2015

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Egualitarismo: il vero spartiacque fra destra e sinistra

di Plinio Corrêa de Oliveira

 

Nel 1957 il prof. Plinio Corrêa de Oliveira tenne a San Paolo del Brasile una serie di tredici conferenze su un argomento che, in un certo modo, costituisce il cardine della lotta tra la Rivoluzione e la Contro Rivoluzione. Ci riferiamo al problema dell’egualitarismo. Quelle conferenze affrontavano già allora i temi che poi avrebbero costituito la struttura portante del suo capolavoro «Rivoluzione e Contro Rivoluzione», che vedrà la luce nel 1959. Queste conferenze, dattiloscritte e poi microfilmate, sono purtroppo arrivate a noi con qualche lacuna dovuta al cattivo stato di conservazione dei microfilm. Pubblichiamo oggi la prima di queste conferenze. Essa è riportata ipsis verbis e conserva, quindi, la struttura del linguaggio parlato, non rivisto dall’autore. Eventuali lacune e integrazioni redazionali sono indicate tra parentesi quadre [ ]. I titoletti sono redazionali.

 

In tema di destra e sinistra ci sono in giro idee superficiali, stupide e perfino insensate. Un amico mi raccontava che una persona, di Parigi, giungeva al punto di porre il problema in questi termini: “Sinistra è una certa cosa. Allora, destra è tutto ciò che non è sinistra”. Ossia, qualunque posizione, per quanto sinistrorsa, purché non sia totalmente di sinistra, è considerata una posizione di destra. Vediamo qui come esista una confusione riguardo alla distinzione tra destra e sinistra.

 

Il problema dell’egualitarismo delimita i campi tra destra e sinistra

Questo mi porta a tentare di stabilire un criterio alla luce del quale trattare la questione della destra e della sinistra. Io ritengo che questo criterio non possa mai prescindere dal problema dell’uguaglianza e della disuguaglianza.

Evidentemente, ci sono molte persone che passano la vita come termiti e che non arrivano a formarsi un’opinione su nulla. Persone di questo tipo ovviamente non si interessano a questo problema. Ma per coloro che hanno una certa nozione della vita, questo problema esige una presa di posizione molto seria.

Come possiamo formulare il problema?

 

Due famiglie spirituali di fronte al problema della disuguaglianza

Uguaglianza e disuguaglianza in quale campo? In tutti i campi. Ci sono, per esempio, persone che hanno antipatia per un professore che mantiene la gerarchia in aula. Il professore è antipatico perché non è amico dei suoi allievi, perché è un professore che non sa mantenere in aula un clima di familiarità, di stima, di bontà, di simpatia. Egli cerca di mettere in evidenza la differenza che esiste tra lui e gli allievi. Egli è quindi un professore antipatico.

Al contrario, ci sono allievi ai quali piace il professore autorevole, il professore che stabilisce questa differenza. Questi sono rari, ma esistono. La mia lunga esperienza di professore mi insegna che, in generale, all’allievo non piace il professore autorevole, ma quando egli non è più allievo e si ricorda del tempo in cui lo era, egli ricorda con speciale simpatia i professori che sapevano mantenere la gerarchia e sapevano stabilire la differenza.

Vuol dire che una fascia della mentalità di questi ragazzi, perfino di quelli egualitari, rende omaggio alla gerarchia.

Ciò che si verifica nella scuola, si osserva anche nella vita quotidiana.

Un altro esempio è il sacerdote egualitario: quello che non porta cappello perché è più egualitario, più borghese, non usarlo; non usa la tonsura perché così si rende più simile, più uguale, agli altri uomini. Usa la veste talare corta che lascia vedere le calze. Usa l’orologio da polso moderno e fuma in pubblico. Ha modi volgari di strofinare il fiammifero e di accendere la sigaretta (perfino questi gesti, infatti, sono suscettibili di una certa laicizzazione).

Egli ha alcune abitudini molto egualitarie. Per esempio, gli piace usare la motocicletta [gli piace] lo strepito e la bruttezza della motocicletta, con voluttà lascia cantare la cacofonia della motocicletta. Con ciò dimostra che sa fare chiasso e che gli piace il chiasso. Così mostra che anche lui è un uomo. Questo tipo di prete è un prete egualitario. Questo prete si trastulla con i chierichetti come se fossero i suoi fratellini. Tratta i congregati mariani con enorme familiarità ed ha piacere che i congregati lo trattino da pari. Segue assiduamente la radio, canticchia canzonette alla moda, e via dicendo. È un uomo egualitario. E tutto ciò che potrebbe significare una preminenza del sacerdozio è cancellato, o almeno diluito per collocarsi al livello degli altri.

A molte persone ciò fa piacere. Quindi trovano questi preti formidabili. Per noi e per tutta una famiglia di cattolici, invece, non è così. Fra i cattolici, nell’atteggiamento verso i preti, queste due famiglie spirituali si differenziano molto.

Per esempio, troviamo certi cattolici che, alla domanda se conoscono un certo prete, rispondono: “Sì, come no! È un prete molto buono. Prega con gran raccoglimento, insegna molto bene il catechismo, ha fatto un sermone incomparabile sulla Madonna. Davanti a lui si sente rispetto, fiducia. Egli è per noi una colonna. I suoi consigli risolvono ogni questione. Quello sì che è buono, quello è un vero prete!”

Altri, al contrario, diranno: “Quell’altro sì che è un vero prete. Amicone, con lui la gente si fa un sacco di risate. È un uomo democratico, simpatico, compagnone! Non ha quei preconcetti antiquati. È' sempre allegro, sempre sorridente, è incapace di dire niente che possa rattristare qualcuno. Non va dietro alle persone per dargli consigli. Al contrario, parla pochissimo di religione. È formidabile perché attrae con la sua presenza. Quando si vede un prete così, devo ammettere che sbagliavo. Anche fra i preti c'è gente brava”. Quindi conclude: “È così che mi piace!”

È una famiglia spirituale cui piace vedere nel prete un eguale a sé. L’altra famiglia invece vede nel prete un superiore.

Io osservavo sovente questo fenomeno quando Dom Duarte (1) era vescovo di San Paolo. Dom Duarte era magro, magrissimo, altero, uomo dallo sguardo diritto, ben pettinato e con un tratto signorile in tutta la sua persona. Spesso, quando Dom Duarte usciva dalla chiesa, la gente andava a baciargli la mano. In un’occasione come questa si poteva distinguere perfettamente le due famiglie spirituali, a seconda delle loro reazioni di fronte a Dom Duarte.

Alcuni andavano da lui estasiati per la sua superiorità, baciavano contenti il suo anello, soddisfatti di potergli rendere questo omaggio. Egli dirigeva loro una parola e quelli se la portavano a casa quasi come un “sacramentale”.

Altri gli andavano incontro solo perché l’Arcivescovo stava passando, ma con quel timore stupido di chi, in fondo, ha rabbia. Non è un vero timore, ma un timore fatto di invidia, di rabbia, di rimozione. Gli baciavano la mano come degli schiavi, perché non c’era modo di evitarlo. E poi andavano via pieni di rabbia.

Ecco le due famiglie chiaramente caratterizzate.

Possiamo notare questa differenza anche nel modo in cui le persone si mostrano. Considerando una persona, la si può classificare in due tipi diversi.

Certe persone sono consce della loro dignità e, nel modo di mostrarsi, cercano di farsi rispettare dagli altri. Perciò, assumono un atteggiamento dal quale fanno trasparire ciò che hanno di superiore.

Altre persone, al contrario, non sono consce della loro dignità e vanno per strada in un modo pseudo-naturale, con un’aria bonacciona, sorridente, di chi trova tutto buono, tratta tutto il mondo in una maniera ottusa, sprovveduta. Questa è un’altra famiglia spirituale.

Sono due famiglie spirituali che dobbiamo osservare nell’umanità. L’esistenza di queste due famiglie mette chiaramente a fuoco il problema: la presa di posizione nei confronti della disuguaglianza. All’una piace l’uguaglianza; all’altra piace la disuguaglianza.

 

Importanza del conoscere l’esplicitazione dottrinale delle idee che difendiamo

La questione centrale consiste nel verificare quale sia l’importanza di questo problema della disuguaglianza nella formazione dell’anima umana e della weltanschauung degli uomini, e cosa ci sia dietro questo problema che segna tanto profondamente l’uomo. È in funzione di questo che, successivamente, comprenderemo bene il problema dell’egualitarismo.

È assai evidente che noi non abbiamo bisogno [di fare qui] un’apologia dello spirito di gerarchia. Sarebbe ridicolo pretendere di fare in questa sede una tale apologia. Ciò che ci unisce, che ci congrega qui, è proprio l’amore alla gerarchia, a tutte le gerarchie vere, legittime, possibili. Non soltanto quelle che esistono e la cui sopravvivenza desideriamo, ma quelle che sono esistite e di cui lamentiamo la sparizione, e anche quelle che esisteranno, e la cui nascita già da ora salutiamo con gioia.

Tuttavia, dobbiamo tener presente per eventuali conferenze o lavori intellettuali, che il nostro apostolato esige l’esplicita conoscenza delle nostre dottrine. Non basta solo avere una sorta di “occhio magico” — cogliere la cosa in superficie e pretendere di aver capito — e neppure basarsi soltanto su uno o due argomenti mal conosciuti. Per la nostra propria formazione dobbiamo conoscere le nostre dottrine esplicitamente tanto a fondo quanto possibile. Dobbiamo conoscere tutta l’argomentazione con la quale queste dottrine si distillano. Anzitutto perché, in fin di conti, tutta la [nostra] formazione poggia su questo. In secondo luogo perché, per noi che lottiamo per delle idee, non c’è mezzo di combattimento più prezioso che gli argomenti. Per chi lotta per delle idee, un argomento ha la stessa importanza dell’arma per il militare. C’è un esempio ben caratteristico di questo nella vita di San Tommaso.

S. Tommaso stava cenando con san Luigi [IX, Re di Francia]. Ad un certo momento, durante la conversazione, egli si astrasse e cominciò a pensare a qualcosa di differente dall’argomento di cui si parlava. All’improvviso egli, uomo corpulento, diede un pugno sul tavolo e interruppe la sua meditazione, esclamando: “Ergo, concluso contra manichei!” (Pertanto l’abbiamo fatta finita con i manichei). Aveva articolato l’argomento per sconfiggere i manichei. Fu un evento alla tavola del Re. Si mandò a cercare un amanuense per scrivere ciò che s. Tommaso aveva escogitato contro i manichei. E fu certamente l’evento del giorno nel palazzo, evento che deve essere stato commentato persino nel Consiglio di Stato come il più importante del giorno, o della settimana, o del mese: Fratel Tommaso aveva trovato un nuovo argomento contro i manichei!

Perché questa gente dava tanta importanza ad un nuovo argomento? Perché capivano che un argomento in più era un’arma in più, e che niente è più importante di un nuovo argomento. Questo era il valore di un argomento nell’epoca in cui le idee, la logica e le argomentazioni avevano veramente forza.

Per noi che siamo ultramontani (2) e consacriamo tutta la nostra vita alla difesa di determinate idee, conoscere gli argomenti sui quali queste idee si fondano e scoprire un argomento in più per giustificarle, dovrebbe essere una delle nostre preoccupazioni centrali. Non per convincere noi stessi, ma per saper lottare.

Senza argomenti e senza idee non esiste possibilità di apostolato. Se qualcuno pensa di poter essere un membro utile del nostro movimento, prestandoci molti servizi d’ordine materiale, ma ignorando le nostre dottrine, i nostri argomenti e disinteressandosi del progresso delle nostre argomentazioni, sappia che si trova sulla strada sbagliata. La vera strada consiste nel preporre anzitutto il progresso delle nostre dottrine, nel valorizzare — secondo il livello intellettuale di ognuno — lo studio delle nostre dottrine. Conoscere i vecchi ed i nuovi argomenti per i quali le nostre dottrine [...]

La materia prima di una guerra ideologica sono le idee e gli argomenti. Voler fare una guerra ideologica senza idee e senza argomenti sarebbe come voler fare l’ammiraglio prendendo tutte le misure necessarie, tranne quella di dirigersi verso un porto di mare per imparare a far salpare e a comandare una nave. Chi vuole fare il nostro apostolato senza preoccuparsi di imparare ad argomentare e a conoscere bene le nostre dottrine; chi ha l’illusione che con questa sorta di “occhio magico” può cogliere qualcosa, cominci ad avere la certezza che non ha colto niente.

Dunque, non dobbiamo domandare se a noi conviene o meno essere egualitari o anti-egualitari. È una cosa ridicola e totalmente superata fra di noi. Il problema è un altro. Esattamente, chiaramente, distintamente, perché sono anti-egualitario? Che lo sono, lo so già. Ma, perché? E poi, come riuscirò a provare agli altri che esiste l’egualitarismo, che esso è un male, e qual è la sua portata?

 

Una falsa apologia dell’anti-egualitarismo

La prima cosa su cui io vorrei richiamare l’attenzione è una falsa apologetica anti-egualitaria, parallela a una falsa apologetica egualitaria. Per esempio, supponiamo una discussione riguardante uno degli aspetti suscitati dall’egualitarismo: deve esserci un Re o un presidente della repubblica? Ci sono persone che ne discutono per ore, con più o meno questi argomenti:

- Deve esserci un Re, perché il Re governa per tutta la vita.

 - Ma se il Re è cattivo, può darsi che egli malgoverni per tutta la vita e quindi porti lo Stato alla crisi.

- Difficilmente il Re è cattivo, perché egli è educato per questo.

- Ma se una dinastia ha una cattiva educazione, questa dura per diverse generazioni ed allora è un disastro irrimediabile.

- Ma se la plebe è cattiva può darsi che essa elegga una pessima serie di presidenti e, pertanto, anche ciò porti il paese alla crisi.

- Però una pessima successione di presidenti è meno nociva di una intera dinastia di pessimi monarchi, e comunque dura meno.

- Se la famiglia reale è degenere, la sua longevità sarà abbreviata ed i regni saranno di breve durata, come si è visto in occasione dei Valois e, quindi, non esiste tale pericolo.

E in questo modo discutono per ore, senza alcun risultato. Partendo dalla teoria arrivano poi ai fatti:

- Guardi come fu buono il regno di Pedro II!

- Ma immagini se Pedro I avesse regnato! (3) - Ma non sarebbe stato così cattivo quanto la sequenza di presidenti che noi abbiamo avuto. Quando questa linea di argomentazione finisce, passano alle statistiche:

- Al tempo dell’Impero, il Brasile aveva la seconda marina mercantile del mondo. Con la repubblica questo finì.

- Per la verità, questo può infatti essere attribuito all’imperizia amministrativa dei repubblicani.

- Vediamo il caso concreto dello zucchero del Nord-est. Al tempo dell’Impero lo zucchero del nord-est dava un lucro molto maggiore di quello che si ebbe più tardi, nella repubblica.

- Tuttavia, si deve rilevare che venne scoperto lo zucchero di barbabietola in Germania e così lo zucchero di canna decadde. Quindi questo non prova necessariamente che l’Impero fosse buono e la repubblica fosse cattiva.

Essi continuano quindi ad aggrapparsi a questi argomenti e non ne escono. Ed è in questi termini che si ingaggia la battaglia pro e contro l’uguaglianza.

 

Se la carità ordina ad ogni superiore di nascondere le sue qualità per non far soffrire l’inferiore

La questione dell’aristocrazia è discussa nei medesimi termini. Ma poi viene fuori la questione della bontà. L’argomento scorre così:

Alla presenza di un superiore, le persone soffrono per il fatto di non essere uguali a questo superiore. Per esempio, se io sono intelligente ed ho davanti a me uno più intelligente, io soffro perché non sono tanto intelligente quanto lui. Ma se ho davanti a me uno meno intelligente, allora è lui che soffre perché non è tanto intelligente quanto me. E allora la vita intellettiva sarebbe una sorta di catena di sofferenze. Vedo uno più intelligente di me, soffro. Vedo uno meno intelligente, mi rifaccio.

La carità consisterebbe nel mascherare la propria intelligenza, affinché i meno intelligenti non ne soffrano tanto. Così si stabilirebbe la pace.

Quanto all’educazione, succederebbe lo stesso. Io sono molto educato, ma soffro quando vedo un altro meglio educato di me. Quando invece vedo qualcuno meno educato io mi rivalgo su di lui.

Vi fu uno storico che qualificò la società francese prima della Rivoluzione come una cascata di disprezzi. Cominciava dal più alto: il re disprezzava la famiglia reale. La famiglia reale si rifaceva disprezzando l’alta nobiltà. Questa si rifaceva disprezzando la media nobiltà, e così via. Allora la società era una cascata di disprezzi.

Non è difficile scoprire chi serviva da fogna per tutta questa cascata di disprezzi: il popolino. Affinché il popolino non soffra, la carità consisterebbe nel mascherare la superiorità. Si dovrebbe quindi nascondere le qualità, diminuirle, livellarle. Così abbiamo il padrone che tratta con troppa confidenza i suoi dipendenti; il professore che tratta gli allievi come se fossero i suoi uguali; il padre che tratta i suoi figli con troppa familiarità. Tutti costoro sarebbero persone buone perché non farebbero soffrire gli altri.

 

Una discussione irrazionale

Questa è una problematica dalla quale non si esce. Il partigiano della bontà è un tipo eminentemente irrazionale. Con lui non si discute perché egli è irrazionale in tutte le sue pieghe. Egli si è formato una concezione nevrotica della bontà, prodotta dai suoi nervi ipersensibili e messi in combustione. Ed è impossibile smuovere quest’uomo da lì. È come persuadere una persona nevroticamente contraria alla pena di morte che essa è legittima. La persona assume nei confronti della pena di morte una posizione passionale, fatta di illogicità.

Quindi, se vogliamo porci al centro del problema dell’uguaglianza e della disuguaglianza, la nostra prima preoccupazione deve essere quella di evitare questi campi collaterali, sui quali le battaglie si ingaggiano senza profitto, con una tremenda estenuazione di forze e per un tempo indefinito. È una battaglia in cui nessuno convince nessuno.

 

La vera impostazione del problema dell’ugualitarismo: la Rivoluzione

Noi dobbiamo cercare di porre la questione in termini diversi. Il grande problema è il seguente: quando discuto con persone alle quali io voglio dimostrare il punto centrale della tesi, trovo molta difficoltà. Secondo me dobbiamo cominciare col mostrare il seguente fatto oggettivo: sia nei paesi di cultura occidentale che nei paesi di cultura orientale penetrati dal soffio della cultura occidentale -- quindi, praticamente in tutto il mondo -- il mondo è spazzato, come una superficie piana può essere spazzata, da un turbine di carattere egualitario.

Una Rivoluzione. [Questo turbine è una vera Rivoluzione...] ma dobbiamo prendere la parola Rivoluzione in un senso che, anzitutto, dobbiamo precisare. Non si tratta di una rivoluzione a mano armata, anche se a volte questo processo avviene a mano armata, ma non necessariamente. È una Rivoluzione in senso ampio della parola, cioè, la trasformazione di tutto un ordine di cose, in assolutamente tutti i campi della vita umana, in conseguenza di una trasformazione intima nell’uomo, di una trasformazione nello spirito umano.

Lo spirito umano sta passando per una trasformazione che è una Rivoluzione, perché i valori umani vengono capovolti. Una Rivoluzione perché l’ordine è sostituito dal disordine. È questa trasformazione che si opera all’interno dell’anima umana, di tutti gli uomini del nostro ciclo di cultura, della nostra epoca, è questa trasformazione graduale, progressiva, che dobbiamo chiamare egualitarismo.

La Rivoluzione è una. C’è quindi una Rivoluzione egualitaria nel mondo intero, che è una. Ma è una in che senso? Nel mondo intero essa è unitaria. Non c’è un egualitarismo birmano distinto dall’egualitarismo svizzero o brasiliano. È un solo egualitarismo che forma un solo corpo anche con l’egualitarismo russo. La Russia non è il contrario della democrazia, come si usa affermare, ma è esattamente la parte più radicale della democrazia. Se il resto del mondo è color di rosa, la Russia è rossa. Ma la Russia forma un solo blocco con questo, essa è solo la parte più evoluta di questo processo rivoluzionario.

Allora c’è un’unità che comprende tutti i campi della vita umana. Non c’è un campo della vita umana che sia estraneo a questo vento rivoluzionario.

La Rivoluzione è universale. In terzo luogo, c’è una unità di causa che consiste in questo: tutti gli uomini, vivendo in società, influenzati dalle stesse idee, mossi dalle stesse passioni, lavorati dalla stessa arte reale (cioè l’arte di manipolare l’opinione pubblica), sono spinti verso lo stesso fine. Ci sono, quindi, tutti gli elementi per attestare l’unità della Rivoluzione.

Prendiamo, ad esempio, le rivoluzioni dell’America Latina, i famosi pronunciamientos di 20 o 30 anni fa. Si apriva il giornale e si leggeva: “Rivoluzione in Venezuela; deposto Tizio”. Qualche giorno dopo: “Rivoluzione in Paraguay; deposto Caio”. Ancora qualche giorno: “Rivoluzione in Brasile. Vi è stata una rivolta, gli insorti si sono fermati davanti al Flamengo ma non hanno sparato”. O ancora: “Si è sollevato il battaglione tale ed ha marciato contro tale palazzo. Per fortuna è stato possibile evitare uno spargimento di sangue, ma il governo è caduto e si è concluso un periodo storico”.

Queste rivoluzioni potevano essere considerate come rivoluzioni di uno stesso carattere? No, erano rivoluzioni personalissime, mirando a fini propri di questo o quel paese. Non erano in alcun modo articolate fra di loro.

Questa Rivoluzione non è così. Questa è una Rivoluzione unica.

Torno a ripetere: siamo dinnanzi ad una Rivoluzione universale. Una perché ingloba il mondo intero, perché colpisce tutti i campi dell’attività umana. Una in quanto causa, che sono tutti gli uomini viventi in società, ricevendo [...] operando gli uni sugli altri, spinti da una causa unica, cioè la cospirazione che mira a stabilire l’eguaglianza nel mondo.

La prima cosa che noi dobbiamo fare è provare che questa Rivoluzione esiste.

Qual è l’interesse strategico di provare l’esistenza di questa Rivoluzione, quando discutiamo con una persona che non è del nostro orientamento?

Nella loro grande maggioranza, gli egualitari hanno una specie di diffusa simpatia per l’uguaglianza, sparsa nel loro spirito, ma che non si fissa su alcun argomento. Hanno anche una certa antipatia per le disuguaglianze che gli cadono sotto gli occhi, ma in generale non vogliono arrivare alla completa uguaglianza. Al contrario, hanno ancora il sufficiente buon senso per comprendere che la completa uguaglianza è un’aberrazione.

Se gli si prova che stiamo camminando verso la completa uguaglianza, e che in ogni piccolo episodio di uguaglianza e disuguaglianza dobbiamo vedere una parte del grande piano verso l’uguaglianza completa; e che ogni questioncina di uguaglianza e disuguaglianza trascende il proprio campo per mettere a fuoco il grande problema se vi debba essere o no uguaglianza nel mondo; quando riusciremo a provare questo, avremo legioni e legioni di persone capaci di aggregarsi dalla nostra parte.

Quindi il grande argomento, il grande mezzo di affermare la nostra posizione, consiste nel sostenere questa tesi.

Si deve considerare che, nella nostra società, la lotta per l’uguaglianza si effettua attraverso le innumerevoli piccole modificazioni che osserviamo giorno dopo giorno. Saper dimostrare che l’origine del male è in questo movimento; conoscere il modo con il quale in pratica si effettua questa dimostrazione, è per noi un mezzo eccellente di condurre la nostra argomentazione. Sapremo condurre bene l’argomentazione se sapremo comprendere che in questo consiste il centro del problema, e che questo problema può essere risolto. L’esistenza di questo egualitarismo nel mondo intero lo si prova facilmente.

Mi fermo qui. Ho indicato quali sono i problemi da evitare nello studio della questione egualitaria; ho indicato qual è il centro del problema ed ho indicato l’importanza di accennare a questo problema come mezzo [il microfilm finisce qui].

 

1. Mons. Duarte Leopoldo e Silva (1867-1938), arcivescovo di San Paolo del Brasile dal 1906 al 1938. Dom Duarte fu molto vicino al prof. Plinio Corrêa de Oliveira e sostenne la sua azione pubblica di leader cattolico.

2. Si riferisce al movimento attorno alla rivista Catolicismo, da cui è poi nata la Società brasiliana di difesa della Tradizione, Famiglia e Proprietà - TFP.

3. Dom Pedro II de Orléans e Bragança, Imperatore del Brasile dal 1838 al 1889. Dom Pedro I de Orléans e Bragança, Imperatore del Brasile dal 1824 al 1838.

Categoria: Dicembre 2015

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