La cancellazione dell'agenda ‘zero emissioni nette’ da parte dell'America avrà un impatto sulla Cina

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di Gary Isbell
Le politiche a zero emissioni (zero emissioni nette o net-zero) cercano di bilanciare le emissioni di gas serra di una nazione con quelle rimosse dall'atmosfera. Ciò avviene attraverso pratiche come la cattura del carbonio, la riforestazione e altre misure di compensazione. L'obiettivo è raggiungere un risultato a emissioni zero entro il 2050.
Quando l'amministrazione Trump ha abbandonato le politiche climatiche globali di “zero emissioni nette”, non solo ha scatenato un dibattito sulle emissioni di carbonio, ma ha anche sconvolto uno scacchiere geopolitico dominato dalla Cina e dalle sue ambizioni in materia di energia verde.
Uno dei motivi per cui le politiche net-zero sono state cancellate è la mancanza di condizioni di parità tra le nazioni coinvolte nello sforzo. Mentre gli Stati Uniti e l'Europa sono impegnati nell'implementazione di regole strangolanti per la riduzione delle emissioni di carbonio, la Cina è o esentata oppure le viene concessa una grande flessibilità perché possa adempierle nel corso di decenni.
La miope visione verde dell'Occidente crea un ambiente che permette al Partito Comunista Cinese (PCC) di prosperare, consentendo alla Cina di rinunciare alle spese dell’adempimento. Inoltre, crea un vasto mercato per le fabbriche cinesi che producono un'ampia gamma di prodotti, dai pannelli solari alle batterie agli ioni di litio. La Cina è emersa come leader mondiale nella produzione di energia verde, vendendo copiosamente ai lucrosi mercati internazionali costretti a rispettare i propri mandati ecologici che la Cina non è tenuta a compiere.
Ritirando gli Stati Uniti dall'Accordo di Parigi e annullando i costosi impegni per l'azzeramento netto, l'amministrazione Trump ha interrotto questa dinamica e ha limitato il flusso sregolato di ricchezza occidentale nelle casse di Xi Jinping che odia l'Occidente.
Il dominio cinese delle catene di approvvigionamento di energia verde è il risultato di una combinazione tra la pianificazione strategica del suo governo e i politici occidentali di sinistra che favorisco l'ecologismo.
Prevedendo un'impennata della domanda futura, la Cina ha coordinato l'intervento statale, i sussidi governativi e le forze di mercato per collocarsi come fornitore leader di pannelli solari, batterie e veicoli elettrici.
Inoltre, la Cina ha approfittato della ricerca e dello sviluppo occidentale di tecnologie verdi. Nel frattempo, la Cina continua a essere un enorme inquinatore, poiché produce con modalità non ecologiche prodotti verdi che devono ridurre l'inquinamento degli altri.
Abbandonando le politiche dello net-zero, il Presidente Trump ha trasformato il panorama energetico globale. L'America può ora concentrarsi su una politica energetica fattibile che dia priorità alla sicurezza, all'accessibilità e all'indipendenza energetica.
Nel frattempo, Xi Jinping deve trovare mercati alternativi per i prodotti che avevano una domanda garantita. Questi mercati si rivelano improvvisamente meno sicuri. Difatti, la domanda di veicoli elettrici, turbine eoliche e pannelli solari cinesi è ora in calo.
Questa pressione economica arriva in un momento critico per Pechino, che deve ancora riprendersi dal crollo immobiliare che dura da cinque anni e che non mostra segni di smettere. La dipendenza della Cina dai principali mercati di esportazione, come gli Stati Uniti e l'Europa, è innegabile. Una flessione nei detti mercati e un cambiamento nelle priorità climatiche creeranno un preoccupante effetto a catena sulla sua economia vacillante.
Il fulcro della politica climatica del Presidente Trump è affrontare lo squilibrio che consiste nell'indebolire l'America con restrizioni verdi e nel dare potere a un rivale autoritario.
Annullando l'impegno dell'America verso politiche irrealistiche di net-zero, l'amministrazione Trump libera l'industria americana da alcuni dei suoi vincoli normativi, in modo che possa ora concentrarsi sull'innovazione senza avere la sensazione di giocare una partita truccata. Nel frattempo, la Cina dovrà ripensare alla sua aggressiva espansione nel settore dell'energia verde con un minor numero di mercati internazionali.
Le politiche energetiche della nuova amministrazione obbligano la comunità globale a rivedere il proprio approccio all'energia verde. L'obiettivo non può più essere quello di penalizzare l'Occidente e lasciare campo libero alla Cina. La concorrenza leale e la parità di condizioni devono diventare il nuovo fondamento di ogni legittima preoccupazione ambientale. L'Occidente deve abbandonare l'agenda distruttiva della sinistra verde che ha dominato le sue politiche per così tanto tempo.
Non è certo che questo approccio possa portare benefici al clima nel lungo periodo. Ciò che è chiaro, tuttavia, è che il ritiro degli Stati Uniti dall'agenda dello net-zero rimodellerà le dinamiche di potere che influenzano l'economia mondiale moderna. L'America sarà in grado di affrontare politiche insostenibili che minacciano la sicurezza mondiale.
La questione non è se la Cina si adatterà al mutevole panorama, ma se l'Occidente imparerà a smettere di fornire a Pechino gli strumenti che usa per ottenere vantaggi sleali.
Fonte: Tfp.org, 13 marzo 2025. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.
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