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2014

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Il Partito socialista francese a rischio estinzione

 

di Attilio Faoro

 

La sconfitta del Partito socialista francese nelle elezioni municipali del 2014 è l’ennesimo chiodo sulla bara di una realtà politica che corre seri rischi di estinzione, con ripercussioni a livello europeo e mondiale

 

Secondo il giornale di sinistra “Le Monde”: “Per il socialismo, le ultime elezioni sono state un cataclisma, un’ecatombe, che non trova paragone in nessuna elezione precedente”.

I numeri non danno scampo. I socialisti hanno perso nel 70% dei comuni. Fa eccezione Parigi che, comunque, dovrà fare i conti con la vittoria del centro-destra nelle periferie. Siccome, dal 2016, queste periferie si annetteranno alla città per formare la Regione autonoma della Grande Parigi, il governo passerà ipso facto alla maggioranza.

 

Conseguenze a lungo termine

Secondo Jérôme Fourquet, direttore dell’agenzia demoscopica Ifop: “Le conseguenze della sconfitta saranno durissime, e si faranno sentire a lungo termine. Molti punti di sostegno sul territorio sono andati persi, e sarà molto difficile ricuperarli”.

Un aspetto della sconfitta è il disfacimento della macchina di reclutamento del Partito, basata sulla distribuzione clientelare delle cariche municipali, nonché su una fitta rete di associazioni assistenziali e culturali radicate nei comuni, oggi in mano al centro-destra. “Il socialismo municipale è morto – si è lamentato un deputato socialista – La macchina centrale entrerà in panico”.

E, ancora, conseguenza della sconfitta sarà la diminuzione delle risorse finanziarie. Secondo la legge francese, ogni candidato eletto deve versare al proprio partito una parte dello stipendio. Con la perdita di oltre duecento comuni, il numero di cariche che il Partito socialista detiene è crollato da 64mila a 30mila. Secondo l’analista politico Bruno Lévy, ciò farà mancare alla cassa delle Federazioni locali svariati milioni di euro.

I socialisti perderanno anche la fragile maggioranza al Senato, poiché i senatori sono eletti dai cosiddetti “grandi elettori”, che sono, oggi, in maggioranza di centro-destra. Infatti, nelle elezioni di settembre per rinnovare metà Senato, il Partito socialista ha già lasciato ben 16 poltrone.

Il giornale di estrema sinistra “Libération” non lesina commenti: “Il Partito socialista si è polverizzato. I socialisti si trovano oggi in mezzo a un campo di rovine”. Tutto ciò induce il primo ministro Manuel Valls ad allertare: “La sinistra francese potrebbe morire nel 2017”.

 

Le due France

Consideriamo, però, questo scenario in tutta la sua ampiezza.

Le elezioni del 2014 segnano uno spartiacque. Due France si sono scontrate, e ha vinto quella autentica. Secondo l’analista Christophe Guilly, ai margini della società laica e rivoluzionaria è nata una “contro-società” tradizionale: “Questa contro-società è radicata nelle piccole città. Le sue parole d’ordine sono: quartiere, territorio, identità. In questi territori periferici, questa contro-società non sviluppa una cultura di classe, ma una percezione comune degli effetti nocivi della globalizzazione e delle scelte economiche e sociali fatte dalla sinistra, come le unioni civili. Questa contro-società si mostra refrattaria alle riforme sociali della sinistra”.

Ciò che è avvenuto, nelle parole del noto storico Jean Sévilla, è uno scontro fra “morale laicista e morale cattolica”. Finora aveva sempre vinto la prima. Oggi, invece, ci si domanda se “non siamo alle soglie di un cambio di epoca”.

Qualunque sia l’esito dello scontro, una cosa è certa: la sinistra dovrà fare i conti con “un rinnovato cattolicesimo intransigente”, come lo chiama Jean-Pierre Mignard, vicedirettore del mensile catto-comunista “Témoignage Chrétien”: “Sono allarmato dall’importanza raggiunta dal cattolicesimo intransigente. È afflittivo! Il fenomeno è visibile ormai da qualche anno. È un settore importante del cattolicesimo in fortissima crescita, una minoranza rumorosa e che ottiene risultati. Il pluralismo è il loro nemico. È una vera catastrofe!”.

Categoria: Dicembre 2014

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