2013

Condividi questo articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to Twitter

I Re Magi a Milano

 

di Diego Zoia

 

Milano è da sempre un ponte fra Occidente e Oriente. L’antica liturgia ambrosiana richiama quelle orientali, in parole, segni, feste. Dall’Avvento di sei settimane, alla festa della Cristoforía (il ritorno della Sacra Famiglia dall’Egitto), passando per l’Epifania, per Milano una solennità tutta speciale. Speciale anche per la storia di una presenza preziosa: quella dei Magi.

Una storia fatta di re, di angeli, sogni, viaggi. I Magi, loro stessi re, pellegrini in cerca della luce della Verità, s’imbatterono nel malvagio sovrano Erode. Ripreso il cammino alla ricerca del Re dei Re, lo riconobbero nel Bambino Gesù; trovando in Lui anche la vera e unica Via. Poi ancora in viaggio, per ritornare alle terre d’origine, illuminati non più dalla stella, ma dalla vera luce di Vita che è il Cristo. E ancora a Gerusalemme, dopo la Passione e la Risurrezione del Signore, per manifestare definitivamente la Fede.

Cinta la corona di gloria nella corte del Cielo, il loro viaggio terreno non era finito. Sarà un’imperatrice, sant’Elena, che insieme agli Strumenti della Passione porterà i santi corpi dei Magi a Costantinopoli, in Santa Sofia. E non tarderà molto, che un altro sovrano, l’imperatore Costante, donerà le preziose reliquie e l’Arca che le racchiudeva al suo antico funzionario, Eustorgio, che lo aveva raggiunto nella nuova Roma per annunciargli la sua elezione a Vescovo di Milano.

Qui il santo Vescovo tornò col prezioso tesoro: correva l’anno 343. Percorrendo la Via Marzia, i buoi, col carro e la preziosa Arca dei Tre Re, si arrestarono nei pressi dell’attuale civico 6 di piazza Sant’Eustorgio, a Milano. Una lapide sulla facciata ricorda che in questa casa è conservato il primo fonte battesimale aperto nella città lombarda nei tempi apostolici, restaurato e ribenedetto dal cardinale Federico Borromeo nel 1673. Così come avevano cercato il Bambino Gesù, i Tre Re vollero sostare dove le anime rinascevano per la prima volta alla Grazia.

Eustorgio li onorò con la Basilica che oggi porta il suo nome. Quivi le preziose reliquie rimasero, veneratissime, fino al 23 luglio 1164, quando un altro imperatore, Federico I, il Barbarossa, durante una delle sue calate in Italia, ordinò al suo cancelliere, l’arcivescovo di Colonia Reinald von Dassel, di prelevare dall’Arca le reliquie.

Il cammino terreno, per i Magi, ricominciò: attraverso la Pieve di Dairago (feudo di von Dassel), passando da Busto Arsizio (dove sostarono), e poi su fino a Colonia, dove oggi sono venerati nel Duomo. Invano protestarono i milanesi. La contesa fu composta solo all’inizio del Novecento, quando il beato cardinale Carlo Ferrari, arcivescovo di Milano, ottenne una parziale restituzione delle reliquie dall’arcivescovo cardinale Anton Huber Fisher, ora conservate ancora in Sant’Eustorgio.

Da Milano, in fondo, i Magi non se ne sono mai andati: sia per la venerazione loro riservata (in città, con il bel corteo dell’Epifania, e a Busto Arsizio e a Dairago, ove passarono nel tragitto verso Colonia); sia - soprattutto - per le tre falangi che il Santo Padre Ambrogio donò nel 374 alla sorella S. Marcellina, da allora custodite nel suo cenobio, presso Brugherio. E proprio in questa cittadina fino ad oggi, ininterrottamente, esse sono venerate dai fedeli ambrosiani con solenni festeggiamenti, durante l’Epifania, quando vengono esposti gli “Umítt” (Ometti), reliquiario argenteo del XVIII secolo.

Ma ritorniamo nel Vicino Oriente, all’inizio della storia della vocazione, del tutto singolare, dei Magi, che per antichissima e venerabile tradizione sappiamo essere Re, per quanto comprendiamo che, oggidì, secondo quanto asseriva Plinio Corrêa de Oliveira, viste le istanze egualitarie, «possa infastidire che uomini con una professione tanto “cattiva” come quella di Re, siano stati chiamati ad adorare Nostro Signore Bambino».

Vocazione personale e nel contempo simbolicamente universale, come ebbe a rilevare il dott. Plinio: i Magi rappresentarono tutti i popoli «perché Nostro Signore volle che rappresentassero, ed erano lì perché Nostro Signore li chiamò come rappresentanti. Egli volle avere dei rappresentanti delle varie nazioni, li scelse, e la rappresentanza fu fatta. E fatta validamente, senza che vi fosse votazione alcuna, senza alcuna consegna di credenziali a Nostro Signore. Il fatto di aver lì un membro di ogni popolo costituiva, nell’ordine assoluto e profondo degli avvenimenti, una vera rappresentanza. […] Erano solo tre, ma quei tre rappresentavano ben altro nei piani della Provvidenza».

Con i loro doni, i tre Magi testimoniarono la fede nella Regalità, nella Divinità e nell’Umanità di Nostro Signore. Così come nelle icone bizantine la mangiatoia è raffigurata come un sepolcro, la mirra ci riconduce alla Passione redentrice del Signore. «Incontreremo qualcosa di simile ai piedi della Croce – prosegue il dott. Plinio – Così come Nostra Signora, San Giovanni e le sante donne vi stavano rappresentando tutto ciò che vi è di buono e di fedele nel genere umano, nel passato, nel presente e nel futuro, [i Re Magi] rappresentano una delegazione, rappresentano perché sono fedeli» (*).

È quanto la Madonna, per amore del Suo Divin Figlio che adoriamo Bambino insieme ai Magi, ci chiede: la fedeltà incondizionata a Nostro Signore, tanto nei momenti d’intima gioia, quanto nella “buona battaglia” che siamo chiamati a sostenere e a combattere, in questi giorni di prova, ai piedi della Croce.

Forse è proprio per questo che i Magi han voluto provvidenzialmente sostare, attraverso le loro reliquie, a Milano, dove è conservata anche quella, insigne, del Chiodo della Croce. Un richiamo per tutti alla fedeltà in questo pellegrinaggio terreno che nel cammino della Croce ci conduce alla gloria della Risurrezione.

Ed è per questo che, nel Rito Ambrosiano, nel giorno dei Santi Tre Re Magi, l’Epifania - giorno della manifestazione del Re dei Re e della Sua Sovranità a tutte le genti - si comunica solennemente ai fedeli la data della celebrazione della Sua Risurrezione: è Natale… o è già Pasqua?

(* Plinio Corrêa de Oliveira, Epifania do Senhor: os Reis Magos representando a humanidade aos pés do Salvador, in Santo do Dia del 5 Gennaio 1965)

Categoria: Dicembre 2013

Iscriviti alla Newsletter

captcha 
Inoltre se desiderate essere invitati alle riunioni pubbliche in una delle città sopra elencate, Vi preghiamo di selezionare la casella corrispondente.
FacebookTwitter