2014

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Cile: frenesia di rivoluzione

 

di Juan Antonio Montes Varas

 

Nei primi cento giorni, il governo socialista di Michelle Bachelet ha presentato una pletora di progetti. Si parla di “frenesia legislativa”. E tutti puntano nella stessa direzione: attuare la più sconvolgente rivoluzione della storia recente del Cile

 

Cento giorni dopo l’insediamento del governo socialista di Michelle Bachelet in Cile, già si fanno sentire le pesantissime conseguenze.

Il governo è composto da un’ampia coalizione di centro-sinistra che va dalla Democrazia Cristiana al Partito Comunista. L’agenda, però, è chiaramente dettata dai settori più estremisti, che si sono prefissi di attuare una vera e propria rivoluzione in campo culturale, con leggi sempre più libertine in materia di famiglia, e in campo sociale ed economico, con leggi sempre più socialiste. La chiamano “politica dalla piazza”, ma vuol dire semplicemente piegarsi alle minoranze, radicali e agguerrite, che riempiono le piazze del paese con rumorose manifestazioni.

Chi si augurava che questo secondo mandato della Bachelet fosse moderato, simile al primo, è stato clamorosamente smentito. Chi, come Acción Familia (consorella delle TFP, ndr), cercava invece di allertare l’opinione pubblica sul pericolo incombente, è stato tristemente confermato.

 

“Frenesia legislativa”

Inseguendo “la piazza”, il Governo si è buttato a capofitto in una vera e propria “frenesia legislativa”, nelle parole dell’ex presidente della Conferenza episcopale, mons. Alejandro Goic. Di tale “frenesia” fanno parte l’aborto, l’ideologia di genere, le unioni omosessuali e un lungo eccetera. A ciò si aggiunga una riforma educativa che cerca di eliminare l’attuale sistema misto, cioè privato e statale. La riforma porrebbe tutta l’educazione nelle mani dello Stato, pur essendo palesemente il sistema che ottiene i peggiori risultati scolastici.

Tale riforma si fonda sull’idea, di matrice chiaramente comunista, che ogni profitto ottenuto dal settore privato sia necessariamente egoista e quindi ingiusto. Tutti i servizi sociali dovrebbero essere gratuiti e gestiti dallo Stato. Con buona ragione, i genitori sono molto preoccupati e hanno già cominciato a organizzare proteste di piazza.

Per attuare la riforma educativa, il Governo avrebbe bisogno di svariati miliardi di dollari, che ovviamente non possiede. Ed ecco che ha presentato un progetto di riforma fiscale che farebbe aumentare le tasse fino a situarle ai livelli dei paesi socialisti, come Venezuela e Argentina. La riforma tributaria andrebbe, poi, completata con una riforma del mercato di lavoro, fortemente statalista e liberticida. Secondo molti economisti, si sta rischiando di “uccidere l’oca d’oro”.

 

Si uccide l’oca d’oro

Con le riforme proposte dalla Bachelet, il miracolo economico che, negli ultimi decenni, ha permesso al Cile di piazzarsi fra i primi paesi emergenti del mondo, verrebbe demolito in nome di un’ideologia statalista e socialista. Finora, il sistema economico cileno, che ha permesso al Paese di avere il più basso indice di povertà nell’America Latina, era stato rispettato perfino dalla Concertación (coalizione di centro-sinistra, ndr) che, eccetto il breve intervallo di Sebastián Piñera (2010-2014), ha governato il Cile dagli anni Novanta.

Le conseguenze si cominciano a sentire. Le proiezioni economiche per quest’anno sono calate notevolmente. A questo proposito, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha recentemente sollecitato il Cile a mantenere le politiche macroeconomiche che hanno avuto tanto successo. Secondo l’OCSE, “nella misura in cui si svilupperà l’economia cilena, aumenterà anche l’equità e il benessere, attraverso programmi efficaci di protezione sociale”.

La stragrande maggioranza dell’opinione nazionale non riesce a capire perché si dovrebbero aumentare le tasse, imponendo pari passu misure recessive. Al contrario, tutti gli specialisti, tra cui ex ministri della Concertación, si sono pronunciati contro le riforme della Bachelet. In una recente sessione del Senato, diversi ex ministri hanno dimostrato come la riforma fiscale comporterà un forte calo del risparmio, con grave danno per le classi medie del Paese.

Il governo si difende affermando che il rallentamento della crescita economica previsto per il 2014 è dovuto a fattori internazionali. Tale spiegazione è smentita da altre economie del Continente, come il Perù e la Colombia, che hanno invece previsioni di forte crescita nello stesso periodo.

 

Show psicologico

L’associazione Acción Familia, consorella delle TFP, aveva previsto questa situazione in un volume pubblicato pochi mesi prima delle elezioni: «Quarant’anni dopo, una nuova minaccia socialista all’orizzonte» (Santiago 2013). La tesi centrale del libro è che le manifestazioni di piazza, a cui fa riferimento la politica del Governo, non sono altro che uno show che, sfruttando l’apatia dell’opinione pubblica, cerca di creare un clima psicologico adatto a introdurre il socialismo.

Dati statistici alla mano, il libro confuta l’idea che nel Paese vi siano disuguaglianze sproporzionate, e dimostra invece come la mobilità sociale e generazionale sia aumentata in modo significativo. Anzi, il Cile ha la più grande mobilità sociale del Continente.

Tutti i sondaggi, perfino quelli fatti da istituti legati alla sinistra, mostrano un indice di approvazione dell’attuale sistema economico, fondato sulla proprietà privata e il libero mercato, intorno al 60%, mentre la soddisfazione con la propria situazione vola all’80%.

Il lettore si chiederà: come mai, di fronte a indici così elevati di soddisfazione, il Governo ha deciso di far saltare tutto in aria?

 

Crisi morale

La risposta ha due filoni. Da un lato, il crescente deterioramento delle virtù morali, che sostengono la famiglia e mitigano il desiderio dei beni materiali, ha provocato una bramosia consumista: si vuole tutto, subito e senza sforzo. Questa bramosia giunge a pretendere che lo Stato provveda a tutto ciò che il proprio lavoro non è capace di dare. Dall’altro lato, lo stesso deterioramento morale conduce al liberalismo, aprendo quindi la porta ad aberrazioni come le unioni omosessuali, l’aborto, l’ideologia di genere e via dicendo.

Entrambe le mentalità stanno producendo una crescente apatia in relazione agli interessi generali del Paese, e un’eccessiva e pervasiva preoccupazione per i propri interessi immediati. Tutto ciò fa dimenticare, soprattutto ai giovani, l’incubo vissuto in Cile durante il governo comunista di Salvador Allende (1970-1973), il periodo più buio della storia del Cile, che lo portò a un passo dal diventare una seconda Cuba.

Questi fattori, forse, spiegano il perché la Bachelet abbia potuto valutare che i tempi siano maturi per tentare un brusco colpo di timone. A ciò va aggiunto il malessere lasciato in eredità dal presidente Piñera. Eletto con i voti del centro-destra, egli costituì invece un governo incerto e contraddittorio che, mentre indeboliva la destra, favoriva la sinistra.

Come accennato sopra, comincia a emergere una reazione di genitori che, preoccupati per la libertà accademica, stanno scendendo in piazza per protestare contro la riforma educativa. E anche i piccoli imprenditori si stanno organizzando per opporsi alla riforma fiscale. Ci auguriamo che queste reazioni possano presagire un inizio di risveglio dell’opinione pubblica nazionale. Il tempo dirà se questo risveglio crescerà fino a impedire che il Cile ricada nell’incubo socialista. Infatti, l’uomo è l’unico animale che casca due volte nello stesso buco…

Chiudiamo con un appello alla Santissima Vergine del Carmine, la patrona e regina del Cile, che ha spesso dimostrato la sua potente e materna intercessione.

Categoria: Ottobre 2014

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