben riflette la sua ricca personalità e la sua vasta visione culturale e religiosa. Del resto, egli stesso talvolta ironizzava in modo benevolo su coloro che riuscivano a vederlo “soltanto dalle ginocchia in giù”.

Con stupefacente precocità, sin da bambino piccolo, Plinio Corrêa de Oliveira comincia a osservare tutto quanto lo circonda, a fare correlazioni fra le realtà della vita propria, delle persone che conosce, degli stessi oggetti e panorami che gli cadono sotto lo sguardo, con le verità della fede che gli vengono insegnate in famiglia e a scuola, con i principi di civiltà, con le letture storiche. Man mano che trascorre la vita, va organizzando tutte queste sue riflessioni in un vero e proprio sistema; una grande costruzione intellettuale che lui identifica con la visione dell’Ordine.

Un qualcosa che si potrebbe ritenere molto imparentato a quanto Santa Ildegarda, recentemente divenuta dottore della Chiesa, chiama la “sinfonia della Creazione”, la quale culmina nell’Incarnazione del Verbo e che ruota tutta intera attorno al Creatore. Il concetto di sacralità in Plinio Corrêa de Oliveira si relaziona intimamente alla trasparenza dell’Altissimo nelle opere create; al ruolo che queste hanno per permetterci di conoscerlo e amarlo più perfettamente, in un esercizio continuo che segue sia la quarta via di san Tommaso che l’itinerario bonaventuriano della mente verso Dio.

 

Osservazione ed esplicitazione

Da questa visione, appunto, sacrale, unitaria, armonica, architettonica, gerarchica dell’Universo, nasce nell’autore brasiliano una profonda sensibilità e acuità, tesa alla percezione dei simboli, delle rappresentazioni, di tutto quanto trascende la pura materia e riporta alla realtà spirituale, al sublime e all’assoluto, riconoscendovi il grande disegno dell’amore di Dio, al quale deve corrispondere una congrua lode che, nel suo caso, egli ritiene che non debba essere fatta solo di preghiera (che pure non manca, anzi) ma anche di esplicitazione continua di quanto osserva e pensa. Questo sforzo mentale, come osserviamo nel caso di atleti ben allenati alle fatiche fisiche, diventerà una sorta di seconda natura in lui, cioè, qualcosa di sempre più accessibile al suo spirito.

Plinio Corrêa de Oliveira esplicita i significati più alti e più densi di ogni persona, cosa o situazione che gli capita sotto gli occhi: dall’anima semplice di un barbone a quella del dignitario ecclesiastico o civile, dal tessuto pregiato alla bella pietra preziosa o semipreziosa, dall’atmosfera che si creava in un salotto sociale o nel presbiterio di una Chiesa dove è custodito il Santissimo, a quella del dipinto di una umile scena di genere. Il tutto in una visione sacrale, cioè che rimanda incessantemente alla sfera del metafisico e del religioso, la quale si rende trasparente più o meno dappertutto.

 

Omnia instaurare in Cristo

In questo continuo esercizio, che nella sua concezione, dovrebbe in un secondo momento tradursi in una vera e propria azione sociale con ramificazioni a tutti i campi dell’attività umana, Plinio Corrêa de Oliveira trova il significato profondo del motto paolino “Omnia instaurare in Cristo” e la ragione più valida e solida della Contro-Rivoluzione stessa.

Questa attività mentale è stata non solo il nutrimento della sua vita ma pure il refrigerio che le ha permesso di ricavare le forze necessarie al fine di affrontare le molte avversità. Insomma, lo sguardo rivolto a questi orizzonti ha creato in lui le condizioni di una vita assai appagata, ovviamente nel contesto della sua particolare e tante volte pesante via crucis. Come egli stesso diceva, questo frequentare simili realtà dello spirito, costituiva un “seminario per il Cielo” e per la ventura visione beatifica giacché, immaginava che la vita eterna probabilmente sarebbe consistita nello scoprire senza fine nuovi riflessi della gloria di Dio, in un modo indicibilmente più elevato di quello della vita presente.

Categoria: Giugno 2013

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