Saggi di Plinio Corrêa de Oliveira

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Verso una Chiesa-Nuova

 

di Plinio Corrêa de Oliveira

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Nel aprile 1969 la rivista “Catolicismo” di San Paolo del Brasile, portavoce della TFP brasiliana, pubblicò un numero speciale doppio contenente un riassunto analitico di un saggio apparso poco prima sulla rivista “Ecclesia”, di Madrid, che denunciava l’esistenza all’interno della Chiesa di gruppi, autoproclamatisi “profetici”, che tramavano per la sua distruzione [“I piccoli gruppi e la corrente profetica”, “Ecclesia” n° 1423, 11 gennaio 1969]. Riportiamo qui di seguito l’introduzione scritta dal prof. Plinio Corrêa de Oliveira.

 

Insubordinazione e disalienazione: filo rosso dei misteri “profetici”


Nell’articolo di presentazione di questo numero di “Catolicismo” (intitolato “Il perché di questo numero doppio”), vengono descritti i rapporti fra l’IDOC [Istituto di Documentazione della Chiesa Conciliare, ndr] e i cosiddetti “gruppi profetici”. È facile vedere che questi e quello costituiscono, insieme, una immensa macchina semi-segreta, inserita nella Chiesa, per realizzare il disegno malefico di trasformarla nel contrario di ciò che è stata in questi duemila anni di esistenza.

Vogliamo, adesso, aiutare il lettore nello studio dell’articolo di “Ecclesia” sui “gruppi profetici”, mettendo in speciale rilievo gli aspetti più profondi e chiarificatori di questa specie di società iniziatiche.

In questo commento non intendiamo approfondire propriamente la dottrina dei “gruppi profetici”, la coerenza interna delle diverse tesi che la integrano, i loro maestri, i loro precursori, le loro analogie o discrepanze con altri sistemi di pensiero. Né pretendiamo analizzare le condizioni culturali, politiche, sociali, economiche o altre, che favoriscono o avversano la genesi e lo sviluppo di questi gruppi.

Il nostro obbiettivo è più circoscritto e anche di una utilità più immediata. Messi dinanzi alla crescita tangibile dei cosiddetti “gruppi profetici”, alla loro evidente nocività, e quindi alla necessità di sbarrargli il passo, ci domandiamo quale sia il loro programma, se contano con una struttura definita di direzione e di propaganda, com’è questa struttura, come agisce, come vedono le trasformazioni per le quali la Chiesa è passata di recente e continua a passare, quali sono le tecniche di reclutamento, formazione e sovversione usate da questi gruppi, e infine, quali sono i loro rapporti con il comunismo.

È nell’articolo di “Ecclesia” che cercheremo le risposte a queste domande.

 

I. Disalienazione: ribellione contro ogni superiorità e ogni disuguaglianza


Il concetto-chiave della dottrina dei “gruppi profetici” è, a nostro avviso l’alienazione. Quindi, prendiamola come punto di partenza e come filo conduttore di questa esposizione. Il lettore vedrà che, in questo modo, la materia si farà limpida ed accessibile.

Alienus è un vocabolo latino che equivale alla parola alieno, cioè di un altro.

Alienato è colui che non appartiene a sé stesso, bensì a un altro.

Nella prospettiva comunista, ogni autorità, ogni superiorità sociale, economica, religiosa o un’altra qualsiasi, di una classe sull’altra, porta a un’alienazione. Alienante è la classe sociale che esercita l’autorità, o possiede una superiorità, sia attraverso un Re, un Capo di Stato, un Papa, un Vescovo, un Sacerdote, un Generale, un professore o un padrone. Alienata è la classe che presta obbedienza a quella alienante. La classe alienata, per il fatto stesso di essere soggetta a un’altra classe, in misura maggiore o minore, in questa esatta misura non appartiene a sé stessa, ed è alienata a quest’altra.

Trasferendo il concetto di alienazione ai rapporti tra persona e persona nella sfera religiosa, si può dire che un Papa, un Vescovo o un Sacerdote in quanto partecipa alla classe dirigente, che è il Clero, è alienante nei confronti di un semplice fedele, il quale è membro della classa guidata, cioè, il laicato.

Ogni alienazione è uno sfruttamento dell’alienato da parte dell’alienante. E siccome ogni sfruttamento è odioso, bisogna che l’evoluzione dell’umanità conduca alla soppressione di tutte le alienazioni, e perciò di tutte le autorità e disuguaglianze, poiché ogni disuguaglianza crea in qualche modo un’autorità. La formula più conosciuta e popolare della totale disalienazione sta nel motto della Rivoluzione francese: “Libertà, Uguaglianza, Fratellanza”. L’applicazione assolutamente radicale di questo motto condurrebbe a un’anarchia senza caos. La dittatura del proletariato non è altro che una tappa per la realizzazione dell’anarchismo.

L’egualitarismo radicale è la condizione perché ci sia libertà, ed affinché, cessati gli sfruttamenti e le conseguenti lotte di classi, regni tra gli uomini la fratellanza.

Ecco la criminale chimera dei comunisti.

 

II. Il supremo obiettivo “profetico”: una Chiesa non alienante né alienata


Dall’articolo di “Ecclesia” si deduce che i “gruppi profetici” vogliono trasformare la Chiesa cattolica da alienante ed alienata, come lo sarebbe ai nostri giorni, in una Chiesa-Nuova, senza nessuna forma di alienazione.

 

1ª disalienazione della Chiesa: in relazione a Dio

a. La Chiesa “costantiniana” (la cui era storica, secondo i “gruppi profetici”, inizierebbe con Costantino, l’Imperatore romano che nel 313 liberò la Chiesa dalle persecuzioni, togliendola dalle catacombe, e si estenderebbe sino ai nostri giorni) crede in un Dio trascendente, personale, dotato di intelligenza e di volontà, un Dio perfetto, eterno, creatore, reggente e giudice di tutti gli uomini. Questi sono infinitamente inferiori a Dio e gli devono ogni soggezione. Quindi, credendo in un tale Dio, gli uomini accettano un Dio alienante. Dunque, la Religione è pura alienazione.

La Chiesa-Nuova non crede in un Dio alienante. Il Dio della Chiesa “costantiniana” corrisponde a una fase già superata dell’evoluzione dell’uomo, cioè l’uomo infantile e alienato. Oggi, l’uomo, reso adulto dall’evoluzione, non accetta un Dio di cui è, in ultima analisi, un servo, e che lo mantiene nella dipendenza del suo potere paterno, o meglio, paternalista, come dicono in modo peggiorativo i “gruppi profetici”. L’uomo adulto respinge ogni alienazione, e vuole per sé un’altra immagine di Dio: quella di un Dio che non è trascendente nei suoi confronti, ma immanente in lui. Un Dio che è impersonale, come un elemento diffusamente sparso in tutta la natura, e pertanto anche in ogni uomo. In una parola, un Dio che non aliena.

b. Ed è perché non accetta questa nuova figura di Dio, e si ostina nel mantenere la vecchia figura del Dio personale, trascendente e alienante, che la Chiesa “costantiniana” genera l’ateismo. Infatti, l’uomo adulto di oggi, non potendo accettare questa immagine infantile della divinità, si dichiara ateo. Però, se la Chiesa gli presentasse un Dio aggiornato, immanente e non alienante, egli lo accetterebbe. E smetterebbe di essere ateo.

c. È vero che l’affermazione di un Dio trascendente e alienante si fonda su numerosi passaggi delle Sacre Scritture. Tuttavia, secondo i “gruppi profetici” questi brani non costituiscono realtà storiche precise. Essi sono miti elaborati dall’uomo non adulto, alienato e bramoso di alienazione. Oggi, queste narrative devono essere reinterpretate secondo un concetto non alienante ma adulto, o persino rifiutate. Con ciò si purifica la Religione dai suoi miti. È propriamente ciò che si chiama demitizzazione.

d. È, per esempio, ciò che si dovrebbe fare per quanto riguarda la spiegazione della triste condizione dell’uomo, soggetto all’errore, al dolore ed alla morte. Per l’uomo adulto, il rimedio per questa situazione non può decorrere da una Redenzione operata dal sacrificio del Dio trascendente incarnato, e completata dalle sofferenze dei fedeli. Il rimedio viene, invece, dall’evoluzione, dalla tecnica e dal progresso. Nel concetto dell’uomo disalienato, non c’è più ragione per le mortificazioni, alquanto masochistiche, che la Chiesa “costantiniana” promuoveva. La Chiesa-Nuova chiama a una vita interamente volta alla felicità terrena. La Redenzione-progresso non ha come scopo condurre gli uomini verso un cielo ultraterreno, ma trasformare la terra in un cielo.

 

2ª disalienazione della Chiesa: in relazione al soprannaturale ed al sacro


La religione cattolica “costantiniana”, coerente con la sua dottrina sulla trascendenza di Dio, ammette il soprannaturale, e con esso il sacrale. Ora, il concetto di un ordine soprannaturale, superiore a quello naturale, di una sfera religiosa e sacra superiore alla sfera temporale, risulta in evidenti disuguaglianze. Da ciò provengono, ipso facto, molteplici alienazioni. Nella Chiesa-Nuova, disalienante e disalienata, si ammette come realtà soltanto il naturale, il temporale, il profano. È una Chiesa desacralizzata. Da qui decorrono numerose conseguenze:

a. È ovvio, innanzitutto, che la Chiesa-Nuova è tutta posta nell’ordine naturale. Essa esercita la sua missione salvifica inducendo i fedeli a impegnarsi nel promuovere il benessere terreno.

b. La nozione della Chiesa come società distinta dallo Stato e sovrana nella sfera spirituale perde, quindi, ogni sua ragion d’essere. La Chiesa desacralizzata è, dentro la società temporale, un gruppo privato come un altro qualsiasi, la cui missione consiste nell’essere all’avanguardia delle forze che promuovono l’evoluzione dell’umanità.

c. La vita sacramentale cambia pure di contenuto. I Sacramenti hanno un senso simbolico meramente naturale. L’Eucaristia, per esempio, è una cena in cui i fratelli familiarizzano intorno a una stessa tavola. E perciò dev’essere ricevuta come un cibo qualsiasi, durante un comune pasto.

d. La condizione sacerdotale non dev’essere più considerata sacra, posto che la sacralità muore con la morte delle alienazioni. Nel modo di presentarsi, di vestirsi e di vivere, i sacerdoti devono essere come un laico qualsiasi, poiché la sfera del sacro, a cui appartenevano, è sparita, e devono integrarsi senza riserve nella sfera temporale. Così pure devono comportarsi i religiosi, se ci saranno ancora i tre voti di obbedienza, povertà e castità nella Chiesa, ormai disalienante e disalienata.

e. Non vi è ragione perché esistano edifici destinati solo al culto, visto che è già morto il soprannaturale e il sacro. In questo mondo evoluto, adulto, contrario alle alienazioni, il culto del Dio immanente e diffuso nella natura può essere praticato in qualunque luogo profano. Se esisteranno edifici destinati al culto, siano utilizzati pure per finalità profane, in modo da evitare la distinzione alienante tra lo spirituale e il temporale.

 

3ª disalienazione della Chiesa: in relazione alla fede, alla morale, al Magistero e all’azione evangelizzatrice


a. La Chiesa-Nuova è una Chiesa povera. Innanzitutto nel senso spirituale del termine. Una delle ricchezze della Chiesa “costantiniana” consiste nell’affermarsi Maestra infallibile. La Chiesa-Nuova invece non si pretende Maestra. Né tratta i fedeli come discepoli, perché ciò sarebbe alienante.

Ognuno riceve carismi dallo Spirito Santo, che parla direttamente all’anima. Ed è a questa voce interiore, della quale può prendere coscienza, che ognuno deve credere.

Tutto ciò, che è vero per le materie riguardanti la fede, lo è pure per la morale. Ognuno ha la morale che gli suggerisce la propria coscienza.

Insomma, l’uomo vive della testimonianza interiore dei carismi, dei quali prende conoscenza. Così, la Chiesa-Nuova non possiede un patrimonio di verità, di cui immaginerebbe avere il privilegio. E in questo risiede il principale aspetto della sua povertà.

b. Da qui decorre un’altra forma di povertà. La Chiesa-Nuova non ha frontiere. Essa accoglie persone di qualsiasi credo, purché lavorino attivamente per la vera Redenzione, che è il progresso terreno. Essa non è, quindi, come un regno spirituale con frontiere dottrinali definite, bensì qualcosa di etereo, di fluido, che si confonde più o meno con qualsiasi chiesa. In altri termini, la Chiesa-Nuova è super-ecumenica.

c. Un altro titolo di povertà della Chiesa-Nuova, non essendo Maestra, ed essendo super-ecumenica, è quello di non avere più la necessità di opere di apostolato. Di conseguenza, le università cattoliche, le scuole cattoliche, le opere di assistenza cattoliche mantengono la loro ragion d’essere a patto che non mirino a nessun fine apostolico, né abbiano qualsiasi soggezione alienante e antiecumenica riguardo alla Chiesa: vale a dire, purché rinuncino alla nota cattolica, ed assumano un carattere totalmente profano, secolare e laico.

d. La povertà della Chiesa-Nuova - essendo la cultura e la civiltà valori dell’ordine temporale e terreno, e non pretendendo esercitare più qualsiasi magistero nel plasmare a sé la società temporale - risiede pure nel fatto che non si può più parlare di cultura né di civiltà cattolica. La cultura e la civiltà dell’uomo evoluto e adulto hanno ricevuto la loro carta di emancipazione: sono desacralizzate e disalienate dalla Religione.

e. Inoltre, la Chiesa-Nuova è povera nel senso materiale del termine. Essa non solo rifiuta le cattedrali e le basiliche, in cui il sacro ostentava trionfalisticamente la sua superiorità, ma, vivendo nell’era dei poveri, rigetta qualsiasi ricchezza, a qualsiasi titolo possibile.

f. Infine, la Chiesa-Nuova è povera perché è la Chiesa dei poveri. Da nemica di tutte le alienazioni, si sente anche nemica di tutti gli alienanti, di qualsiasi tipo ed ordine, e invece connaturale alla causa di tutti gli alienati. Perciò, gli sfruttati ed alienati della società attuale hanno nella Chiesa-Nuova il loro posto. Essa è per essenza loro difensore contro i detentori dell’autorità o della superiorità terrena. Per ragioni analoghe in senso inverso, la Chiesa “costantiniana” è complice, per propria natura, di tutte le oligarchie alienanti e sfruttatrici.

 

4ª disalienazione della Chiesa: in relazione alla Gerarchia ecclesiastica


Dal momento che l’autorità è sempre alienante, è doveroso che non esista. E se esistesse, sarebbe soltanto nella misura in cui compiesse la volontà degli alienati, che in questo modo evaderebbero - almeno in certa misura - dal giogo dell’alienazione.

Nella Chiesa “costantiniana”, la Gerarchia è investita del triplice potere di ordine, magistero e giurisdizione. La Chiesa-Nuova, svuotando i Sacramenti del loro contenuto soprannaturale, che sono sotto il potere della gerarchia di ordine, col negare il Magistero attenta, a rigore di logica, anche contro la gerarchia di giurisdizione.

Così, l’esistenza di un Papa, monarca spirituale circondato dal Collegio dei principi ecclesiastici, che sono i vescovi - di cui ognuno, nella rispettiva diocesi, è come un monarca soggetto al Papa - non è compatibile con la Chiesa-Nuova. Come pure non possono sussistere i parroci che reggono, sotto gli ordini dei vescovi, porzioni del gregge diocesano.

Per disalienarla completamente dalla Gerarchia, occorre democratizzare la Chiesa. È necessario costituire in essa un organo rappresentativo dei fedeli che esprima ciò che i carismi dicono nell’intimo della loro coscienza: chiaramente un organo elettivo che rappresenti la moltitudine. Un organo che imponga decisivamente la propria volontà sui gerarchi della Chiesa, i quali, è ugualmente chiaro, dovranno, da quel momento in poi, essere eletti dal popolo.

A nostro avviso, questa riforma strutturale della Chiesa auspicata dal movimento “profetico” è solo una tappa verso la piena realizzazione dei suoi obbiettivi. La totale disalienazione comporterebbe, in una tappa ulteriore, l’abolizione di qualsiasi gerarchia.

Considerando soltanto la riforma che i “gruppi profetici” ora sostengono esplicitamente, si può dire che vogliono trasformare la Chiesa in una monarchia come quella inglese, cioè, un regime in realtà democratico, diretto fondamentalmente da una Camera popolare elettiva e onnipotente, nel quale va conservato pro-forma un re decorativo (nel caso della Chiesa-Nuova, il Papa), dei Lord senza potere effettivo (i vescovi e i parroci), e una Camera alta da apparato (il collegio episcopale). Inoltre, affinché l’analogia tra il regime dell’Inghilterra e la Chiesa-Nuova sia completa, è necessario immaginare un Re e dei Lord elettivi (cioè, Papa e vescovi eletti dai fedeli).

Per completare il quadro della democratizzazione, bisogna aggiungere che nella Chiesa-Nuova le parrocchie costituirebbero dei gruppi fluidi e instabili, e non delle circoscrizioni territoriali definite come sono oggi. A rigore di logica, questa fluidità si estenderebbe pure alle diocesi. La Gerarchia ormai non sarebbe nella Chiesa altro che un vago nome.

 

5ª disalienazione della Chiesa: in relazione al Potere Pubblico


Questa disalienazione è già inclusa, a diversi titoli, nei punti precedenti. La Chiesa “costantiniana”, che ha un governo proprio e sovrano nella sua sfera, desidera l’unione e la collaborazione con il Potere temporale. Così facendo, in un certo modo si alienerebbe ad esso, e in un certo modo lo alienerebbe a sé.

Per tutti i motivi sopra esposti, la Chiesa-Nuova dichiara invece di non avere bisogno del Potere pubblico, né di volere con esso relazioni da Potere a Potere. Così, la mutua alienazione sarà cessata.

 

Conclusione


Concludendo, la Chiesa-Nuova sarà interamente disalienata, e smetterà totalmente di essere alienante.

 

III – Soltanto la lotta di classi produrrà la disalienazione nella Chiesa


1. La Gerarchia ha aiutato l’esecuzione del programma “profetico” di disalienazione; però, non può fare il passo finale


Mirando alla disalienazione totale - per mezzo della quale la Chiesa “costantiniana” deve metamorfosizzarsi in una Chiesa-Nuova - potranno i “gruppi profetici” sperarla dalla Gerarchia?

Considerando che certi membri appartenenti a questa hanno dato il loro sostegno a molte misure disalienanti, si direbbe di sì. Tanto più che i “gruppi profetici” affermano che l’opera del Concilio Vaticano II ha avuto un carattere disalienante, cioè, desacralizzante e ugualitario, che rappresenta un primo passo - benché timido - nel cammino di trasformazioni più radicali.

Però, senza sdegnare il vantaggio che affermano di ottenere dallo sfruttamento degli atteggiamenti di certi gerarchi e delle decisioni del Concilio Vaticano II, i “gruppi profetici” ritengono che la completa disalienazione potrà venire solo da una lotta di classi tra l’episcopato e il clero da un lato, e i laici dall’altro.

La ragione di questo, adducono essi, risiede nel fatto che da un gerarca sensibile alla disalienazione si possono sperare concessioni che ne riducano i poteri; ma, per quanto egli possa essere sensibile, non c’è da sperare in una sua completa rinuncia, il che equivarrebbe ad un suicidio.

 

2. Il modo per giungere alla vittoria della rivoluzione disalienante nella Chiesa: l’insurrezione del laicato


Quindi, si deve coscientizzare il laicato affinché, in lotta contro i gerarchi, esiga le riforme di struttura nella Chiesa per democratizzarla. Insomma, il rimedio si trova nella lotta di classi all’interno della Chiesa.

Tale lotta va fatta a tappe:

a - campagna di discredito contro la Chiesa “costantiniana”;

b - istigare il desiderio delle riforme di struttura nella Chiesa;

c - agitazioni, scioperi;

d - capitolazione della Gerarchia e applicazione delle riforme.

 

IV – I “gruppi profetici”, artefici della lotta di classi per la disalienazione della Chiesa

I nuovi carismi di cui vivrà la Chiesa-Nuova non risiedono nella Gerarchia, bensì nel popolo fedele. Spetta quindi alla Gerarchia, come abbiamo visto, obbedire al popolo.

A tutto il popolo? In realtà, esso dev’essere, se non governato, per lo meno illuminato e guidato da gruppi “carismatici” e “profetici” che lo Spirito suscita nella Chiesa per dare “testimonianza”. L’insieme di questi gruppi formerà, allora, all’interno della Chiesa invertebrata da essi sognata, una rete d’influenze alla quale spetterà il vero potere.

Ciò aumenta l’interesse dello studio sulla struttura e sui metodi dei “gruppi profetici”, che più avanti faremo.

Peraltro è tra i loro membri, come rappresentanti naturali del laicato, che si dovrà reclutare la Camera popolare dentro la Chiesa-Nuova.

Quali sono i mezzi di cui dispone il movimento “profetico” per promuovere la sovversione riformista nella Chiesa?

 

1. L’estensione del movimento “profetico”


I “gruppi profetici” sono numerosi. Esistono in molti paesi. Essi corrispondono – per il convivio intimo che conferiscono – a profondi aneliti di sociabilità dell’uomo contemporaneo smarrito ed isolato nell’anonimato delle grandi moltitudini. Per questo e per altri motivi, il numero dei gruppi tende a moltiplicarsi indefinitamente.

 

2. La struttura segreta del movimento “profetico”


Questa struttura è flessibile e molto adatta a promuovere la sovversione nella Chiesa.

I “gruppi profetici” sono vere cellule, con un numero variabile di persone. In ogni caso, tale numero non giunge mai ad essere grande. Di queste persone, non tutte sono al corrente, con la stessa profondità, dei fini, dei metodi e delle connessioni del gruppo. Ognuna delle cellule è in questo modo una minuscola società segreta.

Ogni cellula ha contatti abituali con altre dello stesso genere, il che fa del movimento un immenso ingranaggio con una miriade di piccoli pezzi.

A questa unità funzionale si somma un’altra, più preziosa: tutte mirano allo stesso fine, ossia, alla lotta di classi per imporre nella Chiesa una riforma disalienante.

Si deve menzionare anche l’uniformità con cui utilizzano, sia per il reclutamento sia per la sovversione, gli stessi metodi complessi e sottili. Ne parleremo più avanti.

Tutti questi fattori rendono i “gruppi profetici”, nel loro insieme, un movimento impressionantemente unitario. Avranno forse, come espressione di questa unità, una direzione centrale suprema? Lo studio di “Ecclesia” non lo dice esplicitamente. Ma i dati forniti dalla rivista spagnola rendono impossibile non rispondere in modo affermativo. Infatti, senza un organo direttivo centrale, non si vede come si può inculcare nei fedeli una dottrina complessa, coordinare nella loro delicata strutturazione interna, nonché nei loro metodi raffinatamente specializzati, una tale miriade di corpuscoli esistenti in paesi diversi e distanti. Quanto maggiore la molteplicità e la varietà di un insieme, tanto maggiore la necessità di un vincolo strutturale forte per mantenerlo unito. Di conseguenza, anche nella loro direzione centrale, i “gruppi profetici” sono - concludiamo noi – un’organizzazione clandestina.

In quale modo questa direzione centrale mantiene effettivo, benché nascosto, il suo potere sulle cellule? Tutto porta a pensare, rispondiamo, a un compromesso assunto da elementi più influenti che, loro sì, sarebbero messi al corrente dell’esistenza di una direzione centrale.

Per quale motivo conservare tutto ciò nel mistero? La ragione è semplice. I “gruppi profetici” si presentano come il frutto spontaneo di una pioggia di carismi per animare un laicato che un’evoluzione naturale, anch’essa spontanea, ha reso adulto. Quindi non possono darsi le arie di un movimento organizzato da una piccola cupola, astuta ed efficiente.

 

3. I metodi di reclutamento e di formazione: l’iniziazione “profetica”


Un “gruppo profetico” penetra, vive e si moltiplica sempre in un ambiente o istituzione cattolica, come un batterio penetra e vive nel corpo. Esso nasce, in generale, dall’azione di uno o più agitatori discreti, che tengono riunioni su temi simpatici e molto generici, la pace per esempio. Tra i partecipanti a queste riunioni si recluta la prima manciata di adepti.

Per non suscitare sospetti, gli agitatori a volte invitano qualche sacerdote o vescovo che – ingenuo o complice, supponiamo – approvi e benedica. Reclutato progressivamente un maggior numero di membri, incomincia l’inoculazione sovversiva.

Questa inoculazione ha due fasi. Nella prima, si procede alla graduale diffamazione della Chiesa “costantiniana”. Nella seconda, si attizza il fuoco negli animi, facendo desiderare le riforme che trasformeranno la Chiesa “costantiniana” in una Chiesa-Nuova.

Questo lavoro è avviato lentamente, con piccoli sarcasmi lanciati qua e là, con frasi sciolte e con slogan accurati. I membri che risponderanno favorevolmente a questi stimoli sovversivi verranno promossi alla conoscenza di orizzonti rivoluzionari più ampi. Gli altri saranno tenuti a mollo, silenziati e rimossi.

 

V. Come i “gruppi profetici” attuano la lotta di classi nella Chiesa


Formata così una rete sufficientemente ampia di “gruppi profetici”, il movimento è atto a uscire dall’ombra ed entrare strepitosamente in azione. È sotto gli occhi di tutti come viene fatta l’agitazione ecclesiastica. Ci limitiamo a riassumere ciò che tutti vedono.

Aiutati abitualmente da una forte pubblicità, alla quale tutto fa credere che non sia estraneo l’IDOC [Istituto di Documentazione della Chiesa Conciliare, ndr], certi attivisti cominciano a promuovere l’agitazione dei parrocchiani contro qualche vescovo o sacerdote che non accetta subito certe rivendicazioni scapestrate. Se non è agitazione, saranno cortei, occupazioni di chiese, manifesti di stampa e via dicendo. Insomma, una lotta di classi per indurre il laicato a distruggere le alienazioni di cui il clero sarebbe il beneficiario alienante e sfruttatore.

La pubblicità che questi atti raggiungono è tale da attrarre all’agitazione nuove reclute impressionabili, o desiderose di protagonismo. Il movimento si ingrossa e così diventa capace di atti di sovversione ancor più audaci.

Tutto ciò crea un clima di terrorismo pubblicitario contro i refrattari, che li isola dagli amici e persino dai parenti. Così si riduce al silenzio chi vorrebbe invece reagire.

Questo terrore è preparato, con molta antecedenza, da statistiche ed inchieste sociali tendenziose, elaborate e divulgate dai “gruppi profetici”. In questo modo, riescono a far credere che l’immensa massa dei fedeli desidera le riforme nella Chiesa, che questo è lo spirito inconfutabile dei tempi, e che opporvisi è come voler fermare con le mani una marea montante. Le manifestazioni, reali o manipolate, di tendenze rivoluzionarie nei fedeli sono, secondo loro, “segni dei tempi”, colti con speciale perspicacia da coloro che possiedono “carismi profetici”. Grazie al frastuono dei “gruppi profetici”, la sovversione ecclesiastica, opera di una minoranza, sembra corrispondere così ai desideri mal contenuti di intere moltitudini infuriate nel vedersi alienate.

Lo spirito del tempo, percepito “profeticamente” nei “segni dei tempi”, è la suprema norma. Resistergli è una follia, un anacronismo ridicolo e spregevole. La Chiesa “costantiniana” aveva la pretesa di modellare i tempi. La Chiesa-Nuova sa che, al contrario, deve lasciarsi modellare da essi.

Dunque, o la Chiesa accetta le riforme imposte dall’evoluzione e si trasforma in una Chiesa-Nuova, oppure muore.

A questa pressione, fatta all’interno stesso della Chiesa, in così tanti Paesi, dalla bocca dei membri dei “gruppi profetici” e dalle grandi trombe pubblicitarie dell’IDOC e di altri organismi, è molto difficile resistere. La resistenza è possibile soltanto agli spiriti molto scelti, con una fermezza di principi irremovibile e disposti a subire i più grandi dispiaceri. Ed anche i più inaspettati.

 

VI – Relazioni tra il movimento “profetico” e il progressismo


Il pubblico brasiliano conosce bene l’insieme delle aspirazioni, dottrine, trasformazioni e tumulti che caratterizzano, nell’ordine del pensiero e dell’azione, il cosiddetto progressismo cattolico. Ed è tale l’affinità dei “gruppi profetici” - come d’altronde anche dell’IDOC - con il progressismo, che i nostri lettori si saranno domandati con frequenza quale relazione ci sia tra questo e quelli.

La domanda è pertinente, poiché non si riscontra una sola traccia caratteristica del progressismo che non si trovi, esplicita o implicita, prossimamente o remotamente, relazionata con i “gruppi profetici”.

L’azione del progressismo è talmente ampia, ed è tanto svariata la gamma delle sue sfumature - che vanno dal “moderato” sino al rivoluzionario comunista - che ci pare esagerato attribuire al movimento “profetico” e al IDOC la causalità della corrente progressista in tutto il mondo. È certo, però, che le minoranze “profetiche” meritino di essere qualificate come progressiste.

Questa osservazione induce a sollevare un altro quesito inquietante: se il movimento “profetico” ha come fucina un’organizzazione semiclandestina ma nitidamente strutturata, non vi sarà pure un’entità più vasta all’origine del progressismo in tutta la Chiesa? La risposta a questa importante domanda esorbita dai limiti del presente commento.

 

VII – I “gruppi profetici” sono al servizio del comunismo


Da ciò che finora è stato esposto, riteniamo gravemente sospettabile che i “gruppi profetici” siano al servizio del comunismo. Al riguardo, basta ponderare che:

a - i “gruppi profetici” sono affini al comunismo;

b - essi sono utili al comunismo;

c - siccome i comunisti sono soliti creare e dirigere movimenti affini, che agiscono a favore della causa comunista, è sommamente probabile che i “gruppi profetici” siano stati creati dai comunisti e siano da loro diretti;

d - è classica tattica marxista infiltrarsi nei gruppi affini per metterli al servizio della causa comunista; in queste condizioni, anche se i “gruppi profetici” non fossero stati creati dai comunisti, è per lo meno altamente probabile che siano diretti da loro, per l’infiltrazione rossa nella Chiesa;

e - alcuni fatti significativi, indicati più avanti, confermano fortemente questi sospetti.

Soffermiamoci un po’ su questo argomento.

Le analogie tra gli obbiettivi dei “gruppi profetici” e quelli del comunismo sono evidenti: i primi mirano a disalienare, e pertanto a desacralizzare e rendere rigorosamente ugualitaria la società spirituale, che è la Chiesa, incitando i cattolici a favore delle disalienazioni anche nella società temporale; similmente, il comunismo mira a disalienare e rendere rigorosamente ugualitaria la società temporale. Dunque si può affermare che i “gruppi profetici” fanno la rivoluzione comunista dentro la Chiesa.

Quale vantaggio trae il comunismo da tutto ciò? La Chiesa-Nuova risultante dall’azione del movimento “profetico” non crede in un Dio personale, ma in un Dio diffuso e impersonale, immanente e onnipresente nella natura. La Chiesa-Nuova crede nell’evoluzione, nel progresso e nella tecnica come grandi forze ineluttabili che animano il movimento universale, ponendo rimedio all’infelicità dell’uomo e dando un senso alla storia. A colpo d’occhio è facile vedere che questa dottrina risulta nell’affermare la divinizzazione dell’evoluzione, del progresso e della tecnica. Il che è straordinariamente simile, se non identico, al concetto evoluzionista e materialista di Marx.

La Chiesa-Nuova non ha, per opporsi al comunismo, gli stessi ed invincibili motivi religiosi che hanno portato la Chiesa “costantiniana” ad opporsi ad esso come suo peggiore avversario. Al contrario, la teologia della Chiesa-Nuova prepara gli animi ad aderire ad esso.

In altri termini, man mano che fa adepti, la Chiesa-Nuova forma simpatizzanti del comunismo, o persino comunisti militanti.

Anche di fronte agli aspetti sociali ed economici del marxismo, la posizione della Chiesa-Nuova differisce da quella tradizionale della Chiesa “costantiniana”. Difatti, quest’ultima – in base al 7° e al 10° comandamento – condanna il regime sociale ed economico comunista in quanto immorale, e afferma la legittimità della proprietà individuale, del libero mercato e del salariato, in modo che, anche se un regime rosso riconoscesse alla Chiesa esistenza legale e la libertà di culto, essa resterebbe irriducibilmente anticomunista. Al contrario, la Chiesa-Nuova, avversa ad ogni alienazione, ha solo motivi per vedere di buon occhio la soppressione delle situazioni patrimoniali e delle relazioni di lavoro che il comunismo taccia di alienanti.

Così, la vittoria della Chiesa-Nuova avrebbe come conseguenza fatale la trasformazione della religione cattolica - anche in materia sociale - da una forza irriducibilmente contraria al comunismo, a una forza ausiliare o persino propulsiva di questo.

Qual è la portata concreta di questa eventuale trasformazione? Nel mondo vi sono circa 500 milioni di cattolici; trasformarli da nemici inflessibili in ausiliari o militanti del comunismo, che stupenda conquista!

Ciò che il comunismo non è riuscito a fare fin qui, e che mai riuscirà anche con le più atroci persecuzioni, si otterrebbe, senza nessuna violenza e nessun rischio di suscitare pericolose reazioni, con la semplice metamorfosi incruenta della Chiesa cattolica in una Chiesa-Nuova.

Dinanzi a questa prospettiva, i gravi sospetti che, basati sullo studio della rivista “Ecclesia”, abbiamo sollevato inizialmente sulla posizione del movimento comunista nei confronti del movimento “profetico”, cambiano di colore. Si trasformano in certezza morale. Chi conosce la grande abilità del comunismo internazionale nell’infiltrare e neutralizzare le forze avversarie, e nel sostenere tutti i movimenti sovversivi a lui favorevoli, non ritiene ammissibile che i dirigenti comunisti siano indifferenti, inerti ed estranei all’incomparabile successo tattico che gli potrà derivare dall’infiltrazione dei “gruppi profetici” presenti tra i 500 milioni di cattolici, dalla neutralizzazione di questa immensa forza e persino dal vantaggio a favore della causa marxista.

Nessuna persona di buon senso può ammettere che, favorendo una così grande ascensione del comunismo, la Chiesa-Nuova, a sua volta, non sia ampiamente aiutata da esso. Dato, in concreto, il temibile proselitismo e le enormi risorse del comunismo, in questa tematica trova una piena applicazione il ragionamento: poté, volle, dunque fece (“potuit plane et voluit, si igitur voluit, fecit”). Applichiamolo ai fatti:

- i comunisti possono aiutare in mille modi il trionfo della Chiesa-Nuova, e in essa incontrano solo predisposizione ad accettare questo aiuto;

- è chiaro che i comunisti vogliono ardentemente un tale trionfo;

- dunque, favoriscono vigorosamente il movimento “profetico”, artefice della Chiesa-Nuova, utilizzando a tale fine tutti i mezzi per infiltrarvisi e per dirigerlo.

Nello studio di “Ecclesia” anche un dato concreto parla a favore di questa conclusione: i “gruppi profetici” consigliano loro membri di rifiutare qualsiasi collaborazione con i regimi non comunisti, perché li considerano alienanti. Raccomandano invece che collaborino con i regimi comunisti, perché li considerano disalienanti.

Un altro fatto è che, secondo “Ecclesia”, i “gruppi profetici” hanno raggiunto un notevole sviluppo nella Germania Orientale, il che non sarebbe mai stato possibile senza il gradimento delle autorità comuniste.

Non sarebbe troppo ricordare le affinità dell’IDOC con il movimento comunista. Essendo anche l’IDOC affine ai “gruppi profetici”, ne decorre ugualmente un’affinità tra loro e il movimento comunista. Poiché due entità affini, sotto lo stesso titolo, a una terza, sono affini tra loro.

 

VIII – Possibilità del piano comunista a proposito della Chiesa-Nuova

Resta ancora da formulare un’ultima domanda, di portata strategica. I “gruppi profetici” e i loro complici marxisti sperano seriamente di ottenere la metamorfosi di tutta la Chiesa “costantiniana” in una Chiesa-Nuova? Su questo punto, lo studio di “Ecclesia” ci fornisce dati che permettono di sollevare alcune congetture.

Nonostante inculchino il loro programma riformista come un imperativo dei tempi, dettato dal clamore indignato delle masse di alienati in rivolta, i capifila del movimento “profetico” devono ammettere che l’applicazione integrale delle riforme da loro auspicate provocherebbe tali dispersioni e apostasie, che la Chiesa-Nuova rischierebbe di rimanere ridotta a un piccolo numero di fedeli.

Di fronte a questo, ci si chiede quale lucro avrebbe il comunismo in tal caso.

Immaginiamo che si siano avverate le speranze dei riformatori. Alcuni vescovi e sacerdoti complici, e altrettanti deboli o intimoriti, cederebbero progressivamente alle pressioni, sempre più violente, dei “gruppi profetici”. L’onda riformista ingrosserebbe minacciosamente. L’eresia diverrebbe sempre più palese. La legittima reazione dei fedeli crescerebbe pure. E, nella misura in cui crescesse, comincerebbero gli atti persecutori dei cattivi pastori contro di loro: censure di qua, scomuniche di là, interdizioni altrove. Tra le due parti si aprirebbe un fosso. Impossibile intravedere quali proporzioni allarmanti la crisi potrebbe assumere. Basti pensare all’eresia ariana del secolo IV, che conquistò quasi tutta la Cristianità. In quella congiuntura, che terribili confusioni, quali tremende prove la Provvidenza permise come castigo agli uomini!

Una spaventosa confusione accadde pure sotto il pontificato di Onorio I. I teologi affermano che questo Papa, per le sue omissioni e la sua ambiguità, favorì l’eresia monotelita. Come si sa, egli scrisse una lettera al Patriarca Sergio, di Costantinopoli, stilata in termini tali da essere condannata dal VI Concilio Ecumenico, approvato dal Papa San Leone II. La confusione creata da questa lettera fu talmente grande, che sino ad oggi i teologi faticano a gettare luce sul problema.

Basterà che i comunisti aprano qualsiasi compendio di storia ecclesiastica, per constatare che disgrazie come queste sono possibili. Di conseguenza, è nella logica delle cose che facciano di tutto per ripeterle nei nostri giorni.

Certamente è questa la meta dei “gruppi profetici", anche se sanno di poter riunire attorno a sé pochi cattolici, anzi, ex-cattolici. Che immenso profitto avrebbe il comunismo se questa ipotetica reviviscenza del passato si trasformasse in realtà…

È chiaro che, anche in questo caso, lo Spirito Santo proteggerebbe l’integrità del deposito della Fede. L’infallibilità papale giammai smetterebbe di esistere. La Chiesa immortale non morirebbe, e nella sua costituzione divina vi sarebbe rimedio per una tale situazione di calamità. (1)

Chiediamo alla Provvidenza che risparmi questa prova alla Sposa di Cristo. Ma anche se Ella la permettesse, la Chiesa finirebbe col trionfare. La assiste la promessa divina, e la riconfortano le parole della Madonna di Fatima: “Infine il mio Cuore Immacolato trionferà!”. 

 

(1) Su queste complesse materie, è interessante studiare, per esempio: Papa Adriano II (all. 3 Conc. VIII atto 7); Papa Innocenzo III (predica IV in cons. Pont.); S. Antonino (S. Th., III, 23-24); S. Roberto Bellarmino (De R. Pont. 2, 30; 4, 6ss); Suarez (De Fide, X, 6; De Leg., IV,7); S. Alfonso (Th. Mor., I, nn 121-135); Bouix (Tr. DePapa, II, p.635-763); Wernz-Vidal (I. Can, II, pp. 517 ss.); Card. Billot (De Eccl. Chr. p 609 ss); Vermeersh-Creusen (Ep. J. Can., I, n.340); Card. Journet (L’Egl. Du Verbe Inc., I, pp625 ss; pp. 821, 1063 ss).

 

Categoria: Saggi di Plinio Corrêa de Oliveira

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