2018

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St. Avold: Natali d’altri tempi

 

di Pascal Flaus

 

Siamo in Francia, ma si parla molto tedesco. La zona attorno a St. Avold, in Lorena, nota come pays naborien, è sul confine tra Francia e Germania. Zona bilingue e biculturale, attinge da due grandi tradizioni natalizie. Abbiamo chiesto a un noto esperto della storia locale come fossero i Natali d’altri tempi.

 

I nostri antenati davano alla celebrazione natalizia, o “Chrichdaa”, un’importanza capitale. Il Natale era preceduto dall’Avvento, un periodo di riflessione spirituale e di introspezione, digiuno e astinenza. Fino al Concilio Vaticano II, non si celebravano matrimoni durante questo periodo, e tutte le attività ludiche erano proibite. Questo messaggio di attesa e di preparazione spirituale è simboleggiato dal colore liturgico viola. Ogni sabato, all’alba, con la chiesa illuminata solo da candele in onore della Vergine Maria, si celebravano le “Rorate Messen”, cantando il “Rorate coeli”.

Le nostre tradizioni religiose secolari sono state arricchite da certe usanze improntate dai protestanti. La corona dell’Avvento, fatta di quattro candele, è una tradizione di Amburgo, concepita nel 1839 da Johann Heinrich Wichern, un pastore protestante, e in seguito accettata dalla Chiesa cattolica nei paesi germanici. La corona è adornata con tre candele viola e una rosa per la domenica di “Gaudete”.

 

La vigilia di Natale

Fino al 24 dicembre, i nostri antenati praticavano il digiuno. Quel giorno era piuttosto normale, con gli adulti che preparavano le celebrazioni. La sera, le famiglie si riunivano attorno al caminetto nella stanza principale. Nella regione di Bouzonville si aggiungevano tre sedie simboliche perché Maria, Giuseppe e il piccolo Gesù potessero venire a scaldarsi. La sera si mangiava poco: una zuppa e un piatto leggero, seguiti dai biscotti di Natale accompagnati da Glühwein, vino caldo speziato. Il padre di famiglia benediva, con acqua santa e vino, un ceppo di legno scelto durante l’estate, chiamato “Christbrand”, che veniva bruciato nel camino. Le sue ceneri erano poi sparse nella casa e nei campi. I contadini mettevano un sacco di grano di frumento davanti alla porta per essere benedetto da Gesù Bambino. In attesa della mezzanotte, i bambini giocavano al “Kohlespiel”: appendevano un pezzo di legno carbonizzato al soffitto e soffiavano su di esso in modo che toccasse il viso del vicino, annerendolo. Il perdente doveva cedere il suo pezzo di torta.

Gli animali erano nutriti con fieno e sale. Nel mio villaggio, a Rosbruck, gli animali erano liberati durante la Messa di mezzanotte in modo che potessero comunicare tra loro e venerare il Bambino Gesù. Questa tradizione, persa intorno al 1880, causava un grande disordine perché verso le due di notte era necessario ritrovare il proprio bestiame, cosa non facile soprattutto in condizioni di neve!

Alle 11,30 suonavano le campane chiamando i fedeli alla Messa di mezzanotte, che durava fino alle due. Restavano a casa solo i malati, i bambini troppo piccoli e alcune persone di servizio. La scena era meravigliosa: tutti si recavano portando lanterne accese, che scintillavano sulla neve creando un’atmosfera magica. La chiesa brillava con mille candele. I colori liturgici erano bianco e giallo. Molti canti natalizi erano eseguiti in tedesco, tra cui il famoso “Stille Nacht”, composto nel 1840.

Dopo il servizio, i fedeli si scambiavano gli auguri e tornavano a casa per mangiare prosciutto, secondo la parola biblica “Und das Wort ist Fleisch” (il Verbo si fece carne). Era anche momento di scoprire cosa si nascondeva nei calzini appesi al camino e anche sotto l’albero di Natale: dolci, mele, noci e qualche giocattolo. Erano stati portati, mentre tutti erano fuori alla Messa, da “Christkindche” (Gesù Bambino). Anche questo personaggio proviene dalla tradizione protestante, creato nel secolo XVIII per sostituire San Nicola. In seguito, però, fu assunto dalla Chiesa cattolica in Germania, Austria, Alsazia e Lorena.

In alcuni luoghi il “Christkindche” appariva di persona. Era di solito una giovane ragazza vestita di bianco, con il volto velato all’orientale e con una corona in testa, metà angelo metà Gesù Bambino, che avvisava del suo arrivo suonando una campana. I bambini cadevano in ginocchio e recitavano una preghiera o una poesia. “Christkinche” lodava chi si era comportato bene, e ammoniva invece i più monelli. Poi distribuiva giocatoli in legno. In alcuni villaggi nel paese di Bitche, chierichetti travestiti da pastori, chiamati “Weihnachts Buben”, vagavano per le strade nella notte di Natale, dopo la Messa, esclamando: “O Christ wach auf!” (Signore, svegliati!).

 

Tramandando la tradizione

La parrocchia era il cuore della società rurale tradizionale. Il calendario religioso e quello agrario si compenetravano, scandendo le feste civiche e religiose, momenti di riposo, convivialità e affermazione dell’identità.

Il 25 e il 26 dicembre erano festivi, come oggi. Malgrado si dovesse preparare i vari pasti e ricevere gli ospiti, si cercava di mantenere un ambiente di festa religiosa. Ci si recava numerosi alla Messa la mattina e ai Vespri la sera. Molti assistevano alle tre Messe natalizie. Una Messa, la “Hirtenmesse”, era dedicata ai pastori. Il pranzo di Natale era copioso. Abbondavano la selvaggina, il pollame e gli affettati, accompagnati da patate e verdure. Alla fine si mangiavano diversi dolci fatti in casa e si beveva Spritz zuccherato. A tavola c’era sempre un posto in più per un eventuale viaggiante di passaggio per il paese.

Il 26 dicembre, giorno di Santo Stefano (“Stefensdaa”), patrono della Diocesi di Metz, si benediva l’avena. Il 28, “aux Saints Innocents”, si benedivano i bambini nati quell’anno. Le giovani madri offrivano i propri pargoli al Bambino Gesù.

Di ritorno a casa, le famiglie cantavano canti natalizi, di solito canzoni religiose tedesche, lette da libri o tramandate oralmente dalla tradizione.

Il Natale ha avuto un ruolo chiave nel repertorio musicale della Mosella di lingua tedesca. La maggior parte delle canzoni ricorda i misteri del Medioevo, e mettono l’accento su due temi principali: la povertà del Bambino nella mangiatoia, e Cristo che si è fatto uomo per condividere il nostro destino. Queste canzoni popolari sono conformi al vangelo di San Luca. Erano certamente interpretati in chiesa molto prima della diffusione dei messali diocesani.

 

L’albero di Natale

La tradizione dell’albero di Natale si diffuse nel mondo germanico nel secolo XIV, e arrivò in Alsazia nel 1521. All’origine, esso non aveva un senso cristologico. Per le tribù germaniche, prima dell’avvento del cristianesimo, l’abete era il simbolo della luce e del rinnovamento. Il suo verde perdurava anche nel periodo più buio dell’anno, intorno al solstizio di inverno, il 21 dicembre. Era la promessa della primavera, ancora lontana. Nel Medioevo, la Chiesa lo accettò come segno della luce del Bambino Gesù. La tradizione degli abeti fu introdotta in Lorena dai tedeschi intorno al 1880.

I primi alberi che decoravano i salotti della borghesia erano pieni di noci avvolte in carta lucida, capelli di angeli, biscotti, ghirlande tagliate in carta d’argento e candele. Era allestito il 24 dicembre nel salotto, e tenuto nascosto ai bambini fino all’arrivo di “Christkindche”. L’albero rimaneva fino alla “Maria Lichtmess” (Candelora), il 2 febbraio. Una volta smantellato, era gettato dalla finestra, e non portato fuori dalla porta, poiché si credeva che ciò portasse sfortuna.

Categoria: Dicembre 2018

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