Principe della Casa di Davide
Per fortuna si parla molto della Sacra Famiglia: Gesù, Maria e Giuseppe. Si glossa giustamente la loro umiltà, la loro povertà, la loro semplicità. Purtroppo, spesso si dimentica l’altra faccia della medaglia: l’altissima nobiltà terrena e il passato aristocratico di questa Famiglia.
Nobiltà d’animo e nobiltà di cuore sono aspetti così evidenti che non insisteremo su di essi. Atteniamoci agli aspetti omessi. La nostra è una rivista delle verità dimenticate, scomode, quelle che cozzano con lo spirito ugualitario moderno. Perché non ricordare – alla pari dell’evidente povertà della nascita del nostro Divin Salvatore – il fatto che Egli era Principe Regale?
Utilizzeremo alcuni brani di Papi e Santi, tratti dall’opera di Plinio Corrêa de Oliveira Nobiltà ed élites tradizionali analoghe nelle allocuzioni di Pio XII al Patriziato e alla Nobiltà romana (Marzorati, Milano 1993).
San Bernardino da Siena
“In primo luogo, consideriamo la nobiltà della sposa, cioè della Ss.ma Vergine. La Beata Vergine fu la più nobile di tutte le creature esistite nella natura umana, che possano o abbiano potuto essere generate. San Matteo (cap. I), collocando tre volte quattordici generazioni, da Abramo a Gesù Cristo compreso, mostra che ella è discendente da 14 Patriarchi, da 14 Re e da 14 principi. (…) San Luca, scrivendo anch’egli nel capitolo 3 sulla nobiltà di lei, a partire da Adamo ed Eva, prosegue nella sua genealogia fino a Cristo Dio. (…)
“In secondo luogo, consideriamo la nobiltà dello sposo, cioè di san Giuseppe. Nacque egli di stirpe patriarcale, regale e principesca, discendendo direttamente com’è stato detto. Quindi san Matteo (cap. I) elenca in linea diretta tutti questi padri da Abramo fino allo sposo della Vergine, dimostrando chiaramente che in lui sfociò tutta la dignità patriarcale, regale e principessa. (…)
“In terzo luogo, prendiamo in esame la nobiltà di Cristo. Egli fu, pertanto, come deriva da quanto è stato detto, Patriarca, Re e Principe, per parte di madre e padre. (…)
“I menzionati Evangelisti descrivono la nobiltà della Vergine e di Giuseppe per rendere manifesta la nobiltà di Cristo. Giuseppe fu quindi di tanta nobiltà che, in un certo modo, se ci è permesso esprimerci così, diede la nobiltà temporale a Dio in Nostro Signore Gesù Cristo” (Sancti Bernardini Senensis Sermones eximii, in Aedibus Andreae Poletti, Venetiis, vol. IV, 1745, p. 232).
Beato Pio IX
“La nobiltà è, non si può negarlo, un dono di Dio, e benchè Nostro Signore volesse nascere umile in una stalla, pur si legge di lui, a capo di due Evangeli, una lunga genealogia che discende da Principi e Re. Voi usate degnamente di questo privilegio; mantenendo sacro il principio della legittimità” (Allocuzione al Patriziato e alla Nobiltà romana, 17 giugno 1871).
“Gesù Cristo stesso amò l’Aristocrazia. Anch’Egli volle nascer nobile, dalla stirpe di David; e suo Vangelo ci fa conoscere il suo albero genealogico fino a Giuseppe, fino a Maria, de qua natus est Jesus. Dunque l’aristocrazia, la nobiltà è un dono di Dio”. (Allocuzione al Patriziato ed alla nobiltà romana, 29 dicembre 1872)
Leone XIII
“Come negare un particolare riguardo alla cospicuità del casato, se mostrò col fatto di averla in pregio il divin Redentore? Certo, nel suo terrestre pellegrinaggio, egli adottò la povertà, né volle mai compagna la ricchezza: ma pure i natali suoi li elesse da stirpe regale” (Allocuzione al Patriziato ed alla Nobiltà romana, 21 gennaio 1897)
“E Gesù Cristo, se volle trascorrere la vita privata nell’oscurità di un ignobile abituro, passando per il figlio d’un fabbro, e se nella vita pubblica amò farsela tanto col popolo, scegliendo per Madre Maria e per Padre putativo Giuseppe, eletti rampolli della stirpe davidica; e ieri, giorno sacro al loro sposalizio, potemmo ripetere colla Chiesa le belle parole: Regali ex progenie Maria exorta refulget [Rifulge Maria, per nascita da stirpe regale]” (Allocuzione al Patriziato ed alla Nobiltà romana, 24 gennaio 1903).
Benedetto XV
“Fu nobile anche Gesù Cristo, e nobili furono Maria e Giuseppe, quali discendenti da regale prosapia, sebbene la virtù ne eclissasse lo splendore nei poveri natali che la Chiesa ha commemorato nei passati giorni. Cristo, adunque, che tanto insigne attinenza volle avere colla terrena aristocrazia, accolga nella onnipotente umiltà della sua culla il caldo voto che Noi oggi vi deponiamo. Che, cioè, come nel presepe la più alta nobiltà fu socia della più gloriosa virtù. Tal sia dei diletti figli Nostri, i Patrizi e i Nobili di Roma” (Allocuzione al Patriziato ed alla Nobiltà romana, 6 gennaio 1917).
San Pietro Giuliano Eymard
“Non fermatevi a considerare la sua povertà attuale: l’ingiustizia scacciò la sua famiglia dal trono al quale aveva diritto, ma non per questo egli cessa di essere Re, figlio di quei Re di Giuda, i maggiori, i più nobili, i più ricchi dell’universo. Anche nei registri anagrafici di Betlemme san Giuseppe sarà iscritto e riconosciuto dal governatore romano quale erede di Davide: questa la sua regale pergamena, facilmente riconoscibile e che porta la sua regale firma.
“Ma che importanza ha la nobiltà di Giuseppe?, direte forse. Gesù è venuto soltanto per umiliarsi. Rispondo che il Figlio di Dio, il quale ha voluto umiliarsi per un certo tempo, ha voluto anche riunire nella sua Persona tutti i generi di grandezza: Egli è Re anche per diritto di eredità, poiché di sangue reale. Gesù è nobile e, quando sceglierà i suoi Apostoli tra i plebei, li mobiliterà: questo diritto Gli appartiene, giacché figlio di Abramo ed erede del trono di Davide. Egli ama quest’onore di famiglia; la Chiesa non intende la nobiltà in termini di democrazia: rispettiamo, pertanto, tutto ciò che essa rispetta. La nobiltà è di Dio.
“Ma allora, è necessario essere nobile per servire Nostro Signore? Se lo siete, Gli dareste una gloria in più; tuttavia, non è necessario, Egli si accontenta della buona volontà e della nobiltà del cuore. Eppure, gli annali della Chiesa dimostrano che un grande numero di santi, tra i più illustri, ostentavano un blasone, possedevano un nome, una famiglia distinta: alcuni erano persino di sangue reale.
“Nostro Signore si compiace nel ricevere omaggio di tutto quanto è onorifico. San Giuseppe ricevette nel Tempio un'accurata educazione e così Dio lo preparò a diventare un nobile servitore del suo Figlio, il cavaliere del più nobile Principe, il protettore della più augusta Regina dell’universo” (Mois de Saint Joseph, le premier et le plus parfati des adorateurs — Extraits des écrits du P. Eymard, Desclée de Brower, Paris, VII ed. pp. 59-62).
San Carlo Borromeo
“L’inizio del Santo Vangelo, scritto da san Matteo, che da questo pulpito vi è stato poco fa proclamato dalla Santa Madre Chiesa, ci induce innanzitutto ad esaminare attentamente la nobiltà, l’insigne lignaggio e la magnificenza della Ss.ma Vergine. Se quindi si deve considerare nobile quello che trae la sua origine dal merito di illustri antenati, quanto grande è la nobiltà di Maria che trasse la sua origine da Re, Patriarchi, Profeti e sacerdoti della tribù di Giuda, dalla razza di Abramo, dalla stirpe regale di Davide?
“Anche se non ignoriamo che tutti apparteniamo alla vera nobiltà - quella cristiana - la quale conferisce a tutti l’Unigenito del Padre, in quanto ‘a tutti quelli che lo ricevono diede il potere di diventare figli di Dio’ (Gv. 1, 12), e che a tutti i fedeli cristiani è comune questa dignità e nobiltà, tuttavia non pensiamo assolutamente che debba essere disprezzata o rifiutata la nobiltà secondo la carne. Al contrario, chi non riconoscesse che anche questa stessa nobiltà é un dono e favore singolare di Dio, e non ringraziasse specialmente per essa Dio, che è il dispensatore di tutti i beni, costui sarebbe in verità assolutamente indegno della qualifica di nobile, poiché, per deformità di uno spirito ingrato che non potrebbe essere più vergognosa, oscurerebbe lo splendore dei suoi maggiori, in quanto la nobiltà della carne molto contribuisce anche al vero brillio dell’anima e le dona non piccoli benefici.
“Innanzitutto, lo splendore del sangue, la virtù degli antenati e le imprese famose predispongono in modo meraviglioso il nobile a marciare sulle orme di coloro dai quali discende. È fuor di dubbio, poi, che la sua natura è più inclinata al bene e alla virtù: sia perché questo gli spetta per la conformità del suo sangue a quello dei suoi progenitori e, di conseguenza, per la trasmissione del loro spirito; sia per la perenne memoria che conserva delle sue virtù, le quali ritiene più care - e ciò sa ben valutarlo - per avere brillato nei suoi consanguinei; sia finalmente per la sana educazione e formazione che ricevette da uomini illustri. È certamente riconosciuto come vero che la nobiltà, la magnificenza, la dignità, la virtù e l’autorità dei genitori inducono molti figli a mantenere lo zelo per queste cose. Ne deriva che i nobili, per un certo qual istinto della natura, sono desiderosi di onore, coltivano la magnanimità, disprezzano i vantaggi di basso prezzo, aborriscono infine tutto quanto ritengono indegno della loro nobiltà.
“In secondo luogo, la nobiltà è ugualmente uno stimolo ad aggrapparsi alle virtù. Ciò è diverso dal primo beneficio che abbiamo riferito, poiché quella lo predispone il nobile ad abbracciare più facilmente le opere rette; quest’altro, tuttavia, aggiunge anche al primo, ormai diventato facile, stimoli veementi; e, come un freno, coarta i vizi e le azioni sconvenienti al nobile e fa sì che, se talvolta il nobile cade in una qualsiasi mancanza, sùbito si farà prendere da un pudore straordinario e procurerà, con tutte le sue forze, di purificarsi da quella macchia.
“Infine, l’ultimo beneficio da considerare nella nobiltà è che, così come una pietra preziosa rifulge più quando è incastonata nell’oro che nel ferro, così le stesse virtù sono più splendenti nel nobile che nel plebeo; e la nobiltà si unisce alla virtù diventandone il maggior ornamento.
“Non è soltanto vero che si deve attribuire valore alla nobiltà e al lustro degli antenati, ma inoltre sosteniamo molto fermamente queste due tesi: la prima è che, così come nel nobile è molto più splendida la virtù, anche il vizio in lui è di gran lunga più vergognoso. Così come più facilmente si nota la sporcizia in un luogo chiaro e illuminato dai raggi solari, che non in un angoletto oscuro, e le macchie su un vestito di oro che non in un vestito comune e lacero, o infine i segni e le cicatrici sul viso che in altra parte occulta del corpo, così anche i vizi sono più notevoli e attirano di più l’attenzione, e più vergognosamente sfigurano l’anima colpevole nei nobili che non negli uomini di volgare condizione. Che c’è in verità di più indegno dell’adolescente nato da genitori illustri e di raffinata educazione che finisce corrotto e dedito alle taverne, ai giochi, agli alcoolici e alle abbuffate?
“La seconda tesi è che, anche quando qualcuno è nobilissimo, se alla nobiltà dei suoi maggiori non aggiunge le proprie virtù, immediatamente diventa oscuro; poiché, con la discontinuità della virtù, cessa in lui la nobiltà, dato che, seppure rimangono in lui le vestigia del lustro dei suoi antenati, esse sono certamente inutili; queste infatti neanche raggiungono il loro scopo, quello cioè di farlo diventare sempre più incline alle grandi imprese, che siano per lui stimolo alla virtù e freno al peccato. Tutta la nobiltà gli serve a sommo obbrobrio, e non aggiunge il minimo grado al suo onore. Questo è quanto rimproverava Nostro Signore Gesù Cristo ai farisei, che si vantavano di essere figli di Abramo, dicendo loro: ‘Se siete figli di Abramo, compite le opere di Abramo’ (Gv. 8, 39). Infatti uno si può vantare di essere figlio o nipote, e partecipe alla nobiltà, solo di colui del quale imita le virtù. Perciò il Signore diceva ai farisei: ‘Avete come padre il diavolo’ (Gv. 8, 44), ed erano chiamati inoltre, dal santissimo Precursore di Cristo, ‘razza di vipere’ (Lc. 3, 7).
“Chi è in verità così ignorante e sprovveduto da trovare ancora motivo di dubitare della somma nobiltà della Ss.ma Vergine Maria? Chi non sa che ella non soltanto uguagliò le virtù dei genitori ma di gran lunga le superò, in modo tale che si può e si deve chiamarla, con ragione, nobilissima, poiché lo splendore di così illustri Patriarchi, Re, Profeti e sacerdoti, che il Vangelo di oggi ci descrive, giunse in lei al massimo?
“Qualcuno chiederà senz’altro per qual ragione, da tutto quanto finora è stato esposto, si può dedurre la nobiltà degli antenati di Maria, visto che è stata descritta l’origine di Giuseppe, che di Maria fu sposo. Tuttavia, chi più accuratamente abbia studiato le Sacre Scritture risolverà facilmente questo dubbio, in quanto nella Legge divina si stabiliva che la Vergine non prendesse uomo fuori dalla propria tribù, principalmente in vista della linea di successione ereditaria (Cfr. Num. 36, 6 ss.); e perciò rimane chiaro che Maria e Giuseppe erano della stessa tribù e famiglia, e questa descrizione della generazione umana del Figlio di Dio ci rende palese che era unica la nobiltà dell’una e dell’altro”.
“In terzo luogo, infine, o dilettissime figlie - perché questo vi riguarda - è descritta la progenie di Giuseppe, non quella di Maria, perché impariate a non insuperbirvi e a non dire in modo insultante ai vostri mariti: ‘Io ho introdotto la nobiltà nella tua casa; io ti ho portato lo splendore degli onori; dovete attribuire a me, o marito, quello che avete ricevuto in dignità’. Sappiate, in verità, e scolpite questo costantemente nel vostro animo, che il decoro e la nobiltà della famiglia della moglie non è dovuta ad un’altra famiglia se non a quella dello sposo; sono detestabili quelle mogli che si preferiscono al marito o - peggio ancora - si vergognano della famiglia di lui; nascondendone il cognome e menzionando soltanto la propria origine. “C’è qui realmente un diabolico spirito di superbia. Qual’è dunque la famiglia di Maria? Quella di Giuseppe. Qual’è la tribù, quale la casa, quale la nobiltà di Maria? Quelle del suo sposo Giuseppe. E questo, o mogli cristiane veramente nobili e timorate di Dio, è ciò di cui più si deve tenere conto” (Sancti Caroli Borromaei Homilae CXXII, Ignatii Adami et Franscici Antonii Veith Bibliopolarum Augustae Vindelicorum, ed. novissima, s.d. coll. 1211-1214).
