2016

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Quando lo Stato diventa spacciatore

di Andrea Lavelli

 

Proposto dall’Intergruppo cannabis legale, è stato introdotto in Parlamento un ddl per legalizzare l’uso della cannabis e dei suoi derivati, tra cui l’hashish. Molte voci si sono levate in difesa dei giovani. Qual è la posta in gioco? Lo spiega Andrea Lavelli, direttore della campagna SOS Ragazzi.

 

Il ddl “Disposizioni in materia di legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis e dei suoi derivati”, sostenuto da un intergruppo parlamentare che conta più di 300 tra parlamentari e senatori, è approdato in aula a Montecitorio lo scorso settembre, quando il voto dell’aula ne ha deciso il ritorno in commissione. Se ne tornerà a parlare probabilmente a partire da gennaio.

Questo rinvio è una preziosa occasione per analizzare questa proposta di legge e comprenderne la pericolosità, soprattutto per i tantissimi giovani e giovanissimi che rischiano di cadere nella droga, “mandando in fumo” la propria salute fisica e psichica.

L’articolo 1 del testo base dispone la legalizzazione della coltivazione in forma personale delle piante di canapa dalla quale si ricavano droghe come la marijuana e l’hashish. I maggiorenni potranno coltivare fino a cinque piante di sesso femminile e detenere il prodotto ottenuto. Prevista la coltivazione in forma associata. L’unico obbligo per chi vorrà coltivare cannabis a domicilio sarà una semplice comunicazione all’ufficio dei Monopoli.

Nell’articolo 2 si capovolge di fatto l’impostazione legislativa vigente per consentire ai maggiorenni di detenere liberamente e senza alcuna comunicazione dai 5 ai 15 grammi di cannabis per “scopo ricreativo,” mentre nell’articolo 3 si sancisce la liceità della cessione gratuita di marijuana e altri derivati della canapa tra maggiorenni.

Già dalla lettura di questi primi articoli possiamo intuire le gravi conseguenze che l’approvazione di questo ddl porterebbe con sé per la nostra società. Una volta legalizzata la coltivazione, la detenzione e il consumo per i maggiorenni, come si potrà nei fatti impedire che questo fiume di droga non si abbatta con più facilità anche sui più giovani, tra i quali già da ora si registra un tasso preoccupante di ricorso alle sostanze stupefacenti?

Nell’articolo 5 troviamo uno spunto ancora più inquietante, con l’istituzione di uno specifico Monopolio di Stato della cannabis che controllerà la coltivazione, la preparazione e la vendita al dettaglio di droga ai maggiorenni in appositi negozi dedicati. In un futuro non troppo lontano, girando per le nostre città, potremmo dunque presto imbatterci, accanto al salumiere e al panettiere di fiducia, anche in un modernissimo negozio in cui acquistare legalmente marijuana. Il tutto con il bollino e il benestare dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Sostanzialmente lo Stato si sostituirà alla figura dello spacciatore nel far cassa sulla distribuzione della droga.

A qualcuno potrà forse sembrare una provocazione… in realtà è già tutto pronto. Basta fare un giro sul web e scoprire che c’è già chi ha fiutato l’affare e, in attesa dell’approvazione della legge, si sta preparando a buttarsi su questo ricco potenziale mercato di consumatori di droga.

Scopriamo ad esempio “Nativa,” il primo brand italiano per la coltivazione e la vendita dei derivati della canapa, con tanto di sito internet e l’obiettivo dichiarato di iniziare un franchising che porti ad accaparrarsi il ricco mercato italiano di consumatori abituali di marijuana.

Sul sito di “Nativa” è tutto pronto e già da qualche mese si raccolgono le richieste di affiliazione. “La proposta di franchising Nativa,” si legge sul sito “prevede il coinvolgimento di una persona innamorata della cannabis e conoscitrice delle tante varietà che caratterizzano questa pianta”. L’obiettivo è l’apertura di “store monomarca aperti nelle principali città italiane”.

Per farci un’idea di ciò che potrebbe avvenire in Italia con l’introduzione di queste misure prendiamo ad esempio il Colorado che nel 2012 legalizzò la vendita della marijuana.. I risultati? Nel 2014 il numero dei giovani che aveva fatto uso di marijuana nell’ultimo mese era salito del 20% rispetto all’anno precedente. Dopo 4 anni di legalizzazione salta all’occhio l’aumento delle vittime causato da incidenti dovuti alla marijuana che dal 2013 è cresciuto del 62 % e il raddoppio dei ricoveri in ospedale: dai circa 6mila del 2011 (prima dell’approvazione della legge) a più di 11mila del 2014. Nel 2009, prima della legalizzazione, i morti a causa di un incidente stradale trovati positivi alla marijuana erano il 10 %, mentre nel 2015 il dato è arrivato al 21 %.

Numeri che spaventano ancora di più se abbinati a quelli di casa nostra, che parlano di un numero sempre crescente di minorenni che ricorrono al cosiddetto “spinello”. Il Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha evidenziato che nel 2014 quasi il 25 % degli under 18 ha dichiarato di aver fatto uso di cannabis, in aumento del quasi 2 % rispetto all’anno precedente. Cosa succederà se davvero un giorno sarà possibile coltivare cannabis in casa o acquistarla al negozio dietro l’angolo?

I sostenitori di questo ddl sostengono che questa legge sia in realtà necessaria per strappare il commercio di droga dalle mani della mafia. A queste affermazioni risponde il procuratore di Catanzaro, Nicola Grattieri, che ha ricordato che “i dati dicono che su 100 tossicodipendenti, 5 fanno uso di hashish e marijuana e solo il 25% di questi ultimi è maggiorenne, mentre il restante 75% è minorenne [ricordiamo infatti che il progetto di legge aprirebbe al possesso di cannabis per i soli maggiorenni]. Quindi, affermare che legalizzare la cannabis aiuta a colpire chi fa affari con la droga non è vero, perché la quota di affari legati alle droghe leggere è risibile rispetto al totale”. A queste parole possiamo aggiungere quelle del celebre magistrato Paolo Borsellino che nel 1989 affermava che è “da dilettanti di criminologia pensare che liberalizzando il traffico di droga sparirebbe del tutto il traffico clandestino e si leverebbero queste unghie all’artiglio della mafia”.

Di fronte a un parlamento che intende riversare sui più giovani un fiume di sostanze stupefacenti, non possiamo che convincerci sempre più della necessità di potenziare lo sforzo educativo nei confronti dei più giovani. Non solo per far loro capire la pericolosità della droga per la propria salute mentale e fisica, ma soprattutto per portare loro l’unica Verità che può dare senso alla vita di ogni uomo e illuminare con la sua luce anche le notti più buie della vita.

Categoria: Dicembre 2016

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