2015

Condividi questo articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to Twitter

La Chiesa del futuro immaginata dal cardinale Marx

 

di Mathias von Gersdorff

 

Intervenendo nel dibattito a proposito del Sinodo dei Vescovi sulla famiglia, il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera, ha presentato la sua visione della Chiesa del futuro, assai lontana da quella attuale.

 

Lo scorso 22 gennaio, la rivista dei gesuiti americani “America” pubblicò una lunga intervista al cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera e presidente della Conferenza episcopale tedesca. Svelando le sue speranze in vista del prossimo Sinodo dei vescovi sulla famiglia (“un’occasione storica che apre nuove strade”), il porporato ha colto l’occasione per presentare la sua particolare visione della Chiesa del futuro, assai diversa da quella esistente per venti secoli.

Nel divulgare l’intervista, la stampa tedesca ha posto l’accento soprattutto sui passaggi concernenti i divorziati risposati e gli omosessuali. Il quotidiano “Süddeutsche Zeitung”, per esempio, titolava: “Gli omosessuali fanno parte della Chiesa”. Mentre il “Nordbayerische Kurier” informava: “Marx in favore di un percorso di riforma per i divorziati risposati”.

In Germania, tali questioni occupano oggi il primo posto nell’agenda dei cosiddetti cattolici riformisti, che si battono per un adattamento della Chiesa alle idee e alle tendenze del Sessantotto. E il cardinale Marx non si è sottratto al commento. Alla domanda se la Chiesa accetterà i divorziati risposati e gli omosessuali, egli ha risposto: “Ho l’impressione che abbiamo molto lavoro da fare nel campo teologico, non solo riguardante la questione del divorzio, ma anche sulla teologia del matrimonio”. Secondo il prelato, i divorziati risposati non vivono in peccato, perché “non si può affermare che qualcuno sia in peccato continuo. Ciò è impossibile” (sic).

Tuttavia, il cardinale Marx non si è limitato a questo. Nel corso dell’intervista, egli ha fatto un’analisi approfondita dei cambiamenti voluti dal cattolicesimo riformista. È chiaro che egli vorrebbe mettersi a capo di questo vasto movimento che propone una drastica riforma nella Chiesa: riforma nella sua struttura, nel suo Magistero, nella sua disciplina e nella sua liturgia, con il pretesto di adattarla allo stile di vita di oggi.

 

Sovversione nella Chiesa

Il movimento riformista prese il volo da ciò che in Germania si conosce come “caso Tebartz van Elst”. Lo scorso anno, il vescovo conservatore di Limburg, Franz-Peter Tebartz-van Elst, fu allontanato dalla propria diocesi nel pieno di una campagna pubblicitaria per supposti scandali finanziari. Il caso fornì ai cattolici riformisti proprio l’occasione che cercavano per lanciare la loro iniziativa. Col pretesto di evitare nel futuro un altro caso simile, i cattolici riformisti propongono una sostanziale trasformazione nella struttura gerarchica della Chiesa e nel modo di governarla, con la “ridefinizione” del ruolo dei vescovi e dei parroci. In realtà si tratta di una nuova visione, ugualitaria e democratica, della Chiesa.

“La Chiesa può dimostrare al mondo che non è un’istituzione fine a se stessa, ma è uno strumento di unità per il paese e per il mondo – spiegava nell’intervista il cardinale Marx – la Chiesa non può essere narcisista, non può avere paura del mondo”. La Chiesa, secondo il porporato, dovrebbe essere guidata soprattutto dai laici, per diventare un “punto di incontro” e non più “custode della verità”: “La declericalizzazione della Chiesa è molto importante, sia nelle diocesi sia a livello di Curia Romana”. Secondo Marx, i laici dovrebbero assumere la guida di molti organi ecclesiastici, e perfino la presidenza di Congregazioni e altri dicasteri vaticani.

In queste riforme strutturali, le donne dovrebbero avere un ruolo preponderante: “l’emancipazione della donna è un segno dei tempi. Noi dobbiamo sapere interpretare questi segni. (…) Dobbiamo cambiare la mentalità della Chiesa”.

Nell’orizzonte del modello di Chiesa proposto dal cardinale Reinhard Marx, sorge l’utopia di una rete di diocesi e parrocchie senza territorio fisso, autogestite da consigli pseudo democratici, formati da persone carismatiche che sappiano discernere i segni dei tempi. Un modello di Chiesa pericolosamente vicino alla società post-strutturalista sognata dai rivoluzionari del ’68.

Categoria: Marzo 2015

Iscriviti alla Newsletter

captcha 
Inoltre se desiderate essere invitati alle riunioni pubbliche in una delle città sopra elencate, Vi preghiamo di selezionare la casella corrispondente.
FacebookTwitter