2012

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“Le donne non dovrebbero combattere”, parola di marine

 

“Le donne non dovrebbero mai diventare soldati di fanteria”. Chi scrive queste righe è Katie Petronio, capitano della fanteria di marina degli Stati Uniti, i famosi marines. La capitano Petronio è una soldatessa modello. Ammessa nei marines con il massimo dei voti, ha superato, classificandosi sempre nei primi posti, tutti i programmi di addestramento militare, iniziando così una brillante carriera che l’ha condotta fino al grado di capitano. In prima linea, in Iraq e in Afghanistan, ha comandato centinaia di missioni di combattimento. Nell’ultima campagna, però, è suonato il campanello di allarme.

In un’intervista alla CNN, la capitano Petronio ha dichiarato: “L’ultima campagna mi ha fatto pensare molto. In poco tempo sono passata da una situazione in cui battevo ogni record di resistenza fisica, a essere io stessa completamente al tappeto. Dopo sette mesi di combattimenti intensi, ho perso otto chili, ho cominciato a soffrire di atrofia muscolare e ho smesso di produrre estrogeno, il che mi ha provocato infertilità. Tutto ciò mentre ero sottoposta ad appena un’esigua parte dell’attività svolta dai commilitoni maschi. Mi sono, dunque, resa conto che vi sono tutta una serie di problemi legati al sesso che noi non abbiamo nemmeno iniziato a considerare”.

In un articolo apparso sul Marine Corps Gazette col titolo “Ora basta! Noi non siamo stati creati tutti uguali” la capitano Petronio difende la tesi secondo cui l’anatomia femminile non regge un lungo periodo di servizio in prima linea e, dunque, le donne non dovrebbero mai diventare soldati di fanteria:

“Capisco che ci sono donne in servizio che hanno dimostrato di essere fisicamente, mentalmente e moralmente in grado di eseguire operazioni di combattimento. (…) La mia preoccupazione principale è la longevità. Possono le donne sopportare i rigori fisici e le conseguenze fisiologiche  delle operazioni di combattimento per un periodo lungo? Siamo disposte a pagarne il prezzo a livello fisico e medico?”

La capitano Petronio racconta quindi la sua esperienza personale:

“Come giovane tenente, io presentavo tutti i requisiti per diventare una soldatessa di fanteria. Ero una stella dell’hockey su ghiaccio (…). Alta 1,62 cm, potevo sollevare quasi cento chili sulle gambe e quasi settanta sulle braccia in panchina. Ho completato la Scuola Ufficiali raggiungendo il quarto posto fra cinquantadue candidati.  (…) Avevo rendimenti fisici molto al di sopra della media. (…) Per esempio, nel test di idoneità fisica ho ottenuto 292 su 300. (…) A distanza di cinque anni, però, non sono più fisicamente la donna di allora. È cambiata anche la mia opinione sulla possibilità delle donne di portare avanti carriere di successo a lungo termine nella fanteria. Posso dire, per esperienza diretta in Iraq e in Afghanistan e non in base a qualche emozione, che non abbiamo ancora cominciato ad analizzare e a comprendere tutta una serie di questioni mediche e fisiche legate alla fisiologia femminile, che gravano pesantemente sulle donne sul campo di battaglia.

“In prima linea in Iraq per dieci mesi, ho partecipato a numerose operazioni di combattimento. A causa dell’eccessiva quantità di tempo trascorsa con il carico addosso, mi è stata diagnosticata una grave forma di fatica muscolare alle gambe ed una neuropatia lombare causata dalla pressione sui nervi della spina dorsale. Anche se questa lesione non è stata certamente piacevole, il servizio in Iraq è stato un’esperienza piacevole rispetto a quanto ho poi dovuto supportare durante il mio turno in Afganistan.

“All’inizio ero fisicamente in grado di condurre operazioni di combattimento per settimane, con una media di sedici ore al giorno di attività. (…) Allo sforzo fisico operativo e allo stress di essere responsabile della salvezza e incolumità dei miei uomini in un ambiente estremamente instabile, si è aggiunta la mancanza di sonno, nell’esigere dal mio corpo un tributo fisico insostenibile.

“Al quinto mese avevo sviluppato un’atrofia muscolare delle gambe che mi faceva perdere frequentemente l’equilibrio. Nel corso degli scontri a fuoco la mia agilità e mobilità erano perciò gravemente ostacolate, diminuendo i miei tempi di reazione. Indebolimento muscolare e stress colpiscono tutti i marines, indipendentemente dal sesso. Tuttavia, il mio deperimento era notevolmente più accentuato rispetto a quello dei commilitoni di sesso maschile. In sette mesi ho perso otto chili e, a causa dei cambiamenti ormonali dovuti alla permanenza in prima linea, mi è stata diagnosticata, inoltre, la sindrome dell’ovaio policistico, che mi ha provocato infertilità.

“Nonostante tutto, ho portato a termine tutte le operazioni di combattimento, guadagnandomi il rispetto della mia unità. Posso affermare con certezza che, malgrado i successi conseguiti, non avrei potuto sopportare a lungo termine quanto viene richiesto ai marines in situazioni di combattimento. Avrei dovuto lasciare il servizio per motivi di salute molto prima dell’età della pensione. Così ho capito che non tutti reagiscono allo stesso modo alle sollecitazioni del campo di battaglia. Ciò mi porta a concludere che se il Corpo dei Marines proseguirà nell’intento di integrare pienamente le donne nella fanteria, andremo incontro a un aumento esponenziale dei crolli fisici tra le militari in servizio”.

Dopo aver constatato che non esistono attualmente studi sulle condizioni fisiche delle donne dopo periodi di combattimenti prolungati, la capitano Petronio esamina alcune statistiche che mettono a confronto le prestazioni dei maschi e quelle delle femmine durante l’addestramento. Per esempio: il 14% delle donne presenta un crollo fisico durante l’addestramento, contro il 4% dei maschi; l’indice di affaticamento nelle donne è del 40%, contro il 16% nei maschi, e via dicendo, nonostante i criteri di valutazione assai più morbidi per le donne.

Tutto ciò fa concludere alla capitano Katie Petronio che sarebbe un grosso errore procedere alla totale integrazione delle donne nella fanteria. Tale integrazione, secondo Petronio, “desterebbe un colpo alle fondamenta del Corpo dei Marine, indebolendolo irrimediabilmente”.

Categoria: Dicembre 2012

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