Il più grande crimine di tutti i tempi
di Plinio Corrêa de Oliveira
Quando contempliamo la vita di Nostro Signore Gesù Cristo, non troviamo nulla in essa che non susciti la più ragionevole, la più alta, la più ferma ammirazione. Come Maestro, insegnò la pienezza della Verità. Come Modello, praticò la perfezione del Bene. Come Pastore, non risparmiò nessuno sforzo per salvare le sue pecore, finendo per dare il suo Sangue per esse, fino all’ultima goccia. Dimostrò la sua missione divina con miracoli stupendi, che riversarono sulle anime innumerevoli benefici spirituali e temporali.
Proprio per questo Nostro Signore era amato. C’è una particolare forma di gloria nell’essere amati. E questa, Egli l’aveva in proporzioni uniche. La folla attorno a Lui era così numerosa che gli Apostoli dovettero spesso proteggerlo. Mentre parlava, la folla lo seguiva nel deserto, senza preoccuparsi né del vestiario né del cibo. In occasione del suo ingresso a Gerusalemme gli prepararono un vero trionfo regale.
In tema d’amore, tutto ciò è davvero ammirevole. E tuttavia c’era molto di più. Dopo la sua morte, quando l’apparente fallimento gettava un velo di dubbio sulla sua missione, sembrando smentirlo clamorosamente, c’erano anime che continuarono a credere in Lui ed amarlo. Continuarono ad amarlo anche quando, in un momento di inesprimibile dolore, la tomba fu sigillata, le ombre e il silenzio della morte calarono sul suo corpo esangue, e tutto sembrò finito…
C’era la Veronica, una delle pie donne, un apostolo vergine che continuava ad amarlo. Al di sopra di tutto, più di ogni altra cosa, senza paragoni, c’era la Santissima Vergine Maria che praticava ininterrottamente atti d’amore, quali il Cielo e la terra insieme non avrebbero mai potuto praticare con pari intensità e perfezione.
Tutto ciò è comprensibile. Ma come si spiega che questo stesso Gesù abbia suscitato tanto odio? Perché, innegabilmente, Egli fu odiato. Molti ebrei lo odiavano con un odio vergognoso, divorante e infame, che solo l’inferno può generare. Spinti dall’odio, cercarono a lungo di spiarlo, per vedere se riuscivano a trovare in Lui qualche difetto che potesse servire come pretesto per perseguitarlo. Ecco la prova che non lo odiavano a causa di qualche difetto che erroneamente pensavano di vedere in Lui. Perché allora lo odiavano? Se non era per il male, che non c’era in Lui e che invano cercarono di trovare, perché allora lo odiavano? La risposta è sbalorditiva: lo odiavano proprio per il bene che c’era in Lui.
Profondo mistero dell’iniquità umana! Questo odio era vergognoso. In realtà lo nascondevano sotto l’apparenza di gentilezza perché non avevano una ragione onesta per dichiararlo. Mentre la missione di Gesù procedeva verso la sua piena realizzazione, l’odio di questi ebrei cresceva e portò a una fragorosa esplosione. Scoraggiati dal cercare ragioni per la diffamazione, ricorsero alla calunnia. Ne fecero un uso molto diffuso. Avevano tutto da guadagnare da questa forma di guerra: denaro, amicizia con i romani, prestigio derivante dall’esercizio delle funzioni sacre.
Tuttavia, la guerra della diffamazione in buona parte fallì. Riuscirono a convincere alcune persone dispettose, a seminare il dubbio in alcuni spiriti rozzi e ottusi, o in coloro che già dubitavano di sé stessi, degli altri, di tutto e di tutti. Ma era impossibile soffocare nella calunnia l’effetto meraviglioso della presenza, della parola e dell’azione di Nostro Signore.
E poi arrivò il piano supremo: decisero di confutarlo con una sconfitta che lo avrebbe screditato agli occhi di tutti, escludendolo dal numero dei viventi. Il resto è noto. Satana entrò nel più ripugnante degli uomini, che lo vendette e poi lo consegnò con un bacio. Poi, un Proconsole, più depravato nell’anima che nel corpo, esitante, debole, vanitoso, lo consegnò ai suoi nemici. E su di Lui si riversò il torrente di tutto l’odio della Sinagoga, con il quale i farisei erano finalmente riusciti a contaminare le masse.
Ululanti d’odio, c’erano lì tanti ciechi e paralitici che Egli aveva guarito, tanti posseduti che Egli aveva liberato, tante anime irrequiete che Egli aveva rasserenato!
Quando avevano ricevuto da Lui dei benefici, avevano provato una segreta umiliazione nel vedersi inferiori. Quando avevano sentito i suoi insegnamenti, avevano provato un filo di rivolta che indeboliva la loro ammirazione. Perché era così austero, perché esigeva così tanti sacrifici? Vederlo ora “sconfitto” era come una liberazione, il trionfo di tutte le ripicche, di tutte le volgarità, di tutte le invidie, il succo distillato di tutte le infamie. La grande rivolta degli empi farisei, consegnati a Satana, dei loro simili in tutte le classi del popolo, in un fronte unito con le antipatie inconfessate e forse inconsce dei tiepidi, produsse questo risultato supremo: il deicidio, il più grande crimine di tutti i tempi.
(Tratto da “Catolicismo”, n° 52, aprile 1955)
