Intervista a Juan Miguel Montes sulla situazione Russia-Ucraina e l’azione delle TFP in favore della Lituania
Il sito portoghese Dies Iræ ha pubblicato un'intervista esclusiva a Juan Miguel Montes, direttore dell'ufficio di Roma delle TFP - Tradizione, Famiglia e Proprietà. Ne proponiamo la nostra traduzione all’italiano. Nell'intervista, Montes parla della sua partecipazione attiva alla campagna che la TFP organizzò per l'indipendenza della Lituania e fa considerazioni rilevanti sul conflitto armato tra la Federazione Russa e l'Ucraina.

A cura di Dies Iræ
- Più di tre decenni fa, concretamente il 9 novembre 1989, cadeva il muro di Berlino, fatto che segnò decisamente la fine dell'"Impero sovietico". Un contributo importante al crollo del comunismo fu la dichiarazione d'indipendenza della Lituania l'11 marzo 1990. Fu in quel contesto che il professor Plinio Corrêa de Oliveira, fondatore della Società Brasiliana per la Difesa della Tradizione, della Famiglia e della Proprietà, promosse una grande raccolta di firme a sostegno della legittima rivendicazione lituana, che si diffuse nei cinque continenti, raggiungendo in poco più di tre mesi il numero record di 5.200.000 firme, facendone la più grande sottoscrizione di sempre. Lei partecipò a questa campagna e fece parte della delegazione che consegnò le firme in Russia e Lituania, Che ricordo ha di questa azione notevole?
Il prof. Plinio Corrêa de Oliveira ricordava quella campagna come uno dei momenti più gloriosi della lotta delle TFP contro il comunismo. La Lituania, che è un paese baltico e non slavo, con una lunga storia anteriore alla dominazione russa, fu cancellata come nazione indipendente dal patto nazi-comunista del 1940 (patto Ribbentrop-Molotov). Nel marzo 1990, il paese baltico si alzò in piedi contro il moloch sovietico in un gesto di eroismo che commosse profondamente il mondo. Le TFP indissero una campagna internazionale di raccolta firme a sostegno di quella dichiarazione d’indipendenza, facendo una epica campagna per le strade delle Americhe e dell’Europa. Come lei ricorda, furono raccolte oltre 5 milioni di firme e all’epoca il Guiness Book of Records registrò trattarsi della più grande raccolta di sottoscrizioni mai avvenuta. Posteriormente il Parlamento della Lituania indipendente, in una seduta ufficiale, avrebbe reso omaggio ufficialmente alle Associazioni Tradizione Famiglia Proprietà per il loro apporto all’indipendenza nazionale. Questa iniziativa fu all’inizio di quel processo di smantellamento dell’Impero sovietico che Vladimir Putin ha definito “la più grande tragedia geopolitica del secolo XX”.
- Della sua visita a Vilnius, dove poté avere un contatto molto stretto con la realtà politica, sociale ed ecclesiastica, cosa le è rimasto in mente fino ad oggi?
In realtà, la delegazione delle TFP, di cui feci parte insieme a una decina di altre persone, si recò prima a Mosca, poi a Vilnius e di seguito nuovamente a Mosca, in un memorabile viaggio che aveva come scopo quello di consegnare le firme al presidente lituano Landsbergis, ed una loro copia all’ufficio del segretario generale del PCUS Gorbaciov al Cremlino e anche all’arcivescovo primate lituano, il cardinale Sladkevičius. Tutto questo fu fatto.
Il presidente lituano ci ricevette con grande cordialità, colpendoci per la determinazione eroica con cui voleva portare avanti il processo di indipendenza da Mosca anche se, come ci diceva chiaramente, non escludeva di finire in Siberia, o addirittura peggio. Infatti, un mese dopo la visita della nostra delegazione nel dicembre 1990, come purtroppo pochi ricordano, l’Armata Rossa entrò a Vilnius e represse brutalmente gli indipendentisti che stavano manifestando davanti alla televisione nazionale, schiacciandoli con i carri armati e prendendo a cannonate i civili. Ma erano gli ultimi colpi di coda del drago rosso. Poi, come oggi sappiamo, l’indipendenza si consolidò non solo in Lituania ma anche negli altri Paesi baltici.
Comunque, il mio ricordo più profondo è la reazione del numeroso pubblico incontrato in chiese, teatri, camminando per le strade, visitando famiglie, che ci implorava di non tornare in Europa senza prima impegnarci seriamente a continuare la lotta per la loro libertà in ogni angolo del mondo. “Non abbandonateci più!” era la frase che più sentivamo in questi numerosi incontri sostenuti nell’arco dei nostri giorni di permanenza in Lituania. Solo sul posto potei misurare tutta la profondità della loro sofferenza e la ferma risoluzione a voler separare le loro strade definitivamente dal mondo sovietico, non per risentimento contro il popolo russo, che non avevano, ma contro il carattere tirannico della dirigenza del Cremlino, emersa non solo nella tenebrosa fase comunista ma anche in altri momenti della loro storia. Purtroppo, nella voragine di avvenimenti in cui siamo ogni giorno inghiottiti, molti hanno dimenticato questa realtà di sofferenza e di martirio.
- Le visite annuali della delegazione della TFP in Lituania hanno ancora luogo?
Sì, anche durante la pandemia da Covid, le TFP europee e americane hanno inviato regolarmente una delegazione di membri al pellegrinaggio annuale che si svolge nella prima metà di settembre al santuario della Madonna di Ŝiluva, costruito nel luogo dove ci fu una apparizione mariana fortemente identificata con la storia nazionale della Lituania, chiamata anche Terra Mariana. Esiste anche un bureau di rappresentanza delle TFP che viene gestito dai nostri amici di Francoforte.
- Il 24 febbraio scorso, la Federazione Russa, guidata da Vladimir Putin, un ex membro del defunto regime sovietico, ha spudoratamente attaccato e invaso l'Ucraina. Quali similitudini trova tra l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche del XX secolo e la Russia del XXI secolo?
Bisognerebbe capire che, nonostante la Russia abbia abbandonato aspetti del regime socialista a economia pianificata (non per sostituirlo con una economia autenticamente libera e organica, bensì con una “cleptocrazia” a beneficio di vecchi esponenti del regime comunista), la dirigenza russa non ha rinunciato affatto ai metodi brutali della vecchia Armata Rossa, inviata a occupare territori stranieri e a sopprimere ogni moto di indipendenza dei popoli, come già aveva fatto durante i terribili decenni sovietici in Ungheria, in Cecoslovacchia e come stava sul punto di rifare anche in Polonia quando sopravvenne il collasso dell’URSS. E come fece anche, è stato già detto, in Lituania agli inizi del 1991. Il costrutto “morale” per giustificare tali azioni è di impronta autenticamente marxista e amorale, dove vale il principio di Lenin “buono è ciò che serve la causa, cattivo ciò che la osteggia”. E, pertanto, vale la guerra, l’aggressione fisica ai popoli, la carestia provocata per piegarli, l’avvelenamento degli avversari, la bugia, l’inganno, il diniego della parola data e firmata, etc. Tutto ciò rivela che la mentalità rivoluzionaria è ancora pienamente vigente nella dirigenza moscovita.
- Nella destra politica, si veda il caso dell’italiano Matteo Salvini e della francese Marine Le Pen, alcuni vedono Putin come un salvatore della nostra civiltà decrepita. Lo stesso è purtroppo vero anche a livello ecclesiastico. Cosa pensa di questo atteggiamento da parte di coloro che si troveranno dalla parte sbagliata della storia?
Esiste una generazione di persone che si diceva scioccata dai crimini del comunismo nel non lontano 1990 e che oggi, appena 30 anni dopo, sembra avere dimenticato tutto: guerre, invasioni, sofferenza brutale inflitta a popolazioni inermi, carestie provocate, ecc. In genere giustificano l’ingiustificabile adducendo argomenti ben poco ragionevoli, per esempio che basta spiegare l’aggressione russa in Ucraina come risposta all’innegabile corruzione morale dell’Occidente, dove sono, senz’altro, approvate e attuate norme che contraddicono i più basilari principi cristiani e naturali. Ma queste persone che ragionano così approverebbero guerre di invasione e morte contro i propri Paesi, dove questi costumi e legislazioni già si sono imposti da parecchio o si stanno ancora imponendo? Farebbero soffrire i propri cari a causa dell’orientamento ideologico o morale dei loro censurabili dirigenti politici o religiosi? E poi, conoscono qualcosa sulla realtà russa in materia di ateismo, aborto, alcolismo, calo demografico, ecc.? Cioè, hanno una conoscenza che non si limiti a qualche frase ad effetto pronunciata dal Patriarca Kirill? Tra l’altro, conoscono la storia di collaborazione di quest’ultimo con il regime sovietico ai tempi della Guerra Fredda?
Un’ultima considerazione. Nel 1991, oltre il 92,5% degli elettori ucraini votò per l’indipendenza completa da Mosca, memori di uno degli olocausti più orripilanti del XX secolo, l’Holodomor, cioè la carestia del 1931-32 provocata dalla requisizione di alimenti ordinata dal Cremlino di Stalin, che provocò diversi milioni di morti per fame. Dopo una tale esperienza, chi avrebbe potuto negare il diritto degli ucraini a separare le proprie strade dal potere moscovita? E infatti, all’epoca tutti si dicevano d’accordo nel riconoscerlo. Persino la Russia stessa riconobbe questo diritto nel 1994. O tempora, o mores!
- Tornando alla grande azione delle TFP a favore della Lituania, pensa che una nuova campagna sarebbe giustificata, questa volta per la salvaguardia del diritto all'indipendenza dell'Ucraina?
L’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira e le diverse TFP ed entità affini nel mondo hanno indetto una sottoscrizione indirizzata a Papa Francesco perché finalmente si compia la richiesta della Madonna a Fatima di consacrare la Russia al Cuore Immacolato di Maria nei termini precisi indicati dalla Madre di Dio nel 1917 e poi nel 1929. La Madonna aveva previsto che se non vi fosse stata tale consacrazione del Papa in unione con tutti i vescovi del mondo, la Russia avrebbe sparso i suoi errori, portando gravi persecuzioni alla Chiesa. Ma se la consacrazione fosse stata fatta, sarebbe stato garantito un periodo di pace al mondo. Esaudire questa richiesta dovrebbe essere una priorità per le anime veramente cattoliche e desiderose di quella vera pace che è “tranquillità nell’ordine” e non la falsa alternativa fra due disordini, quello della auto-cancellazione dell’Occidente e quello delle tirannie crudeli. Le parole di Maria Santissima sulla Russia non sono offensive per il popolo russo, come alcuni cattolici sembrano credere. Anzi, a ben vedere, rivelano un grande amore e predilezione per un popolo che ha visto fiorire in passato la devozione mariana. E il frutto del compimento di questa richiesta si ripercuoterebbe naturalmente nella garanzia di indipendenza dell’Ucraina, terra di eroici martiri. Se i lettori di Dies Irae vogliono firmare questa sottoscrizione possono farlo qui.
Fonte: Dies Irae, 14 Marzo 2022. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia
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