Rivoluzione e Contro Rivoluzione

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PARTE II : LA CONTRO-RIVOLUZIONE

 

Capitolo 1

La Contro-Rivoluzione è reazione

 

1. La Contro-Rivoluzione, lotta specifica diretta contro la Rivoluzione

Se tale è la Rivoluzione, la Contro-Rivoluzione è, nel senso letterale della parola, spogliata delle connessioni illegittime e più o meno demagogiche che le si sono aggiunte nel linguaggio corrente, una "re-azione". Cioè, un'azione che è diretta contro un'altra azione. Essa sta alla Rivoluzione come, per esempio, la Contro-Riforma sta alla Pseudo-Riforma.



2. Nobiltà di questa reazione

E da questo carattere di reazione derivano alla Contro-Rivoluzione la sua nobiltà e la sua importanza. Infatti, se è la Rivoluzione che ci sta uccidendo, niente è più indispensabile di una reazione che miri a schiacciarla. Essere ostili, in via di principio, a una reazione contro-rivoluzionaria, equivale a voler consegnare il mondo al dominio della Rivoluzione.



3. Reazione diretta anche contro gli avversari di oggi

È necessario aggiungere che la Contro-Rivoluzione, così concepita, non è e non può essere un movimento che vive tra le nuvole, che combatte fantasmi. Deve essere la Contro-Rivoluzione del secolo XX, diretta contro la Rivoluzione così come oggi in concreto essa esiste e, quindi, contro le passioni rivoluzionarie come oggi divampano, contro le idee rivoluzionarie come oggi sono formulate, contro gli ambienti rivoluzionari come oggi si presentano, contro l'arte e la cultura rivoluzionaria come oggi appaiono, contro le correnti e gli uomini che, a qualsiasi livello, sono attualmente i fautori più attivi della Rivoluzione. La Contro-Rivoluzione non è, dunque, una semplice retrospettiva dei danni causati dalla Rivoluzione nel passato, ma uno sforzo per sbarrarle la strada nel presente.



4. Modernità e integrità della Contro-Rivoluzione

La modernità della Contro-Rivoluzione non consiste nel chiudere gli occhi né nello scendere a patti, sia pure in proporzioni insignificanti, con la Rivoluzione. Al contrario, consiste nel conoscerla nella sua essenza invariabile e nei suoi così rilevanti elementi accidentali contemporanei, per combatterla in questi e in quella, con intelligenza, con astuzia, in modo organizzato, con tutti i mezzi leciti, e utilizzando la collaborazione di tutti i figli della luce.



Capitolo 2

Reazione e Immobilismo Storico



1. Che cosa restaurare

Se la Rivoluzione è il disordine, la Contro-Rivoluzione è la restaurazione dell'Ordine. E per Ordine intendiamo la pace di Cristo nel Regno di Cristo. Ossia, la civiltà cristiana, austera e gerarchica, sacrale nei suoi fondamenti, antiugualitaria e antiliberale.



2. Che cosa innovare

Tuttavia, in forza della legge storica secondo cui nelle cose terrene non esiste l'immobilismo, l'ordine nato dalla Contro-Rivoluzione dovrà avere caratteristiche specifiche che lo rendano diverso dall'ordine esistente prima della Rivoluzione. È chiaro che questa affermazione non si riferisce ai princìpi, ma agli elementi accidentali. Elementi accidentali, tuttavia, di importanza tale da meritare di essere ricordati.

Nell'impossibilità di trattare ampiamente questo argomento, diciamo semplicemente che, in generale, quando un organismo subisce una frattura o una lacerazione, la zona di saldatura o di cicatrizzazione presenta dispositivi di protezione speciali. Si tratta della cura amorevole della Provvidenza che, attraverso le cause seconde, si oppone all'eventualità di un nuovo disastro. Questo fatto si può osservare nel caso delle ossa fratturate, la cui saldatura si costituisce come un rinforzo nella stessa zona di frattura, o nel caso dei tessuti cicatrizzati. Si tratta di una immagine materiale di un fatto analogo che accade anche nell'ordine spirituale. Il peccatore che si pente veramente ha, normalmente, un orrore del peccato superiore a quello che ha avuto nei migliori anni anteriori alla caduta. È la storia dei santi penitenti.

Allo stesso modo, dopo ogni prova, la Chiesa si risolleva particolarmente agguerrita contro il male che ha cercato di abbatterla. La Contro-Riforma è un esempio tipico di questo fatto.

In virtù di questa legge, l'ordine nato dalla Contro-Rivoluzione dovrà risplendere, più ancora di quello del Medioevo, nei tre punti principali in cui è stato ferito dalla Rivoluzione:

1) Un profondo rispetto dei diritti della Chiesa e del papato e una sacralizzazione, in tutta l'ampiezza possibile, dei valori della vita temporale, il tutto in opposizione al laicismo, all'interconfessionalismo, all'ateismo e al panteismo, così come alle loro rispettive conseguenze.

2) Uno spirito di gerarchia che segni tutti gli aspetti della società e dello Stato, della cultura e della vita, in opposizione alla metafisica ugualitaria della Rivoluzione.

3) Una cura costante nello scoprire e nel combattere il male nelle sue forme embrionali o nascoste, nel fulminarlo con esecrazione e con marchio d'infamia, e nel punirlo con fermezza inflessibile in tutte le sue manifestazioni, e particolarmente in quelle che attentano all'ortodossia e alla purezza dei costumi, il tutto in opposizione alla metafisica liberale della Rivoluzione e alla sua tendenza a dare libero corso e protezione al male.



Capitolo 3

La Contro-Rivoluzione e la smania di novità

La tendenza di tanti nostri contemporanei, figli della Rivoluzione, ad amare senza restrizioni il presente, adorare il futuro, e votare incondizionatamente il passato al disprezzo e all'odio, suscita verso la Contro-Rivoluzione un insieme di incomprensioni che è necessario far cessare. Soprattutto, sembra a molti che il carattere tradizionalista e conservatore di quest'ultima ne faccia una nemica naturale del progresso umano.



1. La Contro-Rivoluzione è tradizionalista

A. Ragione

La Contro-Rivoluzione, come abbiamo visto, è uno sforzo che si sviluppa in funzione di una Rivoluzione. Questa si rivolta costantemente contro tutta una eredità di istituzioni, di dottrine, di costumi, di modi di vedere, sentire e pensare cristiani che abbiamo ricevuto dai nostri antenati, e che ancora non sono totalmente estinti. La Contro-Rivoluzione difende, dunque, le tradizioni cristiane.



B. Il lucignolo che ancora fumiga

La Rivoluzione attacca la civiltà cristiana più o meno come un certo albero della foresta brasiliana, il fico selvatico (urostigma olearia), che, crescendo sul tronco di un altro, lo avviluppa completamente e lo uccide. La Rivoluzione, nelle sue correnti "moderate" e di velocità lenta, ha circondato la civiltà cristiana per avvolgerla da ogni parte e ucciderla. Siamo in un periodo in cui questo strano fenomeno di distruzione non è ancora giunto al suo termine. Siamo, cioè, in una situazione ibrida, in cui quelli che potremmo quasi chiamare resti mortali della civiltà cristiana, aggiunti al profumo e all'azione remota di molte tradizioni estinte soltanto di recente, ma che conservano ancora una certa vitalità nella memoria degli uomini, coesistono con numerose istituzioni e costumi rivoluzionari.

Di fronte a questa lotta tra una splendida tradizione cristiana in cui ancora palpita la vita, e un'azione rivoluzionaria ispirata da quella smania di novità a cui si riferiva Leone XIII nelle parole iniziali dell'enciclica Rerum novarum, è naturale che il vero contro-rivoluzionario sia il difensore nato del tesoro delle buone tradizioni, perché esse sono i valori del passato cristiano ancora esistenti e che si tratta precisamente di salvare. In questo senso, il contro-rivoluzionario agisce come Nostro Signore, che non è venuto a spegnere il lucignolo che ancora fumiga, né a spezzare la canna incrinata (1). Perciò egli deve cercare di salvare amorevolmente tutte queste tradizioni cristiane. Un'azione contro-rivoluzionaria è, essenzialmente, un'azione tradizionalista.



C. Falso tradizionalismo

Lo spirito tradizionalista della Contro-Rivoluzione non ha nulla in comune con un tradizionalismo falso e gretto che conserva certi riti, stili o costumi soltanto per amore alle forme antiche e senza alcuna stima per la dottrina che li ha generati. Questo non è tradizionalismo sano e vivo, ma piuttosto archeologismo.



2. La Contro-Rivoluzione è conservatrice

La Contro-Rivoluzione è conservatrice? In un certo senso, sì, e profondamente. In un altro senso, no, pure profondamente.

Se, del presente, si tratta di conservare qualcosa che è buono e merita di vivere, la Contro-Rivoluzione è conservatrice.

Ma se si tratta di perpetuare la situazione ibrida in cui ci troviamo, di arrestare il processo rivoluzionario in questa tappa, restando immobili come delle statue di sale, ai margini del cammino della storia e del tempo, avvinghiati a quanto vi è di buono e a quanto vi è di cattivo nel nostro secolo, cercando così una coesistenza perpetua e armonica del bene e del male, la Contro-Rivoluzione non è né può essere conservatrice.



3. La Contro-Rivoluzione è condizione essenziale del vero progresso

La Contro-Rivoluzione è progressista? Sì, se il progresso è autentico. No, se è la marcia verso la realizzazione dell'utopia rivoluzionaria.

Nel suo aspetto materiale, il progresso vero consiste nella retta utilizzazione delle forze della natura, secondo la legge di Dio e al servizio dell'uomo. Perciò, la Contro-Rivoluzione non viene a patti con il tecnicismo ipertrofico di oggi, con l'adorazione delle novità, della velocità e delle macchine, né con la deplorevole tendenza a organizzare more mechanico la società umana. Questi sono eccessi che Pio XII ha condannato con profondità e precisione (2).

E il progresso materiale di un popolo non è l'elemento principale del progresso cristianamente inteso. Questo consiste, soprattutto, nel pieno sviluppo di tutte le sue potenze dell'anima, e nell'ascesa degli uomini verso la perfezione morale. Una concezione contro-rivoluzionaria del progresso pone l'accento, quindi, sulla preminenza dei suoi aspetti spirituali sugli aspetti materiali. Di conseguenza, è proprio della Contro-Rivoluzione promuovere, fra gli individui e le moltitudini, un apprezzamento per tutto quanto riguarda la vera religione, la vera filosofia, la vera arte e la vera letteratura, molto superiore a quello riservato al bene del corpo e allo sfruttamento della materia.

Infine, per definire la differenza tra il concetto rivoluzionario e quello contro-rivoluzionario di progresso, è necessario notare che quest'ultimo tiene conto del fatto che questo mondo sarà sempre una valle di lacrime e un luogo di passaggio verso il cielo, mentre per il primo il progresso deve fare della terra un paradiso, nel quale l'uomo viva felice, senza pensare all'eternità.

Dalla nozione stessa di retto progresso, si può vedere che questo è l'opposto del processo della Rivoluzione.

La Contro-Rivoluzione è dunque condizione essenziale perché sia protetto lo sviluppo normale del vero progresso, e sconfitta l'utopia rivoluzionaria, che del progresso ha soltanto le ingannevoli apparenze.



Capitolo 4

Chi è contro-rivoluzionario?



Alla domanda del titolo si può rispondere in due modi:



1. Allo stato attuale

Allo stato attuale, contro-rivoluzionario è chi:

1) Conosce la Rivoluzione, l'Ordine e la Contro-Rivoluzione nel loro spirito, nelle loro dottrine, nei loro rispettivi metodi.

2) Ama la Contro-Rivoluzione e l'Ordine cristiano, odia la Rivoluzione e l'"anti-ordine".

3) Fa di questo amore e di questo odio l'asse intorno al quale gravitano tutti i suoi ideali, le sue preferenze e le sue attività.

È chiaro che questo atteggiamento spirituale non esige una istruzione superiore. Come santa Giovanna d'Arco non era un teologo ma sorprese i suoi giudici con la profondità teologica dei suoi pensieri, così i migliori soldati della Contro-Rivoluzione, animati da una mirabile comprensione del suo spirito e dei suoi obiettivi, sono stati spesso semplici contadini: della Navarra, della Vandea o del Tirolo, per esempio.



2. Allo stato potenziale

Allo stato potenziale, sono contro-rivoluzionari quanti hanno l'una o l'altra delle opinioni e dei modi di sentire dei rivoluzionari, per inavvertenza o per qualsiasi altra ragione occasionale, e senza che il fondo stesso della loro personalità sia intaccato dallo spirito della Rivoluzione. Messe in guardia, illuminate, orientate, queste persone assumono facilmente una posizione contro-rivoluzionaria. E in ciò si distinguono dai "semi-contro-rivoluzionari" di cui parlavamo sopra (parte I, cap. IX).



Capitolo 5

La tattica della Contro-Rivoluzione



La tattica della Contro-Rivoluzione può essere considerata a proposito di persone, gruppi, o correnti di opinione, in funzione di tre tipi di mentalità: il contro-rivoluzionario attuale, il contro-rivoluzionario potenziale e il rivoluzionario.



1. In relazione al contro-rivoluzionario attuale

Il contro-rivoluzionario attuale è meno raro di quanto ci sembri a prima vista. Egli possiede una chiara visione delle cose, un fondamentale amore della coerenza e un animo forte. Per questo ha una nozione lucida dei disordini del mondo contemporaneo e delle catastrofi che si addensano all'orizzonte. Ma la sua stessa lucidità gli fa cogliere tutta l'ampiezza dell'isolamento in cui così frequentemente si trova, in un caos che gli sembra senza via d'uscita. Allora il contro-rivoluzionario, molte volte, tace scoraggiato. Triste situazione: vae soli, dice la Scrittura (3).

Un'azione contro-rivoluzionaria deve, anzitutto, mirare a scoprire questi elementi, fare in modo che si conoscano, che si appoggino gli uni agli altri, per la professione pubblica delle loro convinzioni. Questa azione può realizzarsi in due modi diversi:



A. Azione individuale

Questa azione deve essere svolta anzitutto su scala individuale. Niente è più efficace della presa di posizione contro-rivoluzionaria franca e coraggiosa di un giovane universitario, di un ufficiale, di un professore, soprattutto di un sacerdote, di un nobile o di un operaio influente nel suo ambiente. La prima reazione che otterrà sarà, a volte, di indignazione. Ma se persevererà per un tempo più o meno lungo, a seconda delle circostanze, vedrà a poco a poco manifestarsi degli amici.



B. Azione d'insieme

Questi contatti individuali tendono, naturalmente, a suscitare nei diversi ambienti vari contro-rivoluzionari che si uniscono in una famiglia spirituale, le cui forze sono moltiplicate dal fatto stesso della loro unione.



2. In relazione al contro-rivoluzionario potenziale

I contro-rivoluzionari devono presentare la Rivoluzione e la Contro-Rivoluzione in tutti i loro aspetti, religioso, politico, sociale, economico, culturale, artistico, ecc. Infatti i contro-rivoluzionari potenziali le vedono in generale soltanto attraverso qualche aspetto particolare, e da questo possono e devono essere attratti alla visione totale dell'una e dell'altra. Un contro-rivoluzionario che argomentasse soltanto su un piano, quello politico, per esempio, limiterebbe di molto il suo campo di attrazione, esponendo la sua azione alla sterilità, e, quindi, alla decadenza e alla morte.



3. In relazione al rivoluzionario

A. L'iniziativa contro-rivoluzionaria

Di fronte alla Rivoluzione e alla Contro-Rivoluzione non vi sono neutrali. Vi possono essere, certamente, dei non combattenti, la cui volontà o le cui velleità sono, però, consapevolmente o no, in uno dei due campi. Per rivoluzionari intendiamo, infatti, non solo i partigiani integrali e dichiarati della Rivoluzione, ma anche i "semi-contro-rivoluzionari".

La Rivoluzione ha potuto procedere, come abbiamo visto, a patto di occultare il suo volto totale, il suo vero spirito, i suoi fini ultimi.

Il mezzo più efficace per confutarla di fronte ai rivoluzionari consiste nel mostrarla intera, sia nel suo spirito e nelle grandi linee della sua azione, che in ciascuna delle sue manifestazioni o manovre apparentemente inoffensive e insignificanti. Strapparle, dunque, la maschera significa sferrarle il più duro dei colpi.

Per questa ragione, lo sforzo contro-rivoluzionario deve dedicarsi a questo compito con il massimo impegno.

È chiaro che, in secondo luogo, sono indispensabili al successo di una azione contro-rivoluzionaria le altre risorse di una buona dialettica.

Con il "semi-contro-rivoluzionario", come d'altronde anche con il rivoluzionario che ha "coaguli" contro-rivoluzionari, vi sono alcune possibilità di collaborazione, e questa collaborazione crea un problema speciale: fino a che punto è prudente? A nostro avviso, la lotta contro la Rivoluzione si svolge convenientemente soltanto legando tra loro persone radicalmente e completamente esenti dal suo "virus". Si può facilmente concepire che i gruppi contro-rivoluzionari possano collaborare con persone come quelle sopra ricordate, in vista di qualche obiettivo concreto. Ma è la più evidente delle imprudenze, e la causa, forse, della maggior parte degli insuccessi contro-rivoluzionari, ammettere una collaborazione totale e duratura con persone infette da qualche influenza della Rivoluzione.



B. La controffensiva rivoluzionaria

In generale il rivoluzionario è petulante, verboso ed esibizionista, quando non ha davanti a sé avversari, o quelli che ha sono deboli. Ma se trova chi lo affronta con fierezza e ardimento, allora tace e organizza la campagna del silenzio. Un silenzio, però, in mezzo al quale si percepisce il sommesso bisbiglio della calunnia, o qualche mormorio contro l'"eccesso di logica" dell'avversario. Ma un silenzio confuso e pieno di vergogna che non è mai rotto da una qualche replica di valore. Di fronte a questo silenzio di confusione e di sconfitta, potremmo dire al contro-rivoluzionario vittorioso la battuta di spirito scritta da Veuillot ad altro proposito: "Interrogate il silenzio, non vi risponderà nulla" (4).



4. Élites e masse nella tattica contro-rivoluzionaria

La Contro-Rivoluzione deve cercare, per quanto possibile, di conquistare le moltitudini. Tuttavia non deve, immediatamente, fare di questo il suo obiettivo principale, e un contro-rivoluzionario non ha motivo di scoraggiarsi per il fatto che la grande maggioranza degli uomini non è attualmente dalla sua parte. Infatti uno studio attento della storia ci mostra che a fare la Rivoluzione non sono state le masse. Esse si sono mosse in senso rivoluzionario perché hanno avuto dietro di loro élites rivoluzionarie. Se avessero avuto dietro di loro élites di orientamento opposto, probabilmente si sarebbero mosse in senso contrario. Il fattore "massa", come dimostra una visione obiettiva della storia, è secondario; il fattore principale è la formazione delle élites. Ora, per questa formazione, il contro-rivoluzionario può essere sempre provvisto delle risorse della sua azione individuale, e può quindi ottenere buoni risultati, nonostante la carenza di mezzi materiali e tecnici contro cui, a volte, deve lottare.



Capitolo 6

I mezzi d'azione della Contro-Rivoluzione



1. Tendere ai grandi mezzi d'azione

In via di principio, è chiaro che l'azione contro-rivoluzionaria merita di avere a propria disposizione gli strumenti migliori, quali televisione, radio, grande stampa, propaganda razionale, efficace e brillante. Il vero contro-rivoluzionario deve tendere sempre alla utilizzazione di tali mezzi, vincendo lo stato d'animo disfattista di alcuni dei suoi compagni che, anticipatamente, abbandonano la speranza di disporne perché li vedono sempre nelle mani dei figli delle tenebre.

Tuttavia, dobbiamo riconoscere che, in concreto, l'azione contro-rivoluzionaria dovrà spesso realizzarsi senza questi mezzi.



2. Utilizzare anche i mezzi modesti: loro efficacia

Anche così, e con i mezzi fra i più modesti, l'azione contro-rivoluzionaria potrà raggiungere risultati rilevanti, se tali mezzi saranno utilizzati con rettitudine di spirito e con intelligenza. Come abbiamo visto, è concepibile una azione contro-rivoluzionaria limitata a semplice attività individuale. Ma non si può concepirla senza quest'ultima, la quale, a sua volta, purché ben fatta, apre la porta a tutti i progressi.

I piccoli giornali di ispirazione contro-rivoluzionaria, se di buon livello, hanno una efficacia sorprendente, soprattutto per il compito primario di fare in modo che i contro-rivoluzionari si conoscano.

Altrettanto o più efficaci possono essere il libro, la tribuna e la cattedra, al servizio della Contro-Rivoluzione.



Capitolo 7

Ostacoli per la Contro-Rivoluzione



1. Scogli che i contro-rivoluzionari devono evitare

Gli scogli che i contro-rivoluzionari devono evitare consistono, spesso, in certe cattive abitudini di coloro che operano per la Contro-Rivoluzione.

Nelle riunioni o nelle pubblicazioni contro-rivoluzionarie i temi devono essere scelti accuratamente. La Contro-Rivoluzione deve mostrare sempre un carattere ideologico, anche quando affronta problemi molto particolari e contingenti. Può essere utile, per esempio, agitare problemi politici della storia recente o dell'attualità. Ma dare un rilievo eccessivo a piccole questioni personali, fare della lotta contro avversari ideologici locali l'elemento principale dell'azione contro-rivoluzionaria, presentare la Contro-Rivoluzione come fosse una semplice nostalgia (non neghiamo, d'altra parte, è chiaro, la legittimità di questa nostalgia) o un puro dovere di fedeltà personale, per quanto santo e giusto esso sia, significa presentare il particolare come fosse il generale, la parte come fosse il tutto, significa mutilare la causa che si vuole servire.



2. Gli "slogans" della Rivoluzione

Altre volte questi ostacoli consistono in slogans rivoluzionari accettati, non raramente, come dogmi anche nei migliori ambienti.



A. "La Contro-Rivoluzione è sterile perché è anacronistica"

Il più insistente e nocivo di questi slogans consiste nell'affermare che nella nostra epoca la Contro-Rivoluzione non può avere successo perché è contraria allo spirito dei tempi. La storia, si dice, non torna indietro.

La religione cattolica, secondo questo strano principio, non dovrebbe esistere. Infatti non si può negare che il Vangelo fosse radicalmente contrario all'ambiente in cui Nostro Signore Gesù Cristo e gli apostoli lo predicavano. E non dovrebbe esistere neppure la Spagna Cattolica, romano-germanica. Infatti niente assomiglia di più a una risurrezione, e quindi, in certo modo, a un ritorno al passato, della piena ricostituzione della grandezza cristiana della Spagna, alla fine degli otto secoli che vanno da Covadonga alla caduta di Granada. Il Rinascimento, così caro ai rivoluzionari, è stato, esso pure, sotto vari aspetti per lo meno, il ritorno a un naturalismo culturale e artistico fossilizzato da più di mille anni.

La storia comporta dunque corsi e ricorsi, sia nelle vie del bene, sia nelle vie del male.

D'altronde, quando si vede che la Rivoluzione considera qualcosa come coerente con lo spirito dei tempi, è necessario essere circospetti. Infatti non di rado si tratta di vecchiume dei tempi pagani, che essa vuole ripristinare.

Che cosa hanno di nuovo, per esempio, il divorzio o il nudismo, la tirannia o la demagogia, così generalizzati nel mondo antico?

Perché sarà moderno il divorzista e anacronistico il difensore della indissolubilità?

Il concetto di "moderno" per la Rivoluzione si sintetizza nel modo seguente: è moderno tutto quanto dà libero corso all'orgoglio e all'ugualitarismo, come pure alla sete dei piaceri e al liberalismo.



B. "La Contro-Rivoluzione è sterile perché è essenzialmente negativista"

Secondo slogan: la Contro-Rivoluzione si definisce con il suo stesso nome come qualcosa di negativo, e quindi di sterile. Semplice gioco di parole. Infatti lo spirito umano, partendo dal fatto che dalla negazione della negazione risulta una affermazione, esprime in modo negativo molti dei suoi concetti più positivi: in-fallibilità, in-dipendenza, in-nocenza, ecc. Sarebbe negativismo lottare per qualcuno di questi tre obiettivi, solo a causa della formulazione negativa in cui si presentano? Il Concilio Vaticano I, quando definì l'infallibilità del Papa, fece opera negativista? L'Immacolata Concezione è prerogativa negativista della Madre di Dio?

Se si intende per negativista, secondo il linguaggio corrente, chi insiste nel negare, nell'attaccare, e nel tenere gli occhi costantemente fissi sull'avversario, si deve convenire che la Contro- Rivoluzione, pur non essendo soltanto una negazione, ha nella sua essenza qualcosa di fondamentalmente e sanamente negativista. Essa costituisce, come abbiamo detto, un movimento diretto contro un altro movimento, e non si comprende come, in una lotta, un avversario non debba tenere gli occhi fissi sull'altro e non debba mantenere verso di lui un atteggiamento di polemica, di attacco e di contrattacco.



C. "L'argomentazione contro-rivoluzionaria è polemica e nociva"

Il terzo slogan consiste nel criticare le opere intellettuali dei contro-rivoluzionari, a causa del loro carattere negativista e polemico, che le porterebbe a insistere troppo nella confutazione dell'errore, invece di fare l'esposizione limpida e serena della verità. Esse sarebbero, così, controproducenti, perché irriterebbero e allontanerebbero l'avversario. Fatta eccezione per possibili eccessi, questo carattere apparentemente negativista ha una profonda ragione d'essere. Secondo quello che è stato detto in questo studio, la dottrina della Rivoluzione era contenuta nelle negazioni di Lutero e dei primi rivoluzionari, ma si andò esplicitando solo molto lentamente nel corso dei secoli. In questo modo gli autori contro-rivoluzionari sentivano, fin dall'inizio, e a ragione, in tutte le formulazioni rivoluzionarie, qualcosa che eccedeva la loro stessa formulazione. In ogni tappa del processo rivoluzionario è necessario considerare con attenzione molto maggiore la mentalità della Rivoluzione, che non la semplice ideologia enunciata nella stessa tappa. Per fare un'opera profonda, efficace, e interamente oggettiva, è quindi necessario seguire a passo a passo lo svolgersi della marcia della Rivoluzione, in un faticoso sforzo per rendere esplicite le cose che sono implicite nel processo rivoluzionario. Soltanto così è possibile attaccare la Rivoluzione come in realtà deve essere attaccata. Tutto ciò ha obbligato i contro-rivoluzionari ad avere costantemente gli occhi fissi sulla Rivoluzione, pensando e affermando le loro tesi in funzione degli errori di essa. In questo duro lavoro intellettuale, le dottrine di verità e di ordine esistenti nel deposito sacro del Magistero della Chiesa sono, per il contro-rivoluzionario, il tesoro da cui continua a trarre cose nuove e cose antiche (5) per confutare la Rivoluzione, a misura che va vedendo sempre più a fondo nei suoi abissi tenebrosi.

Perciò, dunque, in diversi dei suoi aspetti più importanti, il lavoro contro-rivoluzionario è sanamente negativista e polemico. D'altra parte, per ragioni non molto diverse, il Magistero ecclesiastico viene definendo le verità, il più delle volte, in funzione delle diverse eresie che sorgono nel corso della storia. E le formula come condanna dell'errore che è loro opposto. Così agendo, la Chiesa non ha mai temuto di fare del male alle anime.



3. Atteggiamenti errati di fronte agli "slogans" della Rivoluzione

A. Fare astrazione dagli slogans rivoluzionari

Lo sforzo contro-rivoluzionario non deve essere libresco, non può, cioè, accontentarsi di una dialettica con la Rivoluzione sul piano puramente scientifico e universitario. Pur riconoscendo a questo piano tutta la sua grande e perfino grandissima importanza, il bersaglio costante della Contro-Rivoluzione deve essere la Rivoluzione così come essa è pensata, sentita e vissuta dall'opinione pubblica nel suo insieme. E in questo senso i contro-rivoluzionari devono attribuire una importanza tutta particolare alla confutazione degli slogans rivoluzionari.



B. Eliminare gli aspetti polemici dell'azione contro-rivoluzionaria

L'idea di presentare la Contro-Rivoluzione sotto una luce più "simpatica" e "positiva", facendo in modo che non attacchi la Rivoluzione, è quanto vi può essere di più tristemente efficace per impoverire il suo contenuto e il suo dinamismo (vedi parte II, cap. VIII, 3, B).

Chi agisse secondo questa deplorevole tattica, mostrerebbe la stessa mancanza di buon senso di un capo di Stato che, di fronte alle truppe nemiche che varcano la frontiera, facesse cessare ogni resistenza armata, con l'intenzione di accattivarsi la simpatia dell'invasore e in questo modo paralizzarlo. In realtà, egli annullerebbe l'impeto della reazione, senza arrestare il nemico. In una parola, gli cederebbe la patria...

Questo non vuol dire che il linguaggio del contro-rivoluzionario non debba essere sfumato secondo le circostanze.

Il divino Maestro, predicando in Giudea, che era sotto l'azione prossima dei perfidi farisei, usò un linguaggio di fuoco. In Galilea, invece, dove predominava il popolo semplice e l'influenza dei farisei era minore, il suo linguaggio aveva un tono più di insegnamento e meno di polemica.



Capitolo 8

Il carattere di processo della Contro-Rivoluzione e il trauma contro-rivoluzionario



1. Esiste un processo contro-rivoluzionario

È evidente che, come la Rivoluzione, anche la contro-Rivoluzione è un processo, e che pertanto si può studiare la sua marcia progressiva e metodica verso l'Ordine.

Tuttavia, vi sono alcune caratteristiche che differenziano profondamente questa marcia dal cammino della Rivoluzione verso il disordine integrale. Ciò deriva dal fatto che i dinamismi del bene e del male sono radicalmente diversi.



2. Aspetti tipici del processo rivoluzionario

A. Nella marcia rapida

Quando abbiamo trattato delle due velocità della Rivoluzione (vedi parte I, cap. VI, 4), abbiamo visto che alcune anime si entusiasmano in una volta sola per le sue tesi e traggono immediatamente tutte le conseguenze dell'errore.



B. Nella marcia lenta

Vi sono invece altre anime che accettano lentamente e a passo a passo le dottrine rivoluzionarie. Molte volte questo processo si svolge con continuità perfino attraverso generazioni. Può accadere che un "semi-contro-rivoluzionario" decisamente ostile ai parossismi della Rivoluzione abbia un figlio meno contrario a essi, un nipote indifferente, e un pronipote pienamente integrato nel flusso rivoluzionario. La ragione di questo, come abbiamo detto, sta nel fatto che certe famiglie hanno nella loro mentalità, nel loro subcosciente, nel loro modo di sentire, un residuo di abitudini e fermenti contro-rivoluzionari che le tengono legate, in parte, all'Ordine. La corruzione rivoluzionaria non è, in esse, molto dinamica e, proprio per questa ragione, l'errore può progredire nel loro spirito solo a passo a passo e quasi travestendosi.

La stessa lentezza di ritmo spiega il fatto che molte persone mutano enormemente opinione nel corso della vita. Quando sono adolescenti hanno, per esempio, a proposito della moda indecente, un'opinione severa, consona all'ambiente in cui vivono. Più tardi, con l'"evolversi" dei costumi in un senso sempre più rilassato, queste persone vanno adattandosi alle mode successive. E alla fine della vita plaudono ad abbigliamenti che nella loro gioventù avrebbero energicamente condannato. Sono giunte a questa posizione perché sono passate lentamente e impercettibilmente attraverso le tappe graduali della Rivoluzione. Non hanno avuto la perspicacia e l'energia necessarie per accorgersi dove si stava avviando la Rivoluzione, che si compiva in loro e intorno a loro. E, gradualmente, hanno finito per arrivare forse tanto lontano quanto un rivoluzionario della loro stessa età che nell'adolescenza avesse adottato la prima velocità. La verità e il bene esistono in queste anime in uno stato di sconfitta, ma questa sconfitta non è tale che, davanti a un grave errore e a un grande male, queste anime non possano avere un sussulto talora vittorioso e salutare che faccia loro vedere il fondo perverso della Rivoluzione, e le porti a un atteggiamento categoricamente e sistematicamente contrario a tutte le manifestazioni di essa. Proprio per evitare questi sani sussulti dell'anima e queste cristallizzazioni contro-rivoluzionarie, la Rivoluzione avanza a piccoli passi.



3. Come stroncare il processo rivoluzionario

Se è così che la Rivoluzione conduce l'immensa maggioranza delle sue vittime, ci si domanda in che modo una di esse possa liberarsi da questo processo; e se un tale modo sia diverso da quello che hanno le persone trascinate dalla marcia rivoluzionaria di grande velocità, per convertirsi alla Contro-Rivoluzione.



A. La varietà delle vie dello Spirito Santo

Nessuno può fissare limiti all'inesauribile varietà delle vie di Dio nelle anime. Sarebbe assurdo ridurre a schemi un argomento così complesso. In questa materia non si può, quindi, andare oltre l'indicazione di alcuni errori da evitare e di alcuni atteggiamenti prudenziali da proporre.

Ogni conversione è frutto dell'azione dello Spirito Santo, che parla a ciascuno secondo le sue necessità, a volte con maestosa severità, a volte con soavità materna, ma non mente mai.



B. Nulla nascondere

Così, nell'itinerario dall'errore alla verità, non esistono per l'anima i silenzi vigliacchi della Rivoluzione, né le sue metamorfosi fraudolente. Non le si nasconde nulla di quanto deve sapere. La verità e il bene le vengono insegnati integralmente dalla Chiesa. Il progresso nel bene non si ottiene dagli uomini nascondendo sistematicamente il termine ultimo della loro formazione, ma mostrandolo e facendolo loro desiderare sempre più.

La Contro-Rivoluzione non deve, quindi, nascondere il suo volto totale. Deve fare sue le sapientissime norme stabilite da san Pio X per il modo di procedere abituale del vero apostolo: "Non è né leale né decoroso il simulare, coprendo con una bandiera equivoca la professione di cattolicismo, quasi fosse una merce avariata e di contrabbando" (6). I cattolici non devono "coprire talvolta, quasi con un velo, certe massime fondamentali del Vangelo, per timore che altrimenti la gente rifugga dall'ascoltarli e seguirli" (7). Al che saggiamente il santo Pontefice aggiungeva: "Non sarà certo alieno dalla prudenza il procedere a poco a poco nella stessa proposizione della verità, quando si ha a che fare con uomini del tutto alieni da noi e del tutto lontani da Dio. Prima di adoperare il ferro, si palpino con lieve mano le piaghe, diceva Gregorio. Ma anche questa industria si ridurrebbe a prudenza della carne, se si proponesse a norma di azione costante e comune. Molto più che per tal modo sembra non tenersi nel debito conto la grazia divina, che sostiene il ministero sacerdotale e che è data, non solo a quelli che lo esercitano, ma anche ai fedeli tutti di Cristo, perché le nostre parole e la nostra azione facciano breccia nei loro cuori" (8).



C. Il trauma delle grandi conversioni

Pur condannando, come abbiamo fatto, lo schematismo in questa materia, ci sembra tuttavia che l'adesione piena e cosciente alla Rivoluzione, come essa si presenta in concreto, costituisca un peccato enorme, una radicale apostasia, di cui solo per mezzo di una conversione ugualmente radicale si può recedere.

Ora, la storia insegna, sembra che le grandi conversioni avvengano il più delle volte con un atto fulmineo dell'anima, provocato dalla grazia prendendo occasione da qualche avvenimento interno o esterno. Questo atto è diverso caso per caso, ma presenta spesso alcuni tratti comuni. In concreto, la conversione del rivoluzionario alla Contro-Rivoluzione, spesso e a grandi linee, si opera così:

a) Nell'anima indurita del peccatore che, attraverso un processo di grande velocità, è arrivato immediatamente al fondo della Rivoluzione, restano sempre risorse di intelligenza e di buon senso, tendenze più o meno definite al bene. Dio, sebbene non le privi mai della grazia sufficiente, aspetta, non di rado, che queste anime tocchino il fondo ultimo della miseria, per far vedere loro in una sola volta, come in un lampo folgorante, l'enormità dei loro errori e dei loro peccati. Il figlio prodigo tornò in sé e ritornò alla casa paterna quando fu giunto al punto di cibarsi delle ghiande destinate ai porci (9).

b) Nell'anima tiepida e miope che va lentamente scivolando sulla china della Rivoluzione, agiscono ancora, non completamente rifiutati, certi fermenti soprannaturali; vi sono valori di tradizione, di ordine, di religione, che ancora ardono come braci sotto la cenere. Anche queste anime possono, grazie a un sussulto salutare, in un momento di disgrazia estrema, aprire gli occhi e ravvivare in un istante tutto quanto in esse si consumava a poco a poco e minacciava di morire: è il riaccendersi del lucignolo che ancora fumiga (10).



D. La plausibilità di questo trauma ai nostri giorni

Tutta l'umanità oggi si trova nell'imminenza di una catastrofe, e in questo sembra consistere precisamente la grande occasione preparata dalla misericordia di Dio. Gli uni e gli altri -- quelli della grande e della piccola velocità -- in questo terribile crepuscolo in cui viviamo, possono aprire gli occhi e convertirsi a Dio.

Il contro-rivoluzionario deve, quindi, utilizzare con zelo il tremendo spettacolo delle nostre tenebre per far comprendere ai figli della Rivoluzione -- senza demagogia, senza esagerazione, ma anche senza debolezza -- il linguaggio dei fatti, e così suscitare in essi il lampo salutare. Indicare virilmente i pericoli della nostra situazione, è tratto essenziale di una azione autenticamente contro-rivoluzionaria.



E. Mostrare il volto totale della Rivoluzione

Non si tratta soltanto di indicare il rischio, a cui siamo esposti, di totale scomparsa della civiltà. È necessario saper mostrare, nel caos che ci circonda, il volto completo della Rivoluzione, nella sua ripugnanza immensa. Tutte le volte che questo volto si svela, si manifestano impeti di vigorosa reazione. Per questa ragione, in occasione della Rivoluzione francese, e nel corso del secolo XIX, vi fu in Francia un movimento contro-rivoluzionario migliore di quanti ve ne fossero mai stati precedentemente in questo paese. Non si vide mai tanto bene il volto della Rivoluzione. L'immensa voragine in cui era naufragato il antico ordine di cose aveva aperto molti occhi, improvvisamente, su tutta una gamma di verità taciute o negate, lungo secoli, dalla Rivoluzione. Soprattutto, lo spirito di essa si era mostrato loro in tutta la sua malizia, e in tutte le sue connessioni profonde con idee e abitudini reputate per molto tempo innocue dalla maggioranza delle persone. Così, il contro-rivoluzionario deve, spesso, smascherare il volto completo della Rivoluzione, per esorcizzare il maleficio che essa esercita sulle sue vittime.



F. Indicare gli aspetti metafisici della Contro-Rivoluzione

La quintessenza dello spirito rivoluzionario consiste, come abbiamo visto, nell'odiare per principio, e sul piano metafisico, qualsiasi disuguaglianza e qualsiasi legge, specialmente la legge morale.

Uno dei punti più importanti del lavoro contro-rivoluzionario consiste, dunque, nell'insegnare l'amore per la disuguaglianza considerata sul piano metafisico, per il principio di autorità, e anche per la legge morale e per la purezza; infatti sono proprio l'orgoglio, la rivolta e l'impurità, i fattori che maggiormente spingono gli uomini sulla via della Rivoluzione (vedi parte I, cap. VII, 3).



G. Le due tappe della Contro-Rivoluzione

a) La prima tappa della Contro-Rivoluzione si compie con la trasformazione radicale del rivoluzionario in contro-rivoluzionario.

b) Viene poi una seconda tappa, che può essere abbastanza lenta, durante la quale l'anima va adattando tutte le sue idee e tutti i suoi modi di sentire alla posizione assunta all'atto della sua conversione.

È così che si può delineare in molte anime, in due grandi tappe ben distinte, il processo della Contro-Rivoluzione.

Abbiamo descritto le tappe di questo processo nel loro realizzarsi in un'anima, considerata individualmente. Mutatis mutandis, esse possono essere percorse anche da parte di grandi gruppi umani, e perfino da popoli interi.



Capitolo 9

Forza di propulsione della Contro-Rivoluzione

Esiste una forza propulsiva della Contro-Rivoluzione, così come ne esiste una della Rivoluzione.



1. Virtù e Contro-Rivoluzione

Abbiamo indicato come la più potente forza propulsiva della Rivoluzione, il dinamismo delle passioni umane scatenate in un odio metafisico contro Dio, contro la virtù, contro il bene, e, specialmente, contro la gerarchia e contro la purezza. Simmetricamente, esiste anche una dinamica contro-rivoluzionaria, ma di natura interamente diversa. Le passioni, in quanto tali — presa qui la parola nel suo senso tecnico — sono moralmente indifferenti; è la loro sregolatezza a renderle cattive. Però, se sono regolate, sono buone e obbediscono fedelmente alla volontà e alla ragione. La serena, nobile, efficacissima forza propulsiva della Contro-Rivoluzione, è necessario cercarla nel vigore spirituale che deriva all'uomo dal fatto che in lui Dio governa la ragione, la ragione domina la volontà, e questa infine domina la sensibilità.



2. Vita soprannaturale e Contro-Rivoluzione

Un tale vigore spirituale non può essere concepito senza prendere in considerazione la vita soprannaturale. La funzione della grazia consiste precisamente nell'illuminare l'intelligenza, nel fortificare la volontà e nel temperare la sensibilità in modo che si volgano al bene. In modo che l'anima si arricchisce in maniera incommensurabile grazie alla vita soprannaturale, che la eleva sopra le miserie della natura decaduta, e sopra il livello stesso della natura umana. In questa forza spirituale cristiana sta il dinamismo della Contro-Rivoluzione.



3. Invincibilità della Contro-Rivoluzione

Ci si può chiedere che valore abbia questo dinamismo. Rispondiamo che, in tesi, è incalcolabile, e certamente superiore a quello della Rivoluzione: "Omnia possum in eo qui me confortat" (11).

Quando gli uomini decidono di collaborare con la grazia di Dio, allora nella storia accadono cose meravigliose: la conversione dell'Impero romano, la formazione del Medioevo, la riconquista della Spagna a partire da Covadonga, sono tutti avvenimenti di questo tipo, che accadono come frutto delle grandi risurrezioni dell'anima di cui anche i popoli sono suscettibili. Risurrezioni invincibili, perché non vi è nulla che possa sconfiggere un popolo virtuoso e che ami veramente Dio.



Capitolo 10

La Contro-Rivoluzione, il peccato e la Redenzione



1. La Contro-Rivoluzione deve ravvivare la nozione del bene e del male

La Contro-Rivoluzione ha, come una delle sue missioni più importanti, quella di ristabilire o ravvivare la distinzione tre il bene e il male, la nozione del peccato in tesi, del peccato originale, e del peccato attuale. Questo compito, se eseguito con profonda compenetrazione dello spirito della Chiesa, non porta con sé il rischio della disperazione nella misericordia divina, dell'ipocondria, della misantropia, ecc., di cui tanto parlano certi autori più o meno imbevuti delle tesi della Rivoluzione.



2. Come ravvivare la nozione del bene e del male

La nozione del bene e del male si può ravvivare in vari modi, fra i quali:

1) Evitare tutte le formulazioni che abbiano il sapore di morale laica o interconfessionale, poiché il laicismo e l'interconfessionalismo portano, logicamente, all'amoralismo.

2) Mettere in evidenza, nelle occasioni opportune, che Dio ha il diritto di essere obbedito, e che, quindi, i suoi comandamenti sono vere leggi, a cui ci conformiamo in spirito di obbedienza, e non solo perché ci piacciono.

3) Sottolineare che la legge di Dio è intrinsecamente buona e conforme all'ordine dell'universo, nel quale si riflette la perfezione del Creatore. Per questa ragione deve essere non solo obbedita, ma amata, e il male deve essere non solo evitato, ma odiato.

4) Diffondere la nozione di un premio e di un castigo post mortem.

5) Favorire i costumi sociali e le leggi da cui il bene sia onorato e il male sia sottoposto a sanzioni pubbliche.

6) Favorire i costumi e le leggi che tendano a evitare le occasioni prossime del peccato, non solo, ma anche quello che, pur avendo soltanto l'apparenza del male, possa essere nocivo alla moralità pubblica.

7) Insistere sugli effetti del peccato originale nell'uomo e sulla sua fragilità, sulla fecondità della Redenzione di Nostro Signore Gesù Cristo, come pure sulla necessità della grazia, della preghiera e della vigilanza affinché l'uomo sia perseverante.

8) Sfruttare tutte le occasioni per indicare la missione della Chiesa come maestra della virtù, fonte della grazia, e nemica inconciliabile dell'errore e del peccato.



Capitolo 11

La Contro-Rivoluzione e la società temporale

"Contro-Rivoluzione e società temporale" è tema già trattato a fondo, da punti di vista diversi, in molte opere di valore. Non potendo affrontarlo nella sua completezza, il presente studio si limita a dare i princìpi più generali di un ordine temporale contro-rivoluzionario (vedi specialmente parte I, cap VII, 2) e a studiare i rapporti tra la Contro-Rivoluzione e alcune delle organizzazioni più importanti che lottano per un buon ordine temporale.



1. La Contro-Rivoluzione e le associazioni di carattere sociale

Nella società temporale operano numerosi organismi destinati a risolvere la questione sociale e che mirano, direttamente o indirettamente, allo stesso fine supremo della Contro-Rivoluzione, l'instaurazione del Regno di Nostro Signore Gesù Cristo. Posti questi fini comuni (vedi parte II, cap XII, 7), è necessario studiare i rapporti tra la Contro-Rivoluzione e questi organismi.



A. Opere di carità, servizio sociale, assistenza sociale, associazioni padronali, operaie, ecc.

a) Nella misura in cui tali opere normalizzano la vita economica e sociale, pregiudicano lo svolgimento del processo rivoluzionario. E in questo senso sono, ipso facto, e anche se in modo soltanto implicito e indiretto, ausiliarie preziose della Contro-Rivoluzione.

b) A questo riguardo, tuttavia, è necessario ricordare alcune verità, che purtroppo non è raro trovare dimenticate fra coloro che con abnegazione si dedicano a queste opere:

1) È certo che tali opere possono alleviare, e in alcuni casi eliminare, i bisogni materiali generatori di tanta rivolta nelle masse. Ma lo spirito della Rivoluzione non nasce soprattutto dalla miseria. La sua radice è morale, e quindi religiosa (12). Perciò è necessario che nelle opere di cui trattiamo si fomenti, in tutta la misura in cui la natura speciale di ciascuna lo esige, la formazione religiosa e morale, con cura speciale per ciò che riguarda la prevenzione delle anime contro il "virus" rivoluzionario, così forte ai nostri giorni.

2) La Chiesa, madre compassionevole, stimola tutto quanto possa dare sollievo alle miserie umane, ma non nutre l'illusione di eliminarle tutte. E predica una santa accettazione della malattia, della povertà, e delle altre privazioni.

3) È certo che in queste opere si presentano occasioni preziose per creare un clima di comprensione e di carità tra padroni e operai, e di conseguenza si può operare una smobilitazione degli spiriti già pronti per la lotta di classe. Ma sarebbe un errore supporre che la bontà disarmi sempre la malvagità umana. Neppure i benefici innumerevoli di Nostro Signore nella sua vita terrena riuscirono a evitare l'odio che gli portavano i malvagi. Così, sebbene nella lotta contro la Rivoluzione si debba di preferenza orientare e illuminare amichevolmente gli spiriti, è chiaro che un combattimento diretto ed esplicito contro le sue varie forme -- il comunismo, per esempio -- con tutti i mezzi giusti e legittimi, è lecito e generalmente perfino indispensabile.

4) In particolare va osservato che queste opere devono infondere nei loro beneficati o associati una vera gratitudine per i favori ricevuti, o, quando non si tratti di favori ma di atti di giustizia, un reale apprezzamento per la rettitudine morale ispiratrice di tali atti.

5) Nei paragrafi precedenti, abbiamo avuto in mente soprattutto il lavoratore. Bisogna mettere in evidenza che il contro-rivoluzionario non è sistematicamente favorevole all'una o all'altra classe sociale. Difensore attento e fermo del diritto di proprietà, deve però ricordare alle classi elevate che non è sufficiente che combattano la Rivoluzione nei campi in cui essa attacca i loro vantaggi, mentre la favoriscono paradossalmente -- come tante volte si può vedere -- con le parole o con l'esempio, in tutti gli altri campi, come nella vita familiare, sulle spiagge, alle piscine e negli altri divertimenti, nelle attività intellettuali, artistiche, ecc. Una classe operaia che segua il loro esempio e accetti le loro idee rivoluzionarie sarà inevitabilmente utilizzata dalla Rivoluzione contro le élites "semi-contro-rivoluzionarie".

6) Sarà ugualmente dannoso all'aristocrazia e alla borghesia involgarirsi nelle maniere e negli abiti, per disarmare la Rivoluzione. Anche una autorità sociale che si degrada è paragonabile al sale che non dà più sapore. Serve soltanto per essere buttata sulla strada e calpestata dai passanti (13). Lo faranno, nella maggior parte dei casi, le moltitudini piene di disprezzo.

7) Pur mantenendosi con dignità ed energia nella loro posizione, le classi elevate devono avere un contatto diretto e benevolo con le altre. La carità e la giustizia praticate a distanza non bastano per stabilire tra le classi relazioni di amore veramente cristiano.

8) I proprietari ricordino soprattutto che, se vi sono molte persone disposte a difendere contro il comunismo la proprietà privata (concepita, è chiaro, come un diritto individuale con funzione anche sociale), questo accade perché essa è voluta da Dio e intrinsecamente conforme alla legge naturale. Ora, tale principio si riferisce tanto alla proprietà del padrone quanto a quella dell'operaio. Di conseguenza, la stessa ragione fondamentale della lotta contro il comunismo deve indurre il padrone a rispettare il diritto del lavoratore a un salario giusto, conforme alle sue necessità e a quelle della sua famiglia. È opportuno ricordarlo per sottolineare che la Contro-Rivoluzione non difende soltanto la proprietà padronale, ma quella di entrambe le classi. Essa non lotta per gli interessi di gruppi o di categorie sociali, ma per ragioni di principio.



B. Lotta contro il comunismo

In questa parte prendiamo in considerazione le organizzazioni che non si dedicano in modo speciale alla costruzione di un ordine sociale buono, ma al combattimento contro il comunismo. Per le ragioni già esposte in questo studio, giudichiamo legittimo e spesso perfino indispensabile tale tipo di organizzazione. È chiaro che a questo modo non intendiamo identificare la Contro-Rivoluzione con abusi che organismi di questo genere possano avere commesso in questo o quel paese.

Inoltre osserviamo che l'efficacia contro-rivoluzionaria di tali organizzazioni può essere aumentata di molto se, pur mantenendosi sul loro terreno specifico, i loro membri avranno sempre presenti alcune verità essenziali:

1) Soltanto una confutazione intelligente del comunismo è efficace. Non basta la semplice ripetizione di slogans, anche quando sono intelligenti e abili.

2) Questa confutazione, negli ambienti colti, deve colpire i fondamenti dottrinali ultimi del comunismo. È importante indicare il suo carattere essenziale di setta filosofica che deduce dai suoi princìpi una specifica concezione dell'uomo, della società, dello Stato, della storia, della cultura, ecc. Esattamente come la Chiesa deduce dalla Rivelazione e dalla legge morale tutti i princìpi della civiltà e della cultura cattolica. Tra il comunismo, setta che contiene in sé la pienezza della Rivoluzione, e la Chiesa, non vi è, quindi, conciliazione possibile.

3) Le moltitudini ignorano il cosiddetto comunismo scientifico, e non è la dottrina di Marx ad attirare le masse. Un'azione ideologica anticomunista deve colpire, nel grande pubblico, una disposizione di spirito molto diffusa, che suscita, spesso, negli stessi avversari del comunismo una certa vergogna a mettersi contro di esso. Questa disposizione di spirito proviene dall'idea, più o meno cosciente, che qualsiasi disuguaglianza è un'ingiustizia, e che si devono eliminare non solo le grandi ma anche le medie fortune, poiché se non ci fossero i ricchi non ci sarebbero neppure i poveri. Come si può vedere, si tratta di un residuo di certe scuole socialiste del secolo XIX, circondato dal profumo di un sentimentalismo romantico. Da ciò nasce una mentalità che, pur professandosi anticomunista, si definisce da sé, frequentemente, socialista. Questa mentalità, sempre più potente in Occidente, costituisce un pericolo molto maggiore della stessa penetrazione dottrinale marxista. Essa ci conduce lentamente per una china di concessioni che potranno giungere fino al punto estremo di trasformare in repubbliche comuniste le nazioni di qua dalla cortina di ferro. Tali concessioni, nelle quali possiamo intravedere una tendenza all'ugualitarismo economico e al dirigismo, si fanno notare in tutti i campi. L'iniziativa privata viene limitata sempre più. Le tasse di successione sono tanto onerose che in certi casi il fisco diviene l'erede principale. Gli interventi pubblici in materia di cambio, esportazione e importazione, fanno sì che tutti gli interessi industriali, commerciali e bancari dipendano dallo Stato. Lo Stato interviene in tutto, nei salari, negli affitti, nei prezzi. Lo Stato possiede industrie, banche, università, giornali, stazioni radio, canali televisivi, ecc. E mentre il dirigismo ugualitario va in questo modo trasformando l'economia, l'immoralità e il liberalismo stanno dissolvendo la famiglia e preparano il cosiddetto libero amore.

Senza una lotta specifica contro questa mentalità, anche se un cataclisma inghiottisse Russia e Cina, l'Occidente, nello spazio di cinquanta o cento anni, diventerebbe comunista.

4) Il diritto di proprietà è talmente sacro che, anche se un regime desse alla Chiesa tutta la libertà e perfino tutto l'appoggio, essa non potrebbe accettare come lecita una organizzazione sociale nella quale tutti i beni fossero collettivi.



2. Cristianità e repubblica universale

La Contro-Rivoluzione, nemica della Repubblica Universale, non è neppure favorevole alla situazione instabile e inorganica creata dalla lacerazione della Cristianità e dalla secolarizzazione della vita internazionale nell'Evo Moderno.

La sovranità piena di ogni nazione non si oppone a che i popoli che vivono nella Chiesa, formando una vasta famiglia spirituale, costituiscano, per risolvere i loro problemi sul piano internazionale, organismi profondamente impregnati di spirito cristiano e possibilmente presieduti da rappresentanti della Santa Sede. Tali organismi potrebbero anche favorire la collaborazione dei popoli cattolici per il bene comune in tutti i suoi aspetti, specialmente per quanto riguarda la difesa della Chiesa contro gli infedeli, e la protezione della libertà dei missionari in terre pagane o dominate dal comunismo. Tali organismi potrebbero, infine, entrare in contatto con popoli non cattolici per il mantenimento del buon ordine nei rapporti internazionali.

Senza negare gli importanti servizi che in varie occasioni possano avere prestato in questo senso organismi laici, la Contro-Rivoluzione deve sempre far vedere la terribile lacuna costituita dalla loro laicità, e anche mettere in guardia gli spiriti contro il pericolo che questi organismi si trasformino in un germe di Repubblica Universale (vedi parte I, cap. VII, 3, k).



3. Contro-Rivoluzione e nazionalismo

In questo ordine di idee la Contro-Rivoluzione dovrà favorire il mantenimento di tutte le sane caratteristiche locali, in qualsiasi campo, nella cultura, nei costumi, ecc.

Ma il suo nazionalismo non ha il carattere di una svalutazione sistematica di quanto appartiene ad altri, né di una adorazione dei valori patrii come se fossero indipendenti da tutto l'insieme della civiltà cristiana.

La grandezza che la Contro-Rivoluzione desidera per tutti i paesi è e può essere soltanto una: la grandezza cristiana, che implica la preservazione dei valori peculiari di ognuno, e la convivenza fraterna fra tutti.



4. La Contro-Rivoluzione e il militarismo

Il contro-rivoluzionario deve lamentare la pace armata, odiare la guerra ingiusta e deplorare l'attuale corsa agli armamenti. Poiché però non nutre l'illusione che la pace regnerà sempre, considera una necessità di questo mondo di esilio l'esistenza di una classe militare, per la quale chiede tutta la simpatia, tutta la riconoscenza, tutta l'ammirazione a cui hanno diritto coloro la cui missione è lottare e morire per il bene di tutti (vedi parte I, cap. XII).



Capitolo 12

La Chiesa e la Contro-Rivoluzione

La Rivoluzione, come abbiamo visto, è nata da una esplosione di passioni sregolate, che sta conducendo alla distruzione di tutta la società temporale, al completo sovvertimento dell'ordine morale, alla negazione di Dio. Il grande bersaglio della Rivoluzione è, dunque, la Chiesa, Corpo Mistico di Cristo, maestra infallibile della verità, tutrice della legge naturale e, in questo modo, fondamento ultimo dello stesso ordine temporale.

Ciò posto, è necessario studiare il rapporto tra l'istituzione divina che la Rivoluzione vuole distruggere, e la Contro-Rivoluzione.



1. La Chiesa è qualcosa di molto più alto e di molto più ampio della Rivoluzione e della Contro-Rivoluzione

La Rivoluzione e la Contro-Rivoluzione sono episodi importantissimi della storia della Chiesa, poiché costituiscono il dramma stesso dell'apostasia e della conversione dell'Occidente cristiano. Ma, in ultima analisi, sono soltanto episodi.

La missione della Chiesa non si estende soltanto all'Occidente, e non si circoscrive cronologicamente alla durata del processo rivoluzionario. "Alios ego vidi ventos; alias prospexi animo procellas" (14), potrebbe essa dire fiera e tranquilla in mezzo alle tormente che attraversa attualmente. La Chiesa ha già lottato in altre terre, con avversari provenienti da altre stirpi, e certo affronterà ancora, fino alla fine dei tempi, problemi e nemici ben diversi da quelli di oggi.

Il suo scopo consiste nell'esercitare il suo potere spirituale diretto e il suo potere temporale indiretto per la salvezza delle anime. La Rivoluzione è un ostacolo che si è levato contro l'esercizio di questa missione. La lotta contro tale ostacolo concreto, fra tanti altri, è per la Chiesa soltanto un mezzo limitato alle dimensioni dell'ostacolo stesso, mezzo importantissimo, è chiaro, ma semplice mezzo.

Così, anche se la Rivoluzione non esistesse, la Chiesa farebbe tutto quello che fa per la salvezza delle anime.

Possiamo illustrare l'argomento, paragonando la posizione della Chiesa, di fronte alla Rivoluzione e alla Contro-Rivoluzione, a quella di una nazione in guerra.

Quando Annibale si trovava alle porte di Roma, fu necessario sollevare e dirigere contro di lui tutte le forze della Repubblica. Si trattava di una reazione vitale contro un avversario potentissimo e quasi vittorioso. Roma era soltanto la reazione contro Annibale? Come sostenerlo?

Sarebbe ugualmente assurdo immaginare che la Chiesa sia soltanto la Contro-Rivoluzione.

Inoltre, bisogna chiarire che la Contro-Rivoluzione non è destinata a salvare la Sposa di Cristo. Salda sulla promessa del suo Fondatore, essa non ha bisogno degli uomini per sopravvivere.

Al contrario, è la Chiesa a dare vita alla Contro-Rivoluzione, che, senza di essa, non sarebbe attuabile e neppure concepibile.

La Contro-Rivoluzione vuole contribuire a salvare tante anime minacciate dalla Rivoluzione, e ad allontanare i cataclismi che minacciano la società temporale. E per questo deve appoggiarsi alla Chiesa e servirla umilmente, invece di immaginare orgogliosamente di salvarla.



2. La Chiesa ha il massimo interesse all'annientamento della Rivoluzione

Se la Rivoluzione esiste, se essa è così com'è, fa parte della missione della Chiesa, è nell'interesse della salvezza delle anime, è di capitale importanza per la maggior gloria di Dio che la Rivoluzione sia annientata.



3. La Chiesa è, dunque, una forza fondamentalmente contro-rivoluzionaria

Prendendo il termine Rivoluzione nel senso che gli diamo, questa affermazione è la conclusione ovvia di ciò che abbiamo detto sopra. Affermare il contrario significherebbe dire che la Chiesa non compie la sua missione.



4. La Chiesa è la più grande delle forze contro-rivoluzionarie

Il primato della Chiesa tra le forze contro-rivoluzionarie è evidente, se consideriamo il numero dei cattolici, la loro unità, la loro influenza nel mondo. Ma questa considerazione dei mezzi naturali, per altro legittima, ha una importanza molto secondaria. La vera forza della Chiesa sta nel suo essere il Corpo Mistico di Nostro Signore Gesù Cristo.



5. La Chiesa è l'anima della Contro-Rivoluzione

Se la Contro-Rivoluzione è la lotta per distruggere la Rivoluzione e costruire la Cristianità nuova, tutta splendente di fede, di umile spirito gerarchico e di illibata purezza, è chiaro che questo si farà soprattutto attraverso una azione profonda nei cuori. Ora, questa azione è opera specifica della Chiesa, che insegna la dottrina cattolica e la fa amare e praticare. La Chiesa è, dunque, l'anima stessa della Contro-Rivoluzione.



6. L'esaltazione della Chiesa è l'ideale della Contro-Rivoluzione

Proposizione evidente. Se la Rivoluzione è il contrario della Chiesa, è impossibile odiare la Rivoluzione (considerata globalmente, e non in qualche aspetto isolato) e combatterla, senza ipso facto avere come ideale l'esaltazione della Chiesa.



7. L'ambito della Contro-Rivoluzione oltre- passa, in un certo senso, quello della Chiesa

Da quanto è stato detto, l'azione contro-rivoluzionaria comporta una riorganizzazione di tutta la società temporale: "È tutto un mondo, che occorre rifare dalle fondamenta", ha detto Pio XII (15), di fronte alle rovine di cui la Rivoluzione ha coperto la terra intera.

Ora, questo compito di una riorganizzazione contro-rivoluzionaria della società temporale dalle fondamenta, se da un lato deve essere tutto ispirato dalla dottrina della Chiesa, comporta d'altro lato innumerevoli aspetti concreti e pratici che riguardano propriamente l'ordine civile. E a questo titolo la Contro-Rivoluzione oltrepassa l'ambito ecclesiastico, pur rimanendo sempre profondamente legata alla Chiesa per ciò che riguarda il Magistero e il potere indiretto di essa.



8. Ogni cattolico deve essere contro-rivoluzionario?

Nella misura in cui è un apostolo, il cattolico è contro-rivoluzionario. Ma lo può essere in modi diversi.



A. Il contro-rivoluzionario implicito

Lo può essere implicitamente e quasi inconsapevolmente. È il caso di una suora della Carità in un ospedale. La sua azione diretta mira alla cura dei corpi, e soprattutto al bene delle anime. Essa può esercitare questa azione senza parlare di Rivoluzione e Contro-Rivoluzione. Può perfino vivere in condizioni tanto particolari da ignorare il fenomeno Rivoluzione e Contro-Rivoluzione. Però, nella misura in cui fa realmente del bene alle anime, in esse l'influenza della Rivoluzione sarà costretta a retrocedere, il che significa fare implicitamente la Contro-Rivoluzione.



B. Modernità di una esplicita azione contro-rivoluzionaria

In un'epoca come la nostra, tutta immersa nel fenomeno Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, ci sembra condizione di sana modernità conoscere questo fenomeno a fondo e assumere di fronte a esso l'atteggiamento intelligente ed energico che le circostanze richiedono.

Così, crediamo sommamente desiderabile che ogni apostolato attuale, sempre che ne sia il caso, abbia una finalità e un tono esplicitamente contro-rivoluzionari.

In altri termini, giudichiamo che un apostolo realmente moderno, qualunque sia il campo a cui si dedica, accrescerà di molto l'efficacia del suo lavoro, se saprà discernere la Rivoluzione in tale campo, e se saprà segnare corrispondentemente con impronta contro-rivoluzionaria tutto quanto farà.



C. Il contro-rivoluzionario esplicito

Tuttavia, nessuno negherà che sia lecito che determinate persone assumano come compito specifico lo svolgere negli ambienti cattolici e non cattolici un apostolato specificamente contro-rivoluzionario. Lo svolgeranno proclamando l'esistenza della Rivoluzione, descrivendone lo spirito, il metodo, le dottrine, e incitando tutti all'azione contro-rivoluzionaria. Così facendo, queste persone metteranno la loro attività al servizio di un apostolato specializzato tanto naturale e meritorio (e certamente più profondo) quanto quello di coloro che si specializzano nella lotta contro altri avversari della Chiesa, come lo spiritismo o il protestantesimo.

Esercitare un'influenza nei più diversi ambienti cattolici e non cattolici, allo scopo di mettere in guardia gli spiriti contro i mali del protestantesimo, per esempio, è certamente legittimo e necessario a un'azione antiprotestantica intelligente ed efficace. Una condotta analoga terranno i cattolici che si dedicano all'apostolato della Contro-Rivoluzione.

I possibili eccessi di questo apostolato -- che ne può avere, come ogni altro -- non invalidano il principio che abbiamo stabilito. Infatti "abusus non tollit usum".

D. Azione contro-rivoluzionaria che non costituisce apostolato

Vi sono, infine, contro-rivoluzionari che non fanno un apostolato in senso stretto, poiché si dedicano alla lotta in certi campi, come quello dell'azione specificamente civica e di partito, o quello della lotta contro la Rivoluzione per mezzo di iniziative di carattere economico. Si tratta, d'altronde, di attività molto importanti, che possono essere viste soltanto con simpatia.



9. Azione Cattolica e Contro-Rivoluzione

Se usiamo la parola Azione Cattolica nel senso legittimo che le ha dato Pio XII, ossia, l'insieme di associazioni che, sotto la direzione della Gerarchia, collaborano con l'apostolato di questa, la Contro-Rivoluzione nei suoi aspetti religiosi e morali è, a nostro modo di vedere, parte importantissima del programma di una Azione Cattolica sanamente moderna.

L'azione contro-rivoluzionaria può essere fatta, naturalmente, da una sola persona, o dall'unione, a titolo privato, di diverse persone. E, con la dovuta approvazione ecclesiastica, può perfino culminare nella formazione di una associazione religiosa specificamente destinata alla lotta contro la Rivoluzione.

È ovvio che l'azione contro-rivoluzionaria sul terreno strettamente partitico o economico non fa parte dei fini dell'Azione Cattolica.



10. La Contro-Rivoluzione e i non cattolici

La Contro-Rivoluzione può accettare la collaborazione di non cattolici? Possiamo parlare di contro-rivoluzionari protestanti, musulmani, ecc.? La risposta deve essere molto sfumata. Fuori della Chiesa non esiste Contro-Rivoluzione autentica (vedi paragrafo 5 di questo cap.). Ma possiamo ammettere che determinati protestanti o musulmani, per esempio, si trovino nello stato d'animo di chi comincia a percepire tutta la malizia della Rivoluzione e a prendere posizione contro di essa. Ci si può aspettare che tali persone arrivino a elevare contro la Rivoluzione barriere talvolta molto importanti: se corrispondono alla grazia, potranno diventare cattolici ottimi e, di conseguenza, contro-rivoluzionari efficaci. Finché non li sono, si oppongono comunque in una certa misura alla Rivoluzione e possono perfino farla retrocedere. Non sono però contro-rivoluzionari nel senso pieno e vero della parola. Ma si può, anzi, di deve utilizzare la loro collaborazione con tutta la precauzione che, secondo le direttive della Chiesa, una tale collaborazione esige. I cattolici devono particolarmente tenere conto dei pericoli inerenti alle associazioni interconfessionali, secondo i saggi ammonimenti di san Pio X: "Infatti, per limitarci a questo punto, sono incontestabilmente gravi i pericoli ai quali, a cagione di questa specie di associazioni, i nostri espongono o possono certamente esporre sia l'integrità della loro fede sia la fedele osservanza delle leggi e dei precetti della Chiesa cattolica" (16).

La migliore forma di apostolato detto "di conquista" deve avere come oggetto questi non cattolici con tendenze contro-rivoluzionarie.



Note_________________________________
(1) Cfr. Mt. 12, 20.
(2) Cfr. Pio XII, Radiomessaggio natalizio ai fedeli e ai popoli del mondo intero, del 22-12-1957, in Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, vol. XIX, p. 670.
(3) "Guai al solo" (Eccle. 4, 10).
(4) Louis Veuillot, Oeuvres complètes, P. Lethielleux Librairie Editeur, Parigi, vol. XXXIII, p. 349.
(5) Cfr. Mt. 13, 52.
(6) San Pio X, Lettera al conte Medolago Albani, presidente dell'Unione economico-sociale d'Italia, del 22-11-1909, in La Civiltà Cattolica, Roma 1909, vol. IV, fasc. 1428, p. 740.
(7) Idem, Enciclica Jucunda sane, del 12-3-1904, in ASS, vol. XXXVI, p. 524.
(8) Idem, doc. cit., ibid.
(9) Cfr. Lc. 15, 16-19.
(10) Cfr. Mt. 12, 20.
(11) "Tutto posso in Colui che mi dà forza" (Fil. 4, 13).
(12) Cfr. Leone XIII, Enciclica Graves de communi, del 18-1-1901, in ASS, vol. XXXIII, p. 389.
(13) Cfr. Mt. 5, 13.
(14) "Ho visto altre bufere; ho fronteggiato altre tempeste" (Cicerone, Familiares, 12, 25, 5).
(15) Pio XII, Esortazione ai fedeli di Roma, del 10-2-1952, in Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, vol. XIII, p. 471.
(16) San Pio X, Enciclica Singulari quadam, del 24-9-1912, in AAS, vol IV, p. 659.
Categoria: Rivoluzione e Contro-Rivoluzione

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