Leone XIV: è possibile definirne lo stile?
di Julio Loredo
Si suole dire che i primi cento giorni caratterizzino la linea di un governo. Possiamo dire lo stesso per un pontificato? Sappiamo che i tempi della Chiesa sono molto più lunghi. Comunque, è passato un anno e mezzo dall’elezione di Leone XIV. Si possono discernere linee guida, progetti, visioni?
Si suole applicare alla Chiesa il classico detto latino “festina lente” – affrettati lentamente. I tempi della Chiesa sono lunghi. Con duemila anni di storia alle spalle, la Sposa di Cristo contempla il passare del tempo con la superiorità di chi ha come orizzonte naturale l’eternità, e non il mondo. Ciò è vero anche per il supremo governo della Chiesa. Non si possono chiedere a un Papa i tipi di risultati immediati che invece ci si aspetta da un governo civile.
Ciò detto, sempre più analisti si chiedono se si possa discernere qualche linea guida, o almeno uno stile nel pontificato di Leone XIV.
Alcuni, come il vaticanista Luis Badilla credono, che – e cito – “in un anno e mezzo, una parte importante del giornalismo non ha ancora trovato le chiavi di lettura giuste per decifrare nel suo insieme la strategia pastorale ed ecclesiale in atto in Vaticano nonché il “modello” di papato di Robert Prevost”. Secondo il veterano giornalista, “questo Papa ha spiazzato tutti”.
Questo, dice, perché tentano di analizzare l’attuale pontificato con “codici obsoleti”, vale a dire con i criteri applicati al precedente pontificato, ricco di gesti spettacolari, parole d’ordine carismatiche e un atteggiamento non di rado dissacratorio.
Leone, invece, si comporta come un “Papa lento”. Qualcuno ha usato l’espressione lombarda “gatto di marmo”. “È difficile afferrare Leone”, scrive Badilla, “la persona e il suo agire sfuggono al modello tradizionale”.
Secondo Badilla, Leone ha attuato una serie di discrete riforme tese a ristabilire l’ordine nella Chiesa, di cui quasi nessuno parla. Scrive: “Leone XIV, senza dire una parola, ha ristabilito un ordine che era stato modificato con non poche conseguenze molto negative per l’autorevolezza dell’ufficio”.
D’altra parte, però, ammette che Leone sta operando con lo stesso personale ecclesiastico di Francesco, e seguendo le stesse linee guida. In altre parole, pur differente nello stile, c’è una sostanziale continuità.
Durante l’estate sono uscite due biografie in inglese di Papa Prevost: “Speranza americana. Cosa significa Papa Leone per la Chiesa?”, di Christopher Lamb; e “Papa Leone XIV: la biografia”, di Elise Allen, uscito qualche mese fa nell’originale spagnolo. Natalia Imperatore-Lee ne fa un’approfondita recensione su America Magazine, la rivista dei gesuiti americani.
Scrive Imperatore: “Sia Allen che Lamb sottolineano che Leone sarà probabilmente un papa che istituzionalizzerà la visione di Papa Francesco, il quale era a sua volta più un sognatore che una persona che sapesse come manovrare le leve del potere”.
Questo coincide con l’opinione del sopra citato Badilla, che definisce il pontificato bergogliano come “una sorta di rivoluzione dalle aspettative rimaste trattenute”. Cioè, Francesco lanciava grandi progetti di riforma della Chiesa, che poi si arenavano. Con uno stile assai diverso, e soprattutto facendo molto meno chiasso, Leone porterebbe alcune di queste riforme a compimento.
Secondo Christopher Lamb, il grande progetto di Leone XIV è la sinodalità. Scrive Imperatore: “Lamb ci assicura che Leone rimane impegnato ad attuare una governance sinodale a tutti i livelli della Chiesa, il che, anziché ridurre l’autorità del papato, di fatto la rafforza”.
Mentre la biografia di Lamb si concentra sugli aspetti “americani” di Papa Leone, il libro di Elise Allen tratta piuttosto quelli “peruviani”. La seconda parte è una lunga intervista concessa all’autrice a Castelgandolfo nel luglio 2025.
E anche qui vediamo lo stile elusivo del futuro Papa. Per esempio, pur dichiarandosi seguace della Teologia della liberazione, della quale assume il nucleo dottrinale, egli afferma che mai condivise le sue frange violente o marxiste: “Io non sono mai stato un estremista. Difendere la Teologia della liberazione non vuol dire necessariamente promuovere l’ideologia marxista”.
Nel libro di Allen, Papa Leone spiega pure che quando Francesco lanciò la sinodalità, questa non fu per lui una novità, giacché “la diocesi peruviana di Chulucanas (dove egli era missionario) fu la prima in America Latina ad adottare questa prospettiva. Le stesse parole del Sinodo – partecipazione, comunione, missione – erano usate da noi già negli anni ottanta”.
E anche dopo aver letto questo lungo libro, si resta con la sensazione – per usare l’espressione di Badilla – che ancora non si è “afferrato” il personaggio.
Allora, se tutto è così astruso, diventa impossibile capire il Pontificato, almeno con i criteri attuali. È quanto pensa Luis Badilla: “La persona di Papa Leone e il suo agire sfuggono al modello tradizionale: anzitutto alla possibilità di delineare una sua icona identificabile nelle categorie progressista e/o conservatore. Questi concetti sono sciupati”. Come se lo scontro fra tradizionalismo e progressismo fosse ormai superato.
Questo ricorda un po’ la tesi del politologo americano Francis Fukuyama, che nel 1992 pubblicò il saggio “La fine della storia”. Nella sua visione, con la caduta del Muro di Berlino e il fallimento del comunismo sovietico, sarebbe finita la lotta fra totalitarismo e liberalismo. Priva della sua molla propulsiva, la storia sarebbe diventata un movimento circolare e non più lineare.
I fatti successivi hanno smentito tale tesi – alla fine abbandonata dal suo stesso autore. La lotta fra comunismo e mondo libero era solo un aspetto della lotta fra bene e male, che, sotto molteplici aspetti, continuerà fino alla fine dei tempi. Anche nella Chiesa.
Nel 1968 Paolo VI denunciò un processo di “autodemolizione” della Chiesa. Nel 1972 dichiarò che “il fumo di Satana è penetrato nella Chiesa”. In altre parole, la Chiesa era vittima della penetrazione di errori e tendenze di origine satanica, che la stava distruggendo.
Nel 1978, dopo la morte di Paolo VI, e alle soglie di un Conclave che si rivelava molto incerto, Plinio Corrêa de Oliveira scrisse l’articolo “Chiarezza”. Cito: “Davanti alla serie di nomi di candidati al papato, che gli vengono presentati, il popolo non vuole tanto sapere il luogo di origine, l’età e la carriera ecclesiastica, né qual è la sua fisionomia. (...) Ciò che il popolo vuole sapere si riduce a questa domanda fondamentale: Che cosa penserà il nuovo Papa a proposito della autodemolizione e del fumo di satana? Come si comporterà di fronte all’una e all’altro?”.
Ecco la domanda chiave per capire un Pontificato: come si comporta di fronte all’autodemolizione e alla penetrazione del fumo di Satana?
Continua Plinio Corrêa de Oliveira: “A proposito del nuovo Papa potrebbero essere formulate mille domande. Ma quelle che ho appena preso in considerazione sono più importanti delle altre. Infatti, chi naviga su una barca in mezzo a un fumo tossico, insieme a passeggeri che scompaginano le strutture della nave, è interessato, anzitutto e principalmente, a sapere che cosa verrà fatto in relazione al fumo e ai demolitori della barca. Orbene, la santa Chiesa di Dio è la mirabile, la nobilissima, direi quasi la adorabile barca di Pietro. È naturale che tali domande se le formulino, in questi giorni, anche i passeggeri di tale barca”.
E voi, cari lettori, cosa ne pensate? Credete che queste siano domande che potremo fare anche oggi?
