Trasbordo ideologico inavvertito e dialogo

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Capitolo I

 

La nuova tattica comunista:

azione persuasiva nel subconscio

 

Prima di esaminare il trasbordo ideologico inavvertito, sembra utile porre in rilievo tutta l’importanza e l’attualità del tema, in funzione della più recente strategia comunista mirante alla conquista del mondo.

1. - Una tesi superata sull'efficacia delle tecniche di persuasione e della violenza nella strategia comunista

Ponendosi a considerare l’argomento, non pochi lettori inciamperanno in una difficoltà preliminare. In effetti, la stampa, la televisione e la radio presentano loro continuamente le aggressioni dell’URSS e della Cina alle nazioni non-comuniste come effettuabili, il più delle volte, mediante l’unione tra l’invasione armata e le rivoluzioni sociali promosse dai partiti comunisti dei diversi Paesi da invadere. Secondo questa tesi, la violenza sarebbe di gran lunga il principale strumento di conquista del comunismo.

Senza dubbio, anche tra coloro che accettano questa tesi si parla delle tecniche di persuasione come strumento di conquista. Però, in questa prospettiva, esse occupano il luogo che hanno nella guerra classica internazionale o interna, nel cui ambito costituiscono qualcosa d’indispensabile ma secondario, rispetto alle operazioni militari.

2. - Le tecniche di persuasione, più importanti della forza

A nostro modo di vedere, nelle attuali condizioni, la persuasione ideologica non è considerata dai comunisti come cosa solo collaterale o sussidiaria rispetto all’aggressione violenta. Al contrario, essi si aspettano al giorno d’oggi maggiori risultati dalla propaganda che dalla forza.

3. - Il trasbordo ideologico e la sua importanza attuale

Inoltre, in materia di propaganda, lo sforzo ideologico esplicito e diretto del partito comunista non occupa il primo piano da solo: il metodo del trasbordo ideologico inavvertito non gli è inferiore e, sotto alcuni aspetti, perfino lo supera, come tecnica di persuasione indiretta e implicita.

Queste due affermazioni sono indispensabili affinché molti militanti dell’anticomunismo, che con zelo e con merito si dedicano al compito indispensabile di allarmare il mondo sul pericolo della guerra di conquista comunista e della rivoluzione sociale violenta, allarghino i propri orizzonti introducendovi anche la sollecitudine nel denunziare, prevenire e arrestare il processo di trasbordo ideologico inavvertito nelle sue varie forme, inclusa quella della parola-talismano. È alla spiegazione di questo punto che dedichiamo il primo capitolo del presente studio.

4. - Il comunismo, setta imperialista

Per dimostrare le affermazioni appena fatte, è necessario tenere presente, prima di tutto, che il movimento comunista costituisce fondamentalmente:

- una setta filosofica atea, materialista ed hegeliana, che dai propri erronei principi deduce tutta una particolare concezione dell’uomo, dell’economia, della società, della politica, della cultura e della civiltà;

- un’organizzazione sovversiva mondiale. Il comunismo non è solo un movimento di carattere teorico. Per gli imperativi della sua stessa dottrina, esso vuole far diventare comunisti tutti gli uomini e plasmare interamente la vita di tutti i popoli secondo i propri principi.

Considerata sotto questo aspetto, la setta marxista professa l’imperialismo integrale, non solo perché pretende d’imporre il pensiero e la volontà di una minoranza a tutti gli uomini, ma anche perché questa imposizione coinvolge tutto l’uomo, in tutte le manifestazioni della sua attività.

5. - Ostacoli contro i quali urta l'imperialismo comunista

Per realizzare la sua brama imperialistica, il comunismo deve affrontare graviPer realizzare la sua brama imperialistica, il comunismo deve affrontare graviostacoli. Ne menzioniamo alcuni, a titolo esemplificativo.

 

a) Insensibilità delle moltitudini.

Da esattamente cento anni, il comunismo va predicando alle popolazioni operaie del mondo intero la rivoluzione sociale, il massacro e il saccheggio. Per questa predicazione, durante tutto questo secolo, ha avuto a disposizione quasi ininterrottamente, piena libertà di pensiero e di azione in quasi tutti i Paesi. Non gli sono mancati nemmeno imponenti mezzi finanziari, né specialisti e tecnici tra i migliori in materia di propaganda. Nonostante tutto ciò, le moltitudini si sono rivelate, nella loro grande maggioranza, poco sensibili agli stimoli della demagogia marxista, che avrebbero potuto attrarle tanto facilmente. In nessun Paese il comunismo è mai riuscito a conquistare il potere mediante elezioni oneste.

La causa di questa insensibilità sta in parte nel fatto che, in molti luoghi, la situazione delle classi indigenti è considerevolmente migliorata. Ma è necessario non esagerare la portata ideologica di tali miglioramenti. In alcune zone, per esempio nel Nord dell’Italia, nelle quali le condizioni dei lavoratori non hanno smesso di migliorare dopo la seconda guerra mondiale, il comunismo ha ottenuto sconcertanti successi elettorali.

La causa dell’inguaribile incapacità del comunismo a ottenere la vittoria mediante le urne sta anche, in qualche misura, nella resistenza opposta al marxismo da quel fondo di buon senso naturale che costituisce il patrimonio millenario e comune dell’umanità. Questo buon senso urta contro il carattere essenzialmente innaturale che si manifesta in tutti gli aspetti del comunismo. Nei popoli di civiltà cristiana, a questo fattore si aggiunge l’incompatibilità dello spirito, della dottrina e dei metodi marxisti, con lo spirito, la dottrina e i metodi della Chiesa.

L’insieme di questi ostacoli ha prodotto il fatto, incontestabile e immensamente significativo, che – ripetiamo – in cento anni di esistenza e di azione, nessun partito comunista è riuscito a diventare maggioritario in un solo Paese. Su questo fatto non s’insisterà mai abbastanza, se vorremo vedere nella loro reale prospettiva gli ostacoli che il comunismo ha davanti.

Rispondiamo a obiezioni.

“Il comunismo vinse le elezioni polacche del 1957”

È vero, ma questa consultazione mancò evidentemente di libertà. I cattolici sapevano che, se avessero sconfitto Gomulka, avrebbero esposto la propria patria a una repressione russa sul tipo di quella appena subita dalla gloriosa e infelice Ungheria. Per questo, pur costituendo in Polonia la decisiva maggioranza, essi scelsero ciò che a loro sembrava il male minore, eleggendo deputati “gomulkiani”. Non ci pronunciamo qui sulla liceità di questa manovra, né sulla sua validità dal punto di vista strettamente politico. Tuttavia, sottolineiamo che non si può affermare in alcun modo che un Congresso a maggioranza comunista sia stato liberamente eletto dal nobile popolo polacco. La maggioranza comunista esistente nel Parlamento polacco non costituisce dunque argomento contro quanto abbiamo affermato (3).

 

"Se i metodi di persuasione finora usati dal comunismo sono così insufficienti,allora a cosa esso deve il fatto di essere oggi una forza mondiale diprim’ordine?”

In nessun modo lo deve all’efficacia di questi metodi, di fronte ai quali l’opinione pubblica è rimasta insensibile. Il primo fattore di questo risultato, che salta agli occhi, è stato la violenza.

In Russia il comunismo s’impose con una rivoluzione. In altri Paesi d’Europa, l’URSS lo instaurò con la forza bruta, essendo una delle nazioni vincitrici della guerra. Ciò nonostante, la violenza non operò da sola. Se fosse mancato l’aiuto delle potenze alleate, la Russia sarebbe mai riuscita a vincere l’invasore nazista? Nel 1939, gli eserciti sovietici subirono una vergognosa sconfitta da parte della piccola Finlandia. Come considerare indiscutibile che i Russi avrebbero vinto da soli la potente Germania?

Si aggiunga pure che gli aiuti dati dall’Occidente ai comunisti non si limitarono all’appoggio militare fornito durante la seconda guerra mondiale. La politica disastrosa dello scomparso presidente Roosevelt nei congressi di Teheran e di Yalta – completata, per quanto riguarda la Cina, dagli enigmatici spropositi della missione Marshall – contribuì immensamente all’espansione sovietica. A sua volta, nella piccola Cuba, Fidel Castro avvertì tanto bene l’impopolarità del comunismo, che si travestì da cattolico durante l’intero periodo della guerra civile, convinto che altrimenti non avrebbe mai conquistato il potere. Egli si tolse la maschera solo dopo aver preso nelle mani le redini dello Stato. Tutto lascia intendere che i comunisti non avrebbero raggiunto, neppure in minima parte, i risultati dei quali oggi si vantano, se avessero sempre trovato di fronte a loro capi decisi e perspicaci.

Fu quindi con la violenza, con l’astuzia e con la frode, e non con una conquista ideologica delle masse, che il comunismo raggiunse il suo attuale livello di potenza. D’altronde, conviene non sopravvalutare l’importanza di questi risultati. Infatti, se il comunismo fosse stato capace di conquistare le menti e i cuori, almeno dopo essersi imposto in alcuni Paesi, come spiegare che abbia bisogno di un immenso apparato poliziesco per mantenersi al potere? Come spiegare che si veda obbligato dappertutto a limitare col massimo rigore l’espatrio dei cittadini di quei Paesi?

Come spiegare che, nonostante tante precauzioni, un flusso continuo di transfughi affrontino i peggiori rischi pur di oltrepassare la “cortina di ferro”?

 

b) Fallimento nella organizzazione e nell'incremento della produzione.

Quel comunismo, che non seppe convincere né vincere onestamente, si mostrò inoltre impotente a organizzare e a produrre. La sua inferiorità rispetto all’Occidente è, al riguardo, confessata. Tanto i kruscioviani quanto i post-kruscioviani affermano la necessità di riforme fondamentali nella struttura economica dell’URSS per ottenere un aumento della produzione, e queste riforme devono consistere, secondo loro, in un ampliamento della libera iniziativa. In altri termini, è proprio da un principio fondamentalmente opposto alla loro dottrina, che i comunisti sperano di ottenere un qualche incremento della produttività! Si può facilmente misurare quanto questo insuccesso discrediti il comunismo, sia presso le popolazioni da esso dominate, sia presso l’opinione mondiale.

6. - Inutilità della potenza termonucleare nella espansione del comunismo mediante la violenza

Questa impotenza nella persuasione ideologica esplicita e nella produzione economica, che abbiamo esaminato, causa naturalmente al marxismo innumerevoli difficoltà nella realizzazione del suo piano di egemonia mondiale, che riducono a proporzioni ben più modeste lo spettro del suo irresistibile potere. In un punto, e solo in quello, il pericolo comunista può apparire grande agli occhi di tutti i popoli, ossia nel brandire la minaccia di un’ecatombe termonucleare di ampiezza forse mondiale. Se infatti il comunismo è nulla in quanto forza costruttiva, è qualcosa in quanto forza distruttiva.

È noto che il potenziale atomico sovietico è inferiore a quello nordamericano. Però, per sua stessa indole, l’URSS costituisce per il mondo, come potenza
termonucleare, un pericolo maggiore di qualunque altra nazione. In effetti, per realizzare i propri piani, le forze del disordine e della rivoluzione, per loro stessa natura, hanno meno remore (quando ne hanno) che le forze dell’ordine nel ricorrere alla distruzione. La tendenza normale di un aggressore che sta in agguato sulla strada consiste nell’aggredire, quella della sua vittima consiste non nel lottare ma nel fuggire. Pertanto è maggiore il pericolo che un’ecatombe atomica sia scatenata dai sovietici o dai cinesi, piuttosto che da qualche nazione occidentale.

Questo unico punto di “superiorità”, intrinsecamente negativo, che valore ha per l’espansione comunista? Saranno superati per mezzo di esso gli ostacoli che, come abbiamo visto, si oppongono a questa espansione? A quali risultati condurrebbe un conflitto termonucleare, per gli stessi comunisti? Vittoriosi all’inizio, forse, essi sarebbero le principali vittime dell’ecatombe che avrebbero scatenato. Infatti, essendo la loro potenza inferiore a quella dell’avversario, immediatamente dopo l’aggressione subirebbero probabilmente rappresaglie maggiori del danno causato e alla fine perderebbero la guerra. Niente infatti è meno probabile della loro vittoria. Se anche l’ottenessero, cosa resterebbe nelle loro mani, se non un mondo nel quale gli Stati Uniti e l’Europa sarebbero ridotti a un immenso cumulo di rovine?

Su queste rovine fumanti e informi, come costruire quell’edificio del socialismo, che Marx, Lenin, Stalin e Kruscev volevano fosse elevato sulla base della tecnica più perfetta, più avanzata e insomma più capace d’imitare quella nordamericana? Ancora recentemente, la Pravda, organo del Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, affermava: «In politica, accade spesso che le sconfitte subite da un campo non equivalgano necessariamente a vittorie nel campo opposto. L’esempio più sorprendente è quello della guerra termonucleare, che non avvantaggerebbe in nulla il blocco socialista, anche se in essa l’imperialismo fosse letteralmente polverizzato» (4). Abbiamo qui la confessione della radicale dannosità, per le stesse nazioni comuniste, di una ipotetica vittoria termonucleare sovietica sull’Occidente.

7. - L'imperialismo comunista in un vicolo cieco

Facendo il bilancio di tutti questi dati, si giunge a questa conclusione: nonostanteFacendo il bilancio di tutti questi dati, si giunge a questa conclusione: nonostantele apparenze contrarie, l’espansione mondiale del comunismo incontra davanti asé gravissime difficoltà, prodotte da cause profonde, alcune delle quali è difficilerimuovere e altre è perfino impossibile, per cui il piano comunista di dominiomondiale si trova esposto a considerevoli rischi di fallimento.

8. - Come uscire dal vicolo cieco: una via nuova, la tecnica di persuasione implicita

Il comunismo teme di lanciarsi sulla strada della violenza. Su quella della persuasione, perlomeno sotto forma di persuasione esplicita, promossa dai partiti comunisti dei diversi Paesi, esso non ottiene risultati incoraggianti. Come abbiamo visto, le masse si sono mostrate fredde verso questa tecnica di persuasione.

L’uscita dal vicolo cieco, non potendo consistere per il comunismo nella violenza né nella persuasione esplicita, può consistere solo in una nuova via: quella della persuasione implicita. Questo è il punto centrale sul quale è necessario attirare insistentemente l’attenzione dell’opinione pubblica.

 

9. - Condizioni propizie per la tecnica comunista di persuasione implicita


Quali possibilità offre la mentalità occidentale a questo tipo di azione? Due fattori la rendono particolarmente vulnerabile da parte sua.


a) La paura

L’istinto di conservazione è molto forte nell’uomo; per questo è in lui molto imperiosa la forza della paura. Nell’immaginazione di grandi masse del mondo libero, continua ad esercitare tutto il proprio potere d’intimidazione la figura del comunista aggressore, visto sia nel suo aspetto di rivoluzionario barbuto, sudicio, straccione, assetato di sangue e di vendetta, sia in quello di soldato spietato, dallo sguardo metallico, pronto a far scattare il detonatore della bomba atomica. Un desiderio di cedere quasi tutto, pur di evitare una guerra civile o una catastrofe termonucleare, influenza coscientemente o incoscientemente innumerevoli persone.

b) La simpatia

D’altra parte, il comunismo non è tanto l’antitesi di ciò che credono molti anticomunisti, quanto è solo l’ultima espressione, la più coerente e audace, di certi principi da loro stessi ammessi. Il liberalismo, che trionfò con la Rivoluzione Francese, sparse nell’Occidente i germi del comunismo (5).

Conseguentemente, alla paura verso di questo si combina spesso una certa simpatia per qualcuno dei suoi aspetti. Vi sono accesi combattenti anticomunisti, che rifiutano più i metodi violenti e il carattere dittatoriale dei regimi bolscevichi attuali, che gli scopi finali del comunismo. Essi credono ingenuamente che, se l’Occidente raggiungesse tali scopi usando metodi incruenti, realizzando così una completa uguaglianza di beni e di condizioni sociali, allora la giustizia, l’abbondanza e la pace regnerebbero finalmente nel mondo (6).

c) Il binomio paura - simpatia

Come si vede, nella stessa psicologia d’innumerevoli persone in Occidente agisce un binomio di forze, chiamiamolo di paura-simpatia, che ispira in influenti settori economici, politici, intellettuali e perfino religiosi, la propensione a venire a compromessi col comunismo (7).

10. - L'arrendismo e l'amore per la vera pace

Questa propensione, beninteso, non si confonde col nobile desiderio, comune a tutti gli spiriti ben formati, di preservare la pace mediante negoziati degni ed accordi prudenti, che non comportino per noi la rinuncia ai principi fondamentali della civiltà cristiana. La propensione cui alludiamo va molto più oltre, e induce l’Occidente a desiderare un regime semi-comunista pur di eliminare l’attrito dei contrasti nelle sue relazioni con l’altro lato della “cortina di ferro”, e pur di facilitare un accomodamento tra i due mondi.

11. - Paura e simpatia, persuasione implicita ed esplicita, congiunte al servizio del comunismo

 La paura e la simpatia sembrano incompatibili. Ma non lo sono nell’attuale situazione psicologica dell’Occidente. Insomma, al comunismo non è necessario rinunciare alla sua azione intimidatoria per raccogliere simpatia, o viceversa, ma gl’importa di mantenere tutto il “prestigio” della propria potenza distruttiva.

Basandosi su questo “prestigio”, esso riesce ad ammorbidire la resistenza di numerosi avversari, rendendoli propensi a un compromesso. Raggiunto questo risultato psicologico, una certa simpatia per alcuni aspetti del marxismo si accentua di quegli avversari, disponendoli ad accettare una qualche resa di fronte ad esso, considerandola come un male minore effettivamente sopportabile. Pari passu, per il comunismo non si tratta di rinunciare al proselitismo esplicito fatto mediante i partiti comunisti nel mondo intero. Questo proselitismo continua a servire al suo piano, poiché un partito organizzato e dinamico costituisce per esso un prezioso fattore d’intimidazione in qualsiasi Paese, e una scuola di formazione dei dirigenti del futuro regime marxista.


Semplicemente, il comunismo spera di conquistare l’opinione pubblica mondiale non più mediante i partiti comunisti esistenti nei Paesi liberi, bensì mediante la tecnica di persuasione implicita.

12. - Rinvio al capitolo secondo

Avendo messo in evidenza che il comunismo deve rinunciare alla propaganda dottrinale esplicita come principale mezzo per conquistare il mondo, risultandogli evidente l’opportunità di un’azione ideologica implicita, e avendo trovato i punti vulnerabili che, nelle condizioni di spirito di vasti settori del mondo libero, possono favorire il successo di quest’azione implicita, ora bisogna precisare in che cosa essa consista. Ci accingiamo a farlo, esaminando il trasbordo ideologico inavvertito.

 

Note

 

3. I progressi del comunismo in Italia non invalidano minimamente quanto affermiamo sul fallimento delle vecchie tecniche di proselitismo comunista esplicito. Al contrario, essi provano il successo delle nuove tecniche. Il partito democristiano italiano – almeno considerato nelle sue correnti di centro-sinistra, sinistra ed estrema sinistra – è profondamente logorato da sentimenti di affinità e paura abilmente sfruttati dal P.C.I. Costui cela, per quanto possibile, in Italia il proprio carattere materialista e ateo, e fa continuamente appello a una intesa con i cattolici, producendo così un disgelo nella Democrazia Cristiana. Nello stesso tempo, il pericolo di una guerra continua a dominare il panorama politico della penisola. Ne deriva una maggiore flessibilità del partito democratico-cristiano verso la Sinistra e una politica di buon vicinato tra esso e il socialismo. Entrambi i fattori, da parte loro, indeboliscono le disposizioni anticomuniste della maggioranza della popolazione, facilitano l’espansione del partito comunista e soprattutto causano, nell’ambito stesso dei quadri politici democristiani, un pericoloso slittamento del centro verso la sinistra socialista. Un fenomeno simile avviene in altri partiti italiani cosiddetti “centristi”, anch’essi logorati da un’analoga strategia comunista. Ne deriva il grave pericolo che l’Italia corre ai giorni nostri.

4. “Pravda”, 6 gennaio 1965; cfr. il comunicato dell’agenzia A.F.P. nella stessa data.

5. Abbiamo sviluppato questo pensiero nel nostro saggio Rivoluzione e Contro-Rivoluzione [Sugarco, Milano 2009, pars I, cap. III, par. V]. Abbiamo avuto la gioia di verificare che le tesi principali di questo saggio, relative alla Rivoluzione Francese come causa del comunismo, sono state affermate anche da 269 Padri, appartenenti a 66 Paesi, del Concilio Ecumenico Vaticano II, nella sostanziosa esposizione delle motivazioni di una petizione promossa da due prelati brasiliani: gli ecc.mi e rev.mi Mons. Geraldo de Proença Sigaud S.V.D., arcivescovo di Diamantina, e Mons. Antonio de Castro Mayer, vescovo di Campos; questo documento chiedeva che il Concilio rinnovasse la condanna del socialismo e del comunismo (il testo integrale della petizione è stato pubblicato su “Catolicismo”, n. 157, gennaio 1964). [La traduzione italiana è riportata nel libro di p. Giovanni Scantamburlo, Perché il Concilio non ha condannato il comunismo? Storia di un discusso atteggiamento, L’Appennino, Roma 1967, pp. 177 ss. (N. d. T.)].

6. Si tratta di un mito ben conosciuto, presente già nelle elucubrazioni di certe sette protestanti sorte nelSi tratta di un mito ben conosciuto, presente già nelle elucubrazioni di certe sette protestanti sorte nelsecolo XVI, come pure nell’ideologia di certi esponenti “avanzati” della Rivoluzione Francese. Ce ne occuperemo più avanti (cap. IV, n. 2).

7. Ci sia consentito fare, di passaggio, un commento marginale al tema, ma che può chiarire un aspetto importante del problema comunista ai nostri giorni. Le considerazioni che abbiamo fatto in questo capitolo sono infatti importanti per lo studio della vera natura dell’attuale conflitto tra l’URSS e la Repubblica Popolare Cinese.

Per le ragioni che abbiamo esposto, a rigor di logica, il comunismo deve operare un consistente rinnovamento dei metodi per avviare questa nuova fase della propria lotta. Così, a proposito di ogni avvenimento importante che accade nel mondo comunista (come la rottura tra Russia e Cina), aldilà delle sue cause immediate e visibili, bisogna necessariamente domandarsi fino a che punto esso risponda ai nuovi metodi e fini della suprema e più recente strategia comunista. Un osservatore cauto, dunque, deve considerare il dissidio cino-sovietico in questa luce, usando il più accorto senso critico. In effetti, se è ben vero che esistono punti naturali di divergenza tra gli interessi nazionali della Russia e quelli della Cina, e ragioni di competizione tra il PC russo e quello cinese per quanto riguarda la direzione mondiale del movimento comunista, va però notato che il dissidio tra i due “grandi” del comunismo presenta un altro aspetto di notevole importanza, dal punto di vista propagandistico. Considerandolo in funzione del binomio paura-simpatia, è evidente che, a gli occhi dei popoli liberi, la Cina comunista rappresenta il volto cupo e aggressivo, capace di agire sulla paura dell’Occidente, mentre le proposte di “coesistenza pacifica” dell’URSS e i sintomi di “disgelo” ivi verificatisi fanno vibrare, al di qua della “cortina di ferro”, le fibre della simpatia per il comunismo. Queste due facce, quella cinese e quella russa, che formano il diritto e il rovescio di una stessa medaglia, possono ben costituire un dispositivo di doppia pressione psicologica sul binomio paura-simpatia esistente nell’opinione pubblica del mondo libero, favorendo così i supremi interessi dell’espansionismo comunista. Per comprendere la plausibilità della nostra ipotesi, bisogna tener presente che questi interessi sono, in ultima analisi, comuni a tutti i marxisti, siano essi russi o cinesi. Analoghe considerazioni vanno fatte sull’attuale tendenza a una certa restaurazione della libera iniziativa nell’URSS. Se la Russia, da un lato, desistendo per ora da una guerra suicida, in un clima di “coesistenza pacifica”, vuole competere con gli Stati Uniti sul piano della produzione, dall’altro deve necessariamente ricorrere al ristabilimento, sia pure molto rudimentale, della libera iniziativa, poiché l’esperienza sovietica prova che altrimenti nessun progresso è possibile nei settori in cui la produzione risulta più carente. Ma questo ristabilimento non verrà utilizzato propagandisticamente per altri fini? Per esempio, non potrebbe esso provocare una smobilitazione spirituale nel mondo libero, disponendolo all’illusione che l’URSS sarebbe in cammino verso un regime democratico appena semi-socialista, e che i pericolosi contrasti tra i due mondi potrebbero essere eliminati se l’Occidente, nell’interesse della pace, consentisse a “socialistizzarsi” fortemente, nello stesso tempo in cui l’URSS si “capitalistizzasse” un poco? Questa illusione, agendo sul binomio paura-simpatia, a quali ritirate e a quali rese potrebbe predisporre le nazioni libere!

8. 

 

 

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