2006

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Tendenze della post-modernità

La Germania ha nostalgia della Tradizione (e della Fede)

 

Uno dei miti che più giova al processo di scristianizzazione dell’Occidente è quello della sua pretesa irreversibilità. La storia moderna può andare soltanto in avanti, ci dicono, e cioè verso manifestazioni sempre più “liberali” e “democratiche”. Nessuna reazione all’insegna della Tradizione sarebbe possibile in quanto contraria allo “spirito dei tempi”.

La religione cattolica, secondo questo strano principio, non dovrebbe esistere. Infatti non si può negare che il Vangelo fosse radicalmente contrario all’ambiente in cui Nostro Signore e gli apostoli lo predicavano. E non dovrebbe esistere neppure la Spagna cattolica, romano germanica. Infatti niente assomiglia di più a una risurrezione, e quindi in certo modo a un ritorno al passato, della piena ricostituzione della grandezza cristiana della Spagna, alla fine degli otto secoli che vanno da Covadonga alla caduta di Granada. Il Rinascimento, così caro ai laicisti, è stato, esso pure, sotto vari aspetti per lo meno, il ritorno a un naturalismo culturale e artistico fossilizzato da più di mille anni. La storia comporta dunque corsi e ricorsi.

Una delle caratteristiche più sconcertanti della post-modernità è proprio il fatto che, contradicendo il mito dell’irreversibilità del processo rivoluzionario, questi ricorsi si fanno sempre più frequenti e profondi. Diverse volte ce ne siamo occupati. Esempio tipico, la “contro-rivoluzione sessuale” in atto nella gioventù americana (Cfr. Tradizione Famiglia Proprietà, marzo 2003).

Prendiamo oggi un altro esempio più vicino a noi: la tendenza, sempre più forte in Germania, a costruire di nuovo i centri storici.

 

La modernità comincia a saziare

La Germania uscì dalla 2ª Guerra mondiale praticamente distrutta. Grandi e piccole città, gioielli dell’architettura teutonica, erano ridotte ad un ammasso di macerie. Come se gli alleati, oltre al lodevole desiderio di spazzare via il regime nazionalsocialista, avessero voluto cancellare perfino ogni traccia della Germania tradizionale.

Dando mostra di notevole vitalità, il paese fece presto a riprendersi, dando luogo a quello che venne poi chiamato il “miracolo tedesco”. Sembrerebbe, però, che gli stessi tedeschi si fossero convinti di dover modernizzare per rompere definitivamente con il passato. Fatto è che, infischiandosi della tradizione, dalle loro mani cominciarono ad uscire opere di architettura che sfigurarono clamorosamente quella che possiamo chiamare la “fisionomia storica” delle città più importanti. Ed ecco l’immagine della Germania moderna, dove a fianco qualche chiesa e palazzo gloriosamente sopravvissuto, sovrastanno dei veri mostri di cimento, acciaio e vetro.

Sembra, però, che tanta modernità abbia finalmente cominciato a saziare molte persone e che, dal più profondo dell’anima nazionale, stia affiorando una forte nostalgia del passato. Prendiamo un esempio tra mille: la ricostruzione del centro storico di Francoforte sul Meno.

 

Rinasce la Kaiserweg

La città occupa un posto rilevante nella storia dei popoli germanici. Dal 855 vi si riunivano i Principi Elettori per eleggere il nuovo Imperatore del Sacro Impero. La cerimonia avveniva in una cappella del Duomo di S. Bartolomeo, conferendo all’atto un carattere fondamentalmente sacro, sancito dalla Chiesa. Il neo eletto Imperatore usciva poi dalla porta principale e, tra il tripudio della folla, percorreva solennemente la Kaiserweg (Cammino Imperiale) fino al Römer, dove riceveva l’omaggio delle autorità.

Negli anni ‘60 di tutto questo restava ben poco. La stessa Römerplatz era stata trasformata in un ignobile parcheggio pubblico. Il disprezzo per la tradizione sembrava aver vinto. Poi, improvvisamente, le cose cominciarono a cambiare.

Cedendo ad una crescente pressione della popolazione, il Comune dovette demolire siffatto parcheggio, costruendovi successivamente il magnifico blocco di case in stile neogotico che oggi possiamo ammirare, in questo modo restituendo alla Römerplatz la sua antica fisionomia.

Ma la nostalgia del passato non si fermò lì. Negli ultimi anni ha preso corpo un dinamico movimento cittadino che punta nientemeno che alla ricostruzione integrale della Kaiserweg, il ché per forza implicherà la demolizione di almeno due “mostri” di cimento. Uno, il Technisches Rathaus, è già destinato al baratro, dovendosi iniziare i lavori fra qualche mese. L’altro, sede del prestigioso Historischen Museum, stenta un po’ a scomparire, però non potrà resistere a lungo secondo opinioni autorevoli.

 

Rekonstruktion

Il ripristino del Kaiserweg non è l’unico progetto in corso a Francoforte. Un’altra, importante opera è la riedificazione del grandioso palazzo dei principi von Thurn und Taxis.

Costruito nel 1727, il palazzo fu raso al suolo dai bombardamenti incendiari del 1944. Al suo posto sorgete un brutto blocco di cimento in stile “realismo socialista”.Oggi, di quel blocco resta solo un enorme cratere nel quale si stanno mettendo le fondamenta di quella che dovrà essere la fedele ricostruzione dell’antica dimora principesca.

Ci spostiamo qualche centinaia di metri alla zona Sachsenhausen e troviamo un’altro significativo segno di questa nostalgia del passato. Un intero isolato, distrutto durante la Guerra e ricostruito in stile moderno, è stato ridistrutto per costruirvi un albergo di lusso in stile Tudor, destinato a diventare un simbolo della Francoforte del secolo XXI.

Un po’ dappertutto, e non solo a Francoforte, si vedono lavori di ripristino e di ristrutturazione di antichi punti di riferimento della Germania tradizionale, spesso con la demolizione di strutture costruite nel dopo-guerra.

Questa tendenza ha perfino un nome, Rekonstruktion, ed è ormai al centro di un accesso dibattito culturale. Possiamo menzionare l’interessantissimo forum che, col titolo “L’avvenire nel passato?”, ha riunito lo scorso novembre architetti, politici e rappresentanti di movimenti civici.

Chiedendosi se siamo davanti ad una generalizzata “protesta contro la modernità”, i partecipanti hanno rilevato nell’opinione pubblica un chiaro “desiderio di tradizione”. Come al solito, la sinistra è insorta, vedendovi appena una “manovra di puro populismo”. Il che, commentiamo noi, non invalida affatto la tese di fondo, visto che comunque si tratterebbe di venire incontro ad un desiderio del pubblico. (“Sehnsucht nach Tradition”, Frankfurter Rundschau, 10 novembre 2005)

 

Il “Rinascimento religioso”

Parallelamente a questa nostalgia del passato, e non senza rapporto con essa, in Germania è in atto un altro interessante fenomeno. Si tratta di un risveglio della Fede, non nella stessa misura nelle varie regioni ma visibile un po’ ovunque, e che gli opinionisti hanno chiamato Religiöser Renaissance.

Col titolo “Dio diventa sempre più importante”, se n’è occupato persino il prestigioso Frankfurter Allgemeine Zeitung.

“La religiosità sta giocando un ruolo sempre più importante nella nostra società -- esordisce l’articolo di prima pagina -- La ricerca di un senso, di un orientamento sta senza dubbio diventando sempre più una questione pubblica. (...) Un numero crescente di persone stanno reagendo contro le trasformazioni sociali, contro gli sconvolgimenti della politica e contro il diffuso senso di smarrimento ritornando alle credenze d’una volta” (“Got wird wieder wichtiger”, Frankfurter Allgemeine Zeitung, 22 dicembre 2005).

Questo Rinascimento religioso, secondo il teologo Friedrich Wilhelm Graf, è evidente nei film, nella letteratura, nel ritorno dei temi religiosi nel dibattito pubblico. “Da tempo stiamo assistendo ad un processo di erosione dei valori della Chiesa e della Cristianità -- afferma lo studioso di Monaco di Baviera -- Ma oggi c’è una forte reazione. Aumentano le persone che vanno in chiesa, e all’interno delle chiese i gruppi religiosi si stanno rafforzando”.

“Forse la nostra società non è così secolarizzata come molti credevano -- sostiene Wolfgang Palaver, dell’Università di Innsbruck -- Il valore che la religione sta assumendo oggi era impensabile vent’anni fa”. Fra i fattori che favoriscono questo rinascimento della Fede, secondo Palaver, vi è il timore del fondamentalismo islamico: “Quando i cristiani vedono arrivare questi musulmani, si sentono sgomenti e a disagio e, naturalmente, si pongono la domanda: a chi e a che cosa possiamo affidarci?”

Perfino il Presidente del Parlamento Norbert Lammers ha preso atto di questo rinascimento religioso, dichiarando in un discorso: “Il desiderio d’una cultura cristiana è oggi più forte di cinque anni fa”.

 

Motivo di speranza

Tutto questo è per noi motivo di grande speranza. Vuol dire, come abbiamo accennato all’inizio, che la storia comporta corsi e ricorsi. Ed è proprio sull’onda di questi ricorsi, animati dalla divina grazia, che possiamo parlare di possibilità di restaurazione della Civiltà cristiana.

Categoria: Marzo 2006

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