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Papa Francesco: la Chiesa è “bloccata” e “parcheggiata”

 

di Federico Catani

“Comunità tristi, preti tristi, vescovi tristi” sarebbe l’attuale fisonomia della Chiesa, secondo Francesco. Come mai se lui stesso, per ben nove anni, ha governato come ha voluto, in modo incontrastato, per plasmare una Chiesa secondo la sua visione? Intanto, quel “misterioso processo di autodemolizione” denunciato già da Paulo VI, continua a correre speditamente.

 

Nell’omelia pronunciata nella Basilica di San Pietro in occasione della solennità dell’Epifania, il 6 gennaio scorso, Papa Francesco ha tratteggiato la situazione della Chiesa in termini drammatici: «Non siamo da troppo tempo bloccati, parcheggiati dentro una religione convenzionale, esteriore, formale, che non scalda più il cuore e non cambia la vita? Le nostre parole e i nostri riti innescano nel cuore della gente il desiderio di muoversi incontro a Dio oppure sono “lingua morta”, che parla solo di sé stessa e a sé stessa? […] È triste quando un sacerdote ha chiuso la porta del desiderio; è triste cadere nel funzionalismo clericale, è molto triste… Persone chiuse, comunità chiuse, vescovi chiusi, preti chiusi, consacrati chiusi. Perché la mancanza di desiderio porta alla tristezza, all’indifferenza. Comunità tristi, preti tristi, vescovi tristi». Un ritratto crudo, impietoso, che comunque vescovi, sacerdoti e fedeli si sono ormai abituati ad ascoltare in questi nove anni di pontificato.

 

Una crisi voluta o subita?

D’altra parte, è davvero difficile dare torto a Francesco. Ma al contempo viene anche da chiedersi: chi ha guidato la Chiesa in questi anni? Se la situazione è tanto drammatica, di chi la responsabilità? Diversi vaticanisti, peraltro molto vicini al Pontefice, hanno fatto notare che «Papa Francesco ha governato incontrastato come ha voluto. Ha deciso come ha voluto. Ha detto quello che ha voluto. Insomma, ha avuto tutti gli strumenti e i poteri, nonché i carismi, per plasmare la Chiesa del terzo millennio secondo la sua visione» (cfr. il blog Il Sismografo). E allora di chi la colpa? Non sarà piuttosto che è proprio questo il modello di Chiesa voluto da Francesco, nella sua idea di riforma e di purificazione? Qualcuno si chiede se non sarà forse un obiettivo rendere la Chiesa anemica e ininfluente, perché così si riconverta?

Del resto, osservando il cammino della Rivoluzione nel corso dei secoli, è lampante una forte accelerazione verso l’autodemolizione della Chiesa proprio a partire dalla clamorosa rinuncia di papa Benedetto XVI e dalla successiva elezione del cardinale Jorge Mario Bergoglio, il 13 marzo 2013. Nel corso di questi anni gli sconvolgimenti, soprattutto a livello di prassi ecclesiale, sono stati così numerosi che è quasi impossibile ricordarli tutti. Con Francesco vi è stato un vero e proprio cambio di paradigma nella maniera di concepire la Chiesa e di essere cattolico. E il processo sta continuando, sempre più rapido.

Anche se oggi il dibattito pubblico è dominato dal Covid, dai vaccini, dall’imposizione del green pass e dalla limitazione di molte libertà per i non vaccinati, l’autodemolizione della Chiesa non si ferma, anzi. Tanto per cominciare, infatti, non è possibile ignorare il comportamento disastroso e devastante assunto proprio dai vescovi durante la pandemia. Le chiese chiuse, l’invocazione quasi messianica del vaccino, l’imposizione della comunione sulla mano e l’abbandono a se stessi dei malati non hanno fatto altro che dare une pessima immagine del clero cattolico, salvo lodevoli ma rare eccezioni ovviamente. Davvero si è vista una Chiesa chiusa, timorosa dell’odore delle pecore; una Chiesa ben lontana dall’immagine di ospedale da campo tanto cara a Francesco. Una Chiesa terrorizzata, con una debolissima fede in Dio, ma con una fiducia cieca nella scienza (o, meglio, nello scientismo). Una Chiesa piegata ai voleri e alla mentalità del mondo, senza alcuno spirito profetico; una Chiesa che ha smesso di essere sale della terra. E i risultati si sono visti. I luoghi di culto sono sempre più vuoti, disertati per paura del contagio e perché ormai è passata l’idea che tutt’al più basta seguire la messa in tv.

 

Il lento ma deciso sdoganamento dell’omosessualità

La confusione poi domina ormai incontrastata tra i cattolici. Non è certo una novità, ma i moltissimi interventi ambigui e contradditori (e altri invece fin troppo, chiari) di Papa Francesco o di altri esponenti del clero non hanno fatto altro che acuire il problema.

Come conciliare ad esempio i duri attacchi che il Papa ha rivolto all’ideologia gender con la lettera di encomio inviata a suor Jeannine Gramick, religiosa statunitense di 79 anni alla quale, nel 1999, la Congregazione per la Dottrina della Fede presieduta dall’allora cardinale Ratzinger vietò di continuare la sua attività pastorale tra le persone LGBT, considerata ambigua e non esente da errori? Non solo. Sostenendo che il modo di fare di suor Jeannine è simile allo “stile di Dio”, Francesco sembra dimenticare le dichiarazioni esplosive rilasciate dalla religiosa in più occasioni, da ultimo sul Corriere della sera dello scorso 11 gennaio: «Il popolo di Dio sta iniziando a capire che il luogo dell’autorità non risiede nei vescovi e nemmeno nel nostro buon Papa Francesco. Il luogo dell’autorità risiede in tutta la Chiesa». Ecco a cosa potrebbe portare la sinodalità permanente nella Chiesa, voluta espressamente da Francesco. Questa volta sarebbe un’autodemolizione della costituzione divina datagli da Nostro Signore, operata dalla Gerarchia stessa della Chiesa, al fine di trasformarla in una sorta di organizzazione umanitaria, democratica e ugualitaria, in cui Gesù Cristo e il Vangelo, contrariamente alle parole di facciata, vengono messi da parte o annacquati, perché d’intralcio nel dialogo col Mondo e la Modernità. È questo che si vuole con tanta spinta alla sinodalità?

Il tema dell’omosessualità e del transgenderismo è uno di quelli in cui più apertamente si notano le differenze rispetto al secolare Magistero della Chiesa. Certo, formalmente la dottrina non è (ancora) cambiata, come chiede a gran voce il cardinale lussemburghese Hollerich, ma se ne stanno ponendo tutte le premesse. Nei giorni scorsi, ad esempio, secondo quanto riporta sempre il Corriere della sera, «100 fedeli lesbiche, gay, bisessuali e transgender, tutti attivi come dipendenti o collaboratori nella Chiesa tedesca, hanno fatto coming out in uno straordinario documentario realizzato dal primo canale della tv pubblica tedesca, Ard. Tra loro ci sono preti, monaci, suore, educatori ed educatrici, insegnanti, dottoresse e infermiere che lavorano per le cliniche cattoliche, referenti della Caritas, impiegati della curia. Chiedono alla Chiesa di cui fanno parte che smetta di escluderli». Accanto a ciò, e usando il grimaldello degli scandali sessuali e della pedofilia, si continua a premere per l’abolizione del celibato sacerdotale e per riservare uno spazio sempre più grande alle donne nella liturgia e nel governo della Chiesa.

 

Gli attacchi al Magistero cattolico sulla vita

Ma anche nel campo della difesa della vita il lavoro di distruzione avanza, con il consenso tacito o l’indifferenza di Francesco. Perché se è vero che da un lato il Papa ha usato sempre parole molto dure contro l’aborto, definendolo chiaramente un omicidio, dall’altro avrebbe permesso tranquillamente al presidente americano Joe Biden di ricevere la comunione. Durante la sua visita a Roma, lo scorso ottobre, il presidente statunitense si è recato a messa nella chiesa di San Patrizio, poco distante dall’ambasciata degli Stati Uniti. Come riporta il Corriere della sera, «Biden ha ricevuto la comunione il giorno dopo che il Papa gli ha detto di continuare a ricevere il sacramento […]. Il presidente riceve regolarmente l’eucarestia nelle diocesi di Washington e Delaware, ma fare la comunione a Roma ha per lui un significato particolare. Il Papa, tecnicamente, è il vescovo di Roma, e la parrocchia di San Patrizio è parte della sua arcidiocesi. […] La Messa è stata celebrata da padre Joe Ciccone, che non ha fatto alcun annuncio speciale ai presenti. “La comunione è ciò che ci unisce nel Signore, nessuno di noi è puro e perfetto, siamo tutti santi e peccatori” ha commentato il sacerdote al termine della celebrazione».

A ciò va aggiunto il recente intervento del gesuita americano Pat Conroy, sino al 2021 cappellano della Camera degli Stati Uniti, il quale in un’intervista al Washington Post ha dichiarato che i cattolici dovrebbero sempre approvare la libera scelta delle donna, sia essa a favore o contro l’aborto. Ebbene, nessuno di questi religiosi è stato redarguito o richiamato o contraddetto dal Vaticano.

E un duro colpo è stato assestato anche al Magistero sull’eutanasia. Sono già note le ambiguità ed aperture in materia da parte di mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ma più recentemente ha suscitato grande clamore un articolo uscito su La Civiltà Cattolica, le cui bozze sono sempre riviste dalla Segreteria di Stato vaticana. Il gesuita Padre Carlo Casalone, infatti, nel suo intervento sulla rivista, auspica che la proposta di legge “morte volontaria medicalmente assistita”, già discussa il 13 dicembre scorso nel Parlamento italiano, venga approvata. In sostanza, padre Casalone dice che certi principi valgono solo per i cattolici, ma non nell’ambito politico. Vale a dire che, in nome del pluralismo, del dialogo e della democrazia, i valori cattolici - in ultima istanza, i diritti di Dio stesso - devono star fuori dalla vita pubblica o essere soggetti a compromessi ed accomodamenti.

 

L’assalto finale alla Santa Messa

Se a tutto ciò aggiungiamo il durissimo colpo inferto alla liturgia tradizionale liberalizzata nel 2007 dal Motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI e ora di fatto quasi abrogata con il Motu proprio Traditionis Custodes e le relative risposte ai dubia, (luglio-dicembre 2021), è impossibile non osservare che l’intento perseguito dall’attuale pontificato è cancellare tutto quanto è stato costruito lentamente, pazientemente e caritatevolmente in questo campo dai suoi immediati predecessori, soprattutto da Benedetto XVI. Ricorrendo - spiace dirlo ma è la verità - a manipolazioni e a vere e proprie distorsioni, a volte condite da una grande dose di ignoranza, Papa Francesco ha voluto punire i fedeli legati alla liturgia tradizionale. Fedeli, va ricordato, principalmente giovani e generalmente ben formati e molto motivati, a differenza del fedele medio della parrocchia media. La fretta e la violenza con cui la Santa Sede è intervenuta per cercare di bloccare ed estinguere la Messa tradizionale ha dell’incredibile. A fronte di un aumento di partecipanti, che riscoprono nella Tradizione la fonte e la forza spirituale per poter vivere da cattolici in mezzo a questo mondo sempre più pagano e secolarizzato, Francesco non mostra alcuna misericordia, nessun dialogo, nessuna prossimità.

E il tutto avviene mentre è ancora in vita Benedetto XVI, che viene così apertamente contraddetto e criticato. Non è casuale il ritorno alla ribalta di vecchi presunti scandali sessuali avvenuti negli anni del suo episcopato a Monaco e che lui avrebbe insabbiato. La verità è che Benedetto XVI, pur con tutti i suoi limiti (il primo è proprio quello di aver dato l’impressione di essere “fuggito davanti ai lupi”), è ancora scomodo. Come ha notato il prof. Stefano Fontana su La Nuova Bussola quotidiana, «la scomodità di Benedetto XVI si fa oggi molto più fastidiosa. La sola sua presenza sta lì a ricordare molte cose che disturbano. Ormai egli parla e scrive pochissimo o addirittura non più, ma la sua presenza mantiene in vita quanto lui ha scritto e detto. I suoi insegnamenti, finché egli è vivo, non possono essere messi da parte troppo facilmente come si vorrebbe. Egli disturba solo perché c’è. È la sua esistenza ad essere scomoda, come ingombrante eredità di pensiero e di fede».

Sembra che da parte di Francesco e del suo entourage si abbia una gran fretta di voltare totalmente pagina, di cambiare tutto quanto sia possibile o comunque di porre tutte le basi per rendere difficilissima una ricostruzione, prima dell’inevitabile fatto biologico che condurrà all’elezione di un successore.

Un vaticanista assai cauto, sebbene osservatore competente dell’attuale pontificato, Andrea Gagliarducci (CNA), scrive nella sua molto seguita colonna settimanale Vatican Monday del 7 febbraio 2022: “Ma quale Chiesa lascerà Papa Francesco? A ben guardare, lascerà una Chiesa da ricostruire, timorosa persino di prendere iniziative, frenando gli uomini e l’evangelizzazione. Il risultato sarà una Chiesa forse troppo gentile e poco empatica. Una Chiesa che ha bisogno di farsi pubblicità invece di evangelizzare.(…) È questo che vuole Papa Francesco?”

Ma la Chiesa è di Cristo e, come Egli stesso ha romesso, Portae inferi non prevalebunt. Come diceva il cardinale Consalvi, Segretario di Stato di Pio VII, se non ci sono riusciti i preti a distruggere la Chiesa in tanti secoli, significa proprio che è divina. Ecco perché, nonostante i cattivi esempi, le metastasi interne che si diffondono sempre più nel corpo ecclesiale, la confusione e il caos generale, va mantenuta certa e incrollabile la fede, sull’esempio della Madonna il Sabato Santo.