Referendum in Cile: un risultato chiaro, schiacciante (e definitivo?)

 

 

Antonio Montes Varas - Direttore di Credo Chile

Il referendum tenutosi il 4 settembre in Cile per approvare o rigettare una nuova costituzione ha segnato uno schiacciante trionfo di quanti hanno rifiutato la proposta della sinistra radicale. La scelta era semplice: approvare o respingere un progetto costituzionale di 388 (sic) articoli, redatto da una maggioranza di membri della Convenzione di estrema sinistra, totalmente digiuni di diritto costituzionale.

Gli antecedenti

Il testo da sottomettere a referendum era la versione più radicale possibile di quella che il professor Plinio Corrêa de Oliveira ha descritto nel suo saggio "Rivoluzione e Controrivoluzione" come la Quarta Rivoluzione. Ovvero un insieme di annientamento dello Stato e, allo stesso tempo, di controllo totale dell'economia del Paese da parte di microrganismi autonomi e autoreferenziali.

Per chi non ha letto il progetto di Costituzione sottoposto a referendum è difficile coglierne tutta la sua profondità rivoluzionaria, la sua natura “rifondativa” e la sua volontà di ripartire “da zero”. La stragrande maggioranza dei suoi redattori apparteneva all'estrema sinistra e il testo è stato frutto del movimento di ribellione sorto in quella cosiddetta "rivolta sociale" o "risveglio del Cile", iniziati il 18 ottobre 2019.

Incoraggiati da questa composizione della convenzione e dalla successiva vittoria del candidato Gabriel Boric alle elezioni presidenziali, i redattori della sinistra radicale hanno ritenuto di avere la strada spianata per "andare avanti senza compromessi" e imporre una nuova Costituzione, conforme ai desiderata di una rivoluzione estremamente egualitaria. Loro scopo era indirizzare i prossimi decenni verso l'annientamento di ogni residuo di società cristiana e organica in Cile.

Tuttavia, nel corso del processo di elaborazione, durato poco più di un anno, l'opinione pubblica nazionale si è via via resa conto della natura partigiana della Convenzione, della totale impreparazione dei suoi membri, delle loro richieste sempre più folli e, infine, delle imbarazzanti situazioni personali in cui erano coinvolti alcuni dei loro rappresentanti.

Così, mentre i convenzionali includevano articoli di sinistra radicale, la maggioranza del Paese ha sempre più preso le distanze dal loro operato. Tuttavia, nella loro ubriachezza ideologica, i redattori non hanno percepito il profondo abisso che stavano scavando tra loro e la nazione reale.

Hanno introdotto l'aborto libero senza obiezione di coscienza, sancendo allo stesso tempo i diritti degli animali e dell'ambiente; la plurinazionalità e la protezione delle "cosmovisioni" indigene; il controllo delle risorse naturali da parte dei "popoli originari"; la fine delle garanzie per i diritti di proprietà privata; la limitazione della libertà dei genitori di educare i propri figli; i diritti sessuali e di "genere"; la limitazione del diritto di praticare la religione; la limitazione del diritto di aprire scuole pubbliche; l'eliminazione del potere giudiziario e del Senato; la nazionalizzazione dei diritti dell'acqua; la limitazione dello sfruttamento minerario e agricolo; la fine dello Stato di Emergenza per la difesa dal terrorismo; la riforma dei Carabineros; l'indulto di tutti i condannati dalla giustizia per le distruzioni dell'ottobre 2019, e un lungo eccetera che, lungo 399 articoli, letteralmente faceva a pezzi l'intero apparato politico, sociale ed economico costruito in due secoli di vita indipendente.

Nel suo zelo rifondativo, nulla doveva essere lasciato in piedi. Quasi come una nuova versione dei Khmer Rossi della Cambogia, per i costituenti era necessario rieducare la società cilena a questa formula di autogestione, in cui ogni disuguaglianza e la più modesta autorità dovevano essere completamente spazzate via.

Il Referendum

Una volta conclusi i lavori della Convenzione costituente, il governo di Gabriel Boric, nonostante il suo ruolo istituzionale che dovrebbe essere super partes, non ha avuto alcuno scrupolo nell’impegnare tutte le forze dello Stato per favorire l’approvazione della nuova Carta. Tournée, discorsi, distribuzione di migliaia di copie del testo, pronunciamenti ministeriali; l'intero apparato statale posto per mesi al servizio del Sì e per impedire il trionfo del No alla Costituzione.

Tuttavia, il dado era già tratto. L'opinione nazionale si è opposta in modo schiacciante alla proposta e si è fatta sentire, in modo sorprendentemente categorico, il 4 settembre.

Né le aspettative più pessimistiche del governo socialista, né quelle più ottimistiche dei sostenitori del Rifiuto, prevedevano che quest'ultimo ottenesse il 62% dell'elettorato, raggiungendo la somma di quasi otto milioni di elettori, con un'affluenza storicamente elevata.

Dopo il risultato, i volti contorti dei rappresentanti del Sì e degli agitatori che hanno a lungo operato dall'epicentro delle manifestazioni di protesta sociale in Plaza Italia, sono stati un chiaro segnale del loro smarrimento.

Nel mezzo del disastro che l’esito del referendum ha causato alla sinistra nazionale, ci sono alcune informazioni che la feriscono in modo particolare.

Una di queste è che nei 10 comuni più poveri del Paese, l'opzione del “rifiuto” ha ottenuto una percentuale maggiore rispetto ai 10 comuni più ricchi. Nei dieci comuni più poveri, il sostegno all'opzione del rifiuto ha raggiunto il 77%. Mentre nei 10 comuni con minore povertà, il rifiuto ha vinto con il 67,89%.

Un secondo aspetto che tormenta i promotori della plurinazionalità è stato l'alto tasso di sostegno al “Rifiuto” dove c'è una maggiore percentuale di persone di origine aborigene mapuche.

L'Araucanía (ossia la regione dove abita la maggioranza dei discendenti dei mapuches o “araucanos”) è stata la seconda regione del Cile con la più alta percentuale di voti a favore del “Rifiuto”, con il 73,69%. Mentre nella stessa regione il Sì ha ottenuto solo il 26,31% dei voti.

Un risultato definitivo?

Nella vita politica delle nazioni, nulla è definitivo. I capricci e le tendenze dei suoi membri sono costantemente influenzati da correnti e scelte diverse. Tuttavia, nonostante la fragilità delle decisioni umane, non sarà facile invertire questo risultato.

L'affluenza davvero molto elevata al referendum, la grande differenza di voti tra le due opzioni, l'impegno del governo per la prima opzione, la radicalità della proposta referendaria, le aspettative del socialismo internazionale, costituiscono un insieme di circostanze che non esitiamo a ritenere di portata storica.

Per ribaltare questi risultati, la sinistra avrà bisogno di tempo e di molta astuzia, perché l'elettorato ora è sveglio e vigile. Il futuro dirà se riusciranno a cullarlo, con l'immancabile collaborazione dei "compagni di strada" e degli "utili idioti" del cosiddetto "centrodestra" e degli ambienti ecclesiastici della sinistra, sempre meno innocenti e sempre più "utili".

Nel suo saggio già citato, "Rivoluzione e Controrivoluzione", Plinio Corrêa de Oliveira mette in guardia sul ruolo delle "due velocità della rivoluzione". Secondo il pensatore cattolico: "Si direbbe che i movimenti più veloci siano inutili. Tuttavia, questo non è vero. L'esplosione di questi estremismi innalza un vessillo, crea un punto fermo che, per la sua stessa radicalità, affascina i moderati e verso il quale questi si vanno lentamente muovendo".

Non sorprenderà quindi che anche i rivoluzionari "lenti" emergeranno sulla scena nazionale, proponendo un nuovo testo costituzionale, meno radicale nelle sue richieste immediate, ma che alla lunga porterà alla stessa formula di socialismo autogestionario.

Sarà dovere di coloro che curano gli interessi della civiltà cristiana in Cile denunciare le nuove sirene che ora chiedono un consenso "moderatamente" socialista.

Sotto la protezione della Madonna del Carmelo

Per noi che stiamo accompagnando passo dopo passo questo processo rivoluzionario che, dall'ottobre 2019, non finisce ancora di sovvertire l'ordine nazionale, una cosa si è resa palese: siamo stati attanagliati dallo spirito del “principe della potenza dell'aria, di quello spirito che opera oggi negli uomini ribelli” (Ef 2, 2).

Pertanto, qualsiasi opposizione a questo processo rivoluzionario deve trovare il suo principale sostegno e sostentamento in Colei che da sola stermina tutte le eresie. "Rallegrati, Vergine Maria, tu sola hai distrutto tutte le eresie del mondo", come recita l'Ufficio della Vergine Maria.

Ci siamo affidati a Lei prima del referendum per ottenere il suo aiuto. Dopo i risultati, La ringraziamo per il suo intervento e alla sua materna protezione affidiamo l’avvenire cristiano di questa nazione, consacrata a Lei sotto il titolo del Carmelo.

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