2014

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S. Pio X, il Grande

 

di S. E. Mons. Athanasius Schneider

 

Il 10 agosto 1914 moriva a Roma Papa s. Pio X, giunto al Soglio Pontificio undici anni prima. Di lui si ricordano la ferma opposizione al Modernismo (“sintesi di tutte le eresie”) e al nascente cattolicesimo democratico, ma anche l’ingente lavoro di restaurazione spirituale: dalla comunione ai bambini alla riforma liturgica alla disciplina nei seminari. Nel celebrare il centenario di questo grande Pontefice, trascriviamo alcuni brani dell’intervento di S. E. Mons. Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana, capitale del Kazakhstan, nell’Accademia Estiva delle TFP in Polonia.

 

Papa s. Pio X, il cui centenario di morte si celebra quest’anno, fu una grande luce per la Chiesa e per l’umanità allo scoccare del secolo XX. Questa luce si proietta fino ai giorni nostri, come un faro in mezzo alle tenebre dell’epoca moderna.

Dalla Rivoluzione francese, quella grande ribellione “contro il Signore e contro il suo Messia” (Sal. 2,2), l’apostasia da Cristo e dalla Sua Verità si è aggravata continuamente nella società civile. Oggi ne osserviamo le terribili conseguenze: la distruzione materiale, morale e spirituale della vita umana. La società civile crolla quando si sostituisce a Cristo l’uomo, facendo di costui l’arbitro della verità e l’oggetto di tutte le attenzioni. La malattia dei tempi moderni è l’antropocentrismo, che sfocia nella più terribile delle dittature: quella del relativismo. Ciò, rappresenta una forma di idolatria, un neopaganesimo. Purtroppo, questi mali hanno penetrato gradualmente anche la Chiesa, usando termini seduttori come “diritti umani” e “libertà”, invitando la Sposa di Cristo a “riconciliarsi” col mondo moderno.

S. Pio X fu un vero dono della Provvidenza. La sua figura paradigmatica si è ingigantita man mano che la crisi da lui denunciata si è aggravata. Con la Fede e il fuoco ardente di un autentico apostolo di Cristo, egli si staglia quasi come un Padre della Chiesa redivivo, nello spirito di un sant’Atanasio o di un sant’Ilario. S. Pio X resistette con fermezza all’ipocrita proposta di una riconciliazione della Chiesa con lo spirito del mondo moderno neopagano. Ci furono persone, perfino all’interno della Chiesa, che lo criticarono per essersi “chiuso” al mondo moderno. Niente di più sbagliato! Al contrario, Pio X fu sempre aperto, anzi spalancato, all’unica vera luce: quella di Cristo, che deve illuminare sia la Chiesa sia il mondo. In questo senso, egli si rivelò non solo un esimio pastore della Chiesa, ma anche un benefattore dell’umanità, un apostolo moderno e fecondo.

I frutti del suo lavoro sono oggi gravemente compromessi dalla crisi post-conciliare che divampa ormai da cinquant’anni. Io ritengo, però, che il suo motto “Instaurare omnia in Christo” (Ef. 1, 10) si stia cominciando a realizzare grazie ad iniziative per lo più laiche, cioè non appartenenti alle strutture ecclesiastiche, come, appunto, le associazioni Tradizione Famiglia Proprietà.

 

Semper idem

Molte persone si domandano se Giuseppe Sarto, il futuro Pio X, avesse questa mentalità già da giovane. I documenti mostrano chiaramente che, sin dai primi giorni della vita sacerdotale, egli è rimasto sempre fedele ai propri ideali. Nel Sinodo diocesano, convocato nel 1898 come Patriarca di Venezia, egli disse di sé: “Io sono da sempre quello stesso. Semper idem” (1).

Per Pio X la verità era identica alla persona di Cristo. Di conseguenza, egli non ammetteva nessun compromesso in cui la verità fosse sottaciuta, mascherata o relativizzata. Riteneva ogni compromesso un tradimento alla persona di Cristo, giacché non si può amare Nostro Signore Gesù Cristo solo a metà o soltanto un po’. Cristo, cioè tutta la verità da Lui rivelata, deve dominare pienamente in ogni fedele, nella vita ecclesiastica e in quella civile. Ecco la chiave per capire il lavoro pastorale e dottrinale di Pio X, portato avanti con coraggio e fierezza.

Nella sua prima Lettera pastorale come vescovo di Mantova, del 18 marzo 1885, egli traccia un programma pastorale: “Veggono questi tempi degli uomini protervi intimar guerra al cielo medesimo, impugnare i misteri, negare i miracoli, assalire con nuova impudenza Iddio nello stesso suo trono. (...) Ma verrà meno allora il mio coraggio? (…) Sia pur dunque tremenda la dignità dell’ufficio vescovile; sia gravissimo quel peso formidabile agli stessi omeri angelici; siano innanzi agli occhi queste stesse verità: che i vescovi devono essere Angeli, non solo per vita esemplare e per santità di costumi, ma eziandio per una certa abbondanza di lumi superni. (…) Non mi spaventerà mai la difficilissima impresa, messa di fronte alle mie troppo deboli forze, perché quanto più sarà malagevole e tanto più mi sosterrà la cristiana speranza col rappresentarmi Dio stesso, che ora colle parole dirette un tempo a Gedeone mi dirà: Io sarò teco, or come ad Abramo mi ripeterà: Non temere; io sono il tuo protettore e tua ricompensa grande oltremodo” (2).

Il lemma “Instaurare omnia in Christo” fu la stella polare che orientò l’opera di Giuseppe Sarto. Secondo lui, il progresso spirituale e la pace nella Chiesa sono assicurati solo quando si pone al primo posto Cristo e la Fede cattolica immutabile, ricevuta dalla Tradizione della Chiesa. In occasione della prima visita pastorale alla Diocesi di Mantova, egli scrisse ai sacerdoti. “Desidero di vedervi per risvegliare in voi le massime sublimi della fede; verrò a voi per ricordarvi che Gesù Cristo, autore e consumatore della nostra fede, quale fu ieri, tale è oggi, e il medesimo sarà sempre per tutti i secoli” (3).

Il male dell’epoca moderna consiste nell’escludere Cristo dalla vita delle nazioni. Questo processo cominciò a infiltrarsi negli ambienti della Chiesa già alla fine del secolo XIX. Nella Lettera Pastorale di Quaresima nel 1887, il giovane vescovo Giuseppe Sarto presentò un’analisi chiara degli errori moderni, quasi un piccolo Syllabus, un anticipo dell’enciclica Pascendi: “Molti cristiani, che appena superficialmente conoscono la scienza della religione, e meno la praticano, pretendono di erigersi a maestri, dichiarando che la Chiesa deve ormai adattarsi alle esigenze dei tempi, che è affatto impossibile mantenere la primiera integrità delle sue leggi; che gli uomini più saggi e più pratici saranno d’ora innanzi i più condiscendenti: quelli, vale a dire, che sapranno sacrificare qualcosa dell’antico deposito per salvare il resto. In questo moderno cristianesimo, dimenticata l’antica follia della croce, i dogmi della fede devono modestamente adattarsi alle esigenze della nuova filosofia. Il diritto pubblico delle età cristiane deve presentarsi timoroso davanti ai grandi principi dell’era moderna, e se pur non disapprova la sua origine e il suo passato, deve confessare almeno la legittimità della sua sconfitta innanzi al suo vincitore.

“La morale evangelica troppo severa deve presentarsi a delle compiacenze, a degli accomodamenti; e finalmente la disciplina dovrà ritirare tutte le sue prescrizioni, moleste alla natura, per dar mano essa stessa al felice progresso della legge di libertà e di amore. E tali sono le massime che si vanno divulgando non già dai suoi nemici aperti e dichiarati, ma da quegli stessi che si dicono figli della Chiesa. (…) Teniamo ferma questa verità, che la Chiesa è divina, e noi vedremo che questo modo di giudicare e d’agire è non solo vile e sleale, ma impertinente e peccaminoso. (...)

“State in guardia, e allontanatevi da quelli che in qualunque modo vorrebbero arrogarsi la missione di consigliare, di decidere sulle concessioni che dovrebbe fare la Chiesa ai pretesi bisogni dei nuovi tempi” (4).

Sulla scia dei Padri della Chiesa, per Pio X la difesa della verità mai sarà in contrasto con l’amore dovuto alle anime. Sarà sempre una difesa fatta con misura e con pazienza. Nella sua prima enciclica E supremi, del 1903, egli scrisse: “Nulla è più efficace della carità. Infatti ‘il Signore non si trova in una emozione’ Invano si spera di attrarre le anime a Dio con uno zelo troppo aspro; ché anzi rinfacciare troppo severamente gli errori, biasimare con troppa foga i vizi, procura spesso più danno che utile. L’Apostolo pertanto rivolgeva a Timoteo questo monito:‘Ammonisci, rimprovera, esorta’, ma tuttavia aggiungeva: ‘con molta pazienza’” (n° 13).

Consumato pastore, nella stessa enciclica egli traccia un quadro molto realista dello stato spirituale dei tempi moderni. Il modo più efficace per contrastare i mali del tempo, secondo lui, era il ritorno alla persona di Cristo e alla Sua verità: “Noi abbiamo un solo proposito: rinnovare tutte le cose in Cristo, affinché sia tutto e in tutti Cristo” (n° 4).

Il vero male dei tempi moderni consiste nella mancanza di riverenza a Dio e alla Sua volontà: “Chi considera ciò, deve pur temere che questa perversione degli animi sia una specie di assaggio e quasi un anticipo dei mali che sono previsti per la fine dei tempi; e che “il figlio della perdizione”, di cui parla l’Apostolo, non calchi già queste terre. Con somma audacia, con tanto furore è ovunque aggredita la pietà religiosa, sono contestati i dogmi della fede rivelata, si tenta ostinatamente di sopprimere e cancellare ogni rapporto che intercorre tra l’uomo e Dio! E invero, con un atteggiamento che secondo lo stesso Apostolo è proprio dell’“Anticristo”, l’uomo, con inaudita temerità, prese il posto di Dio, elevandosi “al di sopra di tutto ciò che porta il nome di Dio”; fino al punto che, pur non potendo estinguere completamente in sé la nozione di Dio, rifiuta tuttavia la Sua maestà, e dedica a se stesso, come un tempio, questo mondo visibile e si offre all’adorazione degli altri” (n° 5).

S. Pio X riteneva che, di fronte a un tale quadro critico, la missione della Chiesa fosse quella di “ricondurre gli uomini all’obbedienza a Dio” (n° 8). Nel compiere tale missione, la Chiesa non deve silenziare le divine verità, bensì proclamare in modo chiaro e senza titubanze che i diritti di Dio vanno rispettati: “È necessario che con ogni mezzo e con ogni azione estirpiamo del tutto quell’immane e detestabile crimine (tipico di questa età) per cui l’uomo si è sostituito a Dio; perciò dobbiamo ricondurre all’antica dignità le santissime leggi e gli insegnamenti del Vangelo; dobbiamo proclamare a gran voce le verità tramandate dalla Chiesa, tutti i suoi documenti sulla santità del matrimonio, sull’educazione e l’istruzione dei fanciulli, sul possesso e sull’uso dei beni, sui doveri dei pubblici amministratori; occorre ristabilire infine un certo equilibrio tra le varie classi sociali secondo le leggi e le istituzioni cristiane” (n° 9).

 

La guerra interna nella Chiesa

Il cosiddetto Modernismo fu brillantemente analizzato e solennemente condannato da Papa Sarto nell’enciclica Pascendi, del 1907. Il Modernismo è un tradimento a Cristo. Secondo il Pontefice, era in corso una guerra civile all’interno della Chiesa, che ne minacciava le stesse fondamenta. Nell’enciclica Communium rerum, egli così descrisse tale guerra: “Con non minore severità e dolore abbiamo dovuto denunziare e reprimere un altro genere di guerra, intestina bensì e domestica, ma quanto meno palese ai più, tanto maggiormente pericolosa. Mossa da figli snaturati, che si annidano nel seno stesso della Chiesa per lacerarlo silenziosamente; questa guerra mira più direttamente alla radice, all’anima della Chiesa: mira ad intorbidare le sorgenti tutte della pietà e della vita cristiana, ad avvelenare le fonti della dottrina, a disperderne il deposito sacro della fede, a sconvolgere i fondamenti della costituzione divina: volta in dileggio ogni autorità così dei romani pontefici come dei vescovi a dare nuova forma alla Chiesa, nuove leggi, nuovi diritti, secondo i placiti di mostruosi sistemi; insomma volta tutta a deformare la bellezza della sposa di Cristo, per il vano bagliore di una nuova cultura, che è scienza di falso nome, da cui l’apostolo ci mette in guardia ripetutamente. Badate che nessuno vi raggiri per mezzo di una filosofia vuota e ingannatrice, secondo la tradizione degli uomini, secondo i principi del mondo e non secondo Cristo” (n° 15).

 

La missione dei vescovi

Secondo s. Pio X, la grande tentazione dei vescovi nei tempi moderni è la svogliatezza, la neutralità e lo spirito di compromesso con la società moderna. Tale atteggiamento vescovile non è espressione di amore pastorale e paterno, perché mette a rischio i diritti di Cristo e la Sua Verità. Nella stessa enciclica, il Santo Pontefice avvertiva: “A voi spetta dunque, venerabili fratelli, che la divina provvidenza ha costituito pastori e guide del popolo cristiano, a voi spetta il resistere fortissimamente contro questa funestissima tendenza della moderna società di addormentarsi in una vergognosa inerzia, tra l’imperversare della guerra contro la religione, cercando una vile neutralità, fatta di deboli ripieghi e di compromessi, tutto a danno del giusto e dell’onesto, immemore del detto chiaro di Cristo: Chi non è con me, è contro di me” (n° 31).

Egli rivolse un simile richiamo ai laici. Quanto più aumentano gli errori e la corruzione morale nella società moderna, tanto più i cattolici devono essere coraggiosi nel confessare la Fede: “Coraggio, dunque, amati figli! Quanto più la Chiesa sarà attaccata da tutte le parti, quanto più i principi dell’errore e della perversione morale contamineranno l’aria con il loro soffio velenoso, tanto più saranno i vostri meriti dinanzi Dio se non fare ogni sforzo per evitare la contaminazione, non lasciandovi sviare dalle vie della Chiesa” (Allocuzione, del 23-02-1913).

S. Pio X fu un eminente difensore della Fede cattolica – catholicae et apostolicae fidei cultor egregius – rivelandosi come un modello per i vescovi e per i laici dei nostri giorni. Dopo aver consacrato a San Pietro quattordici vescovi francesi, pronti a rientrare in patria dove li aspettavano situazioni politiche e pastorali assai delicate, il Santo Pontefice li ricevette in udienza privata nella sua biblioteca, rivolgendo loro queste parole:

“1. Uniformatevi allo spirito di Gesù Cristo, a prescindere da ogni affetto umano;

“2. Ricordatevi che siamo nati alla guerra: Non sono venuto a portare la pace bensì la guerra;

“3. Tenete conto, nel vostro giudizio, lo spirito dei veri cattolici del vostro Paese;

“4. Siete stati chiamati a salvaguardare i principi assoluti della giustizia e a difendere i diritti della Chiesa, che sono i diritti di Dio;

“5. Dovete tener sempre presente non solo il giudizio di Dio, ma anche quello del mondo che vi guarda, se mai veniste meno alla vostra dignità e ai doveri che essa impone” (5).

Alla luce di quanto detto sopra si comprende meglio la portata del lemma di Papa Sarto, Omnia instaurare in Christo, cioè ricondurre l’umanità a Cristo. Questo principio animò tutta la sua vita sacerdotale, episcopale e pontificia, facendone un vero gigante della Fede. Nell’allocuzione in occasione della beatificazione di Papa Sarto, Pio XII disse:

“Col suo sguardo d’aquila più perspicace e più sicuro che la veduta corta di miopi ragionatori, vedeva il mondo qual era, vedeva la missione della Chiesa nel mondo, vedeva con occhi di santo Pastore quale ne fosse il dovere in seno ad una società scristianata, ad una cristianità contaminata o almeno insidiata dagli errori del tempo e dalla perversione del secolo.

“Per natura, nessuno più dolce, più amabile di lui, nessuno più amico della pace, nessuno più paterno. Ma quando in lui parlava la voce della sua coscienza pastorale, non contava che il sentimento del dovere; questo imponeva silenzio a tutte le considerazioni della umana debolezza; tagliava corto a tutte le tergiversazioni; decretava i provvedimenti più energici, anche se penosi al suo cuore. (…)

“L’umile «curato di campagna», come talvolta si è voluto chiamare - e non a sua menomazione - di fronte agli attentati contro i diritti imprescindibili della umana libertà e dignità, contro i sacri diritti di Dio e della Chiesa, sapeva ergersi gigante in tutta la maestà della sua autorità sovrana. Allora il suo «non possumus» faceva tremare e talvolta indietreggiare i potenti della terra, rassicurando al tempo stesso gli esitanti e galvanizzando i timidi. (…)

“Per la sua Persona e per l’opera di lui Dio volle apprestare la Chiesa ai nuovi e ardui doveri che i futuri tempi turbinosi le riserbavano. Preparare tempestivamente una Chiesa concorde nella dottrina, salda nella disciplina, efficiente nei suoi Pastori; un laicato generoso, un popolo istruito; una gioventù santificata fin dai primi anni; una coscienza cristiana solerte per i problemi della vita sociale. Se oggi la Chiesa di Dio, lungi dal retrocedere di fronte alle forze distruggitrici dei valori spirituali, soffre, combatte e per divina virtù avanza e redime, si deve in gran parte all’azione lungimirante e alla santità di Pio X. Oggi appare manifesto come tutto il suo Pontificato fu supernamente diretto secondo un disegno di amore e di redenzione, per disporre gli animi ad affrontare le nostre stesse lotte e per assicurare le nostre e le venture vittorie”.

Nel suo ministero sacerdotale, episcopale e pontificio, S. Pio X raggiunse la statura spirituale di un Padre della Chiesa, alla stregua di un S. Atanasio, di un S. Ilario e di un S. Ambrogio. Per la sua coraggiosa difesa della centralità di Cristo e della Sua Verità, di fronte a un mondo sempre più ostile alla Chiesa, Pio X occupa un posto luminoso nella schiera dei grandi confessori e papi che hanno costellato duemila anni di storia della Santa Chiesa. S. Pio X merita, senza dubbio, il nome di “Grande”. 

 

1. Gianpaolo Romanato, Pio X. Alle origini del cattolicesimo contemporaneo, Lindau, Torino 2014, p. 343.

2. Ibid., pp. 246-248.

3. Ibid., p. 266.

4. Ibid., pp. 275-276.

5. Cit in Rafael Merry del Val, San Pio X, un santo che ho conosciuto da vicino, Fede & Cultura, Verona 2012, p. 29.

 

 

Categoria: Ottobre 2014

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