2018

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Intervista al prof. Clemens Cavallin

 

Svezia: come si distrugge il Natale

 

Il socialismo vuole distruggere il Natale. In Svezia ci è quasi riuscito con un mix di paganesimo, socialismo e americanismo.
Lo spiega per noi un professore cattolico, docente di Storia delle religioni.

 

Prof. Cavallin, Lei è un cattolico che vive in un Paese protestante e, soprattutto, molto secolarizzato. Sussistono ancora tradizioni natalizie?

Purtroppo, le tradizioni svedesi di Natale, o Yule per usare il vecchio linguaggio scandinavo, non sono più quelle di una volta. Il Natale svedese richiama alla mente immagini di una mattinata ancora avvolta nella silenziosa oscurità di metà inverno, con campi rigorosamente coperti di neve sopra la quale scorrono veloci slitte con fuochi raggianti, affrettandosi verso la chiesa per la Messa festiva, chiamata julotta. O forse richiama tradizioni che risalgono a uno stile di vita agricolo, in cui natura e cultura si mescolavano, con lo gnomo invisibile (tomten) che aiutava ad accudire gli animali nel fienile, e la madre che metteva fuori un piatto di porridge (avena cotta) in segno di gratitudine, ma anche per evitare di incorrere nella sua facile ira.

Purtroppo, questi tempi sono finiti da un bel po’!

La modernità ha puntato la sua luce al neon sulla vita sociale svedese con una completezza e un bagliore senza pari nella maggior parte delle società moderne. Governando ininterrottamente il Paese dagli anni Trenta fino agli anni Settanta, la social-democrazia rimodellò la società svedese secondo la sua visione costruttivista del futuro, con angoli squadrati e proporzioni inumane. Gli architetti del nuovo ordine demolirono i vecchi centri storici, risanarono le aree ritenute antiquate, e cercarono di imporre una completa eguaglianza, per esempio abolendo il pronome Ni, usato in segno di rispetto, e sostituendolo per du.

Questo progetto costruttivista e razionalista fu finanziato con un costante aumento delle tasse. L’idea era: più guadagni, più paghi. Si arrivò a estremi assurdi. Nel 1976, per esempio, Astrid Lindgren, famosa autrice di libri per bambini, dopo aver scoperto che avrebbe dovuto pagare il 102% delle sue entrate in tasse, scrisse una fiaba che ridicolizzava il ministro delle Finanze. Quell’anno, dopo ben quattro decenni al potere, il Partito Socialdemocratico perse le elezioni.

 

Si dice, però, che il socialismo svedese fosse piuttosto umano.

In realtà era molto impositivo. Al fine di portare avanti la “modernizzazione” del popolo svedese, il Governo esercitava uno stretto controllo sui media. Durante la mia infanzia, negli anni ‘70 e ‘80, c’era solo una TV di Stato con due canali, e una Radio di Stato con tre frequenze. E basta! Inoltre, i social democratici avevano bandito dalla TV qualsiasi spot pubblicitario. Quindi, l’unica cosa che potevano guardare in TV erano le informazioni governative: Non dimenticare il salvagente quando esci in barca! Non dimenticare di inviare in tempo la tua dichiarazione dei redditi! E via dicendo.

C’erano, inoltre, brevi spot pubblicitari del Governo, rammentandoci della sua presenza totalitaristica. Ne ricordo uno che mostrava due agenti governativi che andavano di porta in porta con una grande antenna che fiutava la presenza di un televisore in casa. Questi agenti, chiamati pejlare, avevano una lista con i nomi di chi non aveva pagato il canone obbligatorio per la televisione pubblica svedese. Era una sorta di lista di proscritti. Nel video, il momento più temuto era quando gli agenti governativi bussavano alla porta dello sfortunato colpevole che, naturalmente, cercava di filarsela con ogni sorta di pretesto, subito però confutato dai preparatissimi agenti. Lo spot finiva con una minaccia: “Attenzione! La prossima settimana verremo nei seguenti quartieri...”. Il messaggio era chiaro: meglio pagare, altrimenti l’uomo dell’antenna potrebbe bussare alla tua porta, e saranno guai amari…

Il monopolio dei media ha portato a eccessi tragicomici. L’unica occasione in cui potevamo guardare i film della Disney in TV era proprio il giorno di Natale, alle tre del pomeriggio. Ogni anno, la televisione di Stato mandava in onda lo stesso film natalizio della Disney con il Grillo Parlante che, alla fine, cantava “I wish on a star”. E, per la grande eccitazione del popolo socialista, c’era una novità ogni anno: il trailer del prossimo film della Disney che sarebbe uscito nei cinema.

 

Un vero lavaggio del cervello!

Esatto! Per noi oggi, che abbiamo facile accesso a migliaia di canali, anche online, è difficile immaginare l’impatto sulla psiche svedese di questo programma ripetuto anno dopo anno. Questo pot-pourri natalizio americano, identico ogni anno, con Ferdinando il Toro, Biancaneve e Cip & Ciop, divenne la principale tradizione natalizia svedese, introducendo un’aria hollywoodiana.

Il giorno di Natale, tutti si sistemavano di fronte allo schermo, con gli occhi lacrimosi dopo aver mangiato un copioso smorgasbord di frattaglie bollite, prosciutto e polpette, e bevuto un’abbondante quantità di snaps (vodka). Quando finiva il film, invece del tradizionale gnomo jultomten, arrivava Babbo Natale, rosso e rotondo, con i doni. I veri gnomi della Vecchia Svezia erano grigi e piccoli e, per quanto ne sappia, non salivano su per i camini. Ed era la Capra Yule a portare i doni.

Ancor oggi, nella Svezia settentrionale, nella città di Gävle, ogni anno viene fabbricata una gigantesca capra di paglia, che poi viene bruciata, anche se questa pratica è strettamente illegale, in un Paese ormai fortemente sorvegliato dalle telecamere e pieno di materiale ignifugo. Non ho idea di cosa possa simboleggiare questo gesto, sicuramente niente di cristiano.

Quindi, oggi il Natale in Svezia, o se vogliamo la celebrazione dello Yule, è una miscela di elementi pagani, vecchi e nuovi, il tutto rimpastato nello scintillante format commerciale americano, non più ristretto alla TV, ma alla miriade dei piccoli schermi dei cellulari e degli iPad.

 

C’è qualche speranza?

Da cattolici, dobbiamo sempre avere totale fiducia nell’azione della grazia divina. Secondo me, però, per evangelizzare una tale situazione servono misure forti, uguali a quelle di San Bonifacio che abbatté con vigore la sacra quercia di Thor. Quando penso, però, a questi giovani che, sfidando le pesanti sanzioni del Governo, ancor oggi bruciano la Capra Yule, forse potrebbe esserci ancora speranza nel profondo Nord, non totalmente stregato dalle storielle della Disney.

Categoria: Dicembre 2018

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