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2015

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Il Medioevo entusiasma la gioventù

di Luis Dufaur


Sono finiti i giorni in cui la massima offesa che si poteva arrecare a qualcuno era bollarlo come “medievale”. La situazione è cambiata di 180° gradi. Chi non se ne sia ancora accorto, rischia di essere protagonista di episodi divertenti, come quello accaduto a Diana Fernández Irusta, giovane giornalista argentina dell’importante quotidiano “La Nación”, che recentemente ha vinto il Premio Internazionale di Giornalismo Re di Spagna.

Un bel giorno la giornalista, infortunatasi a un ginocchio, viene gentilmente aiutata, poiché camminava con difficoltà, da una nuova vicina, Cecilia, una giovane cantante e insegnante di musica, madre di tre figli. Le due diventano amiche.

Un giorno, il figlio più piccolo di Diana, affascinato dai castelli e dai cavalieri, esprime il desiderio di visitare una fiera medievale che si svolgeva a Buenos Aires. La mamma acconsente, sicura di condurlo a una sorta di parco giochi per bambini. La sua sorpresa è totale: non era un parco giochi per bambini, bensì un mega-evento internazionale di alto livello culturale: il Torneo Internacional de Combate Medieval y Recreación de Aldea, che si tiene nel famoso Hipódromo de San Isidro.

Mentre Diana girava meravigliata per le vie della città medievale, eretta per l’occasione, incontra Cecilia. Nuova sorpresa: l’amica indossa un bellissimo vestito da dama medievale, e sta insegnando a un gruppo di ragazze danze e canzoni dell’epoca. Cecilia le racconta di tutte le letture sul tema e degli studi intrapresi per diventare esperta in musica e danza medievale. Le sorprese, però, non sono finite.

Gli altoparlanti annunciano il momento della battaglia. Trascinata dal piccolo, Diana si avvia al campo di battaglia, convinta di trovare bambini che “lottano” con spade di plastica, come quella che ha appena regalato al figlio. Al limite, si aspettava qualche coreografia teatrale.

Trova, invece, formidabili cavalieri medievali con tanto di armatura in acciaio e pesanti spadoni, che avrebbero fatto bella figura in qualsiasi museo. Ben protetti da moderne imbottiture sotto l’armatura, i cavalieri colpiscono per davvero, cercando di rovesciare l’avversario. Portabandiera e scudieri completano la scena.

Il piccolo figlio di Diana esulta e applaude, spiegando alla mamma, allibita, ogni colpo dei cavalieri, che egli conosce bene dai molti libri letti sul Medioevo. Al suo fianco, una bambina grida: “Che bello! È come un viaggio nel tempo!”. Un giovane cavaliere, capelli lunghi e barba bionda, spiega alla giornalista: “Stiamo rivivendo per la gioventù, uno sport medievale: i tornei a piedi. La gioventù oggi vuole queste cose”.

Di formazione prettamente “moderna”, Diana è più confusa che mai. Il mondo le sembra rovesciato. In cerca di chiarimenti, qualche giorno dopo si reca a trovare l’amica Cecilia. Torna sull’argomento e sbotta: “Ma non è che si fanno male?”. Sorridente, Cecilia risponde: “Ma si fanno male anche al rugby o al calcio”.

Cecilia allora spiega all’amica che tutto ciò non è fatto di goliardia, o per un mero interesse culturale, bensì per profondi motivi spirituali. Studiando il medioevo, molte persone rimangono affascinate dal tenore di vita e dalla caratura spirituale di quella civiltà luminosa e cavalleresca. Le associazioni medievali si stanno diffondendo non solo in Argentina ma in tutto il mondo. I loro membri adorano quel passato mitico, fatto da santi, re, cavalieri e dame, castelli e cattedrali, musica, pittura, cucina, arte e religione. I tornei internazionali ormai si tengono in diversi paesi, sia del Vecchio che del Nuovo Continente. A partecipare sono soprattutto i giovani.

In Spagna, per esempio, il torneo nel castello di Belmonte, a Cuenca, è diventato ormai un appuntamento fisso. In Ungheria, i tornei medievali sono una tappa obbligata nei giri turistici. E negli Stati Uniti si moltiplicano i restauranti Medieval Times, che oltre ai pasti offrono anche uno spettacolo di combattimento medievale. Tutto ciò sostenuto da una pletora di asociazioni culturali e gruppi storici, come le Societies for Creative Anachronism. È chiaro che un crescente numero di persone non si sente più a suo agio in questa modernità.

“Siamo, non solo rappresentiamo – spiega Cecilia alla sua amica, non ancora tornata in sé – Il grande problema è l’origine e il destino dell’uomo. Tutto ciò ci porta verso Dio”.

D’un tratto, Diana si sente smarrita. Lei, pur potendo visitare i castelli quando era stata in viaggio in Europa, li aveva snobbati, scegliendo invece le cose moderne. La sua amica Cecilia, di modesta condizione, non può permettersi di visitare i castelli europei ma li sogna: ha il Medioevo nell’anima. Messa in crisi, Diana torna a casa chiedendosi se non abbia perso il treno della storia. E scrive per il noto quotidiano di Buenos Aires un lungo pezzo, dal quale è nato questo articolo.

 

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E l’Italia?

Sono in Italia da quasi un quarto di secolo. Da appassionato osservatore della realtà, mi ha sempre affascinato l’incredibile varietà del Belpaese, non solo geografica ma anche culturale, razziale, linguistica, gastronomica… Credo di rendere omaggio alla verità affermando che è il paese culturalmente più ricco dell’Europa. Stiamo, però, parlando di un paese, oppure di un mosaico di popoli con storie e culture diverse e non sempre convergenti?

Viene in mente la celebre frase di Massimo d’Azeglio all’indomani della proclamazione del Regno d’Italia, nel 1861: “Purtroppo s’è fatta l’Italia, ma non si fanno gl’Italiani”. E, bisogna riconoscerlo con pacatezza, quest’impresa si è dimostrata assai più ardua di quanto non ritenessero gli alfieri del Risorgimento.

Esiste un’Italia? In altre parole, esiste una realtà ideale in cui tutti si riconoscono, oltre le differenze regionali e locali?

Conosco la Penisola da cima in fondo, da Tarvisio fino a Pozzallo. Nei miei numerosissimi giri, ha sempre attirato la mia attenzione un fatto: quasi senza eccezione, tutte le feste popolari – feste patronali, rievocazioni storiche, sagre, eventi folcloristici, processioni religiose – hanno sempre un carattere medievaleggiante. Ciò vuol dire che quando gli italiani – quelli del Friuli e della Valle d’Aosta come quelli della Sicilia o della Calabria – vogliono celebrare le proprie radici, la propria identità, si riconoscono nel Medioevo, piuttosto che in qualsiasi altra epoca storica.

Mentre lo Stato commemora le ricorrenze nazionali, il popolo celebra il Medioevo, variegato e organico, vivace ed evocativo. Dalla Regata storica di Venezia, al Palio di Siena, al Corteo storico di Orvieto fino al modesto Palio di Avucat di Capunac, nel piccolo paese della Brianza dove abito, le feste popolari hanno sempre un sapore medievale.

Questo ci induce a riflettere sul fatto che il popolo italiano e tutti i popoli europei considerano il Medioevo l’epoca in cui hanno dato il meglio di sé, fino a scorgervi un ideale e a riconoscervi la propria identità. (JL)

Categoria: Dicembre 2015

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