Perché l’esortazione apostolica eco-friendly di Papa Francesco non convince i fedeli
di John Horvat
All’inizio del Sinodo sulla sinodalità, in occasione della festa di S. Francesco d’Assisi, Papa Francesco ha pubblicato l’Esortazione apostolica Laudate Deum. Criticato come un manifesto ambientalista senza base scientifica, il documento si discosta parecchio da ciò che dovrebbe essere un’Esortazione apostolica.
L’Esortazione apostolica Laudate Deum di Papa Francesco è un documento difficile da qualificare. Le esortazioni pontificie dovrebbero incoraggiare i cattolici nella Fede. Questo documento, invece, tratta questioni ecologiche ed è rivolto “a tutte le persone di buona volontà sulla crisi climatica”.
Il documento assomiglia piuttosto a un’eco-lamentazione, a un dibattito accademico, a un rapporto delle Nazioni Unite, piuttosto che a un trattato teologico o catechetico. Rompe tutte le regole. Mancano le citazioni di santi e teologi. D’altronde, rompe anche i canoni accademici, nell’usare uno stile impositivo che non ammette altre opinioni sul clima.
Il testo commenta eventi recenti, togliendo il tono atemporale e la gravità riscontrabili nei pronunciamenti pontifici del passato, intesi a consigliare anche le generazioni future. Inoltre, i documenti pontifici di solito non trattano questioni tecniche, come fa invece questo, discorrendo sulle emissioni di carbonio, sulle letture della temperatura globale e sulle statistiche sul clima.
Il documento era già stato annunciato come la seconda parte della precedente enciclica ambientale di Papa Francesco Laudato si’, del 2015. Questo supplemento, molto più breve, ha poco da aggiungere a quello precedente che viene citato ben diciannove volte.
Il cupo lamento di un’agenda ambientalista fallita
La Laudate Deum apre con un lamento sulla mancata ricezione da parte della comunità globale dell’avvertimento pontificio del 2015. Papa Francesco lascia intendere che il tempo stringe. Il livello degli oceani sta aumentando e le calotte polari si stanno sciogliendo. L’umanità è responsabile di questo disastro e deve agire immediatamente!
La Laudate Deum è un documento intriso di rabbia, che nasce dall’incapacità di convincere un pubblico scettico. Si ha l’impressione che la prima parte sia stata scritta come se l’autore fosse impegnato in un dibattito personale con un “negazionista” del clima, sconosciuto e invisibile (presumibilmente americano), le cui argomentazioni razionali e scientifiche sono troppo convincenti perché il Papa possa confutarle.
Infatti, un recente sondaggio del Public Religion Research Institute ha rilevato che solo il 27% degli americani ritiene che il cambiamento climatico sia una crisi. In tutte le categorie, gli americani religiosi sono al meno un terzo sotto la media. In altre parole, la pratica religiosa non solo non porta verso posizioni ambientaliste, ma piuttosto dall’altra parte.
Forse è per questo che Papa Francesco attacca senza pietà le posizioni di questo “negazionista” invisibile, denunciando con acredine quelli che “negano, nascondono, dissimulano o relativizzano i segni del cambiamento climatico”. Il Papa chiede ai suoi lettori di ignorare questi rozzi non illuminati. Egli evangelizza con duro zelo, invitando tutti a convertirsi al Vangelo del cambiamento climatico.
Papa Francesco afferma la realtà del cambiamento climatico con un’aria di infallibilità scientifica. Il documento è costellato di frasi come “nessuno può ignorarlo”, “questo è verificabile” o “non è più possibile dubitarne”. Nessuno può mettere in discussione il dogma allarmista sul clima, nemmeno nei suoi minimi dettagli. Gli scienziati scettici, e ce ne sono molti, compresi alcuni premi Nobel, non ricevono la benché minima attenzione da parte del Pontefice.
Un governo globale come soluzione?
Ad acuire il tenebroso giudizio c’è un’ampia sezione che racconta i fallimenti delle varie conferenze sul clima delle Nazioni Unite, conosciute come COP, nel corso degli ultimi decenni. Papa Francesco accenna alla prossima conferenza COP28, che si terrà a Dubai (anch’essa probabilmente destinata a fallire…), come un’opportunità per attuare un cambiamento significativo.
Papa Francesco insiste sulla “debolezza della politica internazionale” che “non è sufficiente e non sembra essere efficace” nell’affrontare il problema climatico. Cita quindi la sua enciclica Fratelli tutti, del 2020, che chiede una qualche forma di “organizzazione mondiale dotata di autorità per assicurare il bene comune mondiale, lo sradicamento della fame e della miseria e la difesa certa dei diritti umani fondamentali”.
Molti commentatori alzano le sopracciglia di fronte alla possibilità di questa sorta di governo mondiale, investito di immensi poteri che sembrano prevalere sulla sovranità nazionale e sui legami religiosi. Sanno bene che aprire questo vaso di Pandora potrebbe portare a problemi maggiori, soprattutto se attuato senza una conversione morale dei suoi leader a Dio e alla Sua Chiesa.
Un lato spirituale
Solo alla fine l’Esortazione tenta brevemente di dare un carattere spirituale al problema. Tuttavia, priva di contenuto soprannaturale, la visione naturalistica del documento si riduce a una vaga ingiunzione affinché le persone si uniscano alla natura: “Siamo costretti a riconoscere che … la vita umana è incomprensibile e insostenibile senza le altre creature”.
Manca del tutto un appello all’amorevole Provvidenza di Dio affinché provveda ai bisogni umani, intervenga a favore dei fedeli e scongiuri così il disastro climatico. Non si fa menzione della Madonna, degli angeli e dei santi come parte della realtà della vita umana e alla quale si potrebbe ricorrere. Non si fa menzione alla santificazione personale, che dovrebbe essere un tema centrale di qualsiasi Esortazione apostolica.
Tracce di ideologia
Potremmo analizzare molti altri aspetti del documento. Mi permetto di menzionarne appena uno: attraverso tutto il documento si scorgono fili ideologici che si intrecciano lungo la narrativa per presentare un certo messaggio al di fuori del quadro scientifico.
Papa Francesco ha etichettato i conservatori come malvagi seguaci di “ideologie”. Eppure, in questo documento si possono trovare molte ideologie moderne che fanno parte dell’agenda della sinistra cattolica: tracce di lotta di classe, di teologia della liberazione, di naturalismo, di ecologia profonda, di retorica anti-capitalista e di indigenismo. Tutto fa brodo e si amalgama nella sostanza ideologica di questo documento pontificio.
Molti cattolici trovano il testo poco convincente anche a causa del suo atteggiamento decisamente antioccidentale (e, in concreto, antiamericano), che mentre attacca alcuni abusi moderni, mette la scure a tanti elementi di ordine e di progresso.
La Chiesa come soluzione
L’Esortazione apostolica di Papa Francesco suscita un sentimento di profonda tristezza per ciò che vi manca. Per accontentare “tutte le persone di buona volontà sulla crisi climatica”, il documento sceglie di non fare ricorso alla saggezza della Chiesa. Ci si aspettava riferimenti biblici e religiosi, citazioni di santi, principi morali e raziocini teologici, non rapporti delle Nazioni Unite.
La Chiesa ha tanto da offrire nel campo della gestione e dell’amore nei riguardi della creazione di Dio. In effetti, la Chiesa è la realtà meglio attrezzata per affrontare qualsiasi vera crisi ecologica. I fedeli che vivono secondo l’insegnamento morale della Chiesa e la legge naturale saranno necessariamente i migliori amministratori della terra. La civiltà cristiana è la migliore soluzione possibile a qualsiasi crisi ecologica poiché è consapevole della creazione di Dio e del ruolo centrale dell’umanità nel dominarla saggiamente e virtuosamente.
La tragedia dell’Esortazione apostolica Laudate Deum è che trascura di fare ciò che dovrebbe: incoraggiare i fedeli nella pratica della virtù e nell’amore di Dio e del prossimo. Si lascia coinvolgere in argomentazioni tecnico-scientifiche che è meglio lasciare agli esperti. Costringe i fedeli alla triste situazione di difendersi da coloro che, a sinistra, potrebbero utilizzare il documento papale per portare avanti la loro agenda sovversiva.
