Un Sinodo dentro al Sinodo?
di Julio Loredo
Si è conclusa a Roma la seconda e ultima Assemblea generale del Sinodo sulla sinodalità iniziato nel 2021. Chi si aspettava una Rivoluzione francese ecclesiastica è rimasto deluso. L’assise è terminata con toni piuttosto pacati. Qualcuno di area conservatrice ha cantato vittoria. Un’analisi più attenta, invece, rivela una situazione molto peggiorata.
Si è conclusa a Roma la seconda e ultima Assemblea generale del Sinodo sulla sinodalità. Chi si aspettava una Rivoluzione francese ecclesiastica è rimasto deluso. L’assise è terminata con toni piuttosto pacati, lontani dal trionfalismo iniziale, e senza concludere quasi niente sui temi più controversi, cioè la situazione delle donne nella Chiesa e l’inclusione delle minoranze LGBT.
Tanto è bastato perché alcune persone di area conservatrice cantassero vittoria: il pericolo sarebbe stato scampato. Troppo rumore per niente.
Un’analisi più attenta, invece, rivela una situazione molto più sfumata, nella quale certamente si evince l’affanno dei progressisti, ma anche le importanti conquiste che hanno riportato. In realtà, dal Sinodo è emersa la bozza di una nuova Chiesa. Ha ragione Giovanni Maria Vian, già direttore dell’Osservatore Romano, quando afferma in un’intervista a Le Monde: “Dopo Francesco, il potere pontificio non potrà mai più essere esercitato nello stesso modo” (1).
Facciamo qualche riflessione, in ordine sparso.
Il processo è la meta
Lo scopo dichiarato del Sinodo era presentare “un nuovo modo di essere Chiesa”, attraverso “un nuovo modo di fare Chiesa”, cioè di gestire i suoi processi interni, la sua governance, il suo modo di definire dottrine e di proporre linee di condotta. Anziché interrogare la Rivelazione e la Tradizione per dedurne verità e norme, come la Chiesa fa da duemila anni, si pretendeva partire “dal basso”, cioè dalla vox populi, sicura mediatrice dello Spirito Santo. Il Popolo di Dio, dicevano, è infallibile.
Perciò il Sinodo è stato dispiegato in tre grandi fasi, delle quali la principale era l’“ascolto”: tutto il Popolo di Dio doveva essere ascoltato per discernere ciò che “lo Spirito dice alle chiese”. L’Assemblea doveva limitarsi ad accogliere la voce del Popolo salvo poi tradurla in linee guida. Ecco la “nuova Chiesa costitutivamente sinodale” auspicata da Francesco. La sinodalità diventava così una nota Ecclesiae, in realtà quella principale. Il sinodo non intendeva discutere di questioni dottrinali o pastorali, per p
oi giungere a certe conclusioni, bensì intra- prendere un “cammino” (sin-hodos = camminare insieme) per riformare radicalmente la Chiesa.
Sotto questa luce, e a prescindere dai risultati concreti, lo stesso processo sinodale è già una grande vittoria dei neo-modernisti. Commenta Russell Shaw sul Catholic World Report: “Marshall McLuhan era un guru canadese della comunicazione, noto soprattutto per aver detto: Il mezzo è il messaggio. (…) Mi viene in mente che qualcosa di simile è apparentemente ciò che Papa Francesco ha in mente per il Sinodo, ma in una formulazione diversa: Il processo è il prodotto” (2).
Credo che più che aspettarsi dal processo sinodale nuove dottrine, e tantomeno documenti magisteriali, dobbiamo vedere il metodo sinodale, cioè il processo. Secondo me, questo “nuovo modo di essere Chiesa” apre un dibattito talmente ampio che si rischia di mettere in discussione sistematicamente, in modo evolutivo e processuale, e quindi mai completo, ciò che finora è stato ritenuto indiscutibile. Introducendo questo modo democratico ed egualitario di operare, si rischia di andare a toccare la stessa struttura della Chiesa definita dalle Sacre Scritture e dal Magistero.
Si rischia, insomma, di inventare una nuova Chiesa, diversa da quella voluta da Nostro Signore. Quindi, una falsa Chiesa.
Se il popolo non ci segue, peggio per il popolo
Il processo Sinodale doveva fondarsi su un’ampia consultazione al Popolo di Dio, che ne sarebbe il vero protagonista. La realtà, però, è andata in modo assai diverso.
Tanto per cominciare, solo esigue minoranze di fedeli sono state effettivamente consultate. Stando ai numeri forniti dagli organi sinodali, non più dello 0,5% dei fedeli è stato consultato. E, per coincidenza o deliberazione, si è trattato in generale di minoranze progressiste che già lavoravano per la riforma della Chiesa. In altre parole, i neo-modernisti hanno consultato sé stessi.
Quando il vero Popolo di Dio faceva sentire la propria voce, la musica cambiava radicalmente.
Un sondaggio, fatto dalla Segreteria del Sinodo e pubblicato sul conto X Synod.va, dovrebbe far riflettere. Alla domanda: “Crede che la sinodalità, come cammino di conversione e di riforma, possa favorire la missione e la partecipazione di tutti i battezzati?”, i fedeli hanno risposto così: Sì 22% – No 88%. Anziché piegarsi alla volontà del popolo, però, i promotori del Sinodo hanno semplicemente cancellato il post…
Man mano che si approssimava il Sinodo, e poi durante lo svolgimento della prima Assemblea generale nel 2023, le critiche nei confronti del processo sinodale aumentavano in numero e intensità. Diversi cardinali – come Burke, Müller e Sarah – hanno fatto sentire la loro voce, così come autorevoli teologi e canonisti.
Mi piace ricordare una delle maggiori iniziative di critica al processo sinodale: la pubblicazione del libro “Processo sinodale: un Vaso di Pandora”, scritto da José Antonio Ureta e Julio Loredo. Con una bella Prefazione del cardinale Raymond Burke, il libro ha avuto decine di edizioni in 14 lingue, incidendo in modo talmente decisivo sugli avvenimenti che perfino Papa Francesco ne ha parlato.
Di fronte alla marea montante delle critiche, gli organizzatori del Sinodo hanno reagito chiudendosi a riccio.
La prima Assemblea generale doveva essere un’immensa celebrazione di tutto il Popolo di Dio che, festoso, avrebbe celebrato la nascita della nuova Chiesa in una sorta di nuova Pentecoste. In realtà, per evitare che si sentissero voci fuori controllo, l’Assemblea si è tenuta a porte chiuse e ai partecipanti si è proibito di parlare con la stampa.
Un Sinodo dentro il Sinodo
Nella seconda Assemblea le cose sono andate anche peggio. Non vi è stata consultazione dei fedeli, e ci si è riuniti a porte chiuse. Ma non è bastato. Il Papa ha voluto aggiungere all’Assemblea generale una sorta di terzo elemento del Sinodo, ovvero i “gruppi di studio” di specialisti per trattare le tematiche più controverse, come il ruolo della donna nella Chiesa e le questioni attinenti alla morale sessuale. Questi gruppi di studio, che secondo i responsabili vaticani fanno pienamente parte del Sinodo, si sono riuniti a porte chiuse: una sorta di Sinodo dentro il Sinodo.
Pur facendo parte del Sinodo, le conclusioni di questi Gruppi di studio non saranno inclusi nel Documento finale. Essi dovranno presentare le loro “Risposte” entro la metà del 2025, prolungando così ancor di più i tempi sinodali. C’è da chiedersi: quale sarà l’importanza del Documento finale dell’Assemblea generale se pochi mesi dopo usciranno queste “Risposte”? È chiaro che, una volta aperto il processo sinodale, si è scoperchiato un Vaso di Pandora.
Il silenzio del popolo è lezione dei Re
Si diceva una volta che il silenzio del popolo è una lezione per i Re. Non volendo, per rispetto, contestare il proprio Re, il popolo manifestava il suo dissenso facendo silenzio al suo passaggio. Qualcosa di simile possiamo dire riguardo al Sinodo sulla sinodalità e a Papa Francesco.
È evidente che il processo sinodale non ha riscaldato i cuori dei fedeli. Anzi, c’è stata un’indifferenza quasi generalizzata che dovrebbe far riflettere. Le cerimonie pubbliche del Sinodo, come la Messa d’inaugurazione in piazza San Pietro, sono state vistosamente con poca gente. Gli stessi mezzi di comunicazione hanno dato pochissi
mo spazio all’evento. Persino i giornalisti accreditati che accompagnavano il Sinodo sono stati meno numerosi dell’anno scorso.
Qualcuno ha persino ipotizzato che questa disattenzione abbia fatto piacere a Francesco, che così ha potuto avanzare senza troppe polemiche. Il fatto è che il silenzio dei fedeli ha comunque imposto un cambio di passo. Francesco, che all’inizio era un gran promotore della cosiddetta “conversione sinodale della Chiesa”, oggi invece sembra preferire un processo discreto di riforme ben consolidate anziché grandi colpi di scena che possono suscitare reazioni e far sentire voci fuori controllo, come è accaduto con il Cammino sinodale tedesco.
A parte la semi-segretezza del Sinodo, gli organizzatori hanno avuto cura di togliere dai documenti di lavoro le questioni più controverse, ovviamente per disinnescare eventuali polemiche. Francesco stesso ha più volte assicurato che il Sinodo non avrebbe toccato certi temi controversi. Il Popolo di Dio non era preparato.
Poi, però, questi temi sono stati affidati ai Gruppi di studio, in particolare al Gruppo 9, guidato da monsignor, oggi cardinale, Carlos Castillo Mattasoglio, arcivescovo di Lima, noto seguace della Teologia della liberazione marxista. I lavori di questo Gruppo hanno mantenuto accese le aspettative dei progressisti, come afferma per esempio il corrispondente a Roma di New Ways Ministry, un’associazione catto-LGBT.
Il primato della prassi
Dall’inizio del suo Pontificato, Francesco ha ribadito che “non dobbiamo occupare spazi ma aprire processi”, cioè non dobbiamo affermare idee ma avanzare nei fatti. La dottrina si dovrà poi adeguare. È il cosiddetto primato della prassi, un concetto di origine marxista (3) e poi modernista (4).
Leggiamo nel documento di lavoro del Gruppo 9: “Non si tratta più di proclamare principi dottrinali astratti con una sterile verbosità sclerotica, bensì di vivere l’esperienza di fede nella sua rilevanza sociale e personale (…) in fedeltà non solo al Vangelo ma al cammino concreto della comunità e degli individui”.
Durante il Sinodo Francesco stesso ha dato un appoggio a questo approccio ricevendo in Vaticano un gruppo di transgender/intersex col quale si è intrattenuto ben 90 minuti. All’uscita, un membro del gruppo ha dichiarato: “Il Papa si è mostrato molto ricettivo”. Un altro passo concreto è stata la nomina di Padre Timothy Radcliffe a cardinale. Il frate domenicano, severamente censurato da Benedetto XVI e oggi elevato al cardinalato, è un noto promotore dell’agenda LGBT. Un altro fatto ancora è stata la nomina della mozambicana Sheila Pires come Segretaria della Commissione per l’informazione sinodale. Pires è una nota promotrice dell’agenda femminista radicale.
Un nuovo decalogo per una nuova Chiesa
La “nuova Chiesa sinodale” richiede un nuovo Catechismo e, addirittura, un nuovo Decalogo. Questo è stato proposto nella “cerimonia penitenziale” nella Basilica di San Pietro che ha preceduto l’apertura della seconda Assemblea. Nella cerimonia, presieduta da Francesco, si è chiesto perdono per peccati dei quali nessuno aveva mai sentito parlare: peccato contro la pace, contro il clima, contro le donne, contro la povertà e via dicendo.
Due hanno richiamato particolarmente l’attenzione: il peccato contro la sinodalità e il peccato di dottrina. Il primo sembra affermare che, mettersi contro il processo sinodale implicherebbe peccato mortale. Così la sinodalità viene elevata alla categoria di dogma, proprio mentre si nega l’esistenza stessa dei dogmi… Il secondo sembra affermare che non ci possono essere principi dottrinali, cadendo in questo modo nel relativismo più completo.
I nuovi peccati enunciati per la liturgia penitenziale vaticana non sono teologici ma sociologici, riconducibili a un’agenda più politica che religiosa. Poi, in quanto agenda politica, si tratta di una agenda nettamente sbilanciata a sinistra. Secondo il cardinale Gerhard Müller, questi nuovi “peccati” si ispirano a un’ideologia fra il gender e il woke.
Ebbene, la liturgia penitenziale era tanto piena di militanti sinodalisti quanto vuota di fedeli. È stata l’ennesima dimostrazione dell’abisso creatosi fra le reali aspirazioni spirituali dei fedeli e le astruse elucubrazioni di una certa classe ecclesiastica.
Come reagire?
Di fronte a un panorama così cupo, molti cattolici si sentono smarriti, scoraggiati, confusi, perplessi e perfino delusi. E non tutti reagiscono in modo adeguato. Alcuni cedono alla tentazione del sedevacantismo: abbandonano la Chiesa per diventare autoreferenziali. Altri cedono alla tentazione dell’apostasia: abbandonano la Chiesa per abbracciare altre confessioni. La maggior parte sprofonda nell’indifferenza: abbandona la Chiesa alla sua triste sorte.
Costoro sbagliano in modo clamoroso! Amicus certus in re incerta cernitur: è proprio adesso che Santa Madre Chiesa ha bisogno di figli amorevoli e intrepidi che la difendano contro i suoi nemici, esterni e interni. Dio ce ne chiederà conto!
Per questo noi ci domandiamo, come fece Plinio Corrêa de Oliveira nel 1951: «Quanti sono quelli che vivono in unione con la Chiesa questo momento che è tragico come è stata tragica la Passione, questo momento cruciale della storia, in cui tutta un’umanità sta optando per Cristo o contro Cristo?». Dobbiamo pensare come pensa la Chiesa, sentire come sente la Chiesa, agire come la Chiesa vuole che agiamo in tutte le circostanze della nostra vita.
Questo suppone il sacrificio di tutta un’esistenza. Un sacrificio tanto più doloroso, quando si considera che alti esponenti della stessa gerarchia ecclesiastica non sempre lo gradiscono e, anzi, a volte lo perseguitano con acredine.
Possiamo quasi esclamare parafrasando il salmista: «Alienus factus sum in domo matris meae – Sono diventato un estraneo nella casa di mia madre» (Sal 68,9). Sì, alienus, ma pur sempre in domo matris meae, cioè nella Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana, fuori dalla quale non c’è salvezza.
1. Giovanni Maria Vian, vaticaniste : « Le pouvoir lié à la papauté ne pourra plus être exercé de la même manière après François », Le Monde, 6/10/24.
2. Russell Shaw, The synodal method is the synodal message, Catholic World Report, 24-08-24
3. Scrive da Marx in «Tesi su Feuerbach»: “La questione se al pensiero umano appartenga una verità oggettiva non è una questione teoretica, ma pratica. È nella prassi che l’uomo deve dimostrare la verità, cioè la realtà e il potere, il carattere immanente del suo pensiero. La disputa sulla realtà o non-realtà di un pensiero isolato dalla prassi è una questione puramente scolastica” (Pedrag Vranicki, Geschichte des Marxismus. Erster Band, Suhrkamp Verlag, Frankfurt 1972, p. 123-124).
4. La “filosofia dell’azione” elaborata da Maurice Blondel, uno dei fondamenti filosofici del Modernismo.
