2017

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La venerabile Maria Clotilde di Savoia,
Regina di Sardegna

Maria Clotilde Adelaide di Borbone nacque a Versailles il 23 settembre 1759. Era figlia del Delfino Luigi, e quindi nipote di Luigi XV. A Corte, la principessina era come un raggio di luce. Scrivendo a sua madre, l’imperatrice Maria Teresa d’Austria, la regina Maria Antonietta, cognata di Clotilde, si espresse così: “Clotilde è la dolcezza fatta persona, sensibile e sempre con un sorriso sulle labbra”. Era anche molto pia. A tre anni, leggeva ogni giorno il Catechismo. Quando sua zia, Madame Louise, abbandonò la reggia per il convento, manifestò il desiderio di imitarla. La Provvidenza, però, aveva altri progetti.

Nel 1775 sposò Carlo Emanuele di Savoia, Principe del Piemonte, e si trasferì a Torino. Le memorie dell’epoca sono unanimi nel segnalare la sua grande raffinatezza, unita a una non meno grande umiltà e spirito di mortificazione. Quando la giovane principessa usciva in carrozza per le strade della città, il popolo la acclamava: “Ecco che passa la nostra santa!”. Suo marito, anche lui uomo molto pio, chiedeva alle persone di affidarsi a lei poiché “è illuminata e sostenuta dal Cielo”. A ventiquattro anni, avendo ormai perso qualsiasi speranza di avere un figlio, d’accordo col marito, fece un voto perpetuo di castità.

Tanta spiritualità in una principessa e regina non ci deve meravigliare – scrive un biografo della santa, P. Giovanni Parisi – l’alta aristocrazia e la nobiltà in generale conservano, anche nel fausto indispensabile alla vita di Corte, integri i principi di moralità, rettitudine e devozione per la Chiesa. Ciò è largamente dimostrato dal lungo elenco dei santi e beati delle case reale d’Europa. A questo riguardo, Casa Savoia non è affatto fra le ultime”.

La via crucis della principessa iniziò nel 1789. La Rivoluzione francese cominciò a perseguitare la sua famiglia e a lavorare per la rovina della monarchia. Profondamente devota e fedele al Trono, Clotilde soffriva sulla propria carne gli assalti dei giacobini in Francia. Ricevuta la notizia dell’esecuzione del fratello, re Luigi XVI, si ritirò alla sua abitazione per piangere da sola. Pochi mesi dopo, la notizia della morte della cognata Maria Antonietta, e poi della sorella Madame Elisabeth, la prostrarono nel più profondo dolore.

Nel 1796 morì Vittorio Amedeo III e la pia coppia salì sul trono del Regno di Sardegna, scosso per i contraccolpi della Rivoluzione francese. Carlo Emanuele scampò miracolosamente a diversi attentati. L’8 dicembre 1798, cedendo alle logge liberali e alla minaccia delle truppe rivoluzionarie francesi, Carlo Emanuele IV dovette abdicare e lasciare la capitale nel bel mezzo dell’inverno, dopo aver messo in luogo sicuro la Sacra Sindone. A Firenze, trovò Papa Pio VI, anche lui sulla via dell’esilio dopo la proclamazione delle Repubblica romana. Cadendo ai piedi del Pontefice, il Re esclamò: “Santo Padre, benedette le nostre sciagure che ci hanno portato ai piedi del Vicario di Cristo!”.

L’esilio finì a Napoli, dove la reale coppia fu accolta da Re Ferdinando, rientrato nella sua capitale dopo i moti rivoluzionari che lo avevano costretto a rifugiarsi a Palermo. Anche i napoletani cominciarono a venerare Maria Clotilde come santa, chiamandola “il nostro angelo”. Indebolita fisicamente, intimamente scossa nel vedere la vecchia Europa naufragare nella voragine rivoluzionaria, la regina rese l’anima a Dio il 7 marzo 1802. Aveva appena quarantadue anni. Fu seppellita nella chiesa di Santa Caterina a Chiaia, retta dal Terz’Ordine Regolare francescano. Papa Pio VII la dichiarò “Venerabile” nel 1808. Il suo processo di beatificazione andò avanti veloce fino a che, nel 1854, fu interrotto per motivi politici riconducibili al ruolo che Casa Savoia ebbe nell’unità d’Italia.

La causa fu ripresa nel 1972. Dieci anni dopo, il Vaticano promulgò il decreto sull’eroicità delle sue virtù, aprendo quindi la strada per la sua beatificazione. Il prof. Plinio Corrêa de Oliveira era membro del Comitato d’Onore per la beatificazione di Maria Clotilde di Savoia, che raccoglie illustri membri della nobiltà partenopea.

Dopo la morte della moglie, Carlo Emanuele IV si recò a Roma, e visse una vita di nascondimento e di pietà presso i gesuiti della chiesa di Sant’Andrea al Quirinale, dove morì e fu sepolto nel 1819.

Categoria: Dicembre 2017

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