1996

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Il vero volto della Riforma Agraria

Quando un europeo medio pensa al Brasile, le prime immagini che gli vengono in mente hanno forse connotazioni folkloristiche: il carnevale di Rio, la samba, le spiagge... A queste immagini però subito si sovrappongono alcuni cliché diffusi dai mass media: Brasile paese dei bambini di strada, delle favelas, degli squadroni della morte ... Insomma, un paradiso tropicale rovinato da un sistema sociale ingiusto, che favorisce un pugno di nababbi a detrimento delle masse popolari. La stragrande maggioranza dei brasiliani, secondo il cliché, sono poveri, affamati ed emarginati, continuamente in preda allo scontento e persino alla violenza. La soluzione, si dice, consiste nel distribuire la ricchezza più equamente per mezzo di urgenti riforme socio-economiche che permettano di superare gli squilibri: riforma agraria, riforma industriale, riforma urbana.

La realtà, invece, è molto differente. Prendiamo il problema della riforma agraria.

 

Falsa soluzione per un problema inesistente

Secondo il cliché veicolato dai media, nelle campagne brasiliane la situazione sarebbe insostenibile.

Pochi latifondisti deterrebbero la maggioranza della terra coltivabile, mentre l’immensa massa del popolo sarebbe formata da miserabili contadini “senza terra”, oppressi dai padroni e senza alcuna possibilità di progredire.

La soluzione sarebbe una riforma agraria che espropri i latifondi e distribuisca la terra tra i contadini, che in tal modo diventerebbero piccoli proprietari. Lavorando per loro stessi e non più per un padrone, essi sarebbero incentivati a produrre di più. D’altro canto, il frutto del loro lavoro rimarrebbe nelle loro mani, in tal modo consentendogli di aumentare il tenore di vita.

Questa visione idilliaca di riforma agraria è già stata confutata.

La struttura attuale della proprietà rurale, basata sulla proprietà privata, ha fatto del Brasile un gigante agricolo, secondo produttore al mondo di derrate alimentarie dietro gli Stati Uniti. Contrariamente al luogo comune, la ricchezza in tal modo generata non rimane in poche mani, ma anzi viene distribuita in maniera sufficientemente ampia. (cfr. Carlos Patricio del Campo, Is Brazil sliding towards the extreme left?, TFP, New York, 1986.)

Tutti gli studi dimostrano che, ovunque è stata attuata, la riforma agraria di stampo socialista ha provocato un disastro economico. Causando un netto calo di produzione, ha prodotto sulla sua scia povertà, penuria alimentare e tensioni sociali.

Un altro aspetto regolarmente ignorato è che il maggiore latifondista del Brasile è proprio lo Stato, che detiene 48 di tutta la terra. Perché non si attua una riforma agraria che abbia per oggetto le terre demaniali, invece che quelle delle aziende produttive?

  

Un libro esplosivo

Oggigiorno anche i più zelanti sostenitori della riforma agraria sono stati costretti a piegarsi all’evidenza: economicamente è un fallimento. Perché quindi insistere su questa strada? I veri obiettivi di tale riforma agraria non sono economici ma ideologici. La riforma agraria così concepita mira ad abbattere una certa struttura sociale, quella basata sulla diversità di classi sociali ed economiche. Il vero fondamento di tale riforma agraria è un egualitarismo di tipo collettivista e socialista. In ultimo analisi, si tratta di un’arma con cui la sinistra tenta di imporre il socialismo, col pretesto di aiutare il popolo.

Ma lasciamo perdere il problema dottrinale e andiamo ai fatti: la riforma agraria beneficia quelli che dice di beneficiare, e cioè i contadini? Ebbene, no! I contadini sono anzi la classe più danneggiata dalla riforma agraria.

Questo è il risultato al quale è arrivato un gruppo di ricercatori della TFP brasiliana. In 49 giorni, i ricercatori hanno percorso 21.850 chilometri, visitando 44 cooperative in 13 province, intervistando 369 persone per un totale di 67 ore di conversazioni, e scattando oltre 1.200 foto-documento.

I risultati sono stati pubblicati n un libro-denuncia «Un reportage della TFP rivela tutta la verità: La Riforma Agraria semina “assentamento” i contadini raccolgono miseria e desolazione».

 

La dura realtà del socialismo agrario

Scopo di tutto il processo di riforma agraria in Brasile è dare al contadino un lotto di terra. Non è concesso un titolo di proprietà, ma un mero diritto all’uso. L’agricoltore però non è abbandonato alla sua sorte. Egli deve consorzi arsi con altri, formando cooperative rurali che vengono indicate col nome di assentamento. Gli agricoltori che ricevono la terra con questo sistema si chiamano assentado. Gli assentamento inizialmente ricevono sostegno dal governo (fase di “cogestione”), fino a che non possono reggersi sulle loro gambe (fase di “autogestione”).

Fin qui la fantasia socialista. Adesso andiamo ai fatti. Com’è la vita all’interno di questi assentamento, secondo le testimonianze dei diretti interessati, cioè i contadini stessi?

 

Dittatura socialista

“E’ un misto di dittatura e comunismo”, rivela Benedito de Lacerda, un assentado di Pirituba (stato di Sào Paulo). “Viviamo in un regime di schiavitù”, spiega a sua volta Mauricio de Miranda, de Pajéu (stato di Bahia). “Ci trattano come cani”, lamenta Shirley Ferreira, di Prornissão (São Paulo). “Questo é una brutta dittatura”, gli fa eco Raquel Malanzuch, di Pontal do Paranapanema (São Paulo).

Il risultato della ricerca della TFP brasiliana non lascia dubbi: lungi dall’essere il paradiso promesso, il regime all’ interno degli assentamento è di dittatura, esercitata da agitatori vicini al Partido dos Trabahadores, di orientamento cubano-marxista, nonché da agenti della Commissão Pastoral da Terra, l’organismo dei Vescovi per la pastorale rurale, vicino alla Teologia della Liberazione.

 

Fame e miseria

“Stiamo morendo di fame!” esclama Antonio di Menezes, di Poço de Icé (stato di Ceara). “Sono

rimasto nella totale indigenza”, piange Gilberto de Araujo, de Iturama (stato di Minas Gerais). “Non è rimasta più neanche la selvaggina poiché gli assentado hanno mangiato tutto” , rivela Antonio de Oliveira, di Caxias (stato di Maranhão). “Dal mio pezzo di terra non sono riuscito a ricavare nulla!” , lamenta Luiz de Sena, di Pajéu (Bahia).

La conclusione è una sola. I testimoni si succedono con cadenza impressionante: la stragrande maggioranza degli assentado hanno fame. Dal pezzo di terra a loro concesso, non riescono a ricavare nulla. Riescono a sopravvivere soltanto grazie a lavori esterni o per quello che ricevono dai familiari trasferitisi in città.

 

Favela rurali

Un’altra conclusione si impone: dove entra la riforma agraria, le terre ne escono devastate. Fattorie un tempo prospere sono subito trasformate in quello che opportunamente un assentado chiama” favela rurale”: i campi vengono abbandonati, gli impianti d’irrigazione trascurati, gli alberi abbattuti, la selvaggina viene consumata per non morire di fame.

Un’altra costante delle interviste con gli assentado è la loro grande nostalgia dei tempi in cui stavano sotto i proprietari terrieri, quando vivevano molto meglio, con abbondanza e tranquillità.

“Rimpiangiamo quei tempi, vivevamo meglio”, sospira Jesulmira Guimaràes, di Pontal do Paranapanema (São Paulo). “Erano molto migliori i tempi in cui avevo un padrone. Dopo che abbiamo perso il padrone, siamo rimasti senza i mezzi per lavorare”, concorda Trajano Oliveira, di São Pedro (stato di Rio Grande do Sul). “La situazione con il padrone era molto migliore”, sentenzia Raimondo Feijào, di São Joaquim (Cearà). “Continuo ad avere nostalgia del tempo in cui stavo sotto padrone”, ci dice Manoel Duarte, di Pirituba (São Paulo).

 

Volare alla cieca

Ma forse l’aspetto più incredibile, anzi allucinante, della riforma agraria in Brasile è che, 31 anni dopo i primi assentamento , il competente ministero non è ancora riuscito a completare uno studio . sui risultati! Secondo quanto ha confessato l’ex presidente dell’INCRA (Istituto Nazionale di Colonizzazione e Riforma Agraria), Francisco Graziano, questo dicastero non possiede alcuna informazione sicura sulle conseguenze dell’applicazione della riforma. E continuano a volare alla cieca!

Alla luce di questa assurda situazione, la TFP brasiliana ha chiesto che l’attuazione della riforma agraria sia temporaneamente sospesa, per poterne valutare i risultati. Questa ragionevole proposta però non è stata accolta dal ministero che, sordo alla marea montante di voci allarmate che salgono dalle campagne brasiliane, continua a portare avanti il suo disegno rivoluzionario.

Categoria: Giugno 1996

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