Germania: il Terrore antifa

di Elias Burow

 

“Il liberalismo dà poca importanza alla libertà per il bene”, scrive Plinio Corrêa de Oliveira. “Gli interessa solo la libertà per il male. Quando è al potere, toglie facilmente e perfino allegramente al bene la libertà, in tutta la misura possibile”.


È proprio ciò che sta succedendo, per esempio, in Germania.


La sinistra radicale chiamata “antifa” (in realtà i vecchi anarchici riciclatisi sotto questo nuovo nome) ostacola qualsiasi manifestazione pubblica per la vita, perfino le più pacifiche, come ad esempio i “Rosari per la Vita”. Con tattiche ben studiate, interferiscono, impediscono e boicottano e, quando possono, attaccano fisicamente qualsiasi manifestazione in difesa del nascituro.


Lo viviamo noi in prima persona, nella TFP Student Action Europe, il settore giovanile delle TFP europee. Spesso facciamo campagne pubbliche in difesa della vita innocente, pregando Rosari, distribuendo volantini, dialogando col pubblico della strada, cercando di risvegliare le coscienze.


Ebbene, sistematicamente siamo attaccati, a volte anche fisicamente, dalla sinistra antifa. Per evitare il peggio, dobbiamo essere protetti dalla Polizia antisommossa, che così sta diventando un elemento immancabile nelle nostre campagne.


In Germania, il diritto alla vita di ogni essere umano, dal concepimento in poi, è sancito dalla Costituzione e da numerose sentenze della Corte costituzionale federale. L’aborto, cioè l’uccisione di bambini non ancora nati, è ufficialmente considerato un “atto illegale”. Con una sentenza storica del 1993, la Corte costituzionale federale ordinò al Bundestag di garantire una significativa riduzione del numero di aborti, attraverso campagne di sensibilizzazione, aiuti finanziari e iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla vita del nascituro, tra le altre misure.


Quando difendono i diritti dei nascituri, i sostenitori della causa pro-vita dovrebbero essere acclamati come eroi nazionali, poiché svolgono un lavoro che in realtà dovrebbe essere di competenza dello Stato. Tuttavia, chiunque si sia impegnato a lungo per il diritto alla vita dei bambini non ancora nati sa che la realtà è ben diversa.
Per anni, i sostenitori della Vita sono stati oggetto di un’ondata di odio, incitamento all’odio e derisione, come se operassero al di fuori dei limiti della legge. Da qualche anno, a tutto ciò si sta aggiungendo una violenza sempre più esplicita e devastante.


Per esempio, per esperienza propria sappiamo quali ingenti misure di sicurezza deve adottare la Polizia affinché si possano realizzare le varie Marcie di preghiera per la Vita. I cosiddetti antifa si preparano con settimane di anticipo per queste manifestazioni organizzando blocchi e disordini. La polizia antisommossa deve isolare completamente gli attivisti pro-vita per evitare che vengano spintonati e molestati dai manifestanti di sinistra.


L’anno della svolta è stato il 2008, quando i dirigenti dei collettivi di estrema sinistra si sono riuniti per definire una strategia per attaccare, bloccare, ostacolare e intralciare sistematicamente gli attivisti pro-vita.


L’odio dei manifestanti di estrema sinistra è indescrivibile. Il loro obiettivo è evidente: nessuno dovrebbe essere autorizzato a esprimersi apertamente a favore della vita. Per questo cercano di creare un clima di terrore.


Con sfumature diverse, questo clima di violenza si sta diffondendo anche nei Paesi limitrofi, come Austria e Paesi Bassi, mostrando come Antifa sia in realtà un movimento internazionale.


Perciò abbiamo deciso di pubblicare un libro, contenente testimonianze di attivisti pro-vita che raccontano le aggressioni subite. Grazie a Dio, il numero di manifestazioni di piazza in favore della vita è aumentato drasticamente negli ultimi pochi anni. Di conseguenza, è aumentato anche il numero delle testimonianze di aggressioni.


Il libro è pubblicato dalla campagna SOS Leben (SOS Vita) della TFP tedesca, e conta con contributi, fra gli altri, di Mathias von Gersdorff, Elias Burow, Felizitas Kübel e Heiner Lüner.