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Riflessioni sul Natale

di Plinio Corrêa de Oliveira

 

Carissimi, siamo alla soglia della Vigilia di Natale. Solo poche ore ci separano dalla mezzanotte, e quando questa scoccherà saremo entrati nella vigilia del Natale. È naturale, quindi, che la nostra attenzione sia tutta concentrata sulla festa della Santa Natività di Nostro Signore Gesù Cristo. Sono contento che, per celebrare questa magna festa, sia stato scelto un magnifico brano di padre Manoel Bernardes [1644-1710], uno dei classici della lingua portoghese, ma soprattutto un teologo molto ortodosso, molto profondo, conciso ed enormemente ricco di pensiero. Ciò che avete ascoltato sono autentici tesori, tra l’altro magnificamente declamati. Padre Bernardes ipotizza cosa avrebbe detto la Madonna al Bambino Gesù, e immagina la preghiera della Madonna al suo Divin Figliolo.


Ci sono stati aperti questi tesori e abbiamo potuto esaminarli come se fossero pietre preziose, parola dopo parola, pensiero dopo pensiero, facendoli risplendere alla luce della Fede. E ne siamo rimasti meravigliati. Come potrei io commentare le bellissime parole di padre Bernardes?


Prima di tutto, sono parole pronunciate con profonda emozione. Qualcuno potrebbe obiettare: ma non erano un po’ sentimentali? Io dico: quelle parole erano, sì, molto delicate, ma per niente sentimentali. Anzi, direi che erano l’esatto opposto.


Primo movimento: venerazione


Nella scena della Natività vediamo tutto l’affetto della Vergine Madre verso il suo Bambino, ma questa non è la prima nota nella sequenza degli affetti che emanavano dall’anima della Madonna. Prima di tutto vi è la venerazione della creatura verso Dio, suo Creatore.


La Madonna è stata modello di umiltà. Non si è avvicinata al suo Figlio prima di aver espresso tutto il rispetto e l’ammirazione che il Divin Salvatore merita. Lei sa che, come creatura, è il vertice della creazione. Ma si è messa in posizione di umiltà di fronte al suo Salvatore. Perché la più alta delle creature è pur sempre infinitamente inferiore al Creatore.


Immaginate una persona che si considera più vicina al sole perché è dieci centimetri più alta dell’uomo medio. C’è da ridere. Cosa cambia nella distanza dal sole per appena dieci centimetri?


Dio è infinito. Anche l’enorme distanza che separa la Madonna da noi è piccola rispetto alla distanza che la separa da Dio. Si capisce, quindi, che il suo primo atteggiamento al cospetto del suo Divin Figliolo, sia stato di umiltà.


Ma non è un’umiltà egocentrica, è un’umiltà teocentrica. Ella non inizia dicendo: «Io sono l’ultima delle creature». Prima di avere in vista la sua limitata condizione di creatura, ella ha in vista l’infinita grandezza del Creatore. Ed è per questo che i suoi affetti iniziano con atti di ammirazione. La Madonna comincia ammirando e proclamando tutto ciò che vede in Dio, analizzando perché è degno di ogni ammirazione.


Prima proclama tutta la sua ammirazione e tutto il suo rispetto per Dio, e solo dopo comincia a parlare del suo amore. E questo è l’opposto del sentimentalismo.


Ammirazione: fondamento dell’amore


C’è qui un ordine, un ordinamento logico delle cose, che merita un commento, anche se molto veloce. Per amare moltissimo qualcuno, dobbiamo iniziare con l’ammirarlo. Perché l’ammirazione è il fondamento dell’amore.


Nel caso specifico, la Madonna aveva davanti la più ammirevole di tutte le creature, in quanto Uomo. Poi, come Uomo-Dio, Egli era legato ipostaticamente alla Santissima Trinità. Non ci sono parole per ammirare la Santissima Trinità. Ma se non ci sono parole per ammirare, non ce ne sono nemmeno per esprimere sufficientemente l’amore, che è una decorrenza dell’ammirazione. Quello della Madonna era un amore che eccedeva ogni espressione.
Ella sapeva per rivelazione divina che il Figlio che era stato generato in Lei dallo Spirito Santo era il Figlio di Dio, la Seconda Persona della Santissima Trinità. Il primo stupore è stato: «Così debole, così piccolo, eppure è Dio nella sua infinita grandezza!».


Quindi il suo primo pensiero è per Dio. Poi il suo pensiero va al Bambino in ciò che Egli ha di grandezza. Solo dopo si rivolge ai suoi aspetti piccoli, delicati, carini. Ma poi misura la distanza che va dall’uno all’altro, dall’umanità all’Unione Ipostatica, e quindi alla gloria che questa Unione fa risplendere in fasci solari sul Bambino. Il suo affetto di Mamma è circondato da questa gloria, Ella vede negli occhi del Bambino il sole della gloria di Dio. Poi c’è anche la tenerezza della Mamma: Ella tocca le braccia e i piedini di Gesù Bambino e li sente freddi. Cioè, viene fuori tutta la sua umana piccolezza.


Qualcuno dirà che in questo momento l’ammirazione svanisce e resta il puro affetto. Dico di no, perché nel momento in cui muore l’ammirazione, muore anche l’affetto. E se muore l’affetto muore anche l’ammirazione. L’ammirazione e l’affetto sono due stati d’animo correlati, che si postulano a vicenda.


Combattente nella buona battaglia


Nel contemplare un bambino che viene al mondo, ogni madre dovrebbe comprendere che egli è entrato in un immenso campo di battaglia. Una madre dal cuore retto dovrebbe esclamare: “Battagliatore! Combattente! Ti ammiro perché sei un combattente della buona battaglia! Questo è il tuo dovere”. Ai piedi del Presepe, la Madonna fu un esempio esimio di questo.


Nel testo che abbiamo letto, Padre Manoel Bernardes tratta la Madonna come Madre del Verbo di Dio Incarnato, con tutta la conoscenza del Mistero del Verbo di Dio Incarnato. Ma non conosce il futuro. L’unico accenno al futuro è quando la Madonna dice che adagerà questo Bambino tra le sue braccia, affinché possa dormire tranquillo fino al momento in cui dormirà tra le braccia di una Croce. È un gioco di parole molto bello, molto toccante. Ma al di fuori di questo accenno profetico, in cui la Madonna esprime conoscenza della fine che avrà il suo Figlio, non c’è alcun riferimento a ciò che sarebbe successo a Nostro Signore e al mondo.


Noi, invece, adoreremo Nostro Signore nel 1988. Lì, nel Presepe di Betlemme, c’era già in nuce tutto lo sviluppo storico lungo ormai venti secoli.
C’era il convivio di trent’anni della Sacra Famiglia nella Casa della Madonna, dove tra l’altro Nostro Signore avrebbe assistito alla morte di San Giuseppe, il Santo Patrono della Buona Morte. C’erano i miracoli che Egli avrebbe compiuto nella sua vita pubblica, le anime che avrebbe attirato, poi la crescente persecuzione degli ebrei, l’indifferenza degli stessi Apostoli, il tradimento di Giuda.


C’era anche la Pentecoste, l’espansione della Chiesa in tutto il bacino del Mediterraneo, la liberazione della Chiesa da parte di Costantino, poi l’invasione dei barbari, e poi San Benedetto, che si stacca da quella palude, e si incammina verso Subiaco dove dà inizio a una via spirituale da cui nascerà il Medioevo.


Ma il Medioevo decade, dando inizio alla Rivoluzione con successive ondate di ribellione: il Rinascimento, l’Umanesimo, il Protestantesimo, la Rivoluzione francese, la Rivoluzione comunista e poi quella culturale, dai contorni ancora incerti.


Tradizione Famiglia Proprietà


Tutto questo, sì, ma anche il momento in cui, per un disegno della Madonna e in contrasto con questo mare di fango, sarebbe nata la TFP e sempre più giovani avrebbero iniziato a gridare sulle vie di tanti Paesi: “Tradizione Famiglia Proprietà!”


Ciascuno di voi, miei cari, potrebbe ritornare al Presepe per la sua storia individuale. Potrebbe discernervi come la grazia ha camminato nella sua anima, dal momento in cui ha ricevuto la chiamata per entrare nelle fila benedette della TFP, lungo anni di militanza, con alti e bassi, momenti in cui l’anima brilla con la grazia divina, altri in cui invece le tentazioni dell’orgoglio e della sensualità si fanno sentire, fino alla vittoria finale per la misericordia di Dio. Alcuni sono caduti lungo la strada, alcuni si sono rialzati, altri no. La mia preghiera non manca affinché la Madonna li faccia ritornare sulla strada giusta.


Rivoluzione e Contro-Rivoluzione


Dobbiamo considerare tutto questo quando ci troveremo davanti al Presepe. Dobbiamo esclamare: Voi, Signore, siete pietra di divisione, la pietra di scandalo che divide a metà la storia. Chi è con voi fa parte della Contro-Rivoluzione, chi è contro di Voi fa parte della Rivoluzione.
Vi ringrazio per aver messo la lotta sulla mia strada affinché io potessi diventare un eroe. Vi ringrazio per la forza che mi avete dato per resistere, per pregare e per combattere.


Vi ringrazio per tutto questo, ma specialmente, Signore, Vi ringrazio per tutti gli anni che ho passato nella Vostra santa grazia. E, se ho avuto la sventura di perdere questa grazia, Vi ringrazio di esservi tornato. Vi ringrazio, o Divino Infante, o Divino Bambino Gesù, per avermi dato la vocazione e per avermi permesso di militare nelle fila benedette della Contro-Rivoluzione.


Vi ringrazio per aver potuto combattere contro i miei difetti. Vi ringrazio per non essere stato impaziente con me e per avermi mantenuto in vita affinché avessi ancora il tempo di correggerli fino al momento della morte. E se posso dirvi una preghiera in questa vigilia di Natale, Signore Gesù, Vi rivolgo la preghiera del Salmo: “Mio Dio, non rapirmi a metà dei miei giorni”.


Io potrei glossarlo dicendo: “Non toglietemi la vita a metà della battaglia. Aiutatemi perché i miei muscoli non perdano vigore, la mia anima non perda forza e agilità, prima che io abbia, per la vostra gloria, superato tutti i miei difetti, scalato tutte le vette interiori che Voi mi avete messo davanti, prima che, sul campo di battaglia, io abbia compiuto tutte le gesta eroiche a cui mi chiamaste, dandovi tutta la gloria che vi aspettavate da me quando mi avete ­creato”.

(Brani di una conferenza per soci e cooperatori della TFP brasiliana, 23 dicembre 1988. Tratto dalla registrazione magnetofonica, senza revisione dell’autore).