Il fascino di Plinio Corrêa de Oliveira
di Roberto de Mattei
Brani dell’intervento del prof. Roberto de Mattei nell’atto di omaggio a Plinio Corrêa de Oliveira a Roma, 11 dicembre 2025
Parlare del professor Plinio Corrêa de Oliveira è sempre un impegno per la vastità del tema, per la ricchezza della sua figura e per la molteplicità della sua opera. Io ho dedicato alla sua vita e pensiero ben due libri, ma sono convinto di avere esplorato solo una minima parte di questa personalità, che a mio parere è la più grande del XX secolo.
Pensatore e maestro spirituale
Ho avuto la grazia di conoscerlo personalmente, con una serie di viaggi in Brasile tra il 1976 e il 1995. Questi viaggi erano motivati dal desiderio di avere da lui orientamenti circa la mia vita e il mio apostolato. Dunque, in questa sede, dove si respira la sua presenza spirituale, grazie anche alla fedeltà alla sua memoria di chi qui vive ed opera, io mi vorrei limitare ad offrire una testimonianza personale, cercando di spiegare ai presenti perché il professor de Oliveira è stato e continua ad essere la bussola che orienta il mio apostolato.
Avevo forse vent’anni quando lessi Rivoluzione e Contro-Rivoluzione. Lo apprezzai, ma non ne compresi la portata. Cominciai a capire chi era il dr. Plinio grazie a Giovanni Cantoni, fondatore con Agostino Sanfratello dell’Associazione Alleanza Cattolica, della quale nel 1972 entrai a far parte. In particolare, il 1º settembre del 1972 incontrai a Roma Cantoni e Sanfratello che tornavano da un viaggio a San Paolo, dove erano stati invitati dall’associazione Tradizione Famiglia Proprietà e avevano incontrato naturalmente il dottor Plinio.
Mi raccontarono di aver avuto una grande impressione della TFP e del suo fondatore. Ciò che è visibile, mi dicevano, è solo la punta dell’iceberg. Erano stati colpiti dalla perfetta organizzazione della macchina associativa e dal pensiero che ne costituiva il retroterra. Il dott. Plinio era apparso loro come una mente direttiva lucidissima e la TFP come una invincibile macchina organizzativa.
Poi, più tardi, seppi che nel corso del soggiorno a San Paolo non erano mancati i contrasti, soprattutto tra Sanfratello e Arnaldo Xavier da Silveira, un’intellettuale di spicco della TFP, perché il pensiero della destra cattolica italiana era allora imbevuto di un certo romanticismo, ed era ancora forte l’influenza di Attilio Mordini, uno scrittore che aveva cercato di cattolicizzare Julius Evola. Il dr. Plinio in un viaggio in Italia aveva conosciuto Mordini, e avvertiva il pericolo di infiltrazioni gnostiche, paganeggianti nella destra italiana. Cantoni, come Sanfratello, era stato un ammiratore di Mordini, però recepì questa messa in guardia e da allora cercò di purificare il gruppo nascente di Alleanza Cattolica dalla formazione evoliana di molti suoi membri.
Nel 1973 Cantoni assunse la guida di Alleanza Cattolica, mentre Sanfratello entrava nel seminario di Écône. Rivoluzione e Contro-Rivoluzione divenne il livre de chevet di Alleanza Cattolica. A Roma, dove avevamo fondato una croce, così si chiamavano, intitolata alla Madonna del Miracolo, fin da allora utilizzavamo Rivoluzione e Contro-Rivoluzione come testo di formazione dei militanti. Devo molto a Cantoni. Tuttavia, credo che egli non sia stato esente da un errore di valutazione. Egli presentava il dottor Plinio come un grande maestro intellettuale e come un grande organizzatore, ma tendeva a trascurare il suo aspetto di grande maestro spirituale. Invece, fu proprio l’aspetto della vita spirituale del dottor Plinio e della TFP quello che più mi impressionò quando feci il mio primo viaggio in Brasile.
La devozione mariana
Era il mese di luglio 1976 quando atterrai all’aeroporto di San Paolo del Brasile, provenendo dall’Argentina, dove mi ero recato per visitare la TFP locale. Ricordo che sull’aereo avevo accanto la statua della Madonna di Fatima che nel 1972 aveva pianto miracolosamente a New Orleans. Rimasi profondamente colpito dall’accoglienza che questa immagine ebbe da parte dei militanti della TFP e dello stesso dottor Plinio nella sede principale dell’associazione, detta del Regno di Maria, in un tripudio di fiori e canti mariani, da una moltitudine di giovani dallo sguardo limpido e combattivo. Ecco, fin dal primo momento in cui vidi il dottor Plinio, fui colpito dalla sua fisionomia spirituale e dalla sua devozione. E verso questa vera e propria scuola spirituale ebbi una misteriosa attrazione che è quella di cui vi voglio rapidamente parlare.
Il primo aspetto della spiritualità di Plinio Corrêa de Oliveira fu la sua profonda devozione mariana, che anch’io sentivo fortemente. Una devozione che potremmo definire massimalista e che si opponeva al minimalismo imperante. Il Concilio Vaticano II si era chiuso con la vittoria del cosiddetto minimalismo mariano, cioè l’idea di ridurre al minimo possibile la devozione mariana, con il pretesto che avrebbe potuto oscurare il ruolo di Gesù Cristo. Si trattava chiaramente del rovesciamento della tesi di San Luigi Maria Grignon di Montfort, secondo cui Maria, che era stata nascosta al tempo della venuta di Gesù Cristo, negli ultimi tempi avrebbe dovuto invece essere rivelata al mondo in tutto il suo splendore, per essere più conosciuta, amata e onorata di quanto non lo fosse mai stata in passato.
Da allora la devozione mariana è cambiata, ha perso la sua base teologica ed è diventata sentimentale. Oggi prevale una devozione mariana spesso ridotta a una specie di melassa sentimentale, priva di nerbo teologico. La mariologia del dottor Plinio, invece, era ardente ma solida, profonda, ricca di affetti ma non sentimentale, e dal punto di vista teologico e spirituale aveva una nota specifica che colpì la mia anima: la prospettiva entusiasmante del Regno di Maria, che proiettava in uno straordinario orizzonte la promessa di Fatima.
Aspetto militante
Ma accanto a questo punto, la devozione mariana, un secondo elemento per spiegare la mia attrazione verso il dottor Plinio, fu l’aspetto militante del suo apostolato. L’Italia negli anni 70 era un paese cattolico. Questo paese cattolico votava nella sua maggioranza la Democrazia Cristiana. La base della DC era cattolica, attaccata ai principi e alle usanze cattoliche. Ma il vertice della DC e i suoi rappresentanti in Parlamento svolgevano un’opera di trasbordo ideologico.
Era un centro che portava a sinistra: non solo sotto l’aspetto politico ma anche per quanto riguarda la cultura e la mentalità. Chiaramente, per spiegarlo, bisognerebbe risalire alle origini della Democrazia Cristiana, che sono moderniste, ma anche al Concilio Vaticano II in cui si è perso il concetto di Chiesa militante, di Chiesa combattente.
E così abbiamo assistito a un disarmo psicologico e spirituale della Chiesa, mentre i suoi nemici hanno continuato a combatterla, loro sì, con spirito militante. E questo allora si rifletteva nella classe dirigente cattolica. Lo spirito militante è la disposizione dell’anima a sacrificare i beni terreni di fronte a beni più alti, quali ad esempio la giustizia, la verità, la fede. La DC non aveva questa visione della vita. I giovani anticomunisti più generosi guardavano a destra della DC perché la DC rappresentava ai loro occhi il luogo del compromesso. Il democristiano era l’uomo dei compromessi, non quello della lotta. Era un cattolico opportunista, privo di idealismo e di combattività.
E invece il dottor Plinio rappresentava un modello di uomo cattolico fiero, combattivo, e la sua spiritualità si distingueva da quella che egli definiva “eresia bianca”, cioè romantica, diffusa nel mondo cattolico. Il dottor Plinio ha sottolineato che l’eresia bianca si oppone diametralmente allo spirito di Sant’Ignazio di Loyola e delle Crociate. Scrive: “Il crociato medievale aveva spesso l’idea che la guerra era solo quella sul campo di battaglia. Sant’Ignazio di Loyola estese la nozione alla vita intera. Tutto diventò lotta. Poi è arrivata l’eresia bianca e ha dichiarato che niente è lotta, eccetto la guerra. Non affermiamo che tutto è lotta, ma che tutto è soprattutto lotta. Il senso principale di ogni cosa è la lotta”.
Nobiltà ed élites tradizionali analoghe
Arrivo al terzo punto che trovai nel dr. Plinio, forse il più difficile da comprendere e da apprezzare, ma uno di quelli che più lo caratterizzarono: l’importanza che egli attribuiva al ruolo delle tendenze sia nel processo rivoluzionario che nella reazione controrivoluzionaria. E per comprendere questo punto ritengo fondamentale la lettura, oltre che di Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, anche del suo ultimo libro Nobiltà ed élite tradizionali analoghe nelle allocuzioni di Pio XII, pubblicato nel 1993.
E il fatto che Plinio Corrêa de Oliveira abbia dedicato l’ultima sua opera alla nobiltà e alle élite tradizionali non è una stravaganza, ma è un messaggio chiaro, un appello preciso all’Occidente. Questo libro apparve in un momento storico in cui, quella che il dottor Plinio definiva la 4ª rivoluzione, proponeva - e direi ancora propone - più che un’ideologia, un tipo umano. Con i suoi orecchini, i suoi tatuaggi, il suo modo di abbigliarsi lacero e disordinato, è un tipo umano che offriva e offre l’immagine vivente della meta della Rivoluzione, cioè di tribalismo, la negazione assoluta della civiltà cristiana non solo in quanto cristiana, ma anche in quanto civiltà umana.
Allora i giovani di destra parlavano di valori tradizionali, ma rifiutavano la giacca, la cravatta, le buone maniere. Combattevano l’ideologia della sinistra, ma ne accoglievano il modo di vivere, non rendendosi conto che il campo di battaglia si era spostato alle tendenze profonde dell’uomo, al suo modo di parlare, di vestire, di atteggiarsi.
Oggi esiste un progetto di decostruzione della natura umana che inizia con la negazione teorica dell’esistenza di una natura permanente e immutabile dell’uomo, ma si conclude con la creazione di un tipo umano dissociato e disfatto, privo di identità e di memoria, come i tanti giovani sradicati che si incontrano nelle nostre periferie. È necessario perciò, a mio parere, un’opera di ricostruzione della natura umana che inizia con l’affermazione di una legge naturale fondata sulla stabilità della natura umana, ma si conclude con la riscoperta di un tipo umano nobile ed elevato, radicato nella tradizione.
Al tipo umano proposto dalla Rivoluzione occorre contrapporre un modello antitetico, cioè un uomo che nel tratto, nelle maniere, nel modo di vivere e di pensare esprima un modello di vita contrapposto, un modello di civiltà, un modello di quella civiltà che è tale e può essere tale secondo San Pio X perché e in quanto è cristiana.
Questo è nobiltà. Questa è una concezione aristocratica della vita, che significa l’elevazione della vita dell’uomo e della società in tutti i suoi aspetti verso i vertici della vera civiltà, che è il contrario del disordine e dell’egualitarismo proclamato dalla Rivoluzione.
Credo sia questa la ragione dell’attrazione spirituale che provai verso la figura del dottor Plinio e che vorrei trasmettervi. Un’attrazione spirituale che possono sperimentare anche coloro che, pur non avendolo personalmente conosciuto, anche per motivi di età, però ne ammirano il pensiero e l’opera e vogliono imitarlo, seguirne le orme. Io sono uno di coloro che furono conquistati dall’uomo che incontrai per la prima volta nel luglio 1976 e vidi l’ultima volta nel luglio 1995, alla vigilia della sua morte, ma che ancora vive nella mia mente e nel mio cuore.
Nel corso della mia vita ho conosciuto grandi intellettuali, importanti uomini politici, figure eminenti in tutti i campi, ma nessuna di esse raggiunge l’altezza di Plinio Corrêa de Oliveira, che scelsi come mio modello. Plinio Corrêa de Oliveira disse di sé: “Quando ero ancora molto giovane, contemplai rapito le rovine della cristianità. Ad esse affidai il mio cuore, voltai le spalle al mio futuro e di quel passato carico di benedizioni feci il mio avvenire”.
Permettetemi di concludere, parafrasando le sue parole, con la profonda sincerità che questo luogo mi permette: “Quando ero ancora molto giovane, contemplai rapito le rovine della cristianità. E nel dottor Plinio intravidi il futuro di questa civiltà. Al dottor Plinio donai il mio cuore, e di quest’uomo e di tutto ciò che rappresentava, feci il mio avvenire”. Ecco, oggi, arrivato a un’età avanzata, non mi pento della mia scelta ed è per questo che ho accettato con gioia l’invito di essere con voi. Grazie.
