Trasbordo ideologico inavvertito e dialogo

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INTRODUZIONE

 

A volte una circostanza poco importante può chiarire e spiegare tutti gli aspetti di una intricata situazione. Ciò che si vede così spesso nei romanzi, succede anche nella realtà della vita. Il presente studio nacque da una circostanza di questo tipo.

1. Distorsione di vocaboli al servizio della propaganda comunista


Da molto tempo suonavano falsi al nostro orecchio i molteplici usi della parola “dialogo” che vengono fatti in certi ambienti. Nelle conversazioni quotidiane di questi ambienti e in alcuni commenti della stampa, intorno all’asse fisso di un legittimo significato residuo, notavamo che quella parola veniva manipolata in modo così forzato e artificioso, con audacie così sconcertanti e significati soggiacenti così svariati, che sentivamo la necessità, vigorosa come un imperativo della coscienza, di protestare contro questa trasgressione delle regole del corretto linguaggio.

A poco a poco, impressioni, osservazioni, appunti raccolti qua e là, andavano suscitando nella nostra mente la sensazione che questa multiforme distorsione della parola “dialogo” aveva una logica interna che lasciava intravedere qualcosa d’intenzionale, di pianificato e di metodico, che oltretutto comprendeva non solo questa parola, ma anche altre usuali nelle elucubrazioni di progressisti, socialisti e comunisti, come ad esempio “pacifismo”, “coesistenza”, “ecumenismo”, “democrazia cristiana”, “terza forza”, etc. Una volta sottoposti ad analoga distorsione, questi vocaboli finivano col costituire una sorta di costellazione nella quale gli uni sostenevano e completavano gli altri. Ogni parola costituiva una specie di talismano per esercitare sulle persone un effetto psicologico specifico, e l’insieme degli effetti di questa costellazione di talismani ci appariva fatto apposta per operare nelle anime una trasformazione graduale ma profonda.

A mano a mano che si chiarificava nell’esame, questa distorsione si realizzava sempre nello stesso senso: quello d’indebolire nei non-comunisti la resistenza al comunismo, inspirando in loro uno stato d’animo propenso alla condiscendenza, alla simpatia, alla remissività e perfino alla resa. Nei casi estremi, la distorsione giungeva fino al punto di trasformare non-comunisti in comunisti.

Nella misura in cui l’osservazione ci andava facendo intravedere una linea di coerenza nitida e una logica interna invariabile in quell’uso vario e perfino sconcertante di parole efficaci e sottili come un talismano, nel nostro spirito si andava rafforzando il sospetto che, se qualcuno giungesse a scoprire e a spiegare in cosa consiste questa linea di coerenza o questa logica, avrebbe svelato un espediente nuovo e di grande portata, usato dal comunismo nella sua incessante guerra psicologica contro i popoli non-comunisti.

Non per questo però pensavamo di dedicarci specificamente allo studio di un tale argomento. Un fatto tuttavia ci spinse a farlo.

 

2. Svelare un procedimento

Nel 1963 pubblicammo uno studio intitolato La libertà della Chiesa nello Stato comunista (1). Tradotto in varie lingue, esso valicò la cortina di ferro e Zbigniew Czajkowski, uno dei dirigenti del movimento “cattolico-comunista” polacco Pax (2), giudicò necessario immunizzarne il pubblico del suo Paese, pubblicando sui periodici “Kierunki” e “Zycie y Misl” (di Varsavia e Cracovia), dei quali è collaboratore, una lettera aperta a noi diretta, nella quale cercava di opporre al nostro studio un’ampia confutazione. Rispondemmo sul noto mensile brasiliano di cultura “Catolicismo” (n. 162, giugno 1964), aprendo una polemica che ancora non si è chiusa.

In un articolo pubblicato su “Kierunki” (e poi riportato su “Catolicismo”, n. 170, febbraio 1965), in uno dei passi del proprio ragionamento, Czajkowski enumerò i vantaggi ch’egli vedeva nel fatto puro e semplice del discutere, vantaggi che deriverebbero dalla discussione in quanto tale, anche senz’arrivare a un accordo. Tra le righe di quanto l’articolista di Pax scrisse a questo proposito, traspariva una imponderabile ma reale influenza hegeliana; inoltre – piccola circostanza gravida di conseguenze – se si applicava il presupposto hegeliano e dialettico a tutte le parole la cui distorsione ci impressionava, ecco che il significato di questa distorsione si chiariva in modo sorprendente. Ipso facto, ci veniva svelato il punto di riferimento che spiega e ordina tutto il complesso delle nostre precedenti osservazioni e impressioni e restava messo a nudo l’insidioso procedimento di guerra psicologica che, fino ad allora, avevamo potuto solo intravedere.

Siccome Czajkowski si riferiva specificamente alla discussione, per una comprensibile associazione d’immagini ci venne in mente che tutto quanto egli diceva sull’argomento era molto simile a ciò che avevamo udito o letto sul “dialogo”: parola, questa, di un significato multiforme ed enigmatico, che in tal modo ci diventava chiaro. Di conseguenza, ci veniva svelata l’importanza di certi vocaboli, e specialmente del “dialogo”, come espediente della guerra psicologica.

Le meditazioni che ne derivarono ci spinsero a redigere il presente studio, cheLe meditazioni che ne derivarono ci spinsero a redigere il presente studio, chesottomettiamo al giudizio del lettore.

A rigore, per essere completo, questo studio dovrebbe riservare pari sviluppo all’analisi della parola-talismano “dialogo” e a quella di ciascuno dei termini correlativi distorti dal comunismo, ossia “pacifismo”, “coesistenza”, “ecumenismo”, etc. Ci sembrò tuttavia sufficiente, per smascherare il sistema, trattare a fondo uno solo di essi – “dialogo” – e, a proposito di questo, dire l’indispensabile sugli altri. Abbiamo allora proceduto in questo modo, per far risparmiare tempo e fatica al lettore. Sia ben chiaro fin da ora – e torneremo su questo punto più avanti – che non è nel dialogo in sé o nell’ecumenismo in sé e meno ancora nella pace in sé, che indichiamo qualcosa di censurabile: ciò sarebbe da parte nostra un’aberrazione. Il nostro studio non considera quei vocaboli presi nel loro significato normale e corretto, né le realtà cui essi si riferiscono, ma solo quegli stessi vocaboli presi in quella particolarissima accezione che li trasforma in talismani della strategia comunista.

 

3. L'azione ideologica implicita, caratteristica fondamentale del procedimento

Appare importante mettere in evidenza fin d’ora che il procedimento di cui ci occuperemo mira a predisporre favorevolmente alla dottrina e alla tattica comuniste, e poi a trasformare alla fine in “utili idioti”, se non proprio in comunisti convinti, quelle persone che di per sé sono refrattarie alla predicazione marxista esplicita. Proprio per questa ragione, il procedimento in questione agisce nelle mentalità in modo implicito.

È nota essenziale e caratteristica di questo procedimento che, durante tutto o quasi tutto il suo svolgimento, i pazienti non si accorgono che stanno subendo un’azione psicologica da parte di qualcuno, né che il comunismo sia la direzione verso la quale si orientano le loro impressioni e le loro simpatie. Con maggiore o minore chiarezza a seconda di ciascun individuo, essi hanno coscienza del fatto che stanno “evolvendo” ideologicamente, ma credono che questa “evoluzione” sia soltanto la scoperta o l’approfondimento, fatto gradualmente da loro stessi e senz’alcun concorso di altri, di una “verità” o di una costellazione di “verità” che giudicano simpatiche e generose.

Di norma, durante quasi tutto il procedimento, non passa neppure per la mente di queste vittime che a poco a poco esse stanno diventando comuniste. Se in un
determinato momento questo rischio apparisse loro manifesto, ipso facto essi si renderebbero conto dell’abisso nel quale stanno scivolando e farebbero marcia indietro.

È solo nella fase finale di questa “evoluzione”, che l’evidenza della trasformazione interiore rivela loro che stanno giungendo al comunismo. Tuttavia, a questo punto, la loro mentalità è talmente “evoluta”, che ormai l’ipotesi di diventare seguaci del comunismo non è più per loro causa di orrore ma anzi di attrattiva.

 

4. Il trasbordo ideologico inavvertito: riassunto di ciò che se ne dice in quest'opera

Questo fenomeno – o meglio, questo sottile procedimento della propaganda comunista – lo definiamo qui trasbordo ideologico inavvertito. Ci proponiamo di descriverlo sinteticamente in ciò che ha di essenziale e, siccome comporta differenti modi di realizzazione, lo studieremo specialmente in quanto sviluppato mediante ciò che chiamiamo espediente della parola-talismano. Poi chiariremo la comprensione di questo espediente usando un esempio concreto, ossia usando il termine “dialogo” per far evolvere inavvertitamente verso il comunismo un numero enorme di persone non-comuniste. Il fenomeno del trasbordo ideologico inavvertito – è bene dirlo fin d’ora – presenta varie modalità. Esso può svilupparsi in tutta la sua ampiezza e nel suo significato più radicale, cioè può condurre la vittima fino al termine del nuovo cammino, che è l’accettazione del comunismo. Questo stesso procedimento si realizza in modo meno ampio e radicale, se la sua vittima, invece di diventare comunista, resta per esempio solo socialista. In entrambi i casi, il trasbordo è ideologico in tutta la forza dell’espressione.

Questo fenomeno può anche non riferirsi specificamente a una concezione filosofica dell’universo, della vita, dell’uomo, della cultura, dell’economia, della sociologia e della politica, qualè il marxismo, ma solo a teorie e a metodi di azione. Così, un anticomunista acceso può essere trasbordato a un anticomunismo che ammette solo temporeggiamenti, concessioni e ritirate. Questo è un trasbordo ideologico in un significato diminutae rationis della parola “ideologico”.

Alla fine del nostro studio, abbiamo ritenuto necessario dire in che modo si può arrestare l’azione della parola-talismano e il procedimento del trasbordo ideologico inavvertito in quelle persone in cui l’una e l’altro vanno sviluppandosi, e perfino in che modo si può prevenire in tempo gli incauti contro entrambi.

 

 

Note

 

1. [A libertade da Igreja no Estado comunista, Editora Vera Cruz, São Paulo 1963, traduzione italiana La libertà della Chiesa nello Stato comunista, Cristianità, Piacenza 1978. Tradotto in 8 lingue, pubblicato su 40 tra giornali e riviste, superando il totale di 163.500 copie diffuse, questo saggio ottenne una lettera di approvazione firmata dal card. Giuseppe Pizzardo e da mons. Dino Staffa, rispettivamente Prefetto e Segretario della Sacra Congregazione dei Seminari, che lo elogiarono come «eco fedelissima dei documentidel supremo Magistero della Chiesa» (N. d. T.)]

2. Pax fu un movimento politico fondato nel 1946 dal polacco Boleslav Piasecki, che durante la seconda guerra mondiale era passato dal nazionalismo al socialismo. Questo movimento fu sostenuto dal governo comunista polacco, allo scopo di dividere il mondo cristiano, assicurarsi un’area di cattolici collaborazionisti col regime e costituire una falsa opposizione interna che impedisse una seria reazione popolare anticomunista. L’adesione a Pax fu scoraggiata dall’episcopato polacco e le sue riviste furono messe all’indice dal Santo Uffizio nel 1957. Il più noto dirigente del movimento fu Tadeusz Mazowiecki, che pure polemizzò con Plinio Corrêa de Oliveira difendendo il collaborazionismo cattolico col regime sovietico; più tardi divenne capo del partito Znak e infine capo del governo sotto la presidenza di Lech Walesa. Per una breve storia delle polemiche tra l’Autore e questi due movimenti, cfr. J. Bartyzel, A experiência polonesa no pensamento religioso-social de Plinio Corrêa de Oliveira, in T.F.P., Plinio Corrêa de Oliveira 1995-2005: dez anos depois, São Paulo 2005, pp. 259-289. (N. d. T.)]

 

Categoria: Trasbordo ideologico inavvertito e Dialogo

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