2016

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Il gotico: immagine del Paradiso

di André Moussange

 

Alla civiltà cristiana medievale è inscindibilmente legato lo stile gotico, termine originariamente spregiativo, ma poi assurto a contrassegnare un’epoca, uno spirito, una visione dell’universo, che coincide con l’apogeo del Papato e della Cristianità. Com’è nato lo stile gotico? Quali le intenzioni di chi lo ha concepito? Quale la visione teologica che lo regge?

 

L’11 giugno 1144, il re di Francia Luigi VII e sua moglie, la regina Eleonora d’Aquitania, si recarono all’abbazia di Saint-Denis, alle porte di Parigi, invitati dall’abate Suger per la consacrazione del nuovo coro della basilica. Con loro giunsero anche i grandi del reame e numerose autorità civili e religiose. L’attesa era enorme. Si avvertiva nell’aria che sarebbe stato un evento di quelli che fungono da spartiacque nella storia. E così fu.


Tutti restarono allibiti dagli ingenti lavori di ricostruzione che avevano trasformato la vecchia abbazia carolingia in qualcosa di mai visto prima: da tutte le parti, attraverso enormi vetrate colorate, la luce penetrava a flutti, gioiosa, vivace, piena d’incanto. Le pesanti arcate romaniche erano state sostituite da sottili archi ogivali, che davano l’impressione di voler staccarsi dalla terra verso il Cielo. L’austero soffitto adesso gorgogliava con le forme geometriche di un’armonia nuova.


Era nata la “rivoluzione gotica”.

 


L’abate Suger


Questa rivoluzione è strettamente legata al nome dell’abate Suger (1081-1151). Personaggio poliedrico: storico, mecenate, inventore, artista, architetto, imprenditore, uomo d’affari e pensatore, nonché abate di Saint Denis per ben trent’anni (1122-1151). Vicino al Re, cui serviva da consigliere politico e confidente spirituale, era anche un eccellente stratega militare.


Lanciando la “rivoluzione gotica”, Suger andava contro-corrente rispetto a sentimenti allora molto diffusi nella cristianità. Sotto l’influsso di san Bernardo da Chiaravalle, era nato un vasto movimento di reazione contro gli eccessi del lusso e l’opulenza di certe realtà ecclesiastiche. Da cui lo stile detto “cistercense”: austero, senza vetrate né immagini né affreschi. L’influenza di san Bernardo era pure enorme. Anch’egli, infatti, era consigliere del Re. E Suger lo sapeva.


D’altronde, anche il momento storico era particolare. Nel 1122 era stato firmato il Concordato di Worms, per il quale l’Imperatore rinunciava all’investitura di vescovi. Il Papato usciva dalla “guerra delle investiture” vittorioso e rinvigorito. Era il punto culminante della riforma gregoriana, voluta da Papa san Gregorio VII. La Chiesa entrava in un periodo di grande splendore.

 


Immagine della Gerusalemme celestiale


Non si può ridurre la “rivoluzione gotica” a un semplice movimento di opposizione, o di reazione, allo spirito cistercense. Alla base della profetica intuizione di Suger, v’era una precisa visione teologica dell’ordine dell’universo e dei modi per raggiungere la conoscenza di Dio. Nel 1145 egli scrisse una giustificazione dottrinale delle opere compiute. Eccone alcuni brani:


“Ognuno deve abbondare in ciò che gli è proprio. Ecco cosa mi piace enormemente: tutto ciò che è raffinato e molto prezioso deve servire, prima di tutto, all’amministrazione del Santissimo Sacramento dell’Eucaristia. Se, secondo la parola di Dio manifestata per bocca del profeta, per raccogliere il sangue degli agnelli sacrificati come vittime nel Tempio, si usavano vasi d’oro, quale materiale potremmo noi utilizzare per raccogliere un Sangue infinitamente più prezioso, quello di Nostro Signore Gesù Cristo, in un continuo servizio di totale devozione? (…) Certi detrattori potranno obiettare che, senz’altro, un’anima santa, uno spirito puro, un’intenzione fedele dovrebbe bastare all’uopo. Anche noi affermiamo che tutto ciò è necessario in modo particolare, dovuto e speciale. Allo stesso tempo, però, affermiamo che non vi è niente di più venerabile del sacrificio eucaristico, e questo lo dobbiamo mostrare anche attraverso la bellezza dei vasi sacri e di tutta la nobiltà esteriore che conviene a detto sacrificio”.


 Suger voleva fare di Saint Denis un’immagine della Gerusalemme celestiale, un luogo dove poter contemplare Dio, risalendo dalle cose terrestri a quelle celesti:


“Ogni pietra preziosa, penso io, serve a rivestire la Gerusalem- me celestiale. Allo stesso modo, nel mio cuore, il mio amore per l’ornamento della casa di Dio, lo splendore multicolore delle pietre mi distoglie dalle mie preoccupazioni terrene e, sulle ali della meditazione, mi spinge a riflettere sulla diversità delle sante virtù, mi trasporta dalle cose materiali a quelle immateriali. Io ho l’impressione di trovarmi in una regione lontana dalla sfera terrestre, che non risiede interamente sulla Terra, ma nemmeno interamente nella purezza del Cielo. È una zona dove io posso entrare, trasportato dalla grazia di Dio, passando dal mondo inferiore a quello superiore, seguendo il simbolismo delle cose”.


Suger aveva, dunque, uno spirito essenzialmente contemplativo: le cose della terra servono per raggiungere le realtà superiori, in ultima analisi Dio. Egli era pienamente consapevole delle implicazioni teologiche della sua rivoluzione estetica: “Coloro che servono Dio in questo ambiente sanno che, mentre loro sacrificano sulla Terra, la loro dimora è già in qualche modo nel Cielo”.


Suger ebbe un’intuizione profetica, che si diffonderà come un fulmine per tutta l’Europa. Alla fine della riforma gregoriana, egli individuò nell’arte gotica un vettore prodigioso che, unendo Chiesa e Stato, proclamava la gloria di Dio e la magnificenza della monarchia.

Categoria: Giugno 2016

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